DI JOHN MADERO
In un capoluogo di provincia del Meridione avere un MacBook che funzioni con delle prestazioni accettabili può essere davvero un’impresa. L’unico rivenditore autorizzato Apple della città, infatti, installa sui computer dei suoi clienti software proprietari per fare qualsiasi cosa, dal comune Microsoft Office fino a software per professionisti come Adobe Macromedia Flash e Dreamweaver, Adobe Photoshop e Illustrator e, incredibile, addirittura Final Cut Pro, il costosissimo programma di editing video di Apple utilizzato, ad esempio, per il montaggio finale della nuova trilogia di Star Wars.
Tutto questo senza nemmeno consultare il cliente, che nella stragrande maggioranza dei casi neanche conosce i programmi in questione e si ritrova quindi con un portatile della Mela consumer (bianco o nero che sia) completamente saturo. Incredibile pensare che tutto questo succeda in un rivenditore autorizzato che, in teoria, questi software li dovrebbe vendere.
Sicuramente fatti analoghi sono all’ordine del giorno in molte altre città, e non certo solo al Sud, ma l’abitudine di vendere un computer da 1000 euro e di regalarci illegalmente applicativi per il valore di 10000 euro ha forti radici nella cultura informatica e del copyright sia dei negozianti, sia soprattutto della clientela.
“Già ho comprato il computer, che vuoi, che paghi anche i programmi? Ma siamo pazzi?” mi racconta l’amico S. che ha acquistato là il suo MacBook e che, sotto l’ombrellone in spiaggia, mi chiede che cosa sia questo Final Cut Pro che si è trovato sul gioiellino nuovo.

DI MARIO GOVONI
Preceduto da un album a fumetti, da innumerevoli articoli di annuncio, da rulli di tamburi e da tappeti rossi, l’altra sera, verso le nove ora locale, è arrivato Google Chrome, il browser di Mountain View, la nuova frontiera della navigazione sul web.
In quel momento, solennizzato da un filmato di presentazione, milioni di cittadini della Rete si scagliavano, come voraci locuste, sul pulsante che permetteva il download dell’ultimo nato di casa Google e aveva origine un sabba mediatico che, a circa 36 ore di distanza, aveva generato sul Web centinaia di migliaia di pagine di recensioni, commenti e critiche.
Con ritardo dovuto al mio essere aristocratico nell’intimo e al non volermi mescolare alla massa, ho provveduto anch’io all’operazione e ho installato Google Chrome su una macchina virtuale XP e su Windows Vista (l’azienda di Page e Brin, infatti, ha per il momento rilasciato solo la versione per Windows e io uso, di preferenza, Linux) e mi accingo a scrivere le mie prime, personalissime opinioni.
Innanzitutto non mi si racconti che Google Chrome è solo un browser: è, soprattutto un fenomeno mediatico, un oggetto di culto che, se fosse stato distribuito nei negozi, avrebbe dato origine a file di utenti in trepida attesa, esattamente come successo, poco tempo fa, in occasione del lancio dell’ultima versione dell’IPhone.
DI MARIO GOVONI
Strano titolo per un articolo di Shannon, vero? Tra pochi minuti si chiarirà questa bizzarria.
Riassunto delle puntate precedenti … all’estero fino all’undici di agosto, al mio rientro sono ripartito per Paestum, ridente località archeologico-balneare sulle coste del Cilento. Verso Ferragosto ho pensato di scaricare una distribuzione Linux per testarla su macchina virtuale. Per risparmiare un po’ di tempo, mi sono collegato a ThePirateBay per cercare il file torrent che mi interessava e, con grande disappunto ho scoperto che la baia pirata era stata oscurata su richiesta del PM di Bergamo.
Strano oscuramento: non una pagina che avvisasse che il sito era sottoposto a sequestro, non un’indicazione … nulla … solo Firefox che, ostinatamente, mi informava che ThePirateBay era irraggiungibile.
Cerco un po’ sulla rete e, tra le varie fonti, trovo pure un articolo di Repubblica nel quale Enzo Mazza, presidente della Federazione Industria Musicale Italiana, di fronte al prevedibile scompiglio creatosi per la chiusura della baia pirata e al timore di illegittime schedature, dichiara (e il virgolettato è tratto dal citato quotidiano): “Ci sembra fuori dal mondo questa difesa dei ladri”.
Non voglio discutere su ragioni e torti di discografici e cosiddetti pirati, non è questa la sede e, sul web, c’è già stato chi lo ha fatto sicuramente meglio di me. Voglio però fare due considerazioni piccole piccole, da povero ragazzo di campagna quale, in fondo, io sono …v

