Breve
Segnaliamo un curioso sito di social networking anti-Facebook. Si tratta di un clone (anche se con soltanto le funzionalità essenziali) del celebre sito di Mark Zuckerberg.
La differenza alla radice è che le connessioni su Hatebook, invece che indicare un rapporto di amicizia, corrispondono ad un rapporto di odio. Dopo la registrazione ci viene subito mostrato l’elenco delle persone iscritte che abitano nelle vicinanze: sta a noi decidere se ignorarle, aggiungerle fra i nemici, mandare loro un messaggio, o etichettarle come homie (“homeboy”).
Tra lo slang e le parole scurrili di cui l’autore (tale “Dr. Evil”) ha riempito il sito, troviamo anche una Mappa del Male, grazie alla quale possiamo sorvolare il globo alla ricerca di nuovi nemici da odiare, oppure semplicemente compiacerci di quelli che già disprezziamo.
E se per caso non sapete con chi prendervela, Hatebook vi offre la pagina Gossip, con un elenco dei nuovi iscritti e di quello che stanno facendo. Insomma, sarà davvero difficile non trovare qualcuno con cui sfogarsi virtualmente.
Una stravagante iniziativa anti-Facebook per chi non ha un punching ball a portata di mano.

DI ESTHER DYSON
Questo articolo è tratto dal numero di agosto di Technology Review, una pubblicazione del Massachusetts Institute of Technology. La traduzione è a cura dello staff di Shannon.
Qualche settimana fa un amico mi ha scritto perchè aveva un problema. Mi ha detto che il nome di sua figlia – chiamiamola ad esempio “Alice Haynes – appariva per errore su Internet come membro di un club di bowling sul social network Meetup.
Dato che io sono nel board di Meetup, mi ha chiesto di togliere quel nome. Sono andata a controllare e, per quel che posso dire, l’Alice Haynes in questione non era sua figlia, ma una qualche altra Alice Haynes in una qualche altra città.
L’episodio è un piccolo esempio di come stiano mutando le questioni inerenti identità e privacy online. Agli albori il problema era tenere i tuoi dati segreti. Adesso invece la sfida è essere sicuri che i propri dati non si confondano con quelli di qualcun altro e controllare come questi dati si diffondano sulla rete. Insomma, gestirli e curarli.
La tua presenza sul Web è sempre più distribuita. E i tuoi dati non sono più solo tuoi: appartengono anche al commerciante che ti ha venduto quel maglione rosso (taglia 12), a Juan che ti ha scattato una foto mentre lo indossavi in spiaggia, e a Susan che l’ha commentata. Dovrei forse io avere il controllo su quello che gli altri scrivono di me?

Una maggiore diffusione di risorse strategiche di Marketing come acceleratore dell’eCommerce Italiano? Una ipotesi affascinante
A CURA DI ENRICO GIUBERTONI
L’eCommerce italiano è meno sviluppato rispetto alle nazioni traino europee come U.K, Germania, Francia e Spagna, mercati caratterizzati nel 2007 da un volume di transazioni con punte di 50 miliardi di Euro (cfr. Link in calce).
Molti osservatori mettono in evidenza quanto l’eCommerce italiano sia comunque settore in espansione con tassi di crescita impressionanti se paragonati alle nazioni traino europee e con vaste aree ancora da conquistare.
Io credo tuttavia che la minore diffusione delle abitudini all’ecommerce in Italia siano causate anche dalla scarsità di risorse di marketing strategico: per risorse di Marketing Strategico intendo quelle risorse che invogliano e rendono affascinante per il consumatore l’acquisto on line.
I servizi e le risorse di marketing e di advertising legate all’Ecommerce nel nostro paese si sviluppano essenzialmente su tre grandi aree:
In queste tre aree operano diverse grandi realtà che forniscono importanti e interessanti risorse e servizi.

DI MASSIMO MELICA (Presidente del Centro Studi di Informatica Giuridica)
Un sms tra amiche riporta: “Ciao Vale, è successa una cosa gravissima vediamoci in facoltà prima della lezione, non posso dirti nulla per telefono”.
Ciò che l’amica del cuore riporterà a Valentina è la violazione dell’immagine della ragazza, avvenuta attraverso delle foto, scattate in un momento di intimità, e poi veicolate su canali peer to peer o in uno dei tanti siti di annunci o incontri.
Ma Valentina cosa è successo? Perché ti sei fatta riprendere nuda? Perché quelle foto?
Le risposte sono sempre le stesse: “quella sera ho bevuto un po’”; “era il mio ragazzo e volevamo vivere tutta la vita insieme, ma poi è finita”, “non pensavo che le avrebbe mai pubblicate”, “mi ha fatto vedere che le ha cancellate”.
In Valentina scatta il rimorso, occorre trovare il coraggio per dirlo ai genitori e al papà che ancora crede che sia una bambina, occorre superare le risatine degli amici che da quel giorno la vedranno come una “poco di buono”.
Valentina è un nome inventato, ma tante sono le ragazze che subiscono il disagio nel trovarsi sul web senza veli e in atteggiamenti molto intimi, il gioco condotto in buona fede spesso si trasforma in dramma.

| DI JOHN MADERO |
Avevamo già parlato in questo post dell’acquisizione da parte di Google di FeedBurner, il più famoso sito di strumenti e statistiche per feed rss.
Adesso, trascorsi poco più di quattro mesi dal merging delle due aziende, vi presentiamo in esclusiva un’intervista a Steve Olechowski (in foto), cofondatore di FeedBurner.
Abbiamo discusso con lui anche dell’evoluzione del modello di business e del futuro dei feed rss come veicolo pubblicitario ma, se volete il mio parere, il nuovo titolo “AdSense Business Product Manager” non ha giovato a Steve che adesso, da perfetto manager Google, ci dà risposte evasive del tipo “vi posso solo dire che stiamo lavorando a stretto contatto con l’utenza”.

DI ENRICO GIUBERTONI
Io credo sia un fatto naturale citare le marche poichè questa è (anche) la loro funzione. Le marche esistono proprio per essere riconosciute, diventare riconoscibili e per determinare una citazione (pur avendo anche altri scopi). Questo è Marketing e Comunicazione. Una volta le marche per rendersi visibili dovevano avere una comunicazione invasiva e questo era decisamente antipatico oltre che costoso.
Le nuove forme di Marketing stanno cambiando quei modelli di marketing One Way, cioè a senso unico. E come persona io cito le marche quando mi danno un utile, determinando in questo modo un incremento della reputazione di una marca. Ma altrettanto, nel mio blog cito le marche anche quando ottengo dei risultati disattesi, determinando magari un decremento della reputazione.

