DI MARIO GOVONI
Preceduto da un album a fumetti, da innumerevoli articoli di annuncio, da rulli di tamburi e da tappeti rossi, l’altra sera, verso le nove ora locale, è arrivato Google Chrome, il browser di Mountain View, la nuova frontiera della navigazione sul web.
In quel momento, solennizzato da un filmato di presentazione, milioni di cittadini della Rete si scagliavano, come voraci locuste, sul pulsante che permetteva il download dell’ultimo nato di casa Google e aveva origine un sabba mediatico che, a circa 36 ore di distanza, aveva generato sul Web centinaia di migliaia di pagine di recensioni, commenti e critiche.
Con ritardo dovuto al mio essere aristocratico nell’intimo e al non volermi mescolare alla massa, ho provveduto anch’io all’operazione e ho installato Google Chrome su una macchina virtuale XP e su Windows Vista (l’azienda di Page e Brin, infatti, ha per il momento rilasciato solo la versione per Windows e io uso, di preferenza, Linux) e mi accingo a scrivere le mie prime, personalissime opinioni.
Innanzitutto non mi si racconti che Google Chrome è solo un browser: è, soprattutto un fenomeno mediatico, un oggetto di culto che, se fosse stato distribuito nei negozi, avrebbe dato origine a file di utenti in trepida attesa, esattamente come successo, poco tempo fa, in occasione del lancio dell’ultima versione dell’IPhone.
del nostro lettore FABIO POLLINI
Shareware: troppe le restrizioni e pochi i benefici.
Un software “shareware” è un applicativo che può essere scaricato e provato subito; solitamente ci sono dei limiti temporali o funzionali per evitare che venga utilizzato al di fuori di un certo periodo, di norma 30 o 60 giorni. Scaduto quel periodo, o si disinstalla, o si acquista una licenza d’uso dal produttore/distributore.

DI NELLO COPPETO
Un file, o più specificatamente un formato è compatibile con ogni sistema informatico, quando i dettagli di funzionamento sono pubblici, ma soprattutto accettati, ad esempio, da un consorzio di standardizzazione come la ISO. Basta un po’ di tempo e di impegno per realizzare un nuovo formato ed implementarlo in un software, ma creare uno standard è ben altra cosa.

