DI GABRIELE LEVY
Nessuno sa oggi prevedere come sarà la Rete tra 15 anni, ma tutti ci rendiamo conto che il ritmo con cui essa entra nella nostra quotidianità è altissimo.
Da contenitore di contenuti, quale era la rete agli inizi degli anni ‘90, il web ha via via trasformato o rivoluzionato il mondo della editoria (RSS e blogging), della telefonia (VOIP), della televisione (Youtube), della radio (Podcasting), del sistema postale (Gmail, Hotmail), dei modelli di business (Alibaba, Ebay, Amazon…) e di molto altro ancora.
Negli anni ‘70 ero al liceo e quando dovevo fare una ricerca prendevo un tram che dopo mezz’ora mi lasciava vicino alla Biblioteca Civica. Entravo nel grande palazzo bianco e chiedevo all’impiegato se sapeva dove potevo trovare un testo su un determinato argomento. L’impiegato mi indicava un armadione in metallo dove avrei potuto sfogliare delle schede indicizzate per titolo o per autore. Trovato un testo, cercavo nella bibliografia altri testi che eventualmente mi potesseno aiutare nello studio del tema. Ricopiavo il codice dei testi su un foglietto, lo consegnavo al bibliotecario, il quale metteva il foglietto in una pastigliona di metallo, la inseriva nel muro e spingeva un bottone che sparava ad aria compressa la pastiglia verso il magazzino libri attraverso i tubi di un meccanismo chiamato “Posta pneumatica”. Dopo alcuni minuti i volumi richiesti mi venivano consegnati e potevo accomodarmi nella sala lettura dove ricopiavo a mano i dati che mi interessavano.
La biblioteca era aperta dalle 9 alle 18 e solo nei giorni feriali. A quel tempio la biblioteca civica possedeva circa 50 mila volumi, ma nessuna fotocopiatrice.
La prima macchina per le “copie fotostatiche” arrivò nel 1978, ma, dato lo stipendio da operaio di mio padre, non potevo permettermi questo lusso.
Oggi vado su Google, scrivo il termine di ricerca, ed un software scritto da due ragazzi molto in gamba mi risponde in 0,25 secondi elencandomi i siti piu’ consoni a quanto richiesto, dopo aver esaminato alcuni miliardi di pagine web.
Niente tram, niente schedari, niente posta pneumatica. Solo software. E dire che Google è solo un buon motore di ricerca, fa parte del Web 1.0.
Dopo lo scoppio della bolla di crescita esponenziale del web e delle aziende ad esso collegate ci vollero un paio di anni perchè il settore si riprendesse e si arricchisse di nuovi termini e nuove applicazioni.

5 anni fa la Telecom faceva il 95% del fatturato sul traffico voce ed il 5% sul traffico dati. Oggi la situazione e 50/50 e tra 5 anni il traffico voce rappresenterà appena il 5% del fatturato.Ieri nella mia banca ho chiesto perchè dovevo fottutamente pagare 4 euri per fare un bonifico e la risposta dell’impiegata è stata “Se lo fai via Internet è gratis”. La vecchietta dietro di me deve aver pensato “…e quei poveracci che non hanno o non sanno usare Internet sono fessi?”.
La rivoluzione del web è di così vasta portata e coinvolge talmente tanti aspetti della nostra vita, che facciamo fatica persino a cercare di capire quanto è grande.
La popolazione mondiale sta solo ora apprendendo l’uso della vecchia rete, e già all’orizzonte si presentano servizi e sistemi che accellerano ancor di più l’ingresso di questa intelligenza mastodontica chiamata Web. Ma da che cosa è fatta questa seconda rivoluzione? Che cosa sono i blog ed i wiki, i podcast ed i social networks?
Sono tutti oggetti che insieme vanno a comporre il web 2.0, ovvero la più grande rivoluzione democratica della storia dell’umanità. Che se qualcuno avesse provato a spiegarla a Carletto Marx, si sarebbe sentito dire “tu sei assolutamente matto!”.
Il blogging è l’attività di scrivere un diario online, al costo esclusivo del proprio tempo.
Ieri leggevo che i giornalisti in Italia stanno aspettando il rinnovo del contratto di lavoro da 36 mesi.
I giornalisti non hanno capito che non avranno mai più un contratto, perche’ il mondo è pieno di gente che fa di fatto il giornalista, senza percepire direttamente un euro per ciò che scrive, usando il blog e gli RSS (un sistema che permette di riportare in tempo reale notizie e commenti da qualsiasi altra fonte RSS, una specie di informazione recursiva).
Alcuni bloggers fanno talmente bene il loro lavoro, che alla fine riescono a guadagnare bene dal loro lavoro.
L’uomo è un animale sociale. La velocità di sviluppo della tecnologia cresce a ritmi esponenziali. Il web è un buco nero che come un magnete attira tutto il know how del genere umano.
Cosi’ come gli animali vanno a stabilirsi la dove c’è acqua e cibo, l’uomo va a cercare l’informazione e la conoscenza la dove essa si trova. Oggi l’informazione si trova sul web.
Chi ieri vendeva enciclopedie, oggi è disoccupato, a meno che non abbia cambiato mestiere. Tutto questo riguarda i contenuti. Il web sta diventando una enorme piazza sociale, dove la gente si incontra, discute sui forum, si parla e si vede. E stanno nascendo realtà virtuali con milioni di personaggi finti, dietro a cui ci sono delle persone vere.
E come in tutte le città, ci sono i quartieri malfamati, dove gira droga e prostituzione, odio e razzismo, ed i quartieri più eleganti, dove ci si incontra per lavoro o per chiacchierare, dove ci si informa e si trovano leader e maestri, dati ed informazioni, negozi e librerie, partners ed amici, clienti e fornitori.
I social networks stanno dilagando ad una velocità di crescita del 10% al mese, cito ad esempio linkedin o ecademy, neurona o meetic, myspace o orkut.
Oggi sappiamo che il vecchio detto “se non hai le conoscenza giuste, difficilmente troverai lavoro” non è più vero. Alcune settimane fa ho messo il mio curriculum su un social network, e dopo pochi giorni ho ricevuto una telefonata da un cliente di Napoli che mi chiedeva di andare a tenere alcune lezioni di informatica presso una azienda di Trento. Il tutto corredato di un bel contratto firmato a dovere.
Sui blogs e sui forum, nei social networks e sui siti, oggi si discute di tutto: politica e tecnologia, affari e finanza, amori e odi. Il prossimo step sara’ l’arrivo dei social networks a livello locale: il barista dell’angolo aprirà la community dedicata agli avventori del bar, dove potrà scrivere quali drinks verranno serviti stasera in occasione della finale di coppa dei campioni, che sara’ trasmessa nel proprio locale. E gli avventori potranno dare i loro giudizi sulla partita e sui drinks, e sui giudizi degli altri clienti, continuando da casa o dal lavoro la chiacchierata iniziata al bar.
E quando arriviamo a casa, accendiamo ancora la vecchia TV e che cosa ci troviamo? Ma naturalmente i filmati piu’ visti su youtube, la Tv del futuro, dove si puo’ vedere e soprattutto trasmettere quasi di tutto, e dove l’auditel non è l’apparecchio installato dal Berlusca, ma i punteggi dati dagli utenti.
Finalmente saremo indipendenti dal sistema operativo, non ha più importanza se usi windows o mac, linux o pompix, le applicazioni del web 2.0 sono per antonomasia tutte web resident. Libere da virus ed installazioni, RAM e Rom.
Ecco, questo e’ il modo in cui interpreto il termine web 2.0: benvenuto futuro!
RISPOSTA DI ENRICO GIUBERTONI
Scenari di cambiamento globale nei settori più importanti della vita sociale, nuovi modelli di interazione e comunicazione, spazi reali e virtuali, diverse modalità di acquisto e shopping sono alcuni dei temi dell’articolo articolo di Gabriele Levy, nel quale si mette in evidenza come il Web 2.0 stia modificando radicalmente le dinamiche di interazione individuale e sociale.
In questa risposta proverò a riflettere sugli impatti che il Web 2.0 sta avendo sia a livello individuale sia a livello collettivo e sociale.
Gabriele Levy fa diversi esempi, dei quali uno mi sembra un ottimo punto di partenza: l’esempio della signora anziana dietro di lui in coda alla banca che abbozza con aria incredula e inconsapevole, quando sente l’operatrice affermare che il costo di una operazione bancaria On Line è minore o quasi zero rispetto ad una operazione presso sportello. L’ anziana signora introduce uno dei temi emblematici del Web 2.0, il Digital Divide (cfr Wikipedia ) ovvero del divario esistente tra mezzi digitali e modalità di accesso agli stessi. In questo caso la natura del Digital Divide è di tipo culturale (la signora non conosce internet) e generazionale.
Sebbene in questo caso sia evidente la natura di questa forma di Digital Divide e il proprio superamento attraverso interventi formativi specifici di alfabetizzazione informatica - appaiono nettamente meno chiare ed evidenti altre forme di Digital Divide che sono complesse da affrontare poiché incistate in forme di rifiuto dell’evoluzione sociale e culturale.
Mi riferisco a persone, segmenti professionali e gruppi socio-economici che - pur riconoscendo nel web 2.0 un punto di svolta rispetto al modello delle DotCom e ai precedenti modelli di interazione delle società di massa - tuttora stentano a modificare le proprie strategie e i propri comportamenti per adattarsi ai nuovi paradigmi. Queste forme di rifiuto sono spesso latenti e non vengono sempre espresse con meccanismi di opposizione manifesta.
Vi sono intere professioni che stanno scomparendo oppure che risentono di una crisi causata da internet. Sebbene in alcuni casi questa crisi sia irreversibile, in molti altri casi il web 2.0 offre diverse opportunità che non vengono affrontate poiché temute e demonizzate: mi riferisco - ad esempio - ai negozi di musica, di fotografia e più in generale al commercio al dettaglio che vedono nel web un nemico anziché un fondamentale strumento di vendita e interazione con il cliente.
Le opportuntà offerte dal Web 2.0 sono molteplici, basti pensare all’E-commerce che consente di avere un ulteriore canale rispetto a quelli tradizionali, ai blog individuali e collettivi che ampliano l’interazione tra clienti e società , al GeoMarketing che permette alle realtà più piccole di essere più visibili e raggiungibili, ai sistemi di Social Web che consentono alle persone nuove forme di aggregazione basate su identità di interesse e di comportamento, ai sistemi di pubblicità mirata e contestuale che sviluppano con maggiore precisione campagne mirate e di nicchia, fino ai sistemi di Product Search and Comparison che consentono ai consumatori di esprimere opinioni su prodotti e servizi.
Gabriele Levy fa diversi paragoni tra la società prima e dopo l’avvento del Web e afferma che l’uomo come animale sociale cerca nella rete nuove forme di aggregazione e di integrazione. Una conseguenza dell’impatto del Web 2.0 è una rivisitazione e ridiscussione dei concetti di identità e appartenenza: è interessante notare è il fatto che il senso di identità nel web 2.0 non è sempre manifestato in senso antagonistico e conflittuale sull’appartenenza (io sono Rosso e quindi non sono Nero), ma si verifica il delinearsi di un senso di identità più esplicativo e analitico (appartengo a questa comunità poiché mi identifico nei suoi valori che sono …).
Questi sono alcuni degli impatti che l’articolo di Levy introduce e ognuno di essi merita un articolo a parte e sono certo che su Shannon.it possa avere luogo una germinazione di articoli derivati da questo.
Il dato emergente è che si assiste da parte degli utenti ad una maggiore consapevolezza del fatto che nel web 2.0 sono protagonisti le identità, i valori e la storia delle persone. Fin dai primordi del web si ipotizzava di questi fenomeni senza dare loro un nome: nel 1999 Guido Ferraro vedeva nel termine multimedialità alcuni dei tratti distintivi del web 2.0 intravendendo in essa non solo l’unione di componenti visive e musicali, ma “la capacità di combinare insieme le caratteristiche [...] di più sistemi comunicativi, nei quali ciascun sistema si porta le sue modalità di fruizione, le sue regole di costruzione e ricezione, la sua storia e i suoi valori culturali” (cfr. Guido Ferraro, La pubblicità nell’era di Internet, 1999 Meltemi Ed, Roma a pag. 112).
Ciò che appare chiaro è che a livello individuale, gli utenti sono già pronti ad utilizzare i contenuti del web 2.0. E il mercato?
Tags: business, Google, identità, libri, Storie, Web 2.0, Wikipedia

13 Responses for "Web 2.0: benvenuto futuro!"
troppo lungo per essere commentato
francamente non ho così tanto tempo da dedicare alla lettura spot di un blog, mi dispiace perchè l’argomento mi interessa molto, comunque questo post non permette dei commenti sensati e a tema, al limite qualche post in risposta, ma non un commento.
inoltre mi pare che gli argomenti trattati siano molti e molto vasti (c’è gente che ci scrive dei libri su questo argomento), una risposta a tono sarebbe veramente molto (troppo) lunga
il tutto, ovviamente, secondo me
Grazie per il suggerimento.
Cresciamo grazie a questi
Danilo
Ho trovato l’articolo bellissimo… tanto che l’ho subito riproposto su computerlaw.it
Il web 2.0 non è soltanto un modo nuovo di vivere internet, è anche un modo nuovo di approcciarsi alla realtà.
Oggi sento spesso parlare di scontro generazionale. Io credo che l’unico scontro che abbia un senso sia quello sul come si fanno le cose e non sul chi le fa (poco mi interessa ad esempio se una logica clientelare viene perpetrata da un 30enne piuttosto che un 50enne).
Ancora complimenti.
L’esperienza quotidiana ci mostra che la Rete ha cambiato il modo di accedere all’informazione esistente e di crearne e distribuirne di nuova.
Rimane da dimostrare perchè un accesso rapido a una quantità di informazione maggiore implichi in ogni caso una maggiore conoscenza.
Forse un’ottica economica porta a privilegiare determinate variabili dell’informazione (quantità, diffusione) rispetto ad altre (contesto, qualità) per intuibili difficoltà di espressione numerica e oggettiva di queste ultime.
Lascerei il compito di analizzare questi fenomeni a pareri più precisi e (possibilmente) originali, piuttosto che ad avventurose analisi oscillanti tra il tecnico e il sociale, accompagnate da commenti spesso assenzienti e privi di contenuti aggiuntivi, il tutto in un clima quanto mai “generalista”. Sempre che vogliate perseguire la qualità
P.S. sarebbe bello, per gli amanti dei contenuti e per i claustrofobici, leggere i testi a pagina intera e avere un’ po’ di aria per scrivere i propri commenti, il formato blog un è un po’ scomodo…
Perdonami, mi sfugge chi debba ergersi a giudice della “qualità” assoluta

Beh secondo l’idea del progetto dovrebbe essere il lettore.
Facevo queste osservazioni in quanto lettore eh, non ho intenzione di giudicare nessuno
Per mettere in chiaro le cose: la mia voleva essere una critica costruttiva, sono un liceale e di certo non saprei fare di meglio nello scrivere un articolo di questo tipo, ma penso che il mio commento possa comunque interessare gli altri coinvolti nel progetto.
Come lettore preferirei articoli più tecnici o comunque “di settore”, sicuramente sarebbero più accurati e meno vaghi. Oh se poi volete pubblicare articoli così fate pure, dicevo giusto la mia…
Ho letto la parte di Gabriele Levy… e mi sono quasi commosso… non sò perchè forse per la condivisione delle esperienze… forse perchè ho visto crescere pian piano internet fino ad oggi… forse perchè questa creatura che cresce a ritmi esponenziali mi da lavoro… forse perchè siamo testimoni di una rivoluzione… forse la più VERA rivoluzione che ci sia stata nel ventunesimo secolo.
@MarcoCastronovo
>Rimane da dimostrare perchè un accesso rapido a una quantità di
> informazione maggiore implichi in ogni caso una maggiore conoscenza.
E’ chiaro: non è sufficiente un accesso rapido e una grande quantità di informazioni (la differenza sta nelle singole persone che decidono se apprendere o no); qui si sta però facendo un discorso di possibilità e pari opportunità.
La stessa persona, con le stesse tendenze e curiosità, ha la vita decisamente facilitata grazie alla rete.
Questo non sarà un concetto originale, ma è senza dubbio altrettanto generalista presentare un’ obiezione del calibro “non è la quantità dei contenuti che conta, ma piuttosto la qualità”.
> avventurose analisi oscillanti tra il tecnico e il sociale,
Io di tecnico non ci vedo proprio niente, è un puro e lineare articolo “sociale” oppure, direi, quasi “di costume”.
> Come lettore preferirei articoli più tecnici o comunque “di settore”,
Sono d’accordo! Si fa quel che si può. Tu quando ci scrivi qualcosa??
Buona giornata!
@madero
> La stessa persona, con le stesse tendenze e curiosità, ha la vita
> decisamente facilitata grazie alla rete.
Io penso invece che la sua vita sia in qualche modo più complessa.
La possibilità di accedere facilmente alle informazioni potrebbe indurre qualcuno a ragionare poco sulla loro provenienza e a sviluppare ancor meno un senso critico. Credo che sotto questo punto di vista l’informazione *possa* essere un pericolo, perchè *può* indurre chi la possiede a pensare di avere con essa conoscenza delle cose. Mi viene in mente, come esempio “illustre”, quello dei filosofi greci Socrate e Platone, che avevano criticato la scrittura come forma di trasmissione del sapere proprio per ragioni simili.
Riportando il discorso ai nostri tempi se ne può vedere subito la concretezza: cosa succederebbe se le “giovani generazioni”, così entusiaste della loro Rete, della loro libertà (e non a torto), dovessero sottovalutarne la portata e indebolire le loro capacità critiche e dialogiche, diventando facile preda di persone che queste informazioni le possono controllare (governi, aziende, individui…)?
Ripropongo l’ormai classico esempio di Wikipedia: quanti, effettuando una ricerca, si chiedono se effettivamente quello che leggono sia corretto, lo verificano comparandolo con altre fonti e quanti invece costruiscono le proprie certezze su voci scritte da chissà chi e con chissà quali intenzioni o competenze?
> Questo non sarà un concetto originale, ma è senza dubbio altrettanto
> generalista presentare un’ obiezione del calibro “non è la quantità
> dei contenuti che conta, ma piuttosto la qualità”.
Non ho detto che la quantità dei contenuti non conta, ho detto che spesso la qualità e il contesto in cui l’informazione viene fornita perde molta della sua dovuta importanza. Sarà anche una frase generalista, ma il mio è un commento, non un articolo.
> Si fa quel che si può. Tu quando ci scrivi qualcosa??
Ritengo di non essere in grado di scrivere un articolo interessante e preciso, però mi piacerebbe leggerne e commentarne, come ormai avrete capito
Invece apprezzo molto il vostro tentativo, continuate così.
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Comunque riassumendo il mio commento in maniera più stringata:
il Web può essere una risorsa, ma può anche arrecare enormi danni a chi lo utilizza in modo superficiale. Chiudo con una domanda provocatoria, sperando di stimolare la discussione: si può ancora oggi credere e ripetere le parole di Socrate “so di non sapere” o possiamo ritenerci ormai lontani, così ricchi di “informazione” come siamo, da questa ingoranza socratica?
Il problema della fonte dell’informazione non è una prerogativa del Web, semmai è un problema e basta.
Non c’è dubbio che c’è sempre chi è pronto a pensare che se c’è scritto lì, allora deve essere vero per forza, ma il problema rimane, la fonte è importante e il citarla sarebbe la prima garanzia di correttezza.
Purtroppo chi cita le fonti sono sempre troppo pochi: chi pensa che basti il proprio nome per dare la sicurezza dell’informazione; chi se ne frega altamente e sono purtroppo la maggior parte; e chi fa della disinformazione pura.
Ma tutto ciò che c’entra col Web2?
Ci stanno mettendo nella zucca che il Web 2 è questo: blog, possibilità di interazione asincrona col Web, ma non è sempre così.
A ben vedere un blog non è Web 2, ma solo un buon sistema per dare a tutti la possibilità di dire la sua, ma non è che ci sia una tecnologia nuova in questo è solo un modo di approccio diverso; se il Web 2 fosse solo questo, non sarebbe una nuova tecnologia ma solo un nuovo modo di vedere il vecchio, in poche parole un nuovo approccio e un nuovo concetto del vecchio. In effetti è così.
La possibilità di interagire in modo asincrono è effettivamente un buon metodo per sviluppare piattaforme in grado di far interagire l’utente con l’applicazione stessa, ma a ben vedere anche questa tecnologia è vecchiotta, solo non era stata mai usata in questa forma, ciò riapre il discorso sulla concettualità e non sulla sostanza.
Il Web 2 è un concetto, ma non una nuova tecnologia, avrei preferito leggere di un nuovo modo di usare la tecnologia esistente, perché di questo si tratta, epperò i paroloni fanno vendere di più e quindi vai di Web 2.
M.
Concordo con Marco GRAZIA, si fa` tanto parlare del Web2, ma alla fine non e` altro che un rimescolamento degli stessi ingredienti, il tutto spacciato per qualche cosa di nuovo e rivoluzionario, citando Sid, personaggio delle strisce di UserFriendly “Che fine ha fatto il Web 1.0?”, non abbiamo ancora capito come sfruttare appieno le tecnologie che abbiamo e gia` dobbiamo migrare verso nuovi orizzonti (anche se solo concettuali)? Mi ricorda quello che succede nel campo della programmazione, lo hardware (casalingo, non industriale) cambia cosi` velocemente che non si fa` in tempo a capire come funziona che si deve imparare tutto daccapo, in questo modo l’ottimizzazione del codice va a farsi benedire e lo hardware viene sfruttato un terzo di quello che si potrebbe.
Ciao, Pietro.
Penso che il web 2.0 sia solo l’ennesima trovata di chi deve per forza di cose trovare quelle rivoluzioni alle quali ci aveva abituato il secolo scorso… (automobili, telefono, aerei, ecc).
L’internet banking esiste da almeno 8-9 anni, così come i blog (si chiamavano diversamente e in rete c’era molta meno gente.
Riguardo al subdolo messaggio (quasi di rancore) contro i giornalisti e i loro contratti (non faccio il giornalista e non ho amici o parenti in quel settore) credo che si stia peccando troppo di presunzione.
Mi chiedo sempre infatti se questi blogger tanto fighi e 2.0 abbiano mai notato che alla fine loro scrivono e preparano testi partendo dalle notizie apprese dalle vere agenzie di informazione, quotidiani registrati e dalle TV.
Un blogger lavora solo dal suo ufficio, così come il 99.999% dei blogger del mondo. Ergo non avrebbero di che discutere se gli inviati del corriere della sera a londra, new york, ecc.. venissero tutti licenziati per mancato rinnovo.
Io penso che una vera evoluzione e rivoluzione del web debba partire da una nuova e vera presa di coscienza collettiva e non da una specie di sfida con il mondo reale, tipica dei bambini frustrati ed emarginati in cerca di rivincita.
Ci sarebbero pagine e pagine da scrivere su tutta la fuffa e la stupidità che gira attorno il cosiddetto web 2.0, ma per ora sono stanco e mi fermo qui.
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