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Friday
May 25,2007

ECDL (European computer driving licence), detta anche Patente europea per l’uso del computer in Italia, è una certificazione della formazione informatica di base riconosciuta in 17 paesi europei. Serve per attestare la capacità di lavorare col personal computer e con le comuni applicazioni e la conoscenza essenziale della tecnologia dell’informazione (IT).

DI NELLO COPPETO

In molte scuole ed università si parla di ECDL (European Computer Driving Licence). Dal sito di questa certificazione possiamo leggere che si propone di “attestare la capacità di saper usare il personal computer a diversi livelli di approfondimento e di specializzazione”.

L’hacklab di Torino, conosciuto come Underscore, sostiene che “Saper usare il computer” non si limita alla serie di azioni meccaniche presentate dai corsi per sostenere gli esami ECDL, ma sotengono che “saper usare un computer”significhi invece avere la vera padronanza del mezzo ed avere coscienza delle problematiche che da esso scaturiscono. L’Underscore dunque afferma che “saper usare un computer” significa anche saper *valutare la qualità di un software*, riconoscere se è stato sviluppato seguendo un modello ‘aperto’ o ‘chiuso’.

Dunque hanno proposto un corso in cui si tiene conto anche delle problematiche del *trusted computing*, della scelta, oltre che dell’utilizzo, del software; alle questioni del controllo del sistema, del diritto alla privacy, della sicurezza; alle tematiche della proprietà intellettuale.

Affermano dunque che “saper usare un computer” non significa “saperscrivere una lettera”.*Per le motivazioni appena esposte l’*Underscore _TO* Hacklab di Torino* *ha proposto una certificazione, chiamata OCDL, Open Computer Driving Licence*.

Per maggiori info: http://www.autistici.org/underscore

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RISPOSTA DI MARIO GOVONI

Per conseguire la patente di guida dell’auto dobbiamo conoscere a menadito il secondo principio della termodinamica?
Voglio sfatare alcuni falsi miti: l’ECDL Core è un attestato che certifica che si sanno usare alcuni prodotti software (liberi o proprietari non importa … l’esame può essere sostenuto anche su Linux, OpenOffice e Firefox/Thunderbird), non che si sa usare il computer, affermazione mai fatta dall’ente certificatore. Questo fatto è facilmente verificabile se solo i detrattori di questa istituzione si prendessero la briga di leggere il Syllabus.

Per gli usi più approfonditi si possono conseguire le ECDL Advanced, che certificano che si conosce e si sa usare un elaboratore di testi, un foglio elettronico, un gestore di database oppure un programma per la realizzazione di presentazioni; anche in questo caso è possibile sostenere l’esame su software liberi o proprietari: dato il grado di difficoltà, sfido molti detrattori dell’ECDL a superare un esame di livello Advanced …

Secondo falso mito è quello del grande successo della certificazione: a oggi Aica ha rilasciato circa un milione e trecentomila skills card Core Level, alla quali corrispondono, a mio avviso, non più di un milione di patenti conseguite … quanti sono gli utenti di Internet in Italia? Quanti di loro usano un antivirus o un firewall? L’ECDL Core, almeno, li informa del problema e da loro rudimenti di sicurezza informatica.

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Quanti sono gli utenti che conoscono le norme sulla sicurezza del posto di lavoro? L’ECDL Core, almeno, dice loro quali accorgimenti evitare per ridurre i danni alla salute derivanti dall’uso del computer.
Ci sono errori, nel Syllabus, e anacronismi, è certo, ma ci sono anche argomenti dei quali, altrimenti, la gran massa degli utilizzatori non sarebbe consapevole. L’iniziativa di Hacklab Torino è condivisibile e trova il mio appoggio, ma non incondizionato: a quanti dei circa trenta milioni di utenti di computer italiani possono interessare veramente le nozioni indicate nell’OCDL? Alla quasi totalità di loro interessa che il computer, una volta acceso, faccia, più o meno, quello che loro desiderano, e per esperienza personale posso garantire che il livello della domanda è molto, molto basso.

Mi pare che in questi progetti si faccia molto idealismo e ci sia anche una sorta di technosnobismo: Linux = ottimo, Windows = pessimo. Lasciamo da parte l’idealismo e dotiamoci di una dose di sano realismo: ci sono prodotti free che sono delle boiate pazzesche e ci sono prodotti proprietari molto buoni, come, viceversa, ci sono prodotti free assolutamente di altissimo livello e prodotti proprietari tragicamente inadeguati, ma ritengo che i produttori di software abbiano la libertà di seguire il modello cattedrale o il modello bazaar, senza che questo influenzi il giudizio sul loro lavoro. Sarà il mercato, cioè la massa degli utenti, a stabilire se un prodotto avrà o meno successo.
Qui non è un problema di ECDL, di OCDL o di altre certificazioni … qui è un problema di alfabetizzazione, di vera alfabetizzazione informatica … prima di pensare a qualsiasi tipo di patente occorre insegnare a queste persone a camminare.___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Federalismo fiscale in Italia: cosa cambia e come.



Wednesday
May 23,2007

Web 2.0 si riferisce alle tecnologie che permettono ai dati di diventare indipendenti dalla persona che li produce o dal sito in cui vengono creati.
La differenza sta nel vedere i servizi Web più come applicazioni interattive ed effettivamente utili all’utente piuttosto che raccoglitori di pubblicità e notizie a senso unico.
Insomma, applicazioni web intese come vere e proprie piattaforme, condivisione dei contenuti e partecipazione degli utenti.

DI SIMONE ONOFRI

Esiste il Web 2.0? E’ veramente cambiato internet? Ma tutto questo cosa comporta?

Le riflessioni e i dubbi su questo Web 2.0 sono del tutto lecite. Come sviluppatore web, non molto è cambiato tra quando si faceva il Web 1.0 o il 2.0. I processi sono simili e cambia qualche tendenza in fatto di design e di servizi da offrire, ma il succo rimane quello. Sempre XHTML scriviamo, finalmente con un pò di CSS resi in maniera decente…
Se prima i non adetti ai lavori usavano Front Page e Word per pubblicare i contenuti, ora utilizzano Word Press, o un altro sistema di blog… ma è vero, da quando la rete si è sviluppata nel mondo (e non parliamo del 2005) coprendo non solo gli ambienti militari e di ricerca, si è subito detto che sarebbe stata una voce per tutti.

Ricordo qualche anno fa, quando nella mia scuola avevamo un modem 56k, poi sostituito da un modernissimo ISDN 64k, poi con doppia linea a 128k e così via… usavamo Geocities e Xoom per pubblicare i nostri contenuti gratuitamente, con degli indirizzi che avrebbero fatto paura al Grande Fratello Google stesso, e in cambio del favore facevamo mettere un banner – o il fatidico popup – così da portare con qualche click un guadagno a chi ci ospitava.

Ora abbiamo i Blog, le Tribù Globali, Shamani mediatici e mezzi più potenti: CMS veloci e gratuiti, spazi e domini che si trovano in omaggio nelle buste delle patatine… e in cambio dell’hosting gratuito cosa dobbiamo dare? Uno spazio di pubblicità testuale, oppure il contenuto stesso che, per chi lo ospita e lo riutilizza, come meglio crede.

La pubblicazione di un contenuto è più semplice, la sua fagocitazione immediata e il suo sfruttamento istantaneo. Il modello di mercato è semplicemente spaventoso. Noi mettiamo i contenuti su MySpace, YouTube (da non perdere la nota tecnica di marketing anche solo nel nome)… ma poi, chi ci guadagna? Google ci permette di fare a gara a chi etichetta (o tagga, pardon) le immagini… ovvio che poi le immagini sono archiviate bene. Se questo è il 2.0…

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RISPOSTA DI MADERO

Come si può negare il radicale cambiamento nel lavoro degli sviluppatori avvenuto con l’ascesa del Web 2.0?

Pensate anche solo alla chiave di svolta: gli utenti sono anche produttori di contenuti.
Io sviluppatore, quindi, non devo più scrivere un software web fine a se stesso, ma piuttosto una prima parte di applicazione che verrà poi completata, nelle funzionalità o nei contenuti, da tanti emeriti sconosciuti.
Il gioco consiste quasi nel riuscire a convincere il navigatore, con la parte di applicazioni da noi sviluppata, che quello sia il sito giusto a cui dedicare tempo e in cui inserire i propri contenuti.
Insomma, una moltitudine di anime disperse pronte per essere accalappiate da un’ingorda piattaforma aperta.
Chi si conquista il maggior numero di anime, avrà più contenuti, più traffico, più introiti pubblicitari e, senza perifrasi, vincerà la partita.

Se neanche questo rivoluziona le perverse notti degli sviluppatori web, non vedo davvero cosa potrebbe farlo!

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Quello che mi preoccupa, appurata l’evoluzione dei mezzi utilizzati, è quello che gli @ccalappia-anime (me incluso, che spero commentiate questo post) faranno dei contenuti raccolti.
C’è chi, con correttezza, utilizza determinate licenze per garantire la perpetua libertà di fruibilità del contenuto. C’è chi, con calcoli sicuramente a lui non svantaggiosi, condivide con il co-produttore di contenuti una parte dei suoi ricavi.
Infine c’è chi, senza farsi troppi problemi, sfrutta l’entusiasmo del pubblico e la qualità della propria piattaforma e ne trae ingentissimi guadagni netti.

Polemiche a parte, l’importante è capire che non è oro tutto ciò che luccica. Persino il Web 2.0, di cui dovunque si decantano le lodi, ha i suoi inquietanti lati oscuri, che potrebbero essere la causa stessa della sua implosione.
C’è anche qualche furbo che, prevedendo questa inversione di tendenza, mette già le mani avanti parlando di Web 3.0

Link di approfondimento:
http://www.oreillynet.com/pub/a/oreilly/tim/news/2005/09/30/what-is-web-20.html
http://www.openarea.net/Web2.0.pdf___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Il Cimitero di Praga. Umberto Eco all’Inferno: la scelta dei personaggi negativi.



Aforismi ad aeternum

"Ratzinger ha invitato i giovani alla castità. Se funziona con loro proverà anche con i preti."
Daniele Luttazzi

"Ciò che ho sempre trovato di più bello, a teatro, è il lampadario."
Baudelaire

"Non so se Dio esiste. Ma se esiste, spero che abbia una buona scusa."
Woody Allen

"Dio è un commediante che recita per un pubblico troppo spaventato per ridere."
Voltaire


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CLAUDE SHANNON




Claude Shannon è uno dei più grandi teorici del secolo scorso. Gettò le basi per la progettazione dei circuiti digitali, scrisse una teoria dell'informazione ancora oggi ampiamente considerata, fondò la teoria matematica della crittografia e creò uno dei primi programmi scacchistici per computer.
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