L’amico ANDREA BICHIRI presenta e analizza Zooppa, un progetto italiano per lo sviluppo collettivo, attraverso un social network, di spot pubblicitari. Lo spot scelto viene poi premiato economicamente. A rispondergli c’è ENRICO GIUBERTONI di Shannon, che mette in evidenzia le differenze tra i prodotti di Zooppa (spot virali) e campagne pubblicitarie di altro genere. Buona lettura!
User generated Advertising. Zooppa collabora con diverse aziende nazionali e internazionali, interessate a sponsorizzare i loro marchi attraverso le gare che periodicamente vengono organizzate sul sito. A seconda delle indicazioni fornite dalle aziende committenti, gli utenti sono invitati a creare pubblicità per marchi o prodotti delle aziende in questione. Gli utenti registrati possono partecipare con diversi tipi di contributi: scrivere un’idea o una breve sceneggiatura per una potenziale pubblicità, realizzare delle pagine grafiche con il logo dell’azienda e un pay off, produrre un’animazione o girare un video vero e proprio.

DI NELLO COPPETO (NeCoSi)
Riassunto delle puntate precedenti
Durante la giornata in cui è stato rilasciato il browser Google Chrome, sul sito GeekPlace.org ho pubblicato un articolo molto strano intitolato Google Chrome Download che parlava circa una storia di dubbio gusto e che nulla centrava con il vero Google Chrome. Moltissime persone erano in attesa di poter provare il nuovo browser e per questo ricercavano agitati in tutto il web manco fosse una caccia al tesoro. La pagina in questione ha registrato in brevissimo tempo più di 1000 visite e alcuni commenti di spiccata perspicacia. Nel post successivo ho provato a spiegare cosa stava succedendo, ma ovviamente le persone interessate ad approfondire si sono dimostrate essere solo 1/10 di quelle iniziali.
Seo
Il problema è nato quando ho cercato di trovare un metodo per poter ingannare Google. Ingannare Google per i meno perspicaci significa reindirizzare grandi quantità di utenti sui propri siti, su cui magari è presente tanta pubblicità con cui poter guadagnare molti soldi, per poi spenderli come ci rende più felici.
La mia intenzione era quella di creare pagine ad hoc per i motori di ricerca, disinteressandomi completamente dei contenuti. In una prima fase di sviluppo ho pensato subito ad un tool che creasse documenti di testo usando parole prese a caso da una lista di parole generica. Poi ad ogni tot parole casuali avrei potuto inserire le parole chiavi che mi interessava far indicizzare. E fin qui tutto era molto semplice e banale. Poi ho pensato al risultato che sarebbe stato qualcosa di simile: “cerca contro necosi un corrente sempre andare è sbattere realtà pazzo muso il poter di la il per”
DI JASON PONTIN
Questo articolo è tratto dal numero di agosto di Technology Review, una pubblicazione del Massachusetts Institute of Technology. La traduzione è a cura dello staff di Shannon.
Ne so abbastanza di Web bubbles.
Dal 1996 al 2002 sono stato caporedattore di Red Herring, la rivista che il Wall Street Journal ha soprannominato “la Bibbia del Boom”.
Abbiamo descritto le startup della prima bolla, spiegato le loro innovazioni e raccontato la loro straordinaria capacità di creare ricchezza - la nostra moderata stenografia per le fortune che i loro investitori e i loro dipendenti hanno fatto in un mercato azionario di pura speculazione.
Mentre pubblicavamo severi avvertimenti su questa euforia finanziaria, in realtà ne ricavavamo profitto anche noi. A metà del 2000 avevamo 500.000 lettori entusiasti. Ogni mese andavano in stampa due numeri di almeno 600 pagine, i cui editoriali erano scritti da giornalisti lautamente pagati provenienti da Forbes o dallo stesso Journal e i cui spazi pubblicitari erano acquistati da startup ansiose di annunciare la loro esistenza, commercianti che fremevano per vendere i loro prodotti e servizi e banche ansiose di vantarsi delle pubbliche offerte che avevano sottoscritto.

Breve
Aggiornamento: secondo TechCrunch, qui ripreso da Punto Informatico, l’acquisizione sarebbe andata in fumo.
TechCrunch, il celebre blog americano curato da Michael Arrington, ha rivelato poche ore fa che, secondo alcune indiscrezioni, sarebbero quasi concluse le trattative di Google per acquistare Digg, il sistema di condivisione e segnalazione di link creato da Kevin Rose nel 2004. Uno dei più popolari siti di social networking.
La cifra indicativa, sempre secondo Arrington, sarebbe di 200 milioni di dollari.
Interessante il fatto che la maggior parte dei ricavi di Digg provengano da un accordo di tre anni stipulato con Microsoft, ormai main competitor della stessa Google.
The companies are now in final negotiations according to our sources, although it could be a couple of weeks before it closes. And while the major deal points have been agreed on, the acquisition could still fall apart. Microsoft, which was previously interested in the company, may be willing to step back in at a much lower price.
Most of Digg’s revenue comes from a three year ad deal with Microsoft, which will be terminated on a sale to Google. Digg has raised $11.3 million
in venture capital.

In Italia ha già accennato a questa notizia Vittorio Pasteris.
DI JOHN MADERO
Ieri sera, in un locale dell’East Village di Manhattan, un venticinquenne americano che ha vissuto in Italia mi chiede se anche noi, dall’interno, percepiamo il forte stato di ristagno in cui il Belpaese si trova. Non vuole offendermi, aggiunge. Dall’estero – mi spiega - ormai sono quattro anni che si sente parlare di un’Italia inesorabilmente in declino.
Gli rispondo che, ovviamente, lo percepiamo anche noi.
Non è niente di nuovo per me, ma sentirselo ribadire con tanta sicurezza da stranieri non è mai un granchè.
“Mi spiace molto dirlo” - aggiunge - “perchè amo l’Italia e ci sono stato per quattro anni”.
“Non sai quanto dispiace a me, che sono italiano!” gli rispondo.
Tornando a casa mi interrogo. Rifletto. Poi la risposta si presenta da sola. Si, la risposta è nel mio aggregatore di feed rss. L’ennesima testimonianza di questa tragedia (uomini in ruoli chiave che forse dovrebbero valutare un ricollocamento) è il discorso di Francesco Pizzetti, presidente dell’Autorità garante della per la protezione dei dati personali.
Una vetustà ed una ignoranza delle dinamiche sociali, tecniche e burocratiche delle nuove tecnologie che non può davvero riguardare un uomo in quella posizione.
Capisco mia nonna (in cambio del pranzo del giovedì le racconto volentieri quanto Facebook può essere comodo), ma non Francesco Pizzetti.
Che dire? Se non altro, nella foto, l’aspetto è impeccabile.

DI MAURO RUBIN
Alcune società hanno sfornato schiere di creativi che mediante i mezzi di comunicazione promuovevano in modo originale nuovi prodotti e allo stesso tempo creavano nuove necessità… Successivamente questo tipo di “guerra dei prodotti” si spostò sulla Rete ma ben presto si scoprì che l’anonimato di quest’ultima dava la possibilità di applicare nuove tecniche…
Alcune società iniziarono a mettere in giro voci (tramite siti, forum e chat ) in modo anonimo sulla pericolosità di alcuni prodotti sul mercato: molti ricorderanno le batterie della Nokia che saltavano in aria a contatto che certi tipi di onde elettromagnetiche… Nokia ha dovuto impegnare parecchi comunicati stampa per smentire queste voci…
Queste “leggende metropolitane” fecero capire alle varie agenzie di pubblicità che screditare o promuovere alcuni prodotti in questo modo causava una variazione sostanziale nelle vendite, anche perché la notizia appena messa in circolazione sulla rete solitamente non veniva verificata (a causa dell’impossibilita tecnica), veniva divulgata attraverso il passaparola o altri mezzi di comunicazione (negli ultimi dieci anni soprattutto mail e sms) e spesso beneficiava dell’immaginazione collettiva di cui soffrono anche le “leggende metropolitane” (”conosco una persona che conosce qualcuno a cui è successo”.

DI MARCO BENNICI
Il dibattito sugli IRC non ha mai preso in considerazione almeno finora alcuna strategia di marketing. Sono i vari operatori IRC a decidere come meglio promuovere le offerte e richieste del network. Il rischio di una simile impostazione è di perdere di vista alcune questioni strategiche di non poco rilievo. ‘Ingegnerizzare’ la catena degli IRC è una della possibilità per rendere più efficiente e più veloce il processo di adozione delle tecnologie inserite al suo interno.
Richiamando alcuni pilastri fondamentali del marketing è bene anzitutto vedere quali spazi si aprano per esso nei confronti delle offerte di tecnologia di IRC. Troppe volte si legge ‘marketing’ come ‘comunicazione’. Questa visione riduttiva della materia lascia fuori tutta una serie di elementi di carattere strategico che possono fare la fortuna o meno di certe scelte di mercato. Che si tratti di marketing strategico od operativo, differenziandosi su un orizzonte di breve o di medio-lungo periodo, il marketing è sempre frutto di un’impostazione strategica. Di breve periodo, giocherà sui due-tre anni, di medio-lungo su un arco temporale più ampio. Le leve da utilizzare sono quelle del ‘marketing mix’ (prodotto, prezzo, promozione, distribuzione) e delle strategie attorno a cui costruire comunicazione del brand, partnership ed opportunità di economie di scala.

Buona visione!
Nota: il nome del Direttore Responsabile di RiflettoTv è stato rimosso in data 28/12/2007 in seguito ad una esplicita richiesta (diffida) del suo ufficio legale.
DI CLAUDIO BROVELLI
Da un po’ di tempo nella blogosfera si fa un gran parlare di RiflettoTV, la piattaforma di streaming video digitale di ottimo livello e tutta italiana.
In effetti qualcosa di strano c’è. Intanto trasmettono gratuitamente e senza pubblicità contenuti che hanno un costo. Addirittura film in programmazione nelle sale cinematografiche.
E chi paga i diritti? Ho inviato loro una mail chiedendo di intervistarli sul loro modello di business per pubblicare un articolo ma non mi hanno mai risposto.
Posso solo fare alcune congetture. Intanto sulla Home Page del sito non è presente alcuna partita iva. Quindi non sono una azienda. Vi è però un link che rimanda a http://www.sunet.it/.

DI CLAUDIO BROVELLI
Nota: Adesso il sito si fa chiamare Zzub. Rebranding da post-finanziamento? Il nuovo nome sembra essere un risultato collettivo
Bzzers è un colpo di genio del marketing.
In un solo colpo raccoglie l’onda lunga della vendita dei prodotti di nicchia e la amplifica con una (si suppone) costante e funzionale raccolta di dati, istinti, gusti ed impulsi.
Persino il giochino di votare il brand preferito è un’applicazione concreta della scelta del “primo che preferisci” di freudiana memoria ed è, ovviamente, un database aggiornato in tempo reale sulle tendenze ed i gusti.
Non solo il buzzerato sciorina le sue preferenze e si unisce a comunità di gente con gusti simili e come tali prevedibili con algoritmi, ma addirittura lascia che le scelte estetiche ed inconscie monitorate dal giochino creino un enorme database di scelte correlabili con gli acquisti fatti e con la personalità rilevata.

