DI JOHN MADERO
“Quanto alla scienza stessa, ella non può se non avanzarsi.”
VII, 62 - Dialogo sopra i Massimi Sistemi
Nasceva a Pisa il 15 febbraio di 444 anni fa Galileo Galilei, fondatore del metodo scientifico e primo scienziato secondo l’accezione moderna del termine.
Il suo nome è inevitabilmente legato al processo che lo costrinse, nel 1633, ad abiurare le sue teorie geocentriche per non fare la fine di Jan Hus o Giordano Bruno, e il suo ruolo inevitabilmente identificato con la funzione di paladino che si scontra con la Chiesa Cattolica per l’affermazione della verità ( egli direbbe sensata esperienza ).
Per Galileo, che da cristiano quale era si impegnò tutta la vita per spiegare come le sue teorie potessero coesistere in armonia con le Sacre Scritture, sarebbe un bel colpo scoprire di essere ricordato soprattutto per la polemica con la Chiesa e, ad esempio, per la sua frase “Eppur si muove” ( che persino Brecht, tra l’altro, non manca di inserire nel suo Vita di Galileo ).
La risposta del pisano alla sentenza biblica “Giosuè ordina al sole di arrestarsi” è di una semplicità a dir poco sorprendente ( il nostro Geymonat dice “la soluzione è così semplice che non può fare a meno di lasciarci perplessi” ).
Esiste un duplice linguaggio: quello delle Scritture, popolare e comprensibile a tutti, e quello della Scienza, più complesso da interpretare ma altrettanto rispondente al vero.
E, dato che due verità non possono contraddirsi, i progressi della Scienza non potranno far altro che essere in accordo con la visione ortodossa definendone, eventualmente, maggiori dettagli e sfaccettature.
E’ assurdo che Dio ci abbia fornito le Scritture e, allo stesso momento, degli strumenti che possano contraddirle! E questo concetto Galileo lo esprime esplicitamente nella Lettera a Cristina di Lorena: “che quell’istesso Dio che ci ha dotato di sensi, di discorso e d’intelletto, abbia voluto, prosponendo l’uso di questi, darci con altro mezo le notizie ( le Scritture ) doviamo negare il senso e la ragione”.

MASSIMO SCINOE lancia, riprendendo un post di GeekPlace, il termine InforEtica ma FEDERICO MORO, che è d’accordo sulla necessità di affrontare quei temi, non sembra però concordare sull’uso di questo neologismo.
Pochi giorni fa qualcuno ( http://geekplace.org/index.php?m=news&id=331&titolo=L ) ha iniziato a parlare di InformEtica. Pur non essendo la prima volta che si parla di aspetti etici legati alla tecnologia, mi è sembrato interessante osservare come tale necessità ultimamente si stia manifestando sempre più insistentemente. Aspetti critici a livello morale spesso vengono avanzati da diversi gruppi, basti pensare alla caotica comunità di hackmeeting che riassume un po’ al suo interno esponenti di diverse culture che ogni giorno si battono per sensibilizzare le persone riguardo le tecnologie. Questo si riflette su aspetti che variano, dal DRM al trusted computing, dal web 2.0 all’enorme mole degli archivi di dati degli utenti che spesso sembrano minacciare pesantemente la loro privacy.
Sembra che l’informEtica possa rappresentare un buon punto di partenza per riassumere grossomodo tutti questi discorsi specifici a cui spesso l’utente medio non riesce ad accedere.

