DI JOHN MADERO
Il trend dell’internet collaborativo ha portato in questi 18 mesi di ascesa delle webtv e nei numerosi investimenti che sembra di moda riservare a questo settore, ad una tendenza quasi maniacale a strutturale i contenuti video in palinsesti “personalizzati”.
Il ragionamento che conduce ad una scelta di questo tipo (vedi ad esempio, in Italia, il nuovo arrivato Glomera) è sempre lo stesso: il tradizionale palinsesto televisivo non può funzionare su internet e quindi bisogna socialnetworkizzarlo affidando alla comunità l’organizzazione dei contenuti.
Si perde così di vista il vero elemento innovativo dei contenuti multimediali digitali, e cioè l’on-demand, esemplificato dalla killer application YouTube che, permettendo in qualsiasi momento di accedere a qualsiasi video, intrattiene milioni di teenagers in un vero e proprio zapping di nuova generazione: non salto da un canale all’altro alla ricerca di un programma che mi convinca, ma salto da un programma di interesse da me selezionato, ad un altro programma di interesse. Un vero paradiso dell’entertainment.
Questo nuovo approcio alla scelta del contenuto viene riassunto da Luca De Biase su Nova24 (29/11/2007): “Il tempo della televisione è sostituito dal tempo del pubblico”.

Se voglio un video, lo voglio subito. Come vedete il palinsesto, anche se personalizzato, di spazio in questo puzzle non ne trova.
Questa tesi viene sostenuto dal fatto che la competizione si sviluppa ormai tra singoli programmi, e non tra canali o reti. E che cosa è un canale, se non un palinsesto organizzato secondo un coerente progetto editoriale?
Ciò però non porta, come dice Mauro Scarpellini su Millecanali (1/11/2007) , alla “fine del consumo unitario, allo sgretolarsi della fedeltà del pubblico e la sua conseguente frantumazione” ma piuttosto ad un nuovo assetto.
Il video smette di ruotare intorno al canale emittente, per spostare il suo equilibrio sulla piattaforma distributrice.
Il risultato quindi non è assolutamente “l’emergere della filosofia della discontinuità” di cui parla Scarpellini perchè, nonostante lo zapping online sia nettamente più dispersivo di quello tradizionale, la rete ha degli strumenti per fidelizzare gli utenti ( comunicazione interattiva, commenti e chat live, community annesse ) che il piccolo schermo si sogna.
E chi sostiene che contenuti di attualità o sportivi trovino spazio soltanto in un palinsesto organico sbaglia di grosso perchè, a testimoniare l’efficacia di telegiornali o programmi di approfondimento in “pillole video”, c’è in Italia il successo di piattaforme come Raitv (nata lo scorso giugno) o La7.it, che offre i videocast sia di programmi di intrattenimento come Crozza Italia, sia di contenuti di attualità o di approfondimento (incluso il popolarissimo “Le invasioni barbariche”).
Ma l’argomentazione finale non può che inerire il modello di business su cui si regge tutta la baracca: i videopubblicitari delle piattaforme on-demand non sono meno efficaci di quelli dei sistemi basati su un palinsesto: le inserzioni, riferendosi a specifici video, possono avere una pertinenza maggiore al contenuto, aumentando così gli introiti pubblicitari. Accade quindi che il sistema, conoscendo le preferenze e i gusti dell’utente, offre una forma di advertising lucrosa per l’inserzionista e di probabile rilevanza per l’utente finale.
RISPOSTA DI MAURO RUBIN
Dopo 50 anni di tv a senso unico, dove il telespettatore assorbiva passivamente lo spettacolo trasmesso, ci troviamo, finalmente, ad un punto di non ritorno nel quale l’utente decide non solo come personalizzare i contenuti selezionandoli tra una vasta gamma di generi, ma può essere parte attiva del palinsesto!
Facilitato dalle nuove “tecnologie di distribuzione di massa”
pensate come adesso per essere un blogger-reporter basti solamente un cellulare per registrare l’audio o, ancora meglio, il video…
Con pochi click siamo in mondo visione con un potenziale di share superiore al discorso di fine anno del Presidente della Repubblica!
Credo che tra 8 anni circa anche questo tipo di informazione avrà fatto il suo tempo e ci troveremo con un sovraccarico di informazioni e rischierò di trovarmi il video streaming di Madero sulla mia macchina a guida automantica o sul mio bracciale olografico… Come gestirò lo spam video?! “Madero! Ancora lui!” (scherzo mad!
)

3 Responses for "Webtv: il palinsesto personalizzato è fallimentare"
Dopo 50 anni di tv a senso unico, dove il telespettatore assorbiva passivamente lo spettacolo trasmesso, ci troviamo, finalmente, ad un punto di non ritorno nel quale l’utente decidere non solo come personalizzare i contenuti selezionandoli tra una vasta gamma di generi, ma può essere parte attiva del palinsesto! Facilitato dalle nuove “tecnologie di distribuzione di massa”
pensate come adesso x essere un blogger-reporter basti solamente un cellulare x registrare l’audio o, ancora meglio, il video… Con pochi click siamo in mondo visione con un potenziale di share superiore al discorso di fine anno del presidente della repubblica! Credo che tra 8 anni circa anche questo tipo di informazione avrà fatto il suo tempo e ci troveremo con un sovraccarico di informazioni e rischierò di trovarmi il video streaming di Madero sulla mia macchina a guida automantica o sul mio bracciale olografico… Come gestirò lo spam video?! “Madero! Ancora lui!” (scherzo mad!
)
Ricolleghiamoci anche a riflettotv
1) I canali tematici diventano spesso canali pubblicitari: un documentario che mi fa vedere Dhubai come un posto dove volere andare e’ uno spot.
Chi ca//o e’ che vuole andare in vacanza in una grande citta’ di cemento in un posto caldissimo?
Lo stesso dicasi per i canali di motori, buona cucina,
2) Lo zapping di youtube e’ fatto da chi ha gia’ navigato in rete e segue certe regole (o e’ giovane, o e’ stato ventanni fa un fighetto informatico con l’Atari ST.) Per mio padre e’ piu facile sedersi di fronte ad UN canale e scegliere cosa gli interessa. E vi assicuro che e’ una persona di buon senno. Solo che lui di come muoversi in rete sa ZERO e ZERO gli interessa, quindi la sua TV internet deve assomigliare molto a quella che conosce, con qualcosina in piu.
Ora, SE (poiche solo di ipotesi si tratta) se questi due assunti sono veri allora dobbiamo pensare ad un grande mercato ultrasessantenne che si affaccia all rete e vuole quello che vuole.
io penso che sia solo una questione generazionale… mio figlio i cartoni li vede sul pc fisso… mentre sulla tv solo i divx!
Penso che crescerà con questo concetto di Tv (se ancora così si chiamerà) come è stato per noi con la Tv 1.0 (1.0 =Tv in bianco e nero senza telecomando: ahhahahah l’ho fatto apposta.)
Lascia un commento