Web 2.0 si riferisce alle tecnologie che permettono ai dati di diventare indipendenti dalla persona che li produce o dal sito in cui vengono creati.
La differenza sta nel vedere i servizi Web più come applicazioni interattive ed effettivamente utili all’utente piuttosto che raccoglitori di pubblicità e notizie a senso unico.
Insomma, applicazioni web intese come vere e proprie piattaforme, condivisione dei contenuti e partecipazione degli utenti.

DI SIMONE ONOFRI

Esiste il Web 2.0? E’ veramente cambiato internet? Ma tutto questo cosa comporta?

Le riflessioni e i dubbi su questo Web 2.0 sono del tutto lecite. Come sviluppatore web, non molto è cambiato tra quando si faceva il Web 1.0 o il 2.0. I processi sono simili e cambia qualche tendenza in fatto di design e di servizi da offrire, ma il succo rimane quello. Sempre XHTML scriviamo, finalmente con un pò di CSS resi in maniera decente…
Se prima i non adetti ai lavori usavano Front Page e Word per pubblicare i contenuti, ora utilizzano Word Press, o un altro sistema di blog… ma è vero, da quando la rete si è sviluppata nel mondo (e non parliamo del 2005) coprendo non solo gli ambienti militari e di ricerca, si è subito detto che sarebbe stata una voce per tutti.

Ricordo qualche anno fa, quando nella mia scuola avevamo un modem 56k, poi sostituito da un modernissimo ISDN 64k, poi con doppia linea a 128k e così via… usavamo Geocities e Xoom per pubblicare i nostri contenuti gratuitamente, con degli indirizzi che avrebbero fatto paura al Grande Fratello Google stesso, e in cambio del favore facevamo mettere un banner – o il fatidico popup – così da portare con qualche click un guadagno a chi ci ospitava.

Ora abbiamo i Blog, le Tribù Globali, Shamani mediatici e mezzi più potenti: CMS veloci e gratuiti, spazi e domini che si trovano in omaggio nelle buste delle patatine… e in cambio dell’hosting gratuito cosa dobbiamo dare? Uno spazio di pubblicità testuale, oppure il contenuto stesso che, per chi lo ospita e lo riutilizza, come meglio crede.

La pubblicazione di un contenuto è più semplice, la sua fagocitazione immediata e il suo sfruttamento istantaneo. Il modello di mercato è semplicemente spaventoso. Noi mettiamo i contenuti su MySpace, YouTube (da non perdere la nota tecnica di marketing anche solo nel nome)… ma poi, chi ci guadagna? Google ci permette di fare a gara a chi etichetta (o tagga, pardon) le immagini… ovvio che poi le immagini sono archiviate bene. Se questo è il 2.0…

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RISPOSTA DI MADERO

Come si può negare il radicale cambiamento nel lavoro degli sviluppatori avvenuto con l’ascesa del Web 2.0?

Pensate anche solo alla chiave di svolta: gli utenti sono anche produttori di contenuti.
Io sviluppatore, quindi, non devo più scrivere un software web fine a se stesso, ma piuttosto una prima parte di applicazione che verrà poi completata, nelle funzionalità o nei contenuti, da tanti emeriti sconosciuti.
Il gioco consiste quasi nel riuscire a convincere il navigatore, con la parte di applicazioni da noi sviluppata, che quello sia il sito giusto a cui dedicare tempo e in cui inserire i propri contenuti.
Insomma, una moltitudine di anime disperse pronte per essere accalappiate da un’ingorda piattaforma aperta.
Chi si conquista il maggior numero di anime, avrà più contenuti, più traffico, più introiti pubblicitari e, senza perifrasi, vincerà la partita.

Se neanche questo rivoluziona le perverse notti degli sviluppatori web, non vedo davvero cosa potrebbe farlo!

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Quello che mi preoccupa, appurata l’evoluzione dei mezzi utilizzati, è quello che gli @ccalappia-anime (me incluso, che spero commentiate questo post) faranno dei contenuti raccolti.
C’è chi, con correttezza, utilizza determinate licenze per garantire la perpetua libertà di fruibilità del contenuto. C’è chi, con calcoli sicuramente a lui non svantaggiosi, condivide con il co-produttore di contenuti una parte dei suoi ricavi.
Infine c’è chi, senza farsi troppi problemi, sfrutta l’entusiasmo del pubblico e la qualità della propria piattaforma e ne trae ingentissimi guadagni netti.

Polemiche a parte, l’importante è capire che non è oro tutto ciò che luccica. Persino il Web 2.0, di cui dovunque si decantano le lodi, ha i suoi inquietanti lati oscuri, che potrebbero essere la causa stessa della sua implosione.
C’è anche qualche furbo che, prevedendo questa inversione di tendenza, mette già le mani avanti parlando di Web 3.0

Link di approfondimento:
http://www.oreillynet.com/pub/a/oreilly/tim/news/2005/09/30/what-is-web-20.html
http://www.openarea.net/Web2.0.pdf___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Il Cimitero di Praga. Umberto Eco all’Inferno: la scelta dei personaggi negativi.