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Tuesday
Jun 2,2009

È raro incontrare qualcuno che creda così tanto in ciò che fa, ma che non assuma posizioni estreme o talebane. Paolo era una di queste persone e, persino in questo periodo, credeva un sacco nel suo lavoro.
Qualche settimana fa, a Firenze, ho assistito ad un suo intervento, efficace come sempre, e mi aveva divertito la retorica utilizzata per allungare la durata del suo speech (l’ospite seguente era in ritardo). La sua vitalità si esprimeva anche in queste cose.
A febbraio invece – azzannando un trancio di pizza – ci eravamo presi in giro a vicenda per le nostre passioni sportive. Io, nuotatore, con la mia mania della piscina e delle nuotate di ore e ore in mare aperto in Puglia. Lui temerario con la sua montagna, che io invece snobbavo, e il suo sogno del Kilimangiaro.
Sono orgoglioso che una persona come Paolo abbia dato fiducia a me, teenager squinternato. E continuando a nuotare, sia nello Ionio, sia cercando di cambiare Internet, un pensiero per lui ci sarà sempre. “Keep in touch”, direbbe lui sorridendo.

Marco De Rossi

Chi non ha conociuto Paolo, che proprio a febbraio ha tenuto una lezione su Oilproject, guardi questo link.

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La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Social network e community online: comunicare ai tempi del Web 2.0.



Saturday
May 23,2009

DI JOHN MADERO

Dopo un lancio in sordina (il primo editore di ebook è nato nel 1993), e dopo un’accoglienza del pubblico  fredda, la tecnologia dell’ebook sta prendendo piede soprattutto grazie a Kindle, l’ebook reader di Amazon.

Mario Calabresi racconta che ormai, sui treni ad alta velocità muniti di wireless che a fine giornata viaggiano sulla tratta Washington – New York City, moltissimi pendolari leggono giornali e libri in formato digitale, snobbando il supporto cartaceo.
Per noi italiani – ancora qui ad esultare per la presenza delle prese elettriche sulla Freccia Rossa – è difficile trovare un ebook in giro, anche nelle grandi città. Il problema non è soltanto culturale: i modelli commercializzati nel nostro Paese sono pochissimi e quindi, non essendoci concorrenza, i prezzi sono quelli che sono. Kindle di Amazon, ad esempio, da noi non è ancora arrivato. Tra i pochi ad importarli in Italia c’è Antonio Tombolini che, con la sua Simplicissimus Book Farm, ripropone in terre nostrane gli ebook reader prodotti da iRex. I formati sono tre: 6, 8 e 10 pollici.

Sabato scorso ho partecipato ad una festa a Torino per il lancio della versione ebook – presentata il giorno prima alla Fiera del Libro – del quotidiano LaStampa. Ho potuto verificare con mano quello che già avevo letto: se volete leggere un libro, un ebook reader da 6 pollici è sufficiente, 8 è ancora più comodo.
Per contenuti complessi - impaginati e arricchiti da immagini – la scelta adatta è quella del modello da 10 pollici.

LaStampa ePaper – nata da una collaborazione con Simplicissimus Book Farm – fa parte del secondo gruppo. Anna Masera, responsabile del sito del quotidiano torinese e attiva promotrice di questo progetto, ha insistito molto sul fatto che la struttura del quotidiano (sezioni), l’equilibrio fra articoli (impaginazione, titoli, sommari) e immagini rimanessero invariati.
Ed in effetti il risultato è notevole (apprezzabile su un modello da 8, incredibile su quello da 10).

Leggere su dispositivi del genere non è faticoso. Il reader automaticamente renderizza le pagine successive a quelle visualizzate, in modo da rendere il passaggio da una pagina all’altra decisamente immediato.
La mia anima da nerd (eh sì, a volte riemerge anche il sabato sera) mi ha suggerito di chiedere ad uno dei ragazzi di Simplicissimus come diavolo avvenisse l’impaginazione per ebook a partire dalla versione originale del quotidiano (da un punto di vista tecnologico, questo è l’aspetto più interessante).
Mi hanno spiegato che il pdf della versione originale viene inviato alle 2 di notte ad una società (nerdissima senz’altro) di olandesi che, “con metodi che preferiamo ignorare”, divide gli articoli di ogni pagina e ridisegna la struttura dei contenuti.
Dopo una lunga trafila, circa alle 5 di mattina, il pdf in formato ebook arriva in Italia e – immagino dopo un breve check – viene messo a disposizione degli abbonati a questa versione epaper. Il costo è ragionevolissimo: 99 euro all’anno (o 11 euro al mese).

LaStampa, intraprendendo questa iniziativa, ha dimostrato un coraggio notevole. Credo che nessuno pensi ad un possibile esito economicamente soddisfacente per questo progetto, per lo meno in tempi brevi.
Eppure è cosa tanto rara che un fenomeno tanto in espansione negli States venga ripreso e rilanciato in Italia praticamente in contemporanea. Questo è decisamente positivo: date un’occhiata ad esempio alle righe che l’inglese The Economist dedica all’ebook nell’articolo di settimana scorsa The rebirth of news.

Troppo facile fare come ha fatto via Solferino: dichiarare che, non si sa quando, il Corriere sbarcherà su Kindle.

Appena gli ebook reader con connessione WiFi saranno venduti ad un prezzo accettabile, abbonarmi ad un quotidiano epaper sarà la mossa successiva. La pila di giornali arretrati sullo scrittoio diventerà un bel listing di file sulla memoria flash del lettore ebook, ma non ci sarà nessun rimpianto, purché le firme continuino ad essere quelle di Giannini, Serra, Gramellini, Gaggi, Calabresi, Boeri, Ferrarella, Folli e Scalfari.

Nel frattempo, un applauso alla Stampa di Torino per la lungimiranza e l’ottimo risultato.___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Criminalità e mafie: il ruolo di Internet nello scambio delle informazioni.



Tuesday
May 19,2009

Martedì 26 maggio 2009 alle 21 su Oilproject (la scuola online da cui nasce Shannon.it).

Una legge per la Rete: incontro con il sen. Luigi Vimercati

Una video-intervista online a cura di Stefano Quintarelli, fondatore di NNsquad Italia

Il sen. Luigi Vimercati, ex Sottosegretario al Ministero delle Comunicazioni e professore di filosofia al Liceo Parini di Milano, presenterà in una video-intervista curata da Stefano Quintarelli il progetto di legge del PD “Neutralità delle reti, free software e società dell’informazione”, sviluppato insieme all’onorevole Vincenzo Vita.

L’incontro, privo di alcuna valenza politica, è un momento di riflessione su alcune delle tematiche più rilevanti connesse alla regolamentazione della Rete; segue a distanza di pochi giorni un convegno dedicato all’argomento con relatore il prof. Carter della Columbia University, New York, già membro dell’office of studies della FCC, convegno organizzato dalla Fondazione Bordoni in collaborazione con NNsquad.it.

Luigi Vimercati

È un politico italiano (attualmente senatore). Laureato in filosofia all’Università Statale di Milano, dal 1995 è docente di storia e filosofia presso il Liceo Parini, situato nel capoluogo lombardo.

Dal 2002 è membro del CdA della Fondazione ISEC (Istituto per la storia dell’Età Contemporanea).

Dal 2002 al 2005 è stato Presidente dell’Agenzia per la Promozione dello Sviluppo sostenibile del Nord Milano (ASNM).

Dal 2004 al 2007 è stato assessore al lavoro, attività economiche e innovazione, agricoltura, turismo, con delega per l’alto Milanese della provincia di Milano.

Il 18 maggio 2006 è stato nominato Sottosegretario al Ministero delle Comunicazioni nel secondo governo Prodi.

Stefano Quintarelli

Nato nel 1965, cresciuto in Sudamerica, MSc in Scienze dell’Informazione dell’Universita’ di Milano. Ha operato prima come consulente e successivamente come imprenditore nel campo dei sistemi multimediali, della sicurezza informatica e delle reti di comunicazione. Tra le aziende fondate Presstoday.com, ceduta nel 2006, e I.NET, con IPO alla borsa di Milano e cessione a British Telecom nel 2000. Adesso si occupa di Eximia, una società specializzata nell’applicazione della tecnologia RFID.

Accanto all’attività profit ha contribuito a molte iniziative no profit, dando vita al progetto di sostegno all’associazionismo “Mondoaperto” (90 associazioni), contribuendo alla nascita di iniziative di sistema nelle tecnologie, in particolare nelle TLC in Italia, quali Aiip.it, Mix-it.net, Clusit.it, Aipsi.org, Equiliber.org.

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La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Guida HTML: realizzare layout liquidi con Notepad .



Thursday
Apr 2,2009

DI JOHN MADERO

Mentre in Europa Mozilla Firefox 3 batte Internet Explorer 7 (35,05% contro 34,54%) diventando così il browser più popolare del continente e mentre sulle pagine di TechCrunch si vocifera di un’imminente acquisizione di Twitter da parte di News Corporation per almeno 750 milioni di dollari, io vi scrivo da Perugia, dove sto assistendo al Festival Internazionale del Giornalismo come inviato di Liquida Magazine.

Il Festival è iniziato ieri e termina domenica con il Media Barcamp. Ieri ho seguito degli interventi inerenti il giornalismo di inchiesta e la funzione sociale dell’informazione. Nel tardo pomeriggio ho assistito ad un talk in cui Antonella Beccaria (che qualche anno fa aveva tenuto una lezione su Oilproject), Antonio Sofi e Mario Tedeschini Lalli parlavano del rapporto tra giornalismo e nuovi media.

Oggi cercherò di intercettare Tommaso Tessarolo, un esperto di WebTv artefice dell’esperimento N3TV e adesso responsabile di Current Italia, che alle 14 partecipa ad una tavola rotonda intitolata “Fare il giornalista. Un altro modo è possibile”.

Alle 15 assisterò a

SuperMedia: l’unione fa la forza
Intervengono Charlie Beckett (direttore POLIS London School of Economics), Paolo Liguori (direttore TGCOM), Marco Pratellesi (direttore Corriere.it), Giuseppe Smorto (condirettore Repubblica.it), Raffaella Soleri (Rainews24) e Eric Ulken (Los Angeles Times)

Secondo molti esperti entro 5 anni la newsroom integrata (carta, online, tv, radio e mobile) sarà di norma in ogni redazione. I SuperMedia salveranno il giornalismo?

In realtà – basta dare un’occhiata al programma della giornata – gli eventi interessanti sono moltissimi (parleranno, tra gli altri, anche Javier Moreno, Ezio Mauro, Sergio Romano).

Questa sera lascerò però il testimone a Luca Conti, che seguirà il Festival venerdì e sabato. Per il barcamp di domenica, invece, arriverà da Milano direttamente Gabriele Lunati, responsabile editoriale di Liquida.

Un saluto a tutti i lettori di Shannon!

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La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Gli strumenti di Google per fare SEO e ottimizzare il nostro posizionamento.



Wednesday
Mar 25,2009

DI DARIO BORSOTTI

Spot.Us è un processo – non un prodotto.

Si sente spesso dire che l’editoria, nostrana ed internazionale senza distinzione, è morente, e che il giornalismo d’inchiesta sta morendo con essa. I più critici dicono che ad ucciderlo abbia contribuito non poco la rete.

Come afferma Cory Doctorow, Internet mastica e risputa i media, talvolta essi ne escono più robusti, alle volta più profittevoli, altre volte muoiono.

Se questo è vero, un progetto come Spot.us è l’ennesima spallata ad un palazzo diroccato.

Spot.us nasce come progetto no profit; un network di giornalisti professionisti localizzati tutti nell’area di S. Francisco. L’intenzione è quella di sfruttare il crowdfunding, ovvero il finanziamento dal basso per fare del giornalismo professionale e mirato.

Il meccanismo è semplice: chiunque può proporre argomenti su cui svolgere un’inchiesta e i lettori, se reputano interessante l’argomento, fanno una donazione. Quando si sono raccolti abbastanza fondi, il giornalista si impegna a svolgere il servizio.

“Spot us è un esperimento in divenire” – afferma il suo fondatore David Cohn – “che si focalizza su notizie di minor impatto, ma di alto contenuto sociale“.

Spot.us è innanzitutto una piattaforma, non una nuova organizzazione, ed essendo il codice opensource si auspica che altre realtà giornalistiche possano nascere seguendo il medesimo modello (“Anyone can take the code for Spot.Us and create their own version of it!”).

È il tentativo di applicare nuove strategie all’editoria. Non vuole sovrapporsi al giornalismo classico, ma vuole esserne un complemento.

La (non poi tanto) lenta agonia dei mezzi di informazione cartacei insegna ai reporter di nuova generazione
che devono saper essere destreggiarsi tra le necessità espresse dai lettori, un uso intensivo
di fonti dati eterogenee e un collaborazionismo spinto
.

Punti di forza dell’iniziativa? Personalmente li identifico nel riuscire a mantenere un forte controllo dei contenuti; ciò è permesso dal fatto che il reporter mantiene una piena autonomia nello sviluppo dell’inchiesta. Questo aspetto risponde alla maggiore critica che si può avanzare: se il vicino di casa paga per un articolo che lo riguarda, quanto è diverso da una compagnia del tabacco che appoggia un articolo sul fumare? Nel caso di Spot.us una eventuale influenza da “sponsorizzazione”, è mantenuta minimale.

Ma più interessante: un tale approccio sarebbe replicabile anche in Italia? Sarebbe un modello
economicamente sostenibile? Negli Stati Uniti la rete è molto più pervasiva, tanto che sono apparse recensioni riguardanti Spot.us non solo su Wired, ma anche sul Los Angeles Times e il NY Times: non proprio i primi arrivati.

Potrebbe essere la risposta ad un mercato sovraffollato di semi professionisti, mal pagati? Potrebbe esserlo per una asfittica libertà di informazione?

Difficile crederlo. Come tutti i progetti basati sul bottom-up e i crowd-payment il vero collo di bottiglia
sta nella visibilità, e in una nazione disconnessa come la nostra…

Rimane però valida la tendenza che Spot.us rappresenta: sempre maggior professionismo nel distribuire
l’informazione. Freelance preparati ed indipendenti, che forniscono un plus valore effettivo rispetto ad un semplice sistema di collecting come può essere Google News.
Un giornalismo per cui vale la pena di pagare, quindi lontano dai quotidiani generalisti.

Per chi si interessa di questi argomenti suggerisco almeno la lettura di Alterman.

RISPOSTA DI JOHN MADERO

Spot.us è un’iniziativa che sorprende già dalla pagina About. Una soluzione non convenzionale e radicale al problema del finanziamento del giornalismo indipendente (o delle piccole attività editoriali).
Non credo però che sarebbe un problema di visibilità a rendere impraticabile un progetto del genere in Italia.
Spot.us rivoluziona il modo in cui gli articoli vengono scritti, non il modo in cui vengono presentati, quindi:
- Il pubblico di riferimento sarebbe quello che già si informa su Internet, già abituato a questo tipo di media. Spot.us in Italia farebbe concorrenza a Repubblica.it, non al quotidiano LaRepubblica.
Il problema di visibilità quindi secondo me non c’è: si tratterebbe di un sito che offre contenuti scritti da professionisti o semiprofessionisti che emerge per la sua qualità (in Italia vedi PuntoInformatico, OneBlogNetwork, blog di giornalisti come Gilioli, Sofri, De Biase).
- La struttura di Spot.us, se non sbaglio, non vieta comunque che il contenuto venga pubblicato su altri media, incluso il buon vecchio quotidiano.

La coscienza civile americana ha una lunga storia di battaglie per la trasparenza dell’informazione ed una forte antipatia per l’influenza della politica sul giornalismo e i media.
La domanda quindi è: quanti italiani sono disposti a pagare per un articolo veramente indipendente dall’influenza degli inserzionisti e degli editori, quando possono averne uno un po’ meno libero, ma gratuito?

Detto questo, sono in prima fila per contribuire a suon di euro per un eventuale Spot.it!___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Pasolini e Gadda. Vecchio e nuovo fascismo.



Thursday
Feb 26,2009

DI JOHN MADERO

Le risposte a Shannon.it di Riccardo Luna, direttore dell’edizione italiana, e il rapporto che noi di Oilproject abbiamo con Wired.

A Milano, in piazza San Babila, Wired arriva intorno al 10 del mese. Il numero di febbraio è notevole: un reportage approfondito sulle lobby ed i giochi di potere che hanno fatto saltare l’accordo pubblicitario tra Google e Yahoo!, la storia del gigante americano delle telecomunicazioni Comcast e del suo leader Brian Roberts ed una sezione della rivista dedicata agli utilizzi software – decisamente non convenzionali – della tecnologia GPS.
Questo mese, però, di Wired ne sono usciti due. Giovedì scorso è apparso il primo numero della versione italiana, sempre edita da Condé Nast.
Una sfida difficile per Riccardo Luna, che si è assunto la responsabilità di far emigrare oltreoceano un format che negli USA ha fatto la storia.
“Wired in Italia” – ci racconta Luna – “sarà identico e molto diverso da quello originale”. Identico e molto diverso? Un bel casino, pensiamo noi.
“Sarà diverso” spiega l’ex caporedattore di Repubblica – “nel senso che non più del 20 per cento dei contenuti verranno tradotti da Wired Us. Ma sarà identico nel Dna, nel modo di guardare alle cose, di cercare grandi idee che cambiano il mondo”.

Io ho diciotto anni e leggo Wired da tre: non posso negare che di aspettative sulla versione italiana ne avessi molte.
Lo spirito di Riccardo è quello giusto, ma sorge spontanea la domanda: grandi idee che cambiano il mondo, in Italia, ce ne sono davvero?
Certamente non basta la scoperta di Massimo Banzi e del suo Arduino, che Luna ha ricordato ancora nel suo intervento su Radio2 di settimana scorsa, per giustificare la nascita della rivista. Nel primo numero c’è una sezione – introdotta da un rigenerante pezzo di Luca – dedicata a 24 storie italiane “da tenere d’occhio”. La mia domanda, banale quanto volete, è: nel prossimo numero, cosa ci mettete? Le avete altre 24 storie?

Non sono l’unico esigente in circolazione; Mauro Rubin, PwC Italia e da sempre collaboratore di Oilproject, pensa che Wired sia “un led lampeggiante, un ced al buio, da sempre uno specchio sulla realtà del cyberspazio”. Roba forte, insomma.

Ci chiediamo quindi con che criteri verranno scelte le storie di Wired Italia. “Naturalmente con una grande attenzione agli innovatori italiani” – risponde Riccardo Luna – “Giovani, non solo anagraficamente, ma come modo di vedere e raccontare”. Il riferimento al pezzo di copertina, l’intervista di Paolo Giordano a Rita Levi Montalcini, è d’obbligo: “La prima storia è un dialogo fra un ragazzo di 27 anni e una signora di 99. Ci sono 62 anni di differenza ma non si sentono”.
Leggendo i commenti positivi su Internet, si capisce subito che mandare Giordano a parlare con RLM è stata la prima vittoria di Luna.

“Ho iniziato a leggere Wired nel 1995” – racconta Enrico Giubertoni, blogger tutor di Oilproject ed esperto di web marketing“Stavo preparando la mia (adorata) tesi di laurea sperimentale sulla comunicazione aziendale esterna sul World Wide Web”. Il primo numero di Wired era già uscito da due anni. “Allora si usavano ancora gli Opacs, (r)esistevano i Gopher ed era appena nato Netscape sulle ceneri di Mosaic”.
Wired per me rappresentava l’idea di una utopica frontiera – conclude Enrico – “Ricordarlo mi emoziona ancora: anche per questo motivo mi sono subito abbonato alla versione italiana”.

Il primo numero di Wired Italia ha delle fotografie incredibili ed è graficamente molto piacevole. Le infografiche (ad esempio quella sulla distribuzione dei super computer nel mondo) stupiranno molti italiani. Lo stesso vale per il paginone dedicato al “culto dell’informazione”.
Da leggere anche il contributo di Giovanni Bignami, ex presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, e la descrizione del progetto milanese Greenfluff, un innovativo sistema di smaltimento. Non manca la leggerezza che contraddistingue la versione americana: “Campionato del lancio del fiasco” e “DeTest. Quanto sei Bono?” (Sì ok, quest’ultimo se lo potevano risparmiare).

Abbiamo chiesto a Riccardo Luna come pensa di mantenere vivo il dialogo con i lettori. Oltre al faccia a faccia su CurrentTV, molta importanza viene attribuita al sito ufficiale della rivista: “Abbiamo aperto un sito, Wired.it, con un suo direttore e una sua redazione. E intanto la redazione del magazine continuerà ad essere presente sui social network per uno scambio reale, peer to peer, con i suoi lettori”.
Il sito in questione ha incontrato le critiche di molti. Mantellini, ad esempio, scrive: “E’ molto presto per tutto ma dopo qualche giorno di osservazione curiosa mi sembra abbastanza pacifico affermare che il sito web di Wired Italia non sia a livello della fama del giornale e nemmeno lontano parente del suo cugino americano. Per non parlare della assurda concentrazione pubblicitaria della sua homepage”. Ed in effetti l’advertisment è talmente invasivo da rendere scomoda l’esperienza di navigazione.

Viene spontaneo chiedersi: la storia recente (NYT in primis) non insegna forse che la redazione cartacea e quella online vanno unite? Non è assurdo che proprio Wired, con un prodotto lanciato nel febbraio 2009, faccia questa scelta?
Non stiamo parlando solo degli articoli: sicuramente l’art director David Moretti e gli altri che hanno reso la versione cartacea così piacevole alla vista possono contribuire alla versione online.

La partita di Wired Italia si gioca tutta sul secondo numero. Auguri a Riccardo Luna!

Ah, dimenticavo.
Wired: la rubrica di Matteo Bordone sulle macchine domestiche.
Tired: Paulo Coehlo che dice “penso che sia meraviglioso che la gente possieda una biblioteca”
Assolutamente Expired: il sito web sviluppato con Asp.net…___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Arte e civiltà micenea: cenni storici e introduzione.



Friday
Feb 13,2009

Esattamente quattro anni fa, nel febbraio del 2005, Google ha acquistato un gigantesco lotto di terreno nello stato dell’Oregon, ha costruito due magazzini – grandi ognuno come un campo da calcio – e li ha riempiti di server. Si tratta del cosiddetto “Progetto 2″.
Non è un caso isolato. Il Grande Fratello dei motori di ricerca – da solo – controlla decine di questi centri di elaborazione dislocati nei luoghi meno accessibili del pianeta.
A cosa serve questa gigantesca potenza di calcolo?
Queste reti di decine di migliaia di computer connessi ad altissima velocità alla rete Internet sono la prerogativa tecnologica di un’architettura dell’informazione e del servizio chiamata cloud computing, che non è più soltanto il pane quotidiano di Google o altre web companies della Valle del Silicio, ma è alla portata di qualsiasi privato, pubblica amministrazione o piccola azienda.

In un’ottica tradizionale un client (il vostro computer) invia una richiesta ad un preciso server (quello su cui ha sede il vostro sito preferito) che si proccupa di soddisfare la richiesta restituendo la pagina a cui siete interessati.
Il computer che vi risponderà sarà sempre e solo il destinatario finale della richiesta che avete inviato e – questo è fondamentale – le risorse (memoria, potenza di calcolo, archivio dati) che verranno utilizzate saranno unicamente quelle del singolo computer che avete contattato.

Un sistema di servizi online progettati con un’architettura di cloud computing, invece, prevede una distribuzione del carico di lavoro generato dalla vostra richiesta.
Ecco un esempio. Se da un internet point della Stanford University aprite la homepage di Facebook, la vostra richiesta non verrà gestita da un computer a Santa Clara (dove è allocato il principale centro di elaborazione), ma verrà affidata ad una nuvola.
Il sito vero e proprio (con pagine processate in real time o recuperate dalla cache) verrà gestito da uno delle centinaia di server presenti nella webfarm di San Francisco (a pochi chilometri da dove vi trovate), mentre – per quanto concerne il database, e cioè l’archivio dati – si occuperà della vostra richiesta la potenza di calcolo di Santa Clara.
Le foto ed i video pubblicati sui Wall del social network, invece, vi verranno inviati da un’altra categoria di server, quelli di storage, localizzati quasi tutti a Santa Clara.

Il risultato, insomma, è un elaborato sistema di redistribuzione del carico di lavoro completamente delocalizzato e tecnologicamente decentrato, la nuvola appunto.
Non importa chi servirà la vostra richiesta e dove quel computer si trova, quello che conta è avere la vostra pagina pronta in pochi secondi.

Questo tipo di rivoluzione viene paragonata da Nicholas Carr, giornalista di testate come Wired, New York Times e Financial Times, a quella della creazione di una rete elettrica nazionale negli USA.
Così come prima ogni azienda produceva – con costi tecnologici e di risorse umane decisamente alti – la propria energia elettrica e poi finalmente con il lavoro di Insull, pupillo di Edison, ogni azienda ha potuto acquistare a bassissimo costo energia elettrica prodotta in modo centralizzato dalla General Electric e distribuita attraverso una rete capillare, così grazie alla rivoluzione del cloud computing – racconta Carr in The Big Switch. Rewriting the world from Edison to Googlele aziende stanno buttando via i server che, con alti costi di manodopera ed uno spreco di risorse non indifferente, venivano mantenuti nei loro uffici, e si sono affidati a servizi di nuvole di calcolo offerti da provider esterni.
Altri esempi di successo sono le reti di cloud computing create da Skype, il servizio di VoIP acquistato da Ebay, e BitTorrent, uno dei sistemi più popolari per condividere su Internet file, musica e film.

Se non siete una grande azienda, è molto difficile che decidiate di costruire da zero la vostra nuvola. La soluzione più popolare è affidarsi ad offerte come Amazon Web Services, grazie alle quali potrete eseguire le vostre applicazione e i vostri siti web su sistemi di cloud computing solidi ed affidabili creati da provider come Amazon, il popolare sito di ecommerce creato da Jeff Bezos.
Con il servizio EC2 potrete eseguire le vostre pagine sulla nuvola di Amazon, che ha recentemente aperto delle webfarm in Europa ed offre quindi a noi italiani una velocità di risposta sempre maggiore. S3 è adibito alla memorizzazione di dati, utilizzando appunto gli hard disk decentralizzati della nuvola e infine SimpleDB, che permette di utilizzare i database di Amazon per i vostri archivi.
Tutto questo pagando solamente quello che utilizzate e cioè, nella maggior parte dei casi, poche decine di centesimi al giorno.
In un prossimo articolo prenderemo in considerazione le critiche che sono state mosse a questa architettura (la più recente è quella del guru Richard Stallman).___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Apple, ovvero la fiction: il ritorno al funzionalismo nel design dell’azienda di Steve Jobs.



Thursday
Feb 5,2009

Oilproject – la scuola virtuale che anima le pagine di questo blog – ha organizzato per febbraio e marzo sei lezioni tenute da esperti, imprenditori o professionisti del mondo di Internet, dell’innovazione e della tecnologia.

Ecco il calendario degli eventi gratuiti ed accessibili a tutti:

Martedì 10 febbraio alle ore 21. Amministrazione digitale e semplificazione dello Stato
A cura di Paolo Zocchi, presidente onorario dell’associazione “UnaRete Democrazia Digitale, Internet, Alfabetizzazione”, titolare delle cattedre di “Modelli e Strategie di E-Government” presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Roma Sapienza, e di “Tecniche della formazione a distanza” presso la Facoltà di Psicologia dell’Università dell’Aquila. È stato consigliere per l’Innovazione del Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Locali Linda Lanzillotta. È vice direttore della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione Locale.

Venerdì 13 febbraio alle ore 21. I social network e la privacy
A cura di Massimo Melica, avvocato cassazionista del Foro di Milano, socio dello Studio legale Melica, Scandelin & Partners con sedi in Roma, Milano, Bologna e Madrid (www.smsp.it).Socio fondatore della Fondazione Italiana per l’Innovazione Forense (F.I.I.F.); è presidente Centro Studi di Informatica Giuridica. Titolare della cattedra di “Informatica giuridica” presso l’Università “Giustino Fortunato” di Benevento. Componente della “Commissione europea IT Law” presso il “Council of the Bars and Law Societies of the European Union” (CCBE) Bruxelles.

Lunedì 16 febbraio alle ore 21. Percorso teorico-pratico sulle licenze Creative Commons
A cura di Simone Aliprandi, avvocato e scrittore, è il responsabile del progetto Copyleft-italia.it e si occupa ormai da alcuni anni di diritto del settore ICT e più specificamente di copyright e copyleft. Rilascia tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Fra le sue pubblicazioni più conosciute: “Teoria e pratica del copyleft”, “Capire il copyright. Percorso guidato nel diritto d’autore” e “Creative Commons: manuale operativo”.

Martedì 17 febbraio alle ore 21. KDE 4.2: una panoramica sul desktop del futuro
A cura di Dario Freddi e Riccardo Iaconelli, due giovanissimi programmatori milanesi che – nonostante l’età – collaborano con il gruppo internazionale di sviluppo del desktop manager KDE lavorando principalmente su Solid e Plasma. Hanno collaborato allo sviluppo dello stack di gestione energetica, della shell di Plasma, e a vari plasmoidi nell’albero principale di KDE. Lavorano inoltre su KDEmod e Chakra.

Lunedì 2 marzo 2009 alle ore 21. La neutralità della Rete: cos’è e perché è importante parlarne
A cura di Stefano Quintarelli, imprenditore nel campo dei sistemi multimediali, della sicurezza informatica e delle reti di comunicazione. Tra le aziende fondate Presstoday.com, ceduta nel 2006, e I.NET, quotata alla borsa di Milano e ceduta a British Telecom nel 2000. Adesso si occupa di Eximia, una società specializzata nell’applicazione della tecnologia RFID. Accanto all’attività profit ha contribuito a molte iniziative, dando vita al progetto di sostegno all’associazionismo “Mondoaperto” (90 associazioni), contribuendo alla nascita di iniziative di sistema nelle tecnologie, in particolare nelle TLC in Italia, quali Aiip.it, Mix-it.net, Clusit.it, Aipsi.org, Equiliber.org.

Martedì 3 marzo 2009 alle ore 21. La prossima Internet degli Oggetti
A cura di David Orban, esperto di product marketing, sales development e globalizzazione. Ha un suo blog in italiano, uno in inglese ed uno in ungherese. È CEO e fondatore di Questar. È uno dei massimi esperti italiani di mondi virtuali: su Second Life ha creato la comunità Vulcano. È advisor presso la Singularity University della Silicon Valley, supportata da Google e dalla Nasa. In California ha fondato, insieme a Leandro Agrò e Roberto Ostinelli, WideTag Inc. che, con il progetto OpenSpime, cerca di rivoluzionare – attraverso l’alta tecnologia – il rapporto tra Internet, oggetti e ambienti.

Be Free To Learn!___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Arte greca: l’Olpe Chigi e la ceramica protocorinzia.



Sunday
Jan 4,2009

Nato nel novembre del 2000, Catapulta.it è stata delle prime realtà italiane ad occuparsi del mondo del lavoro sul web.
Cresciuto in maniera esponenziale nel corso degli anni, attualmente il sito vanta quasi 400.000 utenti unici mensili, 4 milioni di pagine viste al mese ed oltre 100mila utenti registrati e che, attraverso l’esclusivo servizio.

Il nostro obiettivo è quello di favorire l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro, integrando tutti i canali a nostra disposizione: il giornale in edicola, la distribuzione free press ed Internet.

da “Chi siamo” di Catapulta.it

Come si distingue Catapulta dagli altri siti di e-recruitment? La novità – ripresa tra l’altro da Repubblica a novembre – è quella di un canale televisivo online (una web tv, appunto) completamente dedicata alla ricerca di lavoro e alla presentazione di annunci di posizioni vacanti.

Dalla homepage di Catapulta TV, potete guardare una robotica annunciatrice che presenta, ogni due settimane, le offerte di lavoro più interessanti, di cui poi la community potrà discutere nelle aree sociali del sito. Segue una dettagliata descrizione di quali mansioni esattamente dovrebbero essere svolte dall’utente di Catapulta che decidesse di rispondere all’annuncio.

Un progetto che richiede senz’altro un impegno notevole da parte dello staff. Dimenticando per un attimo che si tratti di un’iniziativa – almeno in Italia – anomala e senza precedenti, siamo sicuri che il gioco valga la candela?

Ecco le opinioni di alcuni blogger di Shannon.

ENRICO GIUBERTONI

Interessante questa commistione tra televisione e Web, ma siamo sicuri che aggiunga veramente qualcosa di nuovo la riproposizione di una trasmissione sul lavoro simile a quelle realizzate in Televisione? Non sarebbe più strategico puntare per le aziende che si occupano di ricerca di personale puntare su un modello sociale?

Io trovo che si senta sempre nell’approccio italiano al Web una nostalgia del broadcasting televisivo. Se in Europa si punta ad un sistema di reti di relazioni sociali come ad esempio Viadeo per l’Europa,  Linkedin.com per gli USA,  Neurona.com per Spagna e mondo Ispanico e Latino, l’Italia punta ancora a mettere la televisione nel web.

Non sarebbe meglio creare delle relazioni tra siti di Recruitment e siti di Reti di relazione lavorative? Non gioverebbe a chi cerca lavoro conoscere socialmente la reputazione delle aziende che offrono lavoro in stile Ciao.it in modo da capire l’approccio lavorativo di una azienda? Sembra proprio che il Marketing Italiano veda internet come la sorella minore della televisione, mentre in realtà gli italiani stanno già gozzovigliano con il Marketing Sociale vedendo sempre meno la televisione.

Io penso che il Social Web abbia un campo di applicazioni molto più vasto del semplice entertainment sociale in stile FaceBook.com e MySpace.com

SIMONE ONOFRI

Il computer e il web viene visto solitamente dai main stream media – a parte pochi illuminati – come un surrogato della tv, dove c’è sempre lo schermo e la tastiera e mouse al posto del telecomando

L’idea dei video non è comunque nuovissima:
- storicamente nei “provini”, in particolare per arti e spettacolo, si mandavano VHS.
- la Rai con Nuovi Talenti permette di fare questo lavoro in maniera 2.0.
- lo stesso vale per le presentazioni aziendali.

P.S. Ovviamente il gioco sta anche nel creare link nuovi tra cose note (Vilfredo Pareto).

JOHN MADERO

Link nuovi tra cose note: nessun dubbio in merito.
Così come esiste chi ha l’ossessione di dover camuffare strumenti vecchi con cose nuove (e su questo Enrico ha ragione, in Italia siam pieni di menti del genere), secondo me c’è anche chi, all’opposto, ha il chiodo fisso di dover per forza trovare della vetustà in quella che prova timidamente ad essere innovazione.
La WebTV non è uno scimmiottamento della TV tradizionale. L’unica cosa che hanno in comune è il contenuto “video”.

Non capisco quindi perchè, se tra i mille siti di offerta/ricerca di lavoro che esistono finalmente ne arriva uno con qualcosa in più, bisogna per forza dire che c’è del vecchio in questo tentativo.

Ok, non si tratta di una rivoluzione, e nemmeno di un cambiamento significativo, ma l’idea di Catapulta.it di creare una web tv (che con la TV tradizionale, ripeto, in comune ha solo un paio di lettere) dedicata al settore del e-recruitment mi sembra un piccolo passo avanti. Se non altro, qualcosa di diverso.

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La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Tutela della privacy nel marketing su Internet, via fax o sms.



Tuesday
Dec 16,2008

Ecco una scheda di comparazione fra diversi sistemi di aggregazione e valorizzazione di contenuti generati dagli utenti. Si parla di BlogBabel, Liquida, Memesphere, MyBlogJournal, Technorati e Wikio.

Vengono presi in analisi vari aspetti: supporto alla catalogazione di immagini e video, efficacia dell’interfaccia, tracking delle discussioni, sistemi di ranking utilizzati, sistema di votazione e condivisione, individuazione di articoli correlati, widget da inserire nel proprio sito, statistiche e comportamento rispetto ai contenuti dei media tradizionali.

VISUALIZZA LA SCHEDA

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La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Guida HTML: realizzare layout liquidi con Notepad .



Aforismi ad aeternum

"Ratzinger ha invitato i giovani alla castità. Se funziona con loro proverà anche con i preti."
Daniele Luttazzi

"Ciò che ho sempre trovato di più bello, a teatro, è il lampadario."
Baudelaire

"Non so se Dio esiste. Ma se esiste, spero che abbia una buona scusa."
Woody Allen

"Dio è un commediante che recita per un pubblico troppo spaventato per ridere."
Voltaire


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Claude Shannon è uno dei più grandi teorici del secolo scorso. Gettò le basi per la progettazione dei circuiti digitali, scrisse una teoria dell'informazione ancora oggi ampiamente considerata, fondò la teoria matematica della crittografia e creò uno dei primi programmi scacchistici per computer.
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