DI JOHN MADERO

In un capoluogo di provincia del Meridione avere un MacBook che funzioni con delle prestazioni accettabili può essere davvero un’impresa. L’unico rivenditore autorizzato Apple della città, infatti, installa sui computer dei suoi clienti software proprietari per fare qualsiasi cosa, dal comune Microsoft Office fino a software per professionisti come Adobe Macromedia Flash e Dreamweaver, Adobe Photoshop e Illustrator e, incredibile, addirittura Final Cut Pro, il costosissimo programma di editing video di Apple utilizzato, ad esempio, per il montaggio finale della nuova trilogia di Star Wars.

Tutto questo senza nemmeno consultare il cliente, che nella stragrande maggioranza dei casi neanche conosce i programmi in questione e si ritrova quindi con un portatile della Mela consumer (bianco o nero che sia) completamente saturo. Incredibile pensare che tutto questo succeda in un rivenditore autorizzato che, in teoria, questi software li dovrebbe vendere.

Sicuramente fatti analoghi sono all’ordine del giorno in molte altre città, e non certo solo al Sud, ma l’abitudine di vendere un computer da 1000 euro e di regalarci illegalmente applicativi per il valore di 10000 euro ha forti radici nella cultura informatica e del copyright sia dei negozianti, sia soprattutto della clientela.

“Già ho comprato il computer, che vuoi, che paghi anche i programmi? Ma siamo pazzi?” mi racconta l’amico S. che ha acquistato là il suo MacBook e che, sotto l’ombrellone in spiaggia, mi chiede che cosa sia questo Final Cut Pro che si è trovato sul gioiellino nuovo.