Internet e libertà sulle piattaforme. Un articolo divulgativo per i non addetti ai lavori. I vostri commenti a questo articolo saranno pubblicati in un prossimo post.
Si era finalmente smesso di considerare Internet come un mondo virtuale appartenente a una dimensione parallela di cyberspazio e si era compreso che il mondo in realtà è uno solo, e la Rete è soltanto uno dei tanti strumenti con cui le persone comunicano.
Appena passata però la moda ottusa della “seconda vita”, l’antitesi Mondo reale – Internet si ripresenta fortissima, e questa volta non come problema culturale di nomenclatura, ma come pericolo concreto sul lungo periodo. Le grandi battaglie del futuro si giocheranno su questo.
Andiamo per ordine. Quando vi dicono “Internet è il far west perché non ci sono regole” vi dicono una bugia. Senza entrare in dettagli e semplificando sulla questione delle diverse giurisdizioni nazionali, basti ricordare che se diffamate qualcuno, se vendete materiale protetto da copyright, se distribuite materiale pedopornografico o se usate la mail per minacciare una persona, siete perseguibili esattamente come lo sareste stati se aveste svolto le stesse azioni con mezzi tradizionali. Ricordatelo ai bigotti tecnofobi.
Allora dov’è il problema? La questione riguarda tutte quelle attività svolta dai gestori delle piattaforme (Facebook e moltissime altre) che sono perfettamente legali, ma che minano la libertà di comunicazione (prima ancora di quella di espressione).
L’esempio più banale: Facebook è libera di cancellare qualsiasi gruppo o discussione senza dare spiegazioni. Lo stesso vale per la maggior parte dei servizi (dalle foto di Flickr ad alcuni servizi Google o di blogging). Potrà sembrarvi un dettaglio, ma non lo è. Pensate soltanto a quanto attivismo (culturale, civico, politico) si stia spostando online.
L’elemento critico è che, come si diceva sopra, queste “limitazioni” (è scorretto parlare di “censura” vera e propria) sono legalmente permesse dalle condizioni di utilizzo del servizio che – come è giusto che sia – vengono stabilite dai proprietari del servizio stesso. Il risultato appunto è la crescita di mondi indipendenti (monadi), con regole diverse tra loro e non necessariamente in armonia con il fumoso concetto di “libertà” di cui ci serviamo al bar tra una birra e un succo d’arancia.
Questo problema, che nei prossimi anni sarà al centro di tutte le agende politiche ed economiche, è brevemente sintetizzato dal titolo di un articolo di Vittorio Zambardino: “Peggio della censura di Stato c’è una sola cosa: la censura privata”.
Qualcuno potrebbe dire: gli utenti sceglieranno di abbandonare le monadi non democratiche per abbracciare quelle libere. Non succederà. La legge della domanda e dell’offerta non ci aiuterà. Per due motivi. 1) Non è detto che ci sia una domanda elevata di monadi democratiche 2) Le reti sociali funzionano meglio se c’è un’elevata concentrazione di persone. L’inventore del termine “Web 2.0″ ha detto che il valore delle piattaforme dipende non solo dal prodotto stesso, ma anche da quante persone lo usano (si chiama effetto Rete). In altri termini: continuerete a usare Facebook perché tutti i vostri amici sono lì, e ve ne fregherete di atti di censura operati nottetempo da un programmatore della Silicon Valley a cui non frega nulla di un gruppo di protesta contro la gestione governativa del terremoto abruzzese.
Usando le parole del filosofo Peter Ludlow, intervistato sull’Espresso da Alessandro Longo: “C’è il rischio che i mondi virtuali ci rendano avvezzi a vivere in ambienti poco democratici, dove sono aboliti quei diritti frutto di secoli di lotte, progresso e conquiste civili. In altre parole, le dittature online ci rendono più passivi nei confronti di un dittatore nel mondo reale”.

Non è fantascienza pensare che lo strapotere delle piattaforme alimenterà in futuro scontri sulla gestione delle stesse. In fondo non è altro che una delle tante configurazioni del 'Gli imperi del futuro sono gli imperi della mente' di Churchill
La soluzione a questo problema – sempre che anche a voi sembri un problema – al momento non c’è. Ci sono diverse idee in proposito. Per concludere con le persone citate sopra, Ludlow dice che ci vorrebbe “una sorta di illuminismo dei mondi virtuali”. Della serie: “Sembra ganzo, dove lo posso comprare?”.
Zambardino e molti altri parlano di fondare tutto sulla responsabilità personale (nessuna censura, poi però l’autore risponde eventualmente in sede penale). Ottimo, però bisognerebbe avere una legge che obbliga a non “censurare” e limita la libertà dei proprietari delle monadi. Non è necessariamente un male, ma non risolve il problema delle diverse giurisdizioni nazionali (la legge italiana che obbliga Facebook a non censurare dovrebbe essere simile a quella francese che fa lo stesso, e questo è più che difficile).
Un’altra via sarebbe avere una direttiva unica dall’alto, ma adesso nessuna organizzazione ha il potere di farlo (ONU e ICANN non c’entrano niente).
Senza tener conto che, come potete immaginare, un intervento unico dall’alto è sempre rischioso. E Internet è cresciuta proprio grazie ad una certa flessibilità normativa.
Una via di uscita potrebbe essere quella di realizzare prodotti che tutelino l’effetto Rete, ma non siano concentrati (detto in soldoni: una cosa come Facebook, ma che non dipenda da nessuno e sia distribuita sui computer di milioni di persone). Juan Carlos De Martin del centro studi Nexa infatti spiega: “Presentare la centralizzazione come inevitabile causa dell’effetto Rete è inesatto perché mischia due piani diversi: la comodità offerta dalla centralizzazione e l’effetto rete, che invece riguarda indistintamente tecnologie centralizzate e tecnologie decentralizzate”.
L’importante, per ora, è parlarne. Discuterne. Evitare che la questione delle monadi sociali non democratiche rimanga un problema per addetti ai lavori. Il tempo c’è. Pensate solo a quanti inutili dibattiti vengono affrontati intorno a Internet. Roba tipo l’articolo di Furio Colombo sul secondo numero di Alfabeta2, che si conclude con “Faresti meglio a diffidare del tuo computer. Lui sa tutto e, se necessario, lo dice”. Come una sorella dispettosa.
La consapevolezza è metà dell’opera: se questo dibattito fosse portato al grande pubblico, sarebbe in parte già risolto e a noi giovani barbari dell’Era digitale verrebbero risparmiate battaglie future. Parlatene.
Marco De Rossi
Si ringraziano Andrea Bortolotti, Juan Carlos De Martin, Lucrezia Giacomini, Federica Piron e Stefano Quintarelli.
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La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Giovanni Anceschi. Introduzione al Basic Design: la responsabilità di dare forma agli oggetti.

18 Responses for "Una questione di democrazia"
Ciao Marco,
bell’articolo e buoni gli spunti che ci proponi.
Sicuramente c’è molto da riflettere su quanto dici.
Una questione a mio avviso altrettanto sensibile e forse anche di più, parallelamente alla regolamentazione delle “monadi”, è quella che regola invece gli ISP, che sostanzialmente non sono il contenuto che l’utente fruisce, ma sono il mezzo per raggiungere lo stesso.
Specialmente in Italia, ma ancora prima in Cina ed altri paesi senza libertà di parola, prima di giungere ad una censura dei vari contenuti delle varie monadi imposta attraverso gli uffici legali (che si sa richiede tempo e burocrazia) si attua una censura “grezza” delle monadi in se stesse attraverso un filtraggio preventivo del traffico generato dall’utente.
Purtroppo a questo tipo di censura si sfugge con più difficoltà e per questo, quanto più è subdola è anche più pericolosa.
In Italia ci sono stati già precedenti ed altre misure sono ancora in atto.
Mi viene in mente la legge che impone agli ISP di tenere traccia dei log degli utenti per 5 o più anni, mi viene in mente il blocco IP di siti quali ThePirateBay e simili, mi viene in mente il blocco di traffico su porte ben precise e tanto altro.
Sostanzialmente, possiamo discutere quanto vogliamo sul fatto che gli scarichi racing delle nostre moto debbano essere legali o meno, ma se non abbiamo delle strade su cui poter uscire con le nostre moto, rimaniamo a parlare giusto per il gusto di perdere tempo.
Daniele Orlando
Buongiorno,
il primo passo e’ rendere la gente cosciente del problema, e cosciente delle alternative (presenti o in via di sviluppo).
Il privato ha il potere datogli dai dati che (altri privati o enti) gli affidano: ognuno dovrebbe avere il controllo dei propri dati, o fisicamente, come
dice Eben Moglen nel suo talk “Freedom in the Cloud” o controllandoli logicamente come nel progetto http://cloudusb.net – i dati vengono protetti in locale, e solo dopo che sono stati protetti, inviati on line!
Ne ho parlato all’ultimo Linux Day a Padova, se puo’ interessare ecco l’intervento:
http://www.fsugpadova.org/images/a/a4/Cloudusb-sep-ld2010.pdf
[...] Una questione di democrazia – Shannon.it shannon.it/blog/una-questione-di-democrazia/ – view page – cached Shannon.it: la tecnologia raccontata a più voci. Un blog di gruppo su informatica ed internet. Tweets about this link [...]
Democrazia e Libertà sono due concetti fondamantali della nostra civiltà, ma talvolta sono interpretati, per comodità o per scarsa conoscenza, come Anarchia ed Onnipotenza.
Provo a dare una interpretazione di questo concetto soprattutto nei riguardi della Rete e di Internet con un esempio.
Esistono in Italia, come in qualsiasi parte del mondo, vari tipi di strade più o meno facili da percorrere e vari tipi di mezzi di trasporto messi a disposizione, a vario titolo, per percorrerle. Se una “entità privata” mettea disposizione una nuova strada o una nuovo mezzo di trasporto che facilitano lo spostamento, penso che la maggior parte di noi è d’accordo ad accettare regole e costi per usarlo; se poi questa “autostrda” o questo “easybus” si ripaga con la sola pubblicità, allora siamo tutti felici. Sicuramente qualcuno tenterà di “estorcere al padrone” un biglietto gratis o invocherà l’utilità pubblica…..pensate che questo qualcuno ha ragione?
Per la Rete, bene vero ed impalpabile, tutti fanno il ragionamento di quel qualcuno e non tengono conto di idee vincenti ed invstimenti fatti. Questo ragionamento è giuso? o io sono restato ai tempi del Padrne delle Ferriere?.
Un caro saluto.
Interessantissimo, ci penso da sempre alla censura più o meno evidente su fb o in generale in rete, infatti uso fb con molta “parsimonia”, mi chiedo solo se permetteranno questo dibattito o lo censureranno dal momento che fb è in sostanza “un distratore delle masse” (e quindi delle menti). A mio avviso c’è un disegno preciso sul fatto che è bene che la gente “cazzeggi” e non pensi dal momento che nonostante tutto il pensiero e, ancor di più, il pensiero cosciente, rimane ancora la cosa più rivoluzionaria che esista.
[...] Una questione di democrazia – Shannon.it. Bookmark It Hide Sites $$(‘div.d3933′).each( function(e) { e.visualEffect(‘slide_up’,{duration:0.5}) }); ← Firesheep [...]
Un bel po’ di tempo addietro erano queste le mie obiezioni agli entusiastici di Second Life come nuovo luogo politico: http://www.shannon.it/blog/esclusiva-david-orban-riguardo-alla-politica-su-second-life/#comment-181
Se la tecnologia è una delle principali leve che muove la storia, è naturale pensare che chi controlla la tecnologia controlla anche la storia. E’ a partire da questa tesi che a mio parere si devono inquadrare gli avvenimenti recenti e soprattutto futuri. Internet si sta ormai affermando come “la” tecnologia che cambia la storia ed è lecito aspettarsi che chi è egemone oggi si interessi all’argomento, qualsiasi intenzione egli abbia: in una democrazia liberale quella di regolamentare per difendere le libertà individuali, in una dittatura quella di limitare il potere centrifugo e gli effetti rete indesiderati, in un mercato quello di favorire od ostacolare la competizione economica, in una cultura quello di proteggere o respingere valori, pratiche, ecc.
Tuttavia, sposando la tesi di Castells in “Internet Galaxy”, io credo (può essere forse questa una nuova fede politica oggi?) che all’avanzata di Internet nella storia come tecnologia si accompagni quella del paradigma di Network, qualcosa di metafisico che può declinarsi di volta in volta in una rete di computer, di persone, di algoritmi, o combinazioni di queste. E credo che questo paradigma sia buono, ne vedo le tracce nel passato là dove la gente si è unita per affermare qualcosa di comune e importante e ne vedo la forza futura, non solo nell’opporsi ancora una volta alle inguistizie che avvengono da sempre, ma anche nell’affermare nuove e migliori giustizie, nel migliorare il modo in cui i sistemi in cui viviamo sono organizzati e in ultimo noi stessi, portandoci a pensare e agire in modo “telare” oltre che “puntuale”.
Ora non ho molto tempo, spero di poter continuare la discussione più in là.
[...] su Tenete i bambini lontani da LibérationGiulio su Ma a Roma sanno che Google ha confessato?Una questione di democrazia – Shannon.it su Peggio della censura di stato c’è una sola cosa: la censura privataEnzo Amato su Ma a [...]
[...] su Tenete i bambini lontani da LibérationGiulio su Ma a Roma sanno che Google ha confessato?Una questione di democrazia – Shannon.it su Peggio della censura di stato c’è una sola cosa: la censura privataEnzo Amato su Ma a [...]
Accumulare soldi e potere è ciò che conta, questo mi sembra abbastanza ovvio.
Questa ovvietà è da sempre il problema contro cui combattono tutti quelli che ri-cercano la “democrazia”.
Ri-cercare la democrazie significa in questo schema concettuale, disseminare soldi e potere sulla popolazione ed evitare gli accumuli personali.
Qualcuno traduce questa banalità come comunismo, altri membri della politica 2.0 invece parlano di welfare.
Capitalismo e democrazia non vanno molto d’accordo e questo mi sembra palesemente chiaro soprattutto in Italia, vista le contraddizioni politiche di cui siamo testimoni.
La democrazia è un valore difficile da innestare nelle persone, dato che il comportamento naturale di un essere umano, privo di insegnamenti culturali e indottrinamento, è egoista ed individualista.
La recessione economica ha portato dei considerevoli tagli, ovvio, ma cioè che ne risulta maggiormente danneggiato sembra proprio la cultura perché come dice Tremonti: “Provate a mangiare un panino con dentro la divina commedia”.
Ed ha ragione, se non riesci a mangiare non puoi studiare e quindi diventi un cittadino ignorante, facile da manovrare e raggirare, pronto per essere abbindolato e incastrato in meccanismi complessi e con poche e ben nascoste vie di uscita.
Tremonti, dall’alto dei suoi studi altamente specialistici e formativi in economia, sembra quasi vantare l’ignoranza degli altri.
Democrazia e libertà vanno già più d’accordo, ma anche qui c’è da stare attenti.
Libertà non è quella di fare tutto quello che si vuole. Libertà, per come la immagino io, significa essere liberi di assumersi i rischi delle proprie azioni se eventuali esiti negativi impattano esclusivamente su se stessi. Libero di andare in giro senza casco se poi ho l’assicurazione che copre tutti gli eventuali danni al mio corpo e dunque non gravo sulla spesa sanitaria della comunità che paga le tasse.
La democrazia è semplicemente una manifestazione della propria libertà, libertà cioè di esprimere la propria preferenza, garanzia che tale preferenza sia valutata e che quindi sia di supporto per il processo gestionale/decisionale dell’intera comunità.
Introduciamo ora una nozione basilare di fisica per capire meglio come funziona libertà e democrazia: “Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”.
Questo concetto è semplice, praticamente vuol dire che se democraticamente decidiamo di togliere la pubblicità da Facebook, Facebook domani smette di esistere e fine dell’esperienza Facebook. Significa che i sociologi perdono uno strumento di analisi, gli economisti perdono una piattaforma su cui sperimentare nuove forme di guadagni, gli informatici perdono spunti per sviluppare nuove soluzioni, ecc ecc ecc. Insomma chi ci guadagna? La democrazia?
Io non so rispondere a questa domanda. So però che se democraticamente si decidesse di eliminare la censura, allora ci guadagnerebbe quella nicchia che rappresenta un po’ tutti noi, ma praticamente nessuno di noi in particolare. La nicchia censurata può essere collocata a destra, a sinistra, in alto o in basso, censura ai pedofili troppo pedofili, censura agli omosessuali troppo omosessuali, censura ai religiosi troppo bigotti, censura ai blasfemi troppo irrispettosi, censura ai fondamentalisti o a quei 4 bambini sciocchi e bulli, …
Se siamo disposti a dire no alla censura, secondo me dovremmo essere talmente indottrinati ed istruiti da essere anche in grado di avere davanti agli occhi tutto, trovare la forza di girare pagina se non ci interessa.
Un viaggio introspettivo dunque, molto cruento.
Quanta comunità resta in contesti di questo genere? Abbastanza poca.
Quando l’entropia aumenta e non di definiscono protocolli chiari di comunicazione, la diffidenza aumenta e ciò porta alla formazione di micro-comunità all’interno della comunità più grande. Questo dato riusciamo a verificarlo facilmente fingendoci mezzi morti a terra in una piazza gremita di persone.
Valutando che Facebook è un progetto capitalista e che la libertà non è definita da nessuna legge, allora la democrazia è solo un optional.
Soluzioni? Beh non è molto complesso
Facebook resta un progetto capitalista. Si definisce però una legge nazionale e poi si cerca di diffondere come i diritti umani, che garantisce la libertà sempre e a tutti. Tecnicamente si sviluppa uno strumento di comunicazione delle preferenze della popolazione.
Come sempre c’è un enorme bisogno di manovre culturali.
[...] Allora dov’è il problema? La questione riguarda tutte quelle attività svolta dai gestori delle piattaforme (Facebook e moltissime altre) che sono perfettamente legali, ma che minano la libertà di comunicazione (prima ancora di quella di espressione). continua qui [...]
[...] inizia un dibattito importante sulle libertà garantite dalle piattaforme sociali. Qui il mio articolo su Shannon. Vi consiglio di leggere i commenti. Qui altri [...]
Ciao Marco,
mi affianco a sostegno di quello che analizzi in questo tuo articolo nel timore che in effetti certi poteri seppur non così palesi, ma nella odierna società basata sul pervasivo concetto di “domanda offerta”, altrettanto potenti e regnanti possano attraverso le loro istituzioni non fisiche, ma fisicamente costruite dai loro appartenenti, di fatto impedire una vera e lineare libertà.
Parlo di libertà e non di democrazia che considero un concetto non sempre strettamente collegato alla liberta nel senso più ampio, intendo a una concreta possibilità che sfruttando a favore le peculiarità che una rete ha “come concetti universali” rende forse possibile iniziare a sventare già in questa sua fase di avanzata prepotente questa minaccia.
Ci sono almeno due cose che caratterizzano una rete in genere:
1) E’ un sistema distribuito anche se può avere organi di gestione centralizzati.
2) Sfrutta un mezzo fisico per costruirsi, propagarsi e crescere ma codifica in protocolli e meccanismi indipendenti dal mezzo fisico le informazioni scambiate.
Esistono già noti esempi di come è possibile sfruttare queste due caratteristiche, nella fattispecie nelle reti informatiche, per creare comunità di fatto esistenti ma non visibili perchè distribuite e utilizzanti protocolli di comunicazione non facilmente rintracciabili: questi si chiamano sistemi P2P. Qualcuno penserà ” ah si già lo sappiamo e allora”?
Passiamo oltre…analizziamo il problema dell’offerta e della domanda che in questo caso dipende in primis da quanto è interessante rimanere in una monade o l’altra, un pò come dire quel locale è sempre pieno, ma perchè? Io penso almeno per quattro motivi:
1) ci sono cose e persone interessanti
2) ci vanno i miei amici
3) è figo ma si rinnova sempre rimanendo tale
4) si raggiunge facilmente
Esistono progetti come questo http://osiris.kodeware.net/index.php che sono interessanti esperimenti di applicazione dei concetti di open source e P2P per il social networking. Certo…qualcuno ancora penserà a ragione: ma chi ci va in questi sistemi?
Per ora ci vanno in pochi e magari solo per scaricare film copiati, ma provate a pensare se si riuscisse ad apllicare quelle quattro piccole grandi regole che ho ipotizzato sopra utilizzando un sistema del genere come piattaforma aperta di comunicazione; di fatto il problema sollevato da Marco non potrebbe fisicamente presentarsi.
Certo la strada non è facile ma qualcuno ha inventato da zero fenomeni come Skype, Facebook, Twitter…cosa è andato poi storto per la nostra amata ed agognata liberta?
)
Semplicemente direi che dopo un pò di tempo a divertirsi costui si accorto che poteva guadagnare un sacco di soldi…da quì l’inevitabile rientro nella logica “domanda offerta”
Augusto
[...] Una questione di democrazia – Shannon.it Licenza CC: [...]
[...] sul tema della libertà su Internet e sulle grandi piattaforme sociali.Vi invito a leggere questo articolo iniziale presente sul loro blog. Loro stessi invitano a discuterne (tramite i commenti) e a diffondere il [...]
[...] (dei mondi indipendenti, quasi delle monadi, in cui la socialità si sviluppa in modo fortissimo). Con questo post iniziale, insomma, abbiamo raccontato perché questo problema, forse, dovrebbe essere decodificato dagli [...]
[...] rispondono di ci che fanno." Da qui parte un’interessante riflessione su Shannon.it: Una questione di democrazia – Shannon.it Replica con citazione + Replica alla [...]
Bello questo articolo su assicurazione moto, sicuramente sarà molto utile a tutti noi.
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