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Tuesday
Dec 2,2008

DI MAURO RUBIN

Qualche settimana fa sul blog di Necosi sono venuto a conoscenza di questo nuovo browser game: Fanta-Trade. Si tratta di un gioco strategico finanziario che permette di gestire un capitale (virtuale) base di 100.000 euro: ogni utente può acquistare e vendere azioni cercando di produrre più utili possibile. Shannon.it ha voluto saperne di più ed ha intervistato Andrea Grimaldi, ideatore del progetto. Nel finale vengono anche fatte alcune anticipazioni sullo sviluppo futuro del gioco.

- Chi è l’ideatore di questo servizio?
Ideatore, sviluppatore e promotore del progetto rimango sempre io, Andrea, 26 anni, una laurea in economia, sviluppatore Php un po’ per caso. Dai tempi dell’università mi è sempre piaciuto giocare con i numeri e d’altronde chi non spera di avere il guizzo geniale e di trovare “la formulina” che indichi la via di una veloce ricchezza tra la valanga di dati, grafici ed informazioni che ogni giorno le borse producono e che sembrano, da quanto si dice nei telegiornali, avere ricadute sulla vita di tutti? Dunque economista, sviluppatore autodidatta e… giocatore. Diciamo che fino a qualche tempo fa spendevo molto tempo su giochi di strategia (anche e soprattutto browser game). Da lì ho capito che per appassionarsi ad un gioco non è detto che debba avere una grafica mozzafiato. Un anno di stage in una grande azienda italiana quotata come collaboratore del responsabile di comunicazione finanziaria hanno completato le basi per dare solidità a Fanta-Trade.eu

- Com’è nato Fanta-Trade?
Fanta-Trade.eu è nato da una partita di calcetto finita male, da un contrasto un po’ forte, da una caviglia ingessata che mi ha tenuto a casa per un po’, da uno strisciante interesse per i browser game, dalla voglia di creare qualcosa che potesse interessare molta altra gente.
Così mi sono messo al tavolo della cucina, ho riservato un dominio e mi sono messo a buttare giù un database, uno stile grafico. Il fatto di collaborare con un piccolo studio che produce siti internet, naturalmente, ha reso le cose molto più facili.
Di base volevo e vorrei continuare a fare qualcosa di meglio rispetto a quello che per ora si trova in rete: siti che propongono portafogli virtuali ce ne sono moltissimi, che danno grafici anche; che facciano tutto in modo accattivante, con un occhio alla reportistica, con un impianto simile ad un gioco, con la possibilità di vedere (anche se ancora in modo limitato) cosa fanno gli altri, con classifiche e squadre, con un utenza che si aggira sui 23 anni… no, non ce ne sono.

- Come è stato sviluppato il progetto?
Con voglia di fare e qualche consiglio chiesto ad amici. La scelta di Php e Mysql è stata dettata banalmente dal fatto di avere esperienza con questi strumenti. Non nascondo che essendomi avvicinato alla programmazione cinque o sei anni fa, da autodidatta, senza una base teorica solida, alcuni problemi nel gestire un progetto così grande li ho risolti solo con il tempo. Tra le cose buone che sono riuscito a fare una che mi ha molto semplificato la vita è stato l’impianto sostanzialmente modulare del progetto: non potendo dedicarmi a tempo pieno a Fanta-Trade.eu ho pensato ad una struttura scalabile sulla quale installare via via altri servizi.
Altro grande problema all’inizio è stato riuscire a gestire una mole di dati davvero impressionante, ad oggi su Fanta-Trade.eu è possibile comprare e vendere 23 valute (non troppo amate dagli utenti) e tutto quello che viene scambiato nei mercati di Parigi, Shangai, Francoforte, Hong Kong, Bombay, Londra, passando per Madrid, Amsterdam, Milano e New York: titoli come azioni “normali”, di risparmio, privilegiate… e derivati warrant, etf… insomma sono decine e decine di migliaia di titoli. Dare ad un utente la possibilità di cercare un codice indiano, processare la richiesta, andare a scovare un prezzo (spesso anche in real-time) ed impacchettare il tutto senza sapere nemmeno che tipo di “cosa” si deve cercare (titolo o derivato e che tipo di derivato) non è facile; in più tutto questo è pensato non solo per quello che c’è quotato a Milano ma, potenzialmente, per cercare in tutto il mondo. Volevo qualcosa che potesse spaziare, dove trovare se non proprio tutto quasi tutti i valori che nella vita reale si possono acquistare: sono abbastanza orgoglioso di esserci riuscito. Provate a guardare cosa potete comprare con il vostro conto titoli in banca, se ne avete uno, se volete un etf scambiato solo sulla borsa di Bombay a mio parere non lo trovate, su Fanta-Trade.eu sì.

- Nel sito c’è la possibilità di proporre nuove idee, che cosa dicono gli utenti del progetto?

Sostanzialmente gli utenti mi sembrano soddisfatti, c’è chi vorrebbe una schermata di riepilogo delle azioni acquistate più personalizzabile, chi i calcoli sui guadagni “parziali” avuti su di un titolo in un determinato periodo, chi dei grafici azionari del tipo “candelstick”, chi la possibilità di macinare i dati storici dell’evoluzione del prezzo delle azioni con funzioni di analisi… ma si tratta di strumenti più sofisticati, Fanta-Trade.eu è anche e soprattutto per chi vuole imparare, mi sembra di aver già inserito un grafico ottimo dove per ogni singola azione indica con delle bandierine quando e quante azioni sono state acquistate (è una stupidata, ma a mio parere da una facilità di interpretazione di qualcosa di complesso come una strategia di investimento che è difficile da ottenere diversamente).

- In passato ci sono stati alcuni problemi, qualche bug da fixare?
Sicuramente sì, ogni tanto qualcuno ne esce, ho avuto un periodo problematico dopo l’introduzione dei prezzi real time che credo si sia concluso.

- Ora è possibile giocare a squadre… qualche anticipazione sui prossimi sviluppi?
Un forum per ogni squadra, un blog per ogni giocatore dove dare consigli alla community, magari la possibilità di investire in materie prime come grano, rame e petrolio… e se oltre a comprare azioni, derivati, valute e materie prime potessi comprare dei fondi creati dagli utenti stessi, dei pacchetti di azioni bilanciati da qualche utente più esperto?

- Quali sono gli obiettivi del progetto?
Per ora raggiungere un buon numero di utenti, qualche migliaia, poi magari cercare qualche sponsor, insomma vorrei che Fanta-Trade.eu diventasse un punto di riferimento per chi vuole avvicinarsi ad un mondo che non si conosce molto ma che a sentire i telegiornali ha ricadute pesanti sulla vita di tutti, vorrei che prendendo un po’ di dimestichezza ognuno sia un po’ più oculato nel gestire i propri soldi, vorrei offrire una palestra a chi vuole imparare ed un parco-giochi per chi si vuole solo divertire: è facile, gratuito e fino a quando rimane tutto dentro Fanta-Trade.eu completamente privo di rischi.

Augurando un grosso in bocca al lupo ad Andrea per il suo progetto, invito tutti a partecipare al browser game e a collaborare al suo sviluppo!___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Stefano Quintarelli. Neutralità della Rete: diritti degli utenti e doveri dei gestori.



Wednesday
Nov 12,2008

L’amico ANDREA BICHIRI presenta e analizza Zooppa, un progetto italiano per lo sviluppo collettivo, attraverso un social network, di spot pubblicitari. Lo spot scelto viene poi premiato economicamente. A rispondergli c’è ENRICO GIUBERTONI di Shannon, che mette in evidenzia le differenze tra i prodotti di Zooppa (spot virali) e campagne pubblicitarie di altro genere. Buona lettura!

Da un’idea vincente dell’imprenditore Riccardo Donadon è nata Zooppa.com, piattaforma che rivoluziona il modo di fare pubblicità sul web.
Essa offre a tutti i creativi la possibilità di realizzare video e spot pubblicitari e ricevere premi in denaro, partecipando ai contest che le aziende lanciano sul sito per ottenere le migliori pubblicità virali. Per iscriversi ai concorsi è sufficiente entrare nel sito http://it.zooppa.com/ e creare un account personale. A questo punto ogni utente potrà decidere a quale competizione prendere parte in base ai propri interessi e le proprie capacità tecniche e artistiche.

User generated Advertising. Zooppa collabora con diverse aziende nazionali e internazionali, interessate a sponsorizzare i loro marchi attraverso le gare che periodicamente vengono organizzate sul sito. A seconda delle indicazioni fornite dalle aziende committenti, gli utenti sono invitati a creare pubblicità per marchi o prodotti delle aziende in questione. Gli utenti registrati possono partecipare con diversi tipi di contributi: scrivere un’idea o una breve sceneggiatura per una potenziale pubblicità, realizzare delle pagine grafiche con il logo dell’azienda e un pay off, produrre un’animazione o girare un video vero e proprio.

Parola d’ordine: partecipare!. Per ogni società con cui Zooppa stipula un accordo commerciale, viene bandita una nuova gara per gli utenti, che sono anche incoraggiati a collaborare tra loro, attraverso un meccanismo di incentivi appositamente pensato. È previsto infatti un premio specifico denominato Team Bonus che ricompensa chi ha realizzato un video utilizzando l’idea di un altro utente, premiando in modo proporzionale sia l’autore che il videomaker.
Una volta che gli utenti hanno caricato i loro contributi, sta alla community decretare i vincitori di ogni gara. Gli utenti registrati, dunque, votano e, sulla base delle loro preferenze, Zooppa assegna loro premi in denaro.
Zooppa è dunque un nuovo modello di pubblicità fondata su Internet e sulla sua capacità di mettere in relazione persone da ogni parte del mondo.

Dentro e fuori la rete. Zooppa rappresenta un’opportunità davvero ghiotta per farsi conoscere e diffondere il proprio talento artistico anche perchè svolge il ruolo di interlocutore con le aziende committenti. Laddove, infatti, le aziende che sponsorizzano le gare vogliano utilizzare i materiali postati sul sito per sfruttarli come campagne pubblicitarie su altri mezzi, Zooppa funge da intermediario tra gli autori dei contenuti e le aziende stesse. Così facendo, Zooppa assicura un range di prezzo da un valore minimo a uno massimo, all’interno del quale far incontrare gli interessi degli utenti e delle aziende.

Pregi e difetti. Due le note di merito del progetto: la prima è che si tratta di un esperimento tutto italiano, anche se di chiara impronta USA, la seconda il basso costo e i tempi relativamente brevi che occorrono per pubblicizzare un marchio aziendale.

Tra i difetti invece possiamo citare la scarsa propensione delle gerarchie aziendali ad affidarsi a idee provenienti dall’esterno (che in linea teorica non danno sufficienti garanzie di qualità e professionalità). Tuttavia sembra che piano piano Zooppa si stia guadagnando la fiducia di tutti gli addetti ai lavori, tanto che si moltiplicano le adesioni da parte di importanti realtà aziendali italiane e straniere.

Il futuro di Zooppa. Se i numeri non sono un’opinione (oltre 23.000 utenti registrati e 330.000 Dollari assegnati) Zooppa è destinato ad un futuro davvero roseo. In chiave business la rilevanza strategica che può avere un progetto del genere è indiscutibile. La catena generatrice di valore è riassunta da Zooppa attraverso questa sorta di diagramma di flusso: IO ti do un MARCHIO → TU crei una PUBBLICITÁ → TU voti la MIGLIORE → IO ti PAGO.

Semplice e immediato, come tutte le iniziative che riscuotono un tale successo in così poco tempo.

RISPOSTA DI ENRICO GIUBERTONI

Ciò che mi rende perplesso rispetto a queste realtà così legate alle vecchie logiche della società di massa è lo scarso legame con i destinatari della comunicazione.

Esistono su internet i casi della pubblicità contestuale stile AdWords, in cui dei semplici messaggi di testo su poche righe (o anche immagini e filmati) vengono inseriti automaticamente dentro la rete negli spazi significativi per quel messaggio, come ad esempio:

pubblicità su Caschi per Moto, inserita nella pagina del blog dell’utente X che parla del gran premio di Laguna Seca in cui Rossi e Stoner hanno avuto una competizione Epica.

Questo approccio per contiguità di pensiero crea un alto livello di interesse rispetto al generare dei messaggi pubblicitari e a inserirli nella rete contando su un effetto di passaparola degli utenti basato magari, non sulla reale efficacia del messaggio contenuto, ma sul grado di comicità e divertimento che esso genera.

Per questo motivo non riesco a comprendere l’efficacia dell’idea di generare all’interno della rete degli spot per mezzo di una gara.

Idea certamente utile per creativi in cerca di visibilità e per aziende alla ricerca di spot pubblicitari nei quali il messaggio sia connotativo, ovvero nel quale prevalga la componente emotiva.

Ma nelle reti sociali, sta prevalendo un modello opposto a quello connotativo che mette in risalto le emozioni di chi usa un oggetto. Il modello del Social Web è basato all’opposto su un approccio denotativo, che mette in evidenza le componenti funzionali e misurabili di un prodotto o servizio.

Il web delle reti sociali ha quindi come modello pubblicità non basate su slogan (Bianco, che più bianco non si può), ma che siano perfettamente combacianti con i gusti e i desideri dei destinatari.

Alla casalinga di Voghera che è su Facebook, non le si dirà: Guarda che Ava Lava più Bianco. Ma le si dirà Esiste Ava e consente di raggiungere questo risultato. Se è questo che vuoi, forse è conveniente comprarlo.

AdWords ha un codice deontologico che è diventato regolamento e non consente di affermare che il prodotto X è il migliore in assoluto, a meno che lo si possa dimostrare.

Per questo personalmente io vivo il Viral Marketing come una forma di “pubblicità” molto stile “metto un messaggio in bottiglia e spero che da qualche parte arrivi”.

All’opposto, io penso che il Marketing delle reti sociali offra forme pubblicità molto più utili per gli utenti (la PPC), molto più precise nelle misurazioni di ROI e successi (o insuccessi), e molto più orientate a garantire fiducia per il cliente: su AdWords se io affermo che il mio prodotto è il migliore devo avere adeguata documentazione che lo certifichi.

Per questo rimango un po’ scettico sul Viral Marketing e su esperimenti come Zoopa. Penso che alla fine il vero beneficiario sia chi lavora nella pubblicità.

Il Viral Marketing secondo me è molto vago nei risultati e rischia di fare comunicazione casuale e mi sembra sempre di più usato come forma nostalgica dei mass media sul web.

I sistemi semantici di pubblicità invece sono più precisi e più vicini agli utenti. AdSense mette pubblicità laddove è coerente. Solo che questo sistema è diverso dalla pubblicità tradizionale (e per alcuni cambiare risulta molto complesso) e molte aziende hanno ancora paura a fare questo inevitabile salto. E forse è proprio per questo motivo che il viral marketing è ancora da molti vissuto come un must.
Intendiamoci: in un piano di marketing articolato e complesso, degli spot virali possono aiutare, ma io non baserei mai una campagna esclusivamente su questo sistema di marketing.___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Introduzione a Philippe Starck: lo specchio CAADRE.



Sunday
Nov 9,2008

Giovedì scorso RTSI, la radio pubblica della Svizzera italiana ha intervistato Marco De Rossi, blogger di Shannon.it e autore del post appena pubblicato Due parole alla stampa italiana che scrive di tecnologia.

L’argomento è il fenomeno dei social network. La spiegazione, essendo il media generalista, è molto semplice e accessibile a tutti.

Se invece non ne sapete molto, ascoltate i primi 11 minuti di questo file: http://podcast.rtsi.ch/ReteTre/Baobab/061108_MULTI_SOCIALNETWORK.mp3___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Arte romana: le statue dedicate ad Ottaviano Augusto.



Sunday
Nov 9,2008

DI JOHN MADERO

Una buona parte della stampa italiana sembra voler giocare a fare Dio, divertendosi a creare, far crescere e poi distruggere fenomeni mediateci legati ad Internet.

Prima, quando già usavamo Wikipedia da anni, ci hanno coperto di reportage sulla libera enciclopedia più grande del pianeta (e c’era un ma: non garantiva la qualità delle proprie voci perchè modificabili da chiunque), poi, cavalcando il successo di BeppeGrillo.it, hanno per mesi parlato del fenomeno “blog” (e c’era un ma: i blog erano troppi, confusi e anarchici, Beppe Grillo invece era apolitico e puzzava). Poi stop. Basta.

L’estate del 2007 – si sa, d’estate c’è poco da scrivere – ci hanno riempito la testa con approfondimenti su Second Life. Decine di paginone sui maggiori quotidiani nazionali parlando di un mondo virtuale che, sostanzialmente, aveva parecchi milioni di iscritti ma soltanto 40.000 persone connesse contemporaneamente. E ovviamente c’era un ma: la seconda vita avrebbe rischiato di prevalere sulla prima allontanando la vittima dal mondo vero (i sociologi tornano sempre utili, soprattutto d’estate). Poi la bolla Second Life è scoppiata e tutti hanno smesso di parlarne.

Ora sulla bocca di tutti c’è Facebook. Vediamo la tempistica. È nato quattro anni fa. L’anno scorso è letteralmente esploso negli States raggiungendo il culmine di nuove iscrizioni a cavallo tra 2007 e 2008. Carmen Joy King, su Adbusters (una pubblicazione canadese), scrive che il momento di maggiore popolarità (e quindi di saturazione, a livello di nuovi utenti) è stato il mese di marzo di quest’anno.

In Italia Facebook è decollato lo scorso giugno. I tassi di crescita si sono mantenuti a due cifre e, a settembre, la stampa italiana se ne è accorta ed ha deciso di buttare benzina sul fuoco. Da due mesi, a livello di Internet e tecnologia, non si parla d’altro (per avere un’idea dei volumi, provate a cercare “facebook” nel campo di ricerca del sito del quotidiano la Repubblica). Niente di male, per carità, siamo solo curiosi di sapere per quale giorno è stato fissato lo stop degli articoli inerenti Facebook. Esiste un ciclo naturale discendente, oppure bisogna aspettare che arrivi un argomento più cool? In ogni caso c’è un ma: su Facebook il lupo cattivo può accalappiare Cappuccetto Rosso, per non parlare dei problemi relativi alla privacy e al furto d’identità.

Naturalmente le eccezioni ci sono. Nova24 ha seguito lo sviluppo del social network di Mark Zuckerberg in modo organico e approfondito, presentando opinioni di esperti stranieri. Niente piagnistei sulla privacy, sui furti di identità o sulle invasioni delle cavallette.

Insomma, un conto sono gli inquietanti articoli come l’appena sfornato Yes, web can di Gabriele Romagnoli, un conto sono, ad esempio, gli articoli di Luca De Biase. Andatelo a spiegare all’italiano medio che “Internet non l’ ha inventata Al Gore, ma Barack Obama” è una cazzata pazzesca al pari della corazzata Potemkin.

Se volete qualcosa di serio e veramente interessante sulla possibile crisi del fenomeno Facebook, leggetevi l’analisi step-by-step di Clive Thompson (giornalista NYT e Wired) pubblicata su The New York Times Magazine e tradotta sul numero di Internazionale che trovate in edicola questa settimana.

E se avete un piccolo capitale da investire in edicola e un po’ di dimestichezza con l’inglese, comprate il numero di Wired del mese corrente e leggete il reportage su come le vicende politiche si intrecciano con Facebook in Egitto.

p.s. No dico, vi immaginate aprire Repubblica e trovare un articolo di Clive Thompson, Walt Mossberg o Chris Anderson invece del pop-polpettone Yes, web can?___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Georiferire foto digitali con Google Earth.



Friday
Nov 7,2008

DI MAURO RUBIN

Ubiquity, esperimenti per un nuovo web in casa Mozilla.

Mozilla Labs ha creato un nuovo e utile plugin per Firefox 3.0 (non compatibile con la versione 2.0)
Questo software permette di utilizzare una console grafica per richiamare dei comandi predefiniti che permettono di accedere a diversi servizi (Google, Wikipedia etc…) in modo rapido e innovativo. La parte forte del plugin non sono i comandi base, ma la possibilità di creare delle funzioni custom per accedere nel medesimo modo ad applicazioni standalone e qualsiasi fonte dati sul web (siti, mappe, webcam, blog, rss, per citarne alcuni).

È inoltre possibile divulgare il proprio codice con dei semplici rss. In sostanza Mozilla Labs offre uno strumento per cambiare notevolmente l’interazione con il web, fondendo in modo originale applicazioni installate sul proprio pc e servizi web, come già sta facendo il trend considerato “cool” del Web 2.0.

Ho deciso anche io di provare Ubiquity per capirci qualcosa di più. L’obiettivo? Cercare di vedere un po’ come si crea una funzione e condividerla con il resto del mondo! Seguendo passo dopo passo il semplice tutorial messo a disposizione da Mozilla scopro che il linguaggio di sviluppo è un dialetto Javascript.

Per accedere all’editor sul proprio browser basta semplicemente inserire il comando “Command Editor” nella console Ubiquity (ctrl+space).

Ecco: ci appare un semplice campo di testo dove inserire tutte le nostre funzioni (ogni volta che facciamo partire la console, c’è un controllo degli script).

Partiamo da un’idea: costruire una funzione di ricerca per un dato sito: in questo caso daremo una mano allo staff di Oilproject.org per inaugurare la nuova stagione di corsi sulla nuova piattaforma. Per semplificare l’esempio ci appoggeremo ad un motore di ricerca già esistente (quello del blog di Oilproject.org per intenderci).

In Ubiquity esistono delle funzioni integrate che semplificano il codice. Una di queste è “CmdUtils.CreateCommand”, che serve a creare comandi veri e propri.
Tale funzione prende una serie di parametri, alcuni sono descrittivi e opzionali come “homepage”, “author”, “email”, “contributors”, “license”, “description” e “help” (servono per condividere il codice sulla rete), gli unici due parametri obbligatori sono “Name” e “Execute”; con il primo definiamo il nome della nostra funzione, con il secondo quello che cosa deve fare. Nel nostro caso passeremo un parametro alla funzione (quello che intendiamo cercare) e quindi sarà obbligatorio un terzo valore, “takes”, che definisce il tipo del parametro passato per la ricerca. Ma vediamo il codice:

CmdUtils.CreateCommand({

//nome del comando
name: “OilprojectSearch”,

//definisco il tipo di parametro passato (in questo caso “noun_arb_text”: testo semplice)
takes: {”qualcosa da ricercare”: noun_arb_text},

//descrizione che apparirà sulla console
preview: function( pblock, ricerca ) {

//aggiorno la console in tempo reale
pblock.innerHTML = “Ricerca automatica sulle Guide di Oilproject: ” + ricerca.text;
},

//eseguo la ricerca
execute: function( ricerca ) {
var OilUrl = “http://www.oilproject.org/guides_search.php?keyword=” + ricerca.text;
Utils.openUrlInBrowser(OilUrl );
}
})

Trascrivete il codice nel vostro editor e implementatelo, ad esempio, con i seguenti parametri:

homepage: “http://oilproject.org/”,
author: { name: “Mauro Rubin”, email: “Mauro.Rubin@plumfake.net”},
contributors: ["Ubiquity tutorial"],
license: “MPL”,
description: “Permette di effettuare ricerche nelle guide e tutorial di oilproject.og”,
help: “Descrizione dell’help”

Ora che abbiamo il nostro codice facciamo partire la console di Ubiquity e, digitando “Oilproject”, uscirà come per magia la nostra funzione:

Proviamo ora a condividere il nostro scriptino appena sfornato…

La condivisione, in effetti, è un passaggio davvero molto semplice. Si tratta solamente di inserire nel codice html della pagina in questione questa riga di codice:

<link rel=”commands” href=”http://percorso-del-vostro-script.js” name=”OilprojectSearch” />

Potete scaricare il codice da questa pagina in modo automatico se avete il plugin di Ubiquity già installato e tenervi aggiornati con l’rss del plugin. Per dubbi o perplessità scrivete pure nei commenti.___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Cos’è il cloud computing e come sta cambiando il mondo.



Sunday
Oct 19,2008

DI LORENZO PERONE

Non c’è niente da dire, se ami la fotografia ami Flickr!
Diventa il tuo album/portfolio personale, per le foto che ti piacciono di più e per quelle “di famiglia” da condividere solo con amici e parenti.

Se esegui l’upload in qualità massima (con l’account Pro non ci sono limiti di spazio) hai una copia di backup delle tue foto.
E come tutti i backup a volte può essere utile fare un ulteriore salvataggio, magari su DVD.

Flump (Simple Flickr image downloader) è uno strumento utile che, assieme alla miriade di applicativi sviluppati intorno a Flickr (http://www.flickr.com/services/), fa al caso vostro.

Nella descrizione del programma sembra possibile scaricare le foto pubbliche, da un qualsiasi account Flickr Pro, io però non ci sono riuscito: provando sul mio account (http://www.flickr.com/photos/-lorenzo-) e su quello di alcuni amici il download delle immagini non parte.

Flump legge il numero di foto pubbliche dell’account ma non le scarica.

Una volta effettuato il login dall’applicazione ed autorizzandola da Flickr tutto funziona meglio.

Flump legge tutte le foto pubbliche e private presenti ed inizia lo scaricamento.

E con un po’ di pazienza il “gioco” è fatto!
È un progetto interessante. Un appunto: la mancanza di una funzione di pausa e magari di un utile resume per effettuare lo “scaricamento” in più sessioni; la funzione, in ogni caso, è già nella lista delle funzioni da sviluppare.___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è John Foot. La guerra civile, dal Risorgimento alla guerra fredda.



Sunday
Oct 12,2008

DI MARIO GOVONI

Un nuovo uso improprio

Chiunque legga queste note sa che cos’è YouTube, ma ne faccio lo stesso un breve ritratto, che non fa male. Dunque, si tratta di un popolarissimo sito che consente la condivisione di video tra i suoi utenti. Acquistato da Google nel 2006 per quasi due miliardi di dollari, vanta livelli di traffico assolutamente da record: prima dell’acquisizione risultava essere il quarto sito più visto, dopo Google, Yahoo, Msn. Al centro di mille polemiche, per aver pubblicato contenuti inappropriati, utilizzato da ragazzini armati di cellulare che vogliono immortalare le loro imprese più o meno nefande, sospettato di mille violazioni del diritto d’autore, citato da Mediaset in una causa milionaria, censurato in molti paesi del mondo, credo sia uno degli argomenti preferiti da blogger e netizen di tutto il web.

Da giugno di quest’anno è disponibile, per gli uploader, un nuovo servizio: la possibilità di inserire nel video note, fumetti, bottoni, ai quali sono associati collegamenti ad altri siti o ad altri filmati. Come si fa? Nulla di più semplice, basta avere un filmato da pubblicare e leggersi la pagina delle istruzioni, dove è spiegato chiaramente tutto il procedimento. Si può, così, aggiungere interattività ai filmati che pubblichiamo su YouTube.

Qualcuno si è chiesto come poter sfruttare in maniera originale questa possibilità offerta da YouTube: gli appassionati di bird watching possono identificare gli uccellini che hanno filmato nella loro ultima battuta di caccia fotografica, si possono inserire sottotitoli in un filmato e così via, chi più ne ha più ne metta. Poi qualche bello spirito è stato folgorato sulla via di Damasco: perché non sfruttare le annotazioni e la possibilità di collegare altri filmati per realizzare dei videogame? Una specie di Dungeon and Dragons o di libro game, dove le azioni del protagonista influenzano, secondo un rigido schema di regole che prevede ogni possibile sviluppo, lo svolgimento della storia. Il meccanismo è semplice: si parte con un filmato al termine del quale lo spettatore può, cliccando su un pulsante che appare sullo schermo, scegliere come continuare. Il clic del mouse provoca l’apertura di un altro filmato che presenta un altro spezzone di storia, al termine del quale si deve fare una nuova scelta e così via, fino al raggiungimento di un obiettivo, alla morte del protagonista o al passaggio a un livello di difficoltà superiore.

Uno dei primi giochi di questo tipo, piuttosto rudimentale, è «A cars life», realizzato da Hexolabs, ma è possibile anche trovare di meglio: il canadese Patrick Boivin ha ripreso il lavoro del nostro Osvaldo Cavandoli che, negli anni Settanta, aveva realizzato una serie di spot animati, nei quali un personaggio, una linea perennemente borbottante, con le sue avventure e disavventure pubblicizzava una pentola a pressione. In un altro video, molto più semplice, un improbabile prestigiatore indovina quali carte non abbiamo scelto e, meraviglia delle meraviglie, non sbaglia mai.

Si passa poi a realizzazioni sicuramente più elaborate, come Cory Williams, che cerca il suo gattino Sparta nelle diverse stanza del suo appartamento: le scelte possibili sono 64 … buon divertimento. Lo spagnolo Victor Losa ha realizzato quello che, allo stato dell’arte, è secondo me il prodotto più complesso, quello che esplora più in profondità le possibilità del mezzo. Nelle sue «Tube Adventures» Eusebio, il protagonista, esce di casa per andare a comprare il pane. Immediatamente gli cade in testa un vaso e gli provoca un’amnesia e quindi il nostro eroe dimentica dove si trova la panetteria: segue una serie di avventure che, tra incontri e rischi, lo porterà alla meta. Un consiglio: attenzione ad attraversare la strada.

Dalle pagine dei diversi video, poi, è possibile raggiungerne altri, ma il piacere dell’esplorazione lo lascio al lettore.___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Innovazione in Italia: come l’imprenditoria hi-tech può risollevare il Belpaese.



Tuesday
Sep 30,2008

DI BLACKSTORM

È da poco tempo disponibile la beta pubblica di un interessante motore di ricerca, Searchme. Beh, considerato che esistono un sacco di motori di ricerca in giro, quale dovrebbe essere la marcia in più di Searchme? Presto detto: il fatto che sia un motore di ricerca visuale. Ovvero, i risultati visualizzati sono direttamente le anteprime delle pagine, non solo il link alla pagina.

Ovviamente come è lecito aspettarsi, nella sezione video, i video possono essere visti direttamente senza accedere al sito in quesitone. Comodo, no?

Ancora, ha una funzionalità che lo rende un’alternativa almeno interessante al più blasonato Google, ed è la memorizzazione degli stack. Uno stack, per Searchme, non è altro che una raccolta dei link che interessano, raccolti sotto un’unica categoria, ed è possibile avere diversi stack per ogni ricerca che vogliamo fare. Il meccanismo è semplice e intuitivo, basato sul classico drag&drop, e inoltre c’è un rapido ed esaustivo tutorial in proposito, molto ben fatto. La cosa fondamentale, però, è che gli stack rimangono nella memoria del proprio pc, a patto di non cancellare la cache del flash player, dal momento che le impostazioni vengono memorizzate lì.

Altra cosa interessante è di poter aggiungere uno stack al proprio blog/sito, spedire il link ad un amico con un semplice click, ed aggiungerlo a servizi come Myspace, Facebook, del.icio.us e via dicendo. Inoltre, per ogni termine di ricerca, in una barra nella parte superiore, sono presenti link a categorie alle quali restringere la ricerca (ristoranti, spettacoli teatrali, e via di questo passo). Naturalmente, la ricerca visuale non sempre è la via preferenziale, e Searchme offre la possibilità di visualizzare i link nella maniera classica, attraverso una finestra a sparizione. I risultati di ricerca sono piuttosto soddisfacenti, e la visualizzazione “night” ossia con tema scuro è una gioia per gli occhi.

Ma, dico io, ce lo avrà pure un difettuccio o due, no? Beh, direi di si. Il primo difetto è che usa Flash. Per qualcuno può non sembrare un grosso difetto, ma personalmente preferisco qualcosa di leggero per le mie ricerche, anche se devo ammettere che la sensazione che fornisce Searchme è di notevole velocità e snellezza. Altro difetto, sul quale però stanno lavorando: gli stack sono memorizzati nella cache di flash, ergo attenzione a svuotarla, siate coscienti che perderete gli stack. Sulla mancanza di un sistema di sicurezza degli stack sorvolo, perchè anche a questo stanno lavorando, prevedendo un sistema di password per i vostri stack.

La cosa che rende però Searchme un motore da prendere con le pinze è però la visualizzazione dei risultati. Nel momento in cui proviamo, in maniera automatica, a fare scorrere i risultati con la rotellina del mouse, ecco la prima amara sorpresa: non funziona. Certo, la barra di scorrimento sotto c’è, ma anche quella sembra implementata un po’ male. Le anteprime delle pagine sono comode, per carità, ma io mi aspetto di poterle scorrere con la rotellina del mouse, mentre questo non avviene. E disdetta suprema, nemmeno la pagina a scomparsa con i link classici supporta (o sopporta, forse) la rotella. Grosso, grosso limite, per un motore che ha le potenzialità per diventare un ottimo motore. Se non porranno rimedio a questa mancanza, difficilmente sfonderà. Sarà che sono abituato troppo bene, ma io voglio scorrere i risultati anche velocemente. Infine, c’è ben poco da dire, se non fare una valutazione oggettiva del motore:

PRO

- ricerca visuale

- implementazione degli stack

- risultati soddisfacenti e sufficientemente pertinenti

- possibilità di restringere le categorie

- funzionalità di condivisione degli stack

- possibilità di avere un tema scuro

CONTRO

- l’uso di flash per memorizzare i dati può rappresentare un problema di sicurezza

- attualmente chiunque può potenzialmente accedere ad eventuali stack (specie se li memorizzate su un account pubblico)

- mancato supporto dello scorrimento via rotellina

- non sempre comodo lo scorrimento attraverso la barra

I pro superano i contro, ma quel mancato funzionamento della rotella per lo scorrimento pesa come un macigno sulla valutazione. Io attendo fiducioso, sperando che si diano da fare. Nel frattempo potete provare, se il motore vi ispira, i vari tools messi a disposizione: il widget per il blog o per il proprio sito, il plugin per firefox e ie, e la toolbar, anch’essa per entrambi i due browser… Che altro dire… buona guardata :D ___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Tito Maccio Plauto: vita e opere.



Wednesday
Sep 24,2008

DI ENRICO GIUBERTONI

Google ha recentemente arricchito il suo filone di strumenti per la misurazione degli andamenti (trends) dando vita a Google Insights for Search.

Google Insights for Search consente di effettuare ricerche ed analisi di mercato finalizzate all’impostazione e al controllo di strategie di marketing. Google Insights for Search consente di ricercare parole chiave fornendo i seguenti risultati:

  1. L’andamento della parola chiave: ovvero il numero di volte nel corso del tempo nel quale la parola chiave è stata ricercata.

  2. Le parole chiave correlate

  3. Le zone geografiche nelle quali la parola chiave è stata ricercata.

Per maggiori informazioni su Google Insights for Search consiglio questa pratica guida dal blog TagliaBlog.

Google Insights for Search è uno dei rari strumenti di Social Culture totalmente universale: Google Insights for Search consente infatti alle imprese di avere uno strumento di analisi fondamentale nell’impostazione di strategie di marketing, siano esse on line, oppure siano esse di marketing tradizionale: Google Insights for Search misura dei Trends, ovvero degli andamenti sia in senso temporale (quanto una parola chiave o un termine viene cercato nel tempo), sia in senso spaziale (da quale parte del territorio viene ricercata una parola chiave).

Ho provato personalmente questo strumento appena nato e sicuramente vi è – come è normale – ancora la presenza di bug e di migliorie. Ma nonostante ciò, Google Insights for Search,  consente tuttavia di effettuare ricerche con risultati sorprendenti.

Tanto per fare un esempio ho cercato le parole chiave Pechino 2008 e ho scoperto che questa keyword ha iniziato ad essere ricercata in Italia a partire dal mese di marzo del 2008, la città con il maggiore trend di ricerca è stata Savona e tra le ricerche correlate vi è un solo Brand nelle top ten che è il marchio RAI.

Va comunque segnalato che questa tecnologia misura i Trends in corso e passati: non è e non deve essere scambiata per strumento o tecnologia predittiva.

Certamente uno dei limiti attuali del neonato Google Insights for Search, sta nella capacità di dare risposte esaustive a trends di nicchia. Se cerchiamo per esempio parole di nicchia come Sari Indiano”, Google Insights for Search non riesce (ancora) a dare risultati esaustivi: è evidente quanto la tecnologia debba ancora perfezionarsi, bisogna darle un po’ di tempo.

Un dato è per me curioso: molti catalogano questa tecnologia come strumento studiato essenzialmente per gli advertisers e i SEO/SEM : sebbene sia condivisibile questa affermazione e magari questa era l’intenzione del team di Google che ha creato Google Insights for Search, personalmente ritengo che questa tecnologia abbia un ruolo importante non solo per l’advertising e SEO, ma – più in generale – per le strutture di Marketing, per il settore Commerciale e per le strutture destinate alla pianificazione delle strategie aziendali.

Parlare di Google Insights for Search solo come strumento di Advertising mi sembra un po’ riduttivo. Dai riscontri che emergono in modo sociale dall’aggregatore Wikio.com, molte persone utilizzano nei modi più disparati questa tecnologia che non è quindi solo riservata a SEO e Advertisers.

In sintesi Google Insights for Search è una tecnologia estremamente interessante, anche se a mio avviso, manca ancora una voce decisamente strategica. Google Insights for Search non dice in quale fascia oraria si ha la ricerca di un termine. Questo dato secondo me è strategico e va molto al di la della pianificazione di campagne pubblicitarie on line basate sul CPC.

Riferimenti

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La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Criminalità e mafie: il ruolo di Internet nello scambio delle informazioni.



Tuesday
Sep 23,2008

Leggere tutto quello che la Rete italiana produce è improponibile. Fiumi di parole scritte e condivise da decine di migliaia di utenti ogni ora: i famosi user generated content su cui si basa l’intera filosofia dell’Internet sociale. Per la maggior parte si tratta di contenuti personali. Ma se anche solo il 2% di quel fiume di parole avesse rilevanza (e cioè potesse interessare ad una nicchia), avete una vaga idea di quanti articoli, pensieri, storie, immagini e video ci stiamo perdendo ogni istante? Quanti post di qualità stanno scorrendo via proprio mentre leggete queste righe?

La solita questione della quantità/qualità su Internet direte voi. Questa volta, però, sembrano esserci buone notizie. Il gruppo Banzai, quarto nel Belpaese per volume di traffico gestito online, ha lanciato il mese scorso Liquida.it, un progetto ambizioso che non solo vuole far emergere dal mare magnum della blogosfera i contenuti migliori, ma vuole anche aiutare gli utenti meno esperti ad usufruire dell’universo degli user generated content.

Insomma, un investitore italiano che ha deciso di provare a risolvere il problema. E già questo è un miracolo.
Vediamo nel dettaglio cosa offre Liquida. Nei prossimi giorni pubblicheremo le opinioni, positive e non, dei bloggers di Shannon.it

Cos’è Liquida.it?

Liquida.it è un aggregatore in continuo aggiornamento che raccoglie il meglio della blogosfera italiana.

Articoli, storie, foto e video. Queste sono le sezioni in cui Liquida divide i suoi contenuti. La navigazione più interessante però avviene per tags (sulla destra della pagina trovate quelli più “caldi”: alitalia, crisi mercati ed altri) e per temi del giorno.

E se invece avete già in mente quello che stato cercando, potete utilizzare il campo di ricerca in cima alla pagina, che vi restituirà tutti gli articoli selezionati che ineriscono quella parola chiave (anche qui utilizzando il sistema di tag).

A poco più di un mese dal lancio lancio, l’archivio include più di 130.000 post provenienti da quasi 4400 differenti blog.

Ma Liquida.it, ancora in versione beta, non è soltanto uno strumento per valorizzare i contenuti più validi dei bloggers italiani: è anche un portale di accesso per chi ha meno dimestichezza con Internet e che, senza un aiuto, non si avventurerebbe nella blogosfera. Una rivoluzione per l’utente medio che si limita ai siti web dei grandi quotidiani nazionali.

Sempre per questo scopo nasce il Magazine di Liquida: ogni post è una raccolta delle opinioni più interessanti presentate dai bloggers su un determinato argomento.
Volete ad esempio sapere cosa ne pensa la blogosfera di Kindle, il nuovo ebook reader di Amazon? Sul Magazine di Liquida avrete i post più interessanti già segnalati.

E se invece siete dei navigatori esperti, magari dei bloggers, potete segnalare il vostro diario online dalla pagina Segnala blog. Non solo entrerete nel network di Liquida, ma potrete diventare parte della Directory blog, un altro strumento offerto per ottimizzare la navigazione e scoprire le pagine web di maggiore rilievo.___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è La morte di Primo Levi: l’enigma del suicidio.



Aforismi ad aeternum

"Ratzinger ha invitato i giovani alla castità. Se funziona con loro proverà anche con i preti."
Daniele Luttazzi

"Ciò che ho sempre trovato di più bello, a teatro, è il lampadario."
Baudelaire

"Non so se Dio esiste. Ma se esiste, spero che abbia una buona scusa."
Woody Allen

"Dio è un commediante che recita per un pubblico troppo spaventato per ridere."
Voltaire


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CLAUDE SHANNON




Claude Shannon è uno dei più grandi teorici del secolo scorso. Gettò le basi per la progettazione dei circuiti digitali, scrisse una teoria dell'informazione ancora oggi ampiamente considerata, fondò la teoria matematica della crittografia e creò uno dei primi programmi scacchistici per computer.
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