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Wednesday
Sep 19,2007

DI FEDERICO MORO

Il percorso che segnalo di seguito per sfruttare al meglio i servizi sviluppati secondo i principi del Web 2.0 è arbitrario e non vuole essere una guida dei siti di qualità.

Prima di tutto, per chi ancora non l’avesse fatto, è bene scaricare e usare Firefox. Per quanto mi riguarda navigare con Internet Explorer è più faticoso e Firefox consente l’installazione di molti plugin che semplificano e velocizzano di molto il lavoro.

Una volta connessi, una buona tazza di caffè (o una cioccolata calda) e si comincia aprendo un account su Clipperz, gestore di password, su cui memorizzare tutti gli account: Clipperz memorizza nome utente e password e fornisce una lista di link diretti ai servizi che si utilizzano.

Un account di Google è un secondo, ragionevole step. Google Accounts è un pacchetto di servizi on line con avanzate funzioni di condivisione.

I servizi che finora ho testato e mi sono tornati piu’ comodi sono:

iGoogle: offre la possibilità di personalizzare la propria homepage e salvarla online; si può dividere la pagina in schede e caricare con piccoli moduli le funzioni più disparate. Io ho creato per me tre schede: Notizie, Strumenti e Cerca; nella prima raccolgo i feed delle pubblicazioni online che mi interessano, in Strumenti ho una raccolta dei link diretti ai pricipali servizi che uso e qualche utilità (mail, links, calcolatore, block notes, dizionario etc..); in Cerca ho caricato una serie di motori di ricerca tematici, se sono alla ricerca di cose mlto specifiche e di cui non so il nome preciso, questo è il posto da cui parto. Unica pecca l’impossibilità di condividere alcune pagine (quella di Notizie per esempio) e tenerle disponibili online per tutti o per un numero ristretto di persone. Una soluzione alternativa può essere Netvibes che funziona in modo molto simile.

Gmail: un account Gmail può tornare comunque comodo anche se si possiede già un indirizzo di posta: Gmail può fare da server online facendo un backup automatico di differenti account di posta. Con Firefox si può anche modificare l’aspetto grafico e la struttura della casella di posta aggiungendo nuovi servizi.

Google Calendar: aggregatore di calendari. Questo servizio si può rivelare molto utile soprattutto se usato in condivisione con altri. Consente di registrare i propri appuntamenti, organizzarli e decidere se pubblicarli on line o condividerli con una o più persone.

Google Reader: aggregatore di feed RSS (ce ne sono molti che offrono un servizio simile). Google Reader è comodo perchè si trova all’interno dell’account di Google (e quindi non richiede un’altra registrazione), ma soprattutto per le funzioni di pubblicazione delle notizie aggregate e per la possibilità di integrazione con gli altri servizi di Google.

Google Custom Search Engine: all’interno del pacchetto Google Coop, questo servizio consente di creare un motore di ricerca in stile grafico Google che cerca solo in determinati siti (selezionati dall’utente) o che cerca nell’intero web enfatizzando i siti selezionati. Anche qui il cavallo di battaglia è la possibilità di editare online il proprio motore e metterlo a disposizione degli utenti.

Google fornisce anche un pacchetto di office automation online che comprende un editor di testo, un programma di fogli di lavoro, blocco note, uploads e condivisione video (non ancora disponibile in tutti i paesi), chat, forums, etc…

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Altro basilare passo è un account su Zoho.

Zoho (che pare sia in trattativa per passare sotto Google) è una suite office online completa e ricca di opzioni. Alcuni sono dei doppioni dei servizi già presenti in google, ma la maggior parte sono software innovativi e ben pensati, di facile utilizzo e grandi potenzialità. In particolare suggerisco una particolare attenzione a:

Zoho Creator: sistema di database online che consente di creare maschere di inserimento dati e relativi elenchi. Veloce e leggero ha ottime possibilità di condivisione e interazione e può essere facilmente importato in pagine html. Se fino a poco tempo fa fare un form di raccolta dati online era una cosa complessa da fare in codice, adesso è un’operazione che richiede poche decine di minuti da parte di tutti.

Zoho Planner: un avanzato modulo di pianificazione attività, immediato e semplicissimo da usare; è un buon supporto per la gestione e l’organizzazione di classi, gruppi di lavoro, eventi etc…

Zoho Project: un’interfaccia di Project Management; se si sta lavorando a un progetto con attività e scadenza vincolate questo software (gratuito per il primo progetto con 100 mega di spazio disponibile, a partire da 5 dollari per piu progetti e piu spazio) aiuta nella pianificazione delle cose da fare con un sistema di calendari, forum e attività generando in automatico i diagrammi di Gant relativi.

Zoho CRM: per la piccola e media impresa un CRM articolato e completo (gratuito per i primi tre utenti, dal quarto utente a pagamento).

A questi servizi sono anche da tenere presenti i servizi di chat, meeting, mail, slideshow e wiki e gli altri servizi office che il pacchetto comprendere e che possono essere utili a seconda delle singole esigenze.

Streaming video o audio? Un account su YouTube e Odeo e posso importare video e file audio direttamente sul mio sito, blog o pagina personale, in servizi di community e condivisione dati come MySpace o FaceBook.

Non ne avete abbastanza? Date un’occhiata a Web 2.0 List.

Una volta delineata la propria strategia di comunicazione (intesa anche come servizi offerti all’utente/cliente) bisogna integrare il tutto in una piattaforma comoda che faccia da collante per le singole attività delegate al web e per raccogliere l’utenza attorno a un unico indirizzo.

Fatto questo le opzioni sono molteplici come diversi i tempi e i costi di realizzazione a seconda delle capacità tecniche e del risultato che si vuole ottenere.

La cosa più semplice e a costo zero è quella di creare un blog o registrarsi a un servizio come Googlepages (che a differenza dei blog consente di creare piu’ pagine distinte dalle impostazioni grafiche e layout modificabili).

Logo, claim, contenuti e links, vanno inseriti a seconda del proprio gusto e dell’effetto che si vuole ottenere. Poi editando l’html delle pagine si possono inserire i form fatti con Zoho per raccogliere informazioni, gli RSS delle notizie aggregate con Google Reader, e così via: immagini, streaming video e audio, documenti, forums, etc…

Alternativa al blog è un semplice html, per ottenere un ottimo risultato appoggiandosi ai servizi sopra citati è sufficiente conoscere giusto le basi fondamentali di un programma di editing (io uso dreamweaver) e come creare e gestire delle tabelle o poco di piu’.

Per avere un modulo di registrazioni, servizi dedicati agli utenti, profili personali o affini si può ricorrere ad un CMS, io uso Joomla: è gratuito, opensource e sostenuto da una comunità di utenti e sviluppatori solida e ramificata. Joomla può essere implementato con molti software di terze parti che ne fanno già di per sè un ottimo sistema di gestione e comunicazione, ma integrare questi con i servizi di cui stiamo trattando è la marcia in più per estendere i propri contatti e allargare lo spazio di azione.

A livello internazione questo trend di sviluppo sta cominciando a emergere, rivelando che le dinamiche tecniche sono più rapide di quanto sia possibili seguire per la maggior parte di chi comunica attraverso la rete. Il mercato al di fuori dei grandi colossi ha sviluppato una miriade di nicchie specializzate che competono a pari livello.

È ragionevole quindi pensare che conseguentemente avverrà una progressiva auto-formazione da parte degli utenti che selezioneranno i servizi a loro più congeniali per muoversi nello spazio in continua crescita del web.

Con i nuovi strumenti a disposizione si apre quindi la possibilità a chi ha fatto comunicazione fino ad oggi di sfruttare le nuove correnti tecnologiche per fare del web la piattaforma diretta di comunicazione: gli esempi già cominciano a esserci e si può facilmente immaginare che il loro numero verrà progressivamente incrementato, portando a una inversione dei ruoli: non più il web come conseguenza delle strategie di comunicazione, ma come causa di esse.

RISPOSTA DI JOHN MADERO

Mi è capitato di provare quasi tutti i servizi segnalati da Federico e li ho trovati tutti quanti validi (grazie al pendolo… stiamo parlando di Google e Zoho!), in particolare vorrei segnalare due features che secondo me vale la pena di provare (niente di nuovo in realtà…):
1) Con Google Calendar dallo scorso settembre potete ricevere dei promemoria via sms per i vostri eventi ed appuntamenti. Molto comodo e un notevole miglioramento per quanto concerne la convergenza digitale delle google web application.
2) Da qualche mese Google ha lanciato un’interfaccia per cellulare dell’aggregatore rss Reader. In soldoni, se avete una tariffa conveniente per il vostro traffico GPRS/UMTS (ad esempio Maxxi Tim Web Facile), potete comodamente dal vostro cellulare scorrere gli ultimi post dei vostri blog / siti preferiti rimanendo sempre aggiornati.

Tornando al discorso della migrazione di un office backend ad una webplatform, penso che se l’uso che si deve fare è professionale, convenga utilizzare delle applicazione installate su propri server.
Perchè?
Quando accettate le condizioni di utilizzo di software Google / Zoho / etc.., esonerate il fornitore del servizio da qualsiasi responsabilità per eventuali perdite di dati o malfunzionamento del servizio (vi ricordate quel centinaio di utenti Gmail che l’anno scorso hanno trovato il loro archivio di messaggi vuoto?)

Senza contare che il fornitore ha accesso all’intero vostro archivio (altro che privacy) ed è obbligato a cederlo in caso di un mandato della magistratura (è necessario un mandato? sì, almento in teoria…).

Ci sono gruppi di professionisti che in Cina o in Egitto hanno deciso di migrare le loro attività di editori indipendenti su webplatform di società come Yahoo, Microsoft o Google e che adesso ci salutano dalla gatta buia perchè queste multinazionali hanno dato accesso ai loro dati privati a governi… poco tolleranti.___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Tito Maccio Plauto: vita e opere.



Monday
Sep 17,2007

Nel giorno in cui la Corte di Giustizia della Comunità Europea respinge l’appello di Microsoft contro la multa da 497 milioni di dollari per abuso di posizione dominante (in merito vi consigliamo di leggere i resoconti di Gnuvox.info), stupiscono le parole del nuovo amministratore delegato di Microsoft Italia Mario Derba che qualche ora prima della sentenza, nonostante la recente vicenda inerente il formato OOXML, dichiara su Punto Informatico che una delle strategie su cui punta Microsoft è proprio l’interoperabilità!

Subito dopo Derba sente evidentemente il bisogno di dimostrare all’intervistatore che conosce il significato del termine ‘interoperabilità’ e aggiunge quindi “l’interoperabilità si inserisce nella strategia di apertura alle altre piattaforme utilizzate dalla clientela, senza preclusioni di principio”.

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Il valore che dobbiamo dare a queste parole viene ridimensionato, oltre che dalla stessa sentenza di questa mattina, anche del lucido commento di Carlo Piana, legale di Free Software Foundation Europe (uno dei protagonisti di questa vicenda giuridica):
Negli ultimi anni Microsoft ha continuato a percepire l’interoperabilità come un ostacolo da scavalcare. L’esempio più recente è quello del formato MS-OOXML, che Doug Mahugh di Microsoft ha descritto come una mossa commerciale per rispondere alla minaccia costituita dallo standard ISO ODF, che offre interoperabilità e possibilità di scelta. Considerazioni tattiche, e non tecniche, sono state alla base dei tentativi di Microsoft di condizionare gli enti nazionali di standardizzazione per fare accettare a scatola chiusa il formato MS-OOXML.”

La redazione ___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Le commedie di Plauto: analisi dei personaggi.



Saturday
Sep 15,2007

DI JOHN MADERO

L’altro giorno ero in metropolitana e sfogliavo compiaciuto il numero di agosto di Wired quando mi è cascato l’occhio su un inquitante trafiletto: sembra che in Giappone stiano vendendo in grandi quantità un nuovo paio di mutande che, se indossate, proteggono dai cellulari ad infrarossi che un consistente numero di giapponesi sembra usare con fini poco ortodossi.

Gizmodo racconta che “in Giappone salire in gonna su un treno è ancora un invito a farsi fotografare il sedere dal primo pervertito di passaggio”. Tutto questo grazie agli infrarossi, una funzione ormai comune sui cellulari di nuova generazione (anche se chiaramente si usa più spesso il bluetooth).

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E’ sufficiente usare la visione notturna della videocamera del vostro cellulare. Il risultato? Bè, grazie agli infrarossi, almeno in teoria, non solo riuscirete a filmare situazioni poco illuminate, ma riprenderete anche la pella nude sotto i vestiti delle vittime.

Ed è proprio in seguito a questa diffusa deviazione mentale che Cramer Japan ha iniziato a produrre (con grande successo) il modello di mutande che vedete in foto. Essendo costruite in nylon e poliuretano, le indossatrici non corrono il rischio di vedere violato il loro pudore.

Non so se siano più preoccupanti i pervertiti che modificano il loro cellulare per farne questo uso, oppure le decine di migliaia di giapponesi che si credono su una passerella e, convinte di essere al centro dell’attenzione, fanno a gare per difendersi da qualche maligno Nokia o Motorola e, in sostanza, da una minaccia che non esiste. Tutto questo alimentando un tristissimo mercato di mutande di nylon!

Un mio amico (che non ama le bellezze orientali) ha subito commentato: “tutto questo sforzo solo per vedere una giapponese mezza nuda…?”.

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La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Giovanni Anceschi. Introduzione al Basic Design: la responsabilità di dare forma agli oggetti.



Wednesday
Sep 12,2007

DI ENRICO GIUBERTONI

Io credo sia un fatto naturale citare le marche poichè questa è (anche) la loro funzione. Le marche esistono proprio per essere riconosciute, diventare riconoscibili e per determinare una citazione (pur avendo anche altri scopi). Questo è Marketing e Comunicazione. Una volta le marche per rendersi visibili dovevano avere una comunicazione invasiva e questo era decisamente antipatico oltre che costoso.

Le nuove forme di Marketing stanno cambiando quei modelli di marketing One Way, cioè a senso unico. E come persona io cito le marche quando mi danno un utile, determinando in questo modo un incremento della reputazione di una marca. Ma altrettanto, nel mio blog cito le marche anche quando ottengo dei risultati disattesi, determinando magari un decremento della reputazione.

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Posso dire che spesso ho trovato un notevole vantaggio nel Word-to-Mouth Marketing, nel Blog Marketing e nel conversational marketing, come consumatore. Tramite internet e tramite l’E-Commerce ho risparmiato notevolmente come utente/cliente/consumatore rispetto alle forme tradizionali di commercio e i miei acquisti sono stati decisamente più ecologici degli acquisti fatti muovendo la mia autovettura e congestionando in questo modo il traffico cittadino.

Se poi le società che hanno avuto le idee che mi hanno dato un vantaggio personale, ne hanno una visibilità ne sono altrettanto contento, anzi lo faccio apposta. Pure nel caso contrario

Io appoggio e trovo naturale un concetto: quello di un mercato che si esprime nel senso della fiducia e nel senso del premiare le idee vincenti. Inoltre, quando parlo in un blog personale o nei siti di Shopping Experience, citando un vantaggio personale, faccio anche una forma di comunicazione solidaristica nei confronti di quelle persone che cercano prodotti simili ai miei.

Quanto poi alla mia yogurtiera, alla caffettiera, beh i pareri di altri – attraverso siti di Shopping Experience – mi hanno aiutato E MOLTO in una scelta. Ma il risultato più sbalorditivo è stata una tapparella che comprata via E-commerce e regolarmente fatturata mi ha consentito un risparmio netto molto alto se paragonato a preventivi (iva esclusa) presso piccole società locali (vero che io amo il Bricolage e quindi me la sono montata da solo).

Bisogna avere fiducia nell’E-Commerce poichè si basa – quando è bene applicato – sulle nuove forme di Marketing e Comunicazione.

Fare Branding e Corporate communication è difficile e costa, bisogna rischiare e molto. Non nascondo che nel mio blog ho citato diversi casi esemplari positivi anche con l’intento di premiare quanti rischiano, in Italia – Paese sempre un po’ diffidente verso le nuove forme di marketing – e anche nel fare vedere come in qualche caso chi non rischia perde (magari ancora pochi) clienti.

Una piccola provocazione forse un po’ sagace sul mio acquisto di tapparelle: io mi chiedo quante delle piccole società che producono beni simili, abbiano sbattuto fuori deridendole le persone che sono venute a proporre loro di fare E-Commerce B2C di questi prodotti. Bene poche società hanno accettato di compiere una sfida e a queste io do fiducia.

Questa naturalmente è la mia opinione. Ma è emblematico pensare che ancora molte imprese italiane temono queste nuove forme di marketing. I dati del consorzio Netcomm sull’E-Commerce Italiano dimostrano quanto si possa fare e quante opportunità siano ANCORA da cogliere. E ben vengano coloro i quali riusciranno a coglierle.

RISPOSTA DI CLAUDIO BROVELLI

Gentile Enrico (spero di poterti dare del tu), resto tuttora perplesso sulla utilità di fare informazione pubblicitaria via blog citando la marca.
Nelle questioni tecniche è IMHO falsante.
Non credo che sia corretto dire “Le migliori adsl in italia sono quelle di NGI o di McLink.” ma dire “Le migliori adsl in italia hanno queste caratteristiche di latenza, di garanzia di banda”. In questo modo io, utente alla ricerca di un
prodotto, so su quali caratteristiche devo concentrarmi.
Ugualmente, asserire una frase tipo “apple fa i computer piu fiki” non aiuta l’utonto di buona volontà a farsi un giudizio preventivo.
Ma solo un pregiudizio, sostenuto dalla autorità della fonte (se lo dice Attivissimo, allora ci credo).
Ed un pregiudizio sostenuto da una fonte reputata autorevole è uno spot pubblicitario.
E’ pubblicità e non informazione pubblicitaria. Solo che è gratis per l’azienda (e le aziende se ne sono accorte, sappiamo di blogger “venduti”).
Diverso è invece un discorso di informazione pubblicitaria comparativa su questioni tecniche od oggetivamente quantificabili.
Se i dati forniti sono veri, si fa informazione pubblicitaria anche citando le marche comparate.
Inutilie infine fare informazione pubblicitaria su questioni di estetica o gusto.
Per quello che concerne arte, moda o cucina, è il gusto del singolo o dell’epoca a decretarne il successo.
Last but not least: se le major capissero quanta pubblicità aggratis ottengono con il p2p, invece di reclamare per il mancato guadagno (mai dimostrato), dovrebbero essere contente che non reclamiamo NOI la nostra ricompensa per essere il loro
migliore team di pubblicitari in assoluto (facilmente dimostrabile).

Sul discorso della presunta diffidenza delle aziende italiane verso il commercio elettronico e la pubblicità on line, c’è da dire che molte di queste case sono rimaste scottate dall’impreparazione e dai costi assurdi della prima ondata di internet in Italia. Quanti hanno speso milioni di lire per avere come sito tre paginette in FrontPage con gif animata?
E dopo quella esperienza capisci che il primo che si presenta con una proposta del genere, lo cacci fuori.
Lo so, ho cercato per anni di vendere servizi di e-commerce.
Non si fidano perchè son stati, loro o l’azienda di fronte, inculati (si può dire su shannon?).
Se diciamo loro che devono fare informazione pubblicitaria svelando le caratteristiche ed i prezzi ed entrando in comparazione e non strombazzando la pubblicità di un marchio, si spaventano decisamente.
Perchè non conoscono la rete; sanno che è piena di truffe, terroristi e pedofili. Insomma non esattamente il posto dove metterei la vetrina del mio negozio…

Per questo IMHO, solo facendo corretta informazione pubblicitaria dentro e fuori la rete potremmo fare diventare vera la visione (positivista ed illuminista) che hai del mercato e del commercio on line.
Informazione pubblicitaria che IMHO deve anche diventare politica.
Ed economica, e medica. Eccetera.___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Spazio, tempo, materia: Maxwell e l’elettromagnetismo classico.



Sunday
Sep 9,2007

DI FEDERICO MORO

Con la crescita continua della rete, il problema dell’organizzazione dei contenuti emerge sempre più; lo sviluppo di interfacce utenti sempre più intuitive e la nascita di nuovi linguaggi di programmazione veloci e poliedrici contribuiscono ad aumentare il volume di dati presenti e ad aprire molti canali tematici di scambio di informazioni.

Il web è ancora in buona parte una fabbrica di entertainment, ma la possibilità di integrare servizi interattivi gratuiti e di usare il web come piattaforma sta progressivamente (e alla consueta alta velocità) spostando nel web una serie di attività che fino a pochi anni fa erano rigorosamente off-line.

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L’esperienza delle dinamiche di sviluppo progettuale proprie dell’opensource sta mostrando i vantaggi del lavoro svolto in condivisione continua, e muove anche i professionisti non prettamente del settore a utilizzare le stesse dinamiche lavorative.

Mentre fino a qualche anno fa solo le medie imprese erano in grado di permettersi una rete locale e un tecnico in grado di configurare la rete e impostare il sistema operativo per la gestione di cartelle condivise, oggi ci sono sistemi alternativi che posso fornire un servizio molto simile con spese irrisorie, talvolta semplificando anche le procedure di gestione.

La micro-imprenditorialità è la prima a beneficiare di questa tipologia di servizi: creare un semplice sito html (o più semplicemente aprire un blog o una googlepage) e integrarvi con script dinamici richiede qualche tempo, ma anche partendo da una base scarsa si possono ottenere ottimi risultati in breve.

Da dove cominciare quindi? Una piccola-media impresa che decide di adottare una piattaforma web ha bisogno di convertire una parte delle sue dinamiche di lavoro. Non occorre molto tempo, ma sicuramente è una cosa che non si può fare con superficialità o distrattamente; è saggio pianificare bene il processo e studiare a monte una buona architettura di rete, soprattutto mettendo in conto la possibilità di fermare le attività per una giornata di training di tutto lo staff e per testare il sistema.

Come detto invece, per il singolo o la micro-impresa la cosa è meno complessa. Prima di tutto vanno selezionati i servizi web che fanno al caso delle proprie esigenze, poi bisogna cominciare ad usarli e capire come posso essere sfruttati, sia in termine di comunicazione interna che esterna.

Si cominciano così a raccogliere i link e a scoprire i servizi. Una ricerca in rete con le parole chiave giuste mette sicuramente tra i primi risultati il servizio di cui si ha bisogno e tutte le informazioni necessarie a capire come utilizzarlo al meglio: istruzioni, tutorial, forum di supporto e così via; inutile ricordare che la maggior parte dei servizi on-line è solitamente gratuita o a un prezzo politicamente corretto.

RISPOSTA DI ENRICO GIUBERTONI

Un numero sempre maggiore di aziende usa risorse esterne nella propria comunicazione sul web. Basti pensare a quante gallerie fotografiche sono traslocate su Flickr o quanti filmati di convention sono stati integrati in YouTube, materiali che spesso esistevano in anguste e inaccessibili image galleries relegate all’interno di siti aziendali.

Assemblare un sito partendo da Widgets non è complesso: basta avere una minima padronanza della rete. Ma, sebbene da un punto di vista teorico questo modello sembra vincente e facilmente adottabile, da un punto di vista pratico raramente c’è un legame tra Widgets adottati e successo di un sito: se non sono chiaramente stabiliti obiettivi, roadmap per ottenerli, strutture ben definite di articolazione delle sezioni interne, delle metriche di misurazione e dei tempi di maturazione e di propagazione del sito, lo sforzo risulta nella maggior parte dei casi inutile.

Prendendo un esempio dal Project Management, si può paragonare la pianificazione di un sito a una ricetta di cucina. Bisogna scegliere le risorse (widgets), le modalità di preparazione (roadmap e struttura) e i tempi di maturazione.

Sono d’accordo con Federico Moro quando afferma che questo processo possa partire, nel caso delle micro imprese, dall’interno delle business unit aziendali: anzi forse è nettamente auspicabile che questo accada. Ritengo tuttavia che questo processo debba comunque essere monitorato o supervisionato da persone che abbiano esperienza nel web come ad esempio esperti di Web Marketing, di Web Design, di Web Blogging, Web Usability, etc. Persone quindi con maturata esperienza, che sappiano trarre vantaggi da ognuna di queste risorse assemblandole nel modo più corretto agli obiettivi del sito, pena il fallimento di una buona idea.

La mia risposta non vuole quindi essere critica a questo approccio, che anzi trovo efficace e imprescindibile. Ritengo però altrettanto importante sottolineare i rischi di un mancato successo, non per l’idea di fondo, ma per un errato uso degli strumenti.

Per fare un paragone con la ricetta di cucina, non basta avere i giusti ingredienti e di ottima qualità, se non li si integra nel modo più congeniale agli scopi prefissati.

E voi cosa ne pensate?___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Giornalismo e giornalisti tra crisi e opportunità dell’era Internet.



Thursday
Sep 6,2007

DI CLAUDIO BROVELLI (Partito Pirata)

Assunto che per potersi sviluppare una cultura deve avere memoria di se stessa.
La cultura orale e quella scritta sono discriminanti nella attuale visione degli storici: per potere parlare di cultura e di civiltà, è necessario che vi sia una cultura scritta.

La cultura scritta è un sistema di codici, simboli e convenzioni (ideogrammi, pittogrammi, geroglifici, note musicali, numeri, lettere ecc..) fissate su un supporto (carta, papiro, legno, pietra ecc…) duraturo nel tempo affinchè le nozioni basilari di una civiltà (leggi, poesia, musica, trattati di medicina, progetti ecc…) possano essere trasmesse da una generazione ad un’altra.
Unici due requisiti sono la durata del supporto e la comune “alfabetizzazione”, ovvero la capacità di discernere tali informazioni.

La qualità di tali supporti è sempre stata definita in base alla sua capacità di durare nel tempo (ancora oggi possiamo leggere i codici di hammurrabi, i geroglifici egizi scritti su papiri o dipinti sulle mura dei templi, possiamo leggere le regole giuridiche di Giustiniano, gli studi di Leonardo e gli spartiti di Pierluigi da Palestrina)

A volte, nel corso della storia tali supporti venivano messi in pericolo, ed in quei momenti centinaia di scribi, di copisti, di amanuensi si assumevano il compito di riprodurli.
Alcuni di tali volenterosi erano illetterati e copiavano pedissequamente quei segni, senza comprenderli ma con la certezza che un giorno altri avrebbero saputo leggere le ricette mediche vergate da Esculapio o la parola del dio in cui credevano.

Così la cultura è arrivata sino ad oggi.

Oggi non è più così.

La durata dei supporti è estremamente limitata nel tempo: nastri magnetici che si smagnetizzano, CD che dopo 15 anni circa perdono irrimediabilmente il loro contenuto, le modifiche dell’hardware, i differenti standard sono un ulteriore ostacolo.
Fra 5 o 6 anni non ci sarà più nessuno in grado di leggere le informazioni contenute su un floppy.
L’utilizzo di sistemi proprietari e la non interoperabilità tra i vari supporti ed i vari produttori
rende ancora più arduo questo passaggio (la mia enciclopedia grolier su cd-i è ormai illeggibile, il formato non esiste più e non trovo emulatori… le canzoni che avevo scritto e salvato sui floppy del mio atari st idem…)

Il rischio serio è che nel giro di un paio di generazioni tutta la memoria artistica, giuridica e scientifica moderna scompaia.

Già oggi abbiamo perduto pellicole e registrazioni musicali dei primi del novecento. Perdute in maniera irrimediabile. Non ne esistono copie e le registrazioni magnetiche fatte su filo di ferro si sono smagnetizzate.

Solo chi condivide e quindi continua a salvare su supporti diversi e multipli tali opere consente alla civiltà umana di potere avere accesso all’arte ed alla cultura contemporanea.

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Il filesharer si configura quindi come una sorta di neo-amanuense, egli lo fa su base volontaria, a proprie spese, bypassando se del caso i limiti imposti da lucchetti di tipo DRM. Al filesharer va dunque riconosciuto il merito di essere la memoria viva della nostra civiltà.

Ecco perchè pretendo che ad esso venga riconosciuto quel valore di custode del sapere.
Ecco perchè in una qualsiasi civiltà consapevole di se stessa il filesharer non solo non dovrebbe essere punito, ma onorato e supportato.

Anche economicamente.

RISPOSTA DI ANDREA CAMBIERI

Se si iniziano a dare contributi ai filesharer perchè preservano la nostra arte allora anche gli operai cinesi che ogni giorno copiano le nostre marche sono oro colato.
Si potrebbe assistere ad una corsa all’adotta un operaio cinese con tanto di campagna publicitaria dei loro datori di lavoro.

Gia mi immagino la faccia di Borghezio quando sentirà questa notizia…poveretto gli fate venire un colpo. (Per la redazione: questo non è uno schierarsi politicamente, è solo sarcasmo Risposta della Redazione: perchè, Borghezio cosa c’entra con la politica!?)

Scherzi a parte, ognuno ha la sua opinione sul P2P: c’è chi lo vede come l’anticristo in terra e chi si batte per tutelarlo, ma tra il permettere di condividere qualcosa che ho comprato e dare contributi economici a chi lo scarica ce ne passa.
Potrei installare Emule su tutti i pc della mia lan e prendere dei soldi con un minimo di investimento in hard disk senza il minimo sforzo e uso di risorse umane.
Avremmo programmi P2P installati ovunque, anche sui palmari mentre giriamo per la città sperando di trovare un access point wifi e poco importa se poi in ufficio non riusciamo neanche a leggere la posta per la congestione del traffico, perchè insomma, noi stiamo scaricando… su pc che tanto sono intestati al capo e si becca i soldi per gli N pc che ha.
Poco importa…tanto anche il nostro pc a casa è acceso e riusciamo anche a rientrare nelle spese di corrente.

Insomma, oggi come oggi i pochi soldi che abbiamo sarebbe decisamente meglio investirli altrove…___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Social network e community online: comunicare ai tempi del Web 2.0.



Tuesday
Sep 4,2007

DI ANDREA CAMBIERI

L’ultima patch per la versione italiana di Windows Xp Service Pack 2 aggiunge il timezone dell’Armenia e di altre regioni prima riunite in un unico timezone. Qualche Mb di patch e riavvio necessario, ovviamente è una patch per una patch di mesi fa. Quanti armeni con windows xp in italiano esisteranno al mondo? O.o
E cosa diavolo ci hanno messo in questa patch per dovere anche riavviare?
Ho la sensazione di non essere l’unico che non ritiene vitale avere questa raffinazione dei timezone fino al prossimo riavvio deciso spontaneamente…

Nel frattempo se prendete un catalogo dell’Euronics potrete notare che con i portatili con Windows Vista installato vi danno 24 LATTINE di burn in omaggio….roba che per i primi 5 minuti non riuscivo a collegare la parola portatile con la marca della bibita e mi chiedevo se mi fossi perso qualche anno di progresso informatico pensando che ora si masterizzasse con qualche tecnologia chiamata lattina.
Va bene che non mi eccita Windows Vista e credo di essere in ottima compagnia, ma 24 lattine di burn mi sembrano una dose un pò eccessiva per convincere ad acquistare!
In Africa cosa daranno, preservativi con il logo windows marchiato sopra?
Ci dovremmo aspettare una contromossa di Redhat che rilancerà la sua nuova linea di prodotti dando in omaggio tranci di pizza con tanto di slogan “vogliamo che ogni buon nerd che ci sceglie abbia sempre il nutrimento necessario davanti al suo sistema redhat” ? Questa cosa potrebbe iniziare a farmi paura.

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Siamo proprio agli sgoccioli…e pensare che la gente che si è sognata questa trovata di marketing è pure pagata…e anche bene.

Comunque ho fiducia in questa strategia, infatti sto andando alla cascina dietro casa mia cosi magari, prendendo qualche etto di grana padano, mi danno un bel mouse Microsoft o un harddisk per fare i backup…sempre che l’allevatore non risenta del digital divide, altrimenti potrebbe rifilarmi un monitor in bianco e nero…tenterò la sorte.

RISPOSTA DI JOHN MADERO

Quello che secondo me ci dovremmo chiedere è se qualcuno davvero comprerà quel pc piuttosto che un altro solo perchè con esso ci sono in omaggio 24 lattine. Se fosse così, allora sì che ci dovremmo preoccupare (non per Microsoft, ma per gli acquirenti…). In caso contrario… bè, si tratta semplicemente di marketing.

Vorrei comunque segnalarvi un altro episodio di delirio di onnipotenza da parte di Redmond.
L’8 luglio scorso Microsoft ha dichiarato di non sentirsi in alcun modo connessa con la Gpl3 e di non avere quindi alcuna intenzione di rispettarne le clausole. A questo proposito ha quindi modificato alcune parti del famoso e contestatissimo accordo con Novell in modo da non risultare in alcun modo distributore di software protetto da quella licenza.

“Microsoft non ha nulla a che fare con la GPL3 e nessuna delle sue azioni può essere interpretata come la partecipazione a questa licenza o l’assunzione di obbligazioni legali verso tale licenza”, ha dichiarato perentorio il gigante di Redmond.

Cioè, vi rendete conto? Questa società (Microsoft) distribuisce, tra gli altri, anche software protetto da Gpl3, ma dichiara apertamente di non volerne rispettare la licenza in alcune sue parti!

Free Software Foundation ha giustamente risposto:
“Se Microsoft distribuisce opere coperte dalla licenza GPL3, o paga altri per distribuirle in sua vece, è di conseguenza obbligata a farlo rispettando i termini di questa licenza” e “Noi ci assicureremo (…) che Microsoft rispetti i nostri copyright e la nostra licenza“.

Il tribunale sembra vicino.

Per approfondimenti:
http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2055456
http://www.fsf.org/news/microsoft_response
http://www.e-linux.it/news_detail.php?id=3383___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Cos’è un sito web: dinamica client-server.



Sunday
Sep 2,2007

DI JOHN MADERO

“In USA un fenomeno può definirsi completamente radicato nella cultura e nelle abitudini americane solo se I Simpsons ne hanno fatto una loro versione satirica. Google questo onore lo ha avuto.”, così apre l’articolo di copertina dell’autorevole The Economist di questa settimana.

Who’s afraid of Google? e Inside the Googleplex non aggiungono niente di nuovo a quello che ormai quotidianamente leggiamo riguardo a BigG, semplicemente riassumono i malumori, le critiche e le contestate iniziative dell’azienda più misteriosa della Silicon Valley. Tutto questo presentando un panorama comprensibile anche ai non addetti ai lavori.

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Vi raccontiamo, ma magari lo farà anche Punto Informatico domani, cosa si dice in questa inchiesta.

TUTTI CONTRO GOOGLE
Google non dovrebbe essere paragonata a Microsoft, ma piuttosto ad una banca (More JP Morgan that Bill Gates), innanzitutto perchè la sua curva di evoluzione è simile a quella dei grandi istituti finanziari, ma anche perchè, proprio come le banche diventano ricche custodendo e investendo denaro altrui, così anche Google ha sfondato utilizzando qualcosa che apparteneva ai suoi clienti: i contenuti (delle pagine web, ma anche email, foto, video, blog, calendari, applicazioni etc..).

La situazione, continua The Economist, si fa critica per Google: i network televisivi e gli editori cartacei sentono che BigG è cresciuto utilizzando i loro contenuti, ma senza pagarli; grandi provider come At&T o Verizon vedono che i servizi di Google si sono diffusi utilizzando gratuitamente la loro bandalarga.

Politicamente parlando i libertari criticano Google per essersi piegata al regime di censura in Cina, i più conservatori invece si lamentano per i video incensurati (vi ricordate quanto è rimasto il video dei preti pedofili su Google Video?).

UNA QUESTIONE PRIVATA…DI PRIVACY
Ma il pericolo più grande viene proprio dall’utenza ed ha un nome preciso: privacy.
Da un lato con i dati in suo possesso Google può visualizzare la cronologia di ricerche (Search) di ognuno di noi, le pubblicità che abbiamo cliccato (AdSense), i luoghi (Maps) ed i video visualizzati (YouTube), la nostra posta (Gmail), ed i nostri appuntamenti (Calendar). Addirittura si preannuncia un nuovo servizio di Google per memorizzare e manipolare dati sanitari!
Dobbiamo però anche considerare che è proprio grazie a questi dati memorizzati che Google riesce a modificare i suoi algoritmi e migliorare la qualità del servizio.

Il compromesso poco soddisfacente? I top manager della società dichiarano che i dati verranno resi completamente anonimi dopo 18 mesi dalla loro creazione.

Google al contrario dei suoi concorrenti non ha mai affrontato una vera e propria crisi economica (si racconta che in Google il pranzo sia gratis, in Yahoo invece no), ma sembra che la crisi possa essere causata proprio dal malcontento comune per la scarsa attenzione che il grande motore di ricerca riserva alla privacy.

IL PERICOLO VIENE DALL’INTERNO
The Economist riprende le parole di Mr. Schimidt, amministratore delegato di Google: “Le società dominanti nel settore dell’IT solitamente affrontano crisi nate al loro interno, piuttosto che dalla concorrenza esterna. Mi preoccupa la forte crescita dell’azienda”. La società, per rigor di cronaca, è passata dai 2292 dipendenti del giugno 2004 ai 13786 di qualche mese fa.
Nessuna azienda come Google ha dipendenti che, una volta usciti dall’azienda, sentono l’esigenza di raccontare al mondo la loro esperienza, spesso negativa, e le cause che hanno portato alle loro dimissioni.
In proposito ricordiamo (e poteva farlo anche The Economist, che su questo punto ha deciso bene di evitare il nocciolo della questione) le parole Brian Reid, ingegnere di alto livello, che, assunto nel 2002 a 52 anni, nel 2004 fu improvvisamente licenziato perchè non si adattava alla cultura di Google maniaca della gioventù:
“Google è una monarchia con due re, Larry e Sergey (i due giovani fondatori N.d.R.). Eric (l’esperto a.d. sopraggiunto in seguito N.d.R.) in realtà è un fantoccio. Larry e Sergey sono tipi arbitrari, capricciosi…guidano l’azienda con il pugno di ferro…nessuno in Google, per quanto ne sapessi io, aveva un’autorità di fare qualcosa di significativo eccetto per Larry e Sergey.”

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GLI UNICI A NON LAMENTARSI: I SERVER
Gli unici a non avere espresso malcontento sembrano proprio i server della azienda che, per ora, svolgono più che egregiamente il loro lavoro. Google ha costruito – racconta The Economist – il più grande supercomputer del mondo, che consiste in molti clusters di server distribuiti in tutto il mondo in enormi datacenters.
Dove sta il segreto?
Il sistema automaticamente bilancia il carico di lavoro tra i vari datacenters. Se per esempio c’è un’inaspettata richiesta del servizio Gmail, il sistema alloca autonomamente maggiori risorse a quel servizio, tutto questo sfruttando le risorse distriubuite su tutto il globo”.

ESPANDERE IL CORE BUSINESS
I soldi di Google provengono quasi completamente dal sistema AdWords – AdSense e, in pratica, da quei piccoli link testuali pubblicitari che trovate intorno ai risultati delle vostre ricerche.
Ma avere una sola fonte di reddito non è mai una buona cosa per una azienda quotata in borsa per 160 milardi di dollari.
In relazione a questo The Economist racconta alcune delle ultime manovre di BigG: l’acquisto di DoubleClick (specializzata nell’organizzazione di grosse campagne pubblicitarie online per promuovere uno specifico brand), l’interessamento nel mercato della pubblicità cartacea e su sistemi radio-televisivi.
Aggiungiamo noi quella che probabilmente in futuro sarà una consistente fonte di reddito: i videoannunci pubblicitari inseriti settimana scorsa su YouTube, acquistata da Google lo scorso ottobre per 1,64 mld di dollari.

Vi do appuntamento al prossimo articolo, in cui approfondiremo il problema della censura in Cina per società come Yahoo, Google e Microsoft.
Nel frattempo date un’occhiata a questo video.

RISPOSTA DI LUCA ANNUNZIATA

Si chiama economia di libero mercato: qualcuno ha un bisogno e crea la domanda, qualcun altro ha una idea e risponde con l’offerta.Altro che fare i soldi con i mezzi degli altri.

Quanto ai dipendenti scontenti, sono in numero decisamente inferiore ai dipendenti che lavorano ancora per Google: è lo stesso principio della maga che ti legge le carte, tendi a ricordare solo quello che ti fa comodo.
Quante volte leggiamo articoli in cui si boccia un prodotto perché qualcuno se ne lamenta? Magari per 10 lamentele ci sono 10000 acquirenti soddisfatti che non sentono il bisogno di scrivere nulla.

Che piaccia o no, Google ha fatto fare un bel salto alla cultura e alla realtà della rete. A me Google piace: è meno peggio di altri.

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La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è La fotografia sociale secondo Mario Dondero.



Saturday
Sep 1,2007
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Riaprimo le pubblicazione in anticipo per esprimere il nostro dolore per l’improvvisa morte, avvenuta la scorsa notte, di Franco Carlini, noto giornalista e studioso di Internet e dei suoi fenomeni di aggregazione.

Era stato ricercatore per moltissimi anni al CNR occupandosi di Cibernetica e Biofisica ma nel 1989 aveva lasciato il suo lavoro per dedicarsi al giornalismo ( per il Corriere della Sera, l’Espresso e, ultimo articolo pubblicato ieri, il Manifesto ). Con la sua società pionierisitca Totem ha lanciato numerose iniziative editoriali online (vi consigliamo di visitare Visionpost)
Con i libri Chips & Salsa. Storie e culture de mondo digitale (1995), Tornano i DNAsauri (1993), Internet, Pinocchio e il Gendarme” (1997), “Lo Stile del Web” (1999) si è imposto nel panorama nostrano come uno dei più brillanti visionari e comunicatori della Rete.

Ecco come lo sta ricordando la blogsfera.

Alcuni lo definiscono maestro e, parlando della sua formazione, uomo del Rinascimento, Anna Masera di LaStampa.it lo definisce come “l’uomo che ha spiegato internet alla sinistra“, Pasteris ne parla come di una persona aperta, ma soprattutto che non aveva paura di esprimere le sue idee, anche se provocatorie.

Mantellini scrive:
“…Questa notte nella sua casa di Genova e’ morto Franco Carlini. A me non va ora di fare coccodrilli, non mi va di dire le solite cose che si dicono in questi casi sui migliori che se ne vanno ecc ecc. Ma alcune cose per i tanti che non hanno conosciuto Franco mi va di scriverle subito. Subito. Carlini e’ stato il primo giornalista italiano a scrivere della rete conoscendola e senza paraocchi legati ai privilegi del proprio mestiere. Dopo di lui, molti anni dopo, ne sono venuti altri, com’era normale, ma lui e’ stato il primo. Ho sempre pensato che chi oggi fa decentemente divulgazione sui grandi media, sulle cose della rete abbia dovuto seguire il suo esempio. Immagino sia stato così…”

Dal cielo interviene per ricordare Carlini anche Google Blog Italia.

Noi vi invitiamo a leggere il ricordo, sicuramente più significativo del nostro, di chi lavorava con lui e a visitare il suo blog personale.

La redazione___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Come funziona l’infrastruttura di Rete.



Thursday
Jul 26,2007

DI NECOSI ( http://geekplace.org/ )

Persone di tutto il mondo usano internet, un’unica grande rete che mette in collegamento milioni di utenti, che si differenziano per cultura, lingua, religione, background sociale e soprattutto per leggi a cui sottostanno. Forse potrebbe risultare interessante discutere delle possibilità di permettere ai cittadini della rete di unirsi e creare un movimento democratico che riesca a far valere la sua voce anche nel mondo reale.

Tale problema emerge osservando le scelte di alcuni governi (Italia, Cina, …) che risultano essere in disallineamento con la maggior parte di coloro che popolano il MetaMondo.

Dunque credo ci sia bisogno di una netta separazione tra il mondo reale e il mondo virtuale. Osservando le reazioni di alcuni governi rispetto all’evoluzione di Internet, si delinea una chiara sensazione di paura, che porta nella maggior parte dei casi alla censura/sequestro, alcune volte preventiva/o, di siti, forum, giochi, video, immagini, ed altri contenuti digitali.

Internet è uno strumento meraviglioso. In teoria potrebbe permette a chiunque di collegarsi in tempo reale ad ogni angolo remoto del globo terreste. In pratica però esiste il digital divide.

I problemi aumentano anche a causa del lento passaggio da Ipv4 a Ipv6 che provoca come conseguenza diretta l’aumento vertiginoso dell’uso di reti NAT (http://it.wikipedia.org/wiki/Network_address_translation), le quali rendono difficoltosa la connessione diretta fra due utenti!

Lasciando la risoluzione dei problemi tecnici ai tecnici però, noi altri potremmo costituire un’assemblea attua a organizzare una rivoluzione digitale sulla falsariga della rivoluzione francese (http://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_francese) magari.

Potremmo iniziare a lottare per far riconoscere l’indipendenza del MetaMondo (http://geekplace.org/index.php?m=news&id=2&titolo=Il_MetaMondo). Armarci magari, in senso digitale, formando eserciti, ed invadendo i domini di coloro che ostacoleranno la nascita del nuovo governo digitale.

La democrazia viene quotidianamente messa in pericolo da coloro che amministrano il potere. Internet è uno strumento che garantisce a tutti la possibilità di esprimere la propria idea, di poter selezionare un’idea rispetto ad altre, votarla, ed in questo modo internet può essere posto come strumento alla base di una nuova democrazia.

Comodamente da casa puoi leggere (stile referendum) e votare in tempi rapidissimi. Puoi accedere a tutta la documentazione di cui hai bisogno, leggere diverse opinioni, e tanto altro ancora. Il MetaMondo è ancora tutto da scoprire. Cittadini della rete, riappropriamoci dei nostri diritti, dei nostri privilegi. Nel 2007 ritengo ridicolo dover votare un uomo, che voterà altri uomini che a loro volta voteranno uomini e leggi a cui dovrò obbedire ciecamente. Troppi livelli di indirizzamento. Io dico che è giunta l’ora di smetterla. Se aumentiamo i bit, riusciamo ad ottenere lo stesso risultato in modo diretto! Se proprio non riesci a seguire tutto l’iter burocratico, allora avrai LA POSSIBILITA’, E NON L’OBBLIGO di delegare a chi vorrai, scegliendo tra i politici, ma anche tra i tuoi amici e/o vicini di casa per farti rappresentare.

Un modo concreto per realizzare questa utopia potrebbe essere quello di partecipare al V-Day
, dove ci saranno centinaia di associazioni potenzialmente interessate a questo discorso. Sviluppare una piattaforma per realizzare tutto questo è quasi un gioco da ragazzi. Inziamo a parlarne, e ricordate, il MetaMondo appartiene a tutti noi!



RISPOSTA DI JOHN MADERO
Come credo moltissimi altri condivido il tuo punto di partenza, e cioè sono d’accordo sul fatto che Internet, rivoluzione straordinaria e verticale (sia tecnicamente, sia socialmente) dei nostri tempi debba rimanere politicamente neutrale rispetto al mondo reale e soprattutto debba essere esente da qualsiasi forme di censura e, in parte, di controllo (perchè in parte? pensa al problema pedopornografia..).

Date queste premesse, per quanto concerne l’applicazione di questo sogno politically incorrect, credo che usare termini come eserciti, armi o rivoluzione sia controproducente perchè richiama il campo semantico usato dai “nemici” che stai cercando di “sconfiggere”. E non credo che sia tua intenzione utilizzare le stesse tecniche applicate dai tuoi temuti avversari terreni.

Penso inoltre che sia assolutamente inutile, come proponi, creare un altro organo legislativo (e anche esecutivo, visto che parli di Governo) che si occupi del MetaMondo: ci si troverebbe in una situazione assurda e ogni persona dovrebbe rispondere a due parallele giurisdizioni (politica reale e politica del MetaMondo). La tendenza dovrebbe essere quella di snellire la burocrazia, non il contrario!

Tu ti ostini a voler combattere la politica del mondo reale, ma ti dimentichi che gli attuali legislatori ci rappresentano (si, rappresentano anche te!) perchè sono stati da noi proporzionalmente eletti!

Il Parlamento Italiano non è certo un avversario contro cui organizzare una rivoluzione indipendentista, noi siamo il Parlamento! (e con quel noi intendo anche le milioni di persone che purtroppo si fanno accalappiare da frasi del tipo “aboliremo l’ICI”).

Come penso che sia opportuno procedere? Secondo me il Parlamento stesso (sì, quello reale) dovrebbe riconoscere l’indipendenza di Internet e vietare in qualsiasi modo atti di censura o di controllo (con le dovute eccezioni a cui accennavo sopra).

Perchè questo non è già accaduto? E’ sempre di noi cittadini, che non siamo ancora abbastanza maturi in materia da votare un gruppo politico che abbia nel suo programma un progetto di legge di liberalizzazione di questo tipo.
Diciamo che è una esigenza ancora non abbastanza forte ma vedrete che, come già sta succedendo in altri Paesi, la gente si renderà conto della gravità di atti di censura come quelli a cui stiamo assistendo e, in maniera ordinata attraverso i suoi rappresentanti, reagirà (senza armi…).

P.s. Il voto elettronico è un’ottima idea, ma lo possiamo benissimo applicare a questo sistema!

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La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Paolo Giardini (CLUSIT) parla di cultura hacker e sicurezza informatica.



Aforismi ad aeternum

"Ratzinger ha invitato i giovani alla castità. Se funziona con loro proverà anche con i preti."
Daniele Luttazzi

"Ciò che ho sempre trovato di più bello, a teatro, è il lampadario."
Baudelaire

"Non so se Dio esiste. Ma se esiste, spero che abbia una buona scusa."
Woody Allen

"Dio è un commediante che recita per un pubblico troppo spaventato per ridere."
Voltaire


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CLAUDE SHANNON




Claude Shannon è uno dei più grandi teorici del secolo scorso. Gettò le basi per la progettazione dei circuiti digitali, scrisse una teoria dell'informazione ancora oggi ampiamente considerata, fondò la teoria matematica della crittografia e creò uno dei primi programmi scacchistici per computer.
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