Giovedì scorso RTSI, la radio pubblica della Svizzera italiana ha intervistato Marco De Rossi, blogger di Shannon.it e autore del post appena pubblicato Due parole alla stampa italiana che scrive di tecnologia.
L’argomento è il fenomeno dei social network. La spiegazione, essendo il media generalista, è molto semplice e accessibile a tutti.
Se invece non ne sapete molto, ascoltate i primi 11 minuti di questo file: http://podcast.rtsi.ch/ReteTre/Baobab/061108_MULTI_SOCIALNETWORK.mp3
DI JOHN MADERO
Ieri sera, in un locale dell’East Village di Manhattan, un venticinquenne americano che ha vissuto in Italia mi chiede se anche noi, dall’interno, percepiamo il forte stato di ristagno in cui il Belpaese si trova. Non vuole offendermi, aggiunge. Dall’estero – mi spiega - ormai sono quattro anni che si sente parlare di un’Italia inesorabilmente in declino.
Gli rispondo che, ovviamente, lo percepiamo anche noi.
Non è niente di nuovo per me, ma sentirselo ribadire con tanta sicurezza da stranieri non è mai un granchè.
“Mi spiace molto dirlo” - aggiunge - “perchè amo l’Italia e ci sono stato per quattro anni”.
“Non sai quanto dispiace a me, che sono italiano!” gli rispondo.
Tornando a casa mi interrogo. Rifletto. Poi la risposta si presenta da sola. Si, la risposta è nel mio aggregatore di feed rss. L’ennesima testimonianza di questa tragedia (uomini in ruoli chiave che forse dovrebbero valutare un ricollocamento) è il discorso di Francesco Pizzetti, presidente dell’Autorità garante della per la protezione dei dati personali.
Una vetustà ed una ignoranza delle dinamiche sociali, tecniche e burocratiche delle nuove tecnologie che non può davvero riguardare un uomo in quella posizione.
Capisco mia nonna (in cambio del pranzo del giovedì le racconto volentieri quanto Facebook può essere comodo), ma non Francesco Pizzetti.
Che dire? Se non altro, nella foto, l’aspetto è impeccabile.

DI FEDERICO MORO
Il percorso che segnalo di seguito per sfruttare al meglio i servizi sviluppati secondo i principi del Web 2.0 è arbitrario e non vuole essere una guida dei siti di qualità.
Prima di tutto, per chi ancora non l’avesse fatto, è bene scaricare e usare Firefox. Per quanto mi riguarda navigare con Internet Explorer è più faticoso e Firefox consente l’installazione di molti plugin che semplificano e velocizzano di molto il lavoro.
Una volta connessi, una buona tazza di caffè (o una cioccolata calda) e si comincia aprendo un account su Clipperz, gestore di password, su cui memorizzare tutti gli account: Clipperz memorizza nome utente e password e fornisce una lista di link diretti ai servizi che si utilizzano.
Un account di Google è un secondo, ragionevole step. Google Accounts è un pacchetto di servizi on line con avanzate funzioni di condivisione.

DI JOHN MADERO
Murdoch aveva appena fatto scoppiare un putiferio il mese scorso cercando (con esito per ora negativo) di comprare il Wall Street Journal insieme all’intero gruppo editoriale Dow Jones per 5 miliardi di dollari quando, il 20 giugno, ha proposto di cedere MySpace al board di Yahoo in cambio del 30% delle sue azioni.
Per Yahoo sarebbe un gran colpo ritrovarsi all’improvviso in mano il giocattolo dalle infinite uova d’oro MySpace (che persino Google invidia), mentre invece Murdoch, a cui il senso degli affari non sembra mancare, potrebbe entrare nell’executive-board di Yahoo, attuare una strategia di rilancio e, in caso di successo, guadagnare altre palate di quattrini.

E tu, cosa ne pensi del povero Rupert?
DI SIMONE ONOFRI
Esiste il Web 2.0? E’ veramente cambiato internet? Ma tutto questo cosa comporta?
Le riflessioni e i dubbi su questo Web 2.0 sono del tutto lecite. Come sviluppatore web, non molto è cambiato tra quando si faceva il Web 1.0 o il 2.0. I processi sono simili e cambia qualche tendenza in fatto di design e di servizi da offrire, ma il succo rimane quello. Sempre XHTML scriviamo, finalmente con un pò di CSS resi in maniera decente…
Ora abbiamo i Blog, le Tribù Globali, Shamani mediatici e mezzi più potenti: CMS veloci e gratuiti, spazi e domini che si trovano in omaggio nelle buste delle patatine… e in cambio dell’hosting gratuito cosa dobbiamo dare? Uno spazio di pubblicità testuale, oppure il contenuto stesso che, per chi lo ospita e lo riutilizza, come meglio crede.

