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Friday
Feb 13,2009

Esattamente quattro anni fa, nel febbraio del 2005, Google ha acquistato un gigantesco lotto di terreno nello stato dell’Oregon, ha costruito due magazzini - grandi ognuno come un campo da calcio - e li ha riempiti di server. Si tratta del cosiddetto “Progetto 2″.
Non è un caso isolato. Il Grande Fratello dei motori di ricerca - da solo - controlla decine di questi centri di elaborazione dislocati nei luoghi meno accessibili del pianeta.
A cosa serve questa gigantesca potenza di calcolo?
Queste reti di decine di migliaia di computer connessi ad altissima velocità alla rete Internet sono la prerogativa tecnologica di un’architettura dell’informazione e del servizio chiamata cloud computing, che non è più soltanto il pane quotidiano di Google o altre web companies della Valle del Silicio, ma è alla portata di qualsiasi privato, pubblica amministrazione o piccola azienda.



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  • Sunday
    Nov 9,2008

    Giovedì scorso RTSI, la radio pubblica della Svizzera italiana ha intervistato Marco De Rossi, blogger di Shannon.it e autore del post appena pubblicato Due parole alla stampa italiana che scrive di tecnologia.

    L’argomento è il fenomeno dei social network. La spiegazione, essendo il media generalista, è molto semplice e accessibile a tutti.

    Se invece non ne sapete molto, ascoltate i primi 11 minuti di questo file: http://podcast.rtsi.ch/ReteTre/Baobab/061108_MULTI_SOCIALNETWORK.mp3



    Sunday
    Nov 9,2008

    DI JOHN MADERO

    Una buona parte della stampa italiana sembra voler giocare a fare Dio, divertendosi a creare, far crescere e poi distruggere fenomeni mediateci legati ad Internet.

    Prima, quando già usavamo Wikipedia da anni, ci hanno coperto di reportage sulla libera enciclopedia più grande del pianeta (e c’era un ma: non garantiva la qualità delle proprie voci perchè modificabili da chiunque), poi, cavalcando il successo di BeppeGrillo.it, hanno per mesi parlato del fenomeno “blog” (e c’era un ma: i blog erano troppi, confusi e anarchici, Beppe Grillo invece era apolitico e puzzava). Poi stop. Basta.

    L’estate del 2007 - si sa, d’estate c’è poco da scrivere - ci hanno riempito la testa con approfondimenti su Second Life. Decine di paginone sui maggiori quotidiani nazionali parlando di un mondo virtuale che, sostanzialmente, aveva parecchi milioni di iscritti ma soltanto 40.000 persone connesse contemporaneamente. E ovviamente c’era un ma: la seconda vita avrebbe rischiato di prevalere sulla prima allontanando la vittima dal mondo vero (i sociologi tornano sempre utili, soprattutto d’estate). Poi la bolla Second Life è scoppiata e tutti hanno smesso di parlarne.



    Thursday
    Sep 11,2008

    Se passate le vostre giornate su Facebook e vi occupate di web application, potreste essere interessati a sapere come funziona l’infrastruttura di quello che ormai è il primo social network per volumi di traffico.

    Facebook ha tre datacenter, due sulla west coast (San Francisco, Santa Clara) e uno sulla east (Northern Virginia). I server utilizzati sono x86, e il software utilizzato è opensource.

    Il datacenter principale è quello di Santa Clara, dove ha sede la società. Il livello più alto, quello web, è costituito da applicazioni scritte in Php.
    Il cuore del sistema invece è scritto in C++, Java, Python e Ruby.

    Come viene spiegato qui, la società ha creato adhoc Thrift, un framework che permette ad applicazioni scritte in linguaggi diversi di interagire a vantaggio dell’intero sistema.



    Thursday
    Aug 14,2008

    DI JASON PONTIN

    Questo articolo è tratto dal numero di agosto di Technology Review, una pubblicazione del Massachusetts Institute of Technology. La traduzione è a cura dello staff di Shannon.

    Ne so abbastanza di Web bubbles.
    Dal 1996 al 2002 sono stato caporedattore di Red Herring, la rivista che il Wall Street Journal ha soprannominato “la Bibbia del Boom”.
    Abbiamo descritto le startup della prima bolla, spiegato le loro innovazioni e raccontato la loro straordinaria capacità di creare ricchezza - la nostra moderata stenografia per le fortune che i loro investitori e i loro dipendenti hanno fatto in un mercato azionario di pura speculazione.

    Mentre pubblicavamo severi avvertimenti su questa euforia finanziaria, in realtà ne ricavavamo profitto anche noi. A metà del 2000 avevamo 500.000 lettori entusiasti. Ogni mese andavano in stampa due numeri di almeno 600 pagine, i cui editoriali erano scritti da giornalisti lautamente pagati provenienti da Forbes o dallo stesso Journal e i cui spazi pubblicitari erano acquistati da startup ansiose di annunciare la loro esistenza, commercianti che fremevano per vendere i loro prodotti e servizi e banche ansiose di vantarsi delle pubbliche offerte che avevano sottoscritto.



    Sunday
    Jul 27,2008

    Breve

    Segnaliamo un curioso sito di social networking anti-Facebook. Si tratta di un clone (anche se con soltanto le funzionalità essenziali) del celebre sito di Mark Zuckerberg.

    La differenza alla radice è che le connessioni su Hatebook, invece che indicare un rapporto di amicizia, corrispondono ad un rapporto di odio. Dopo la registrazione ci viene subito mostrato l’elenco delle persone iscritte che abitano nelle vicinanze: sta a noi decidere se ignorarle, aggiungerle fra i nemici, mandare loro un messaggio, o etichettarle come homie (”homeboy”).

    Tra lo slang e le parole scurrili di cui l’autore (tale “Dr. Evil”) ha riempito il sito, troviamo anche una Mappa del Male, grazie alla quale possiamo sorvolare il globo alla ricerca di nuovi nemici da odiare, oppure semplicemente compiacerci di quelli che già disprezziamo.

    E se per caso non sapete con chi prendervela, Hatebook vi offre la pagina Gossip, con un elenco dei nuovi iscritti e di quello che stanno facendo. Insomma, sarà davvero difficile non trovare qualcuno con cui sfogarsi virtualmente.

    Una stravagante iniziativa anti-Facebook per chi non ha un punching ball a portata di mano.

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    Thursday
    Jul 17,2008

    DI JOHN MADERO

    Ieri sera, in un locale dell’East Village di Manhattan, un venticinquenne americano che ha vissuto in Italia mi chiede se anche noi, dall’interno, percepiamo il forte stato di ristagno in cui il Belpaese si trova. Non vuole offendermi, aggiunge. Dall’estero – mi spiega - ormai sono quattro anni che si sente parlare di un’Italia inesorabilmente in declino.
    Gli rispondo che, ovviamente, lo percepiamo anche noi.
    Non è niente di nuovo per me, ma sentirselo ribadire con tanta sicurezza da stranieri non è mai un granchè.
    “Mi spiace molto dirlo” - aggiunge - “perchè amo l’Italia e ci sono stato per quattro anni”.
    “Non sai quanto dispiace a me, che sono italiano!” gli rispondo.

    Tornando a casa mi interrogo
    . Rifletto. Poi la risposta si presenta da sola. Si, la risposta è nel mio aggregatore di feed rss. L’ennesima testimonianza di questa tragedia (uomini in ruoli chiave che forse dovrebbero valutare un ricollocamento) è il discorso di Francesco Pizzetti, presidente dell’Autorità garante della per la protezione dei dati personali.
    Una vetustà ed una ignoranza delle dinamiche sociali, tecniche e burocratiche delle nuove tecnologie che non può davvero riguardare un uomo in quella posizione.
    Capisco mia nonna (in cambio del pranzo del giovedì le racconto volentieri quanto Facebook può essere comodo), ma non Francesco Pizzetti.
    Che dire? Se non altro, nella foto, l’aspetto è impeccabile.

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    Thursday
    Feb 21,2008

    DI SIMONE ONOFRI

    Leggevo qualche tempo fa da Francesco, che oramai ci ha tristemente salutati, una riflessione sul pensiero che Zygmut Bauman - importantissimo sociologo e teorico della postmodernità - ha espresso tempo fa in un’intervista per Nova, l’inserto del Sole 24 Ore. Dell’intervista troviamo il sunto di Gregorji su Giornalettismo Militante, del quale consiglio vivamente la lettura non solo dell’articolo ma anche dei relativi commenti.

    Brevemente, Bauman sostiene che da un punto di vista sociologico Internet, e più precisamente il fenomeno meglio conosciuto come Web 2.0 (che Tim Berners-Lee definisce un jargon) si sviluppa su tre concetti chiave: solitudine“, “paura” e “narcisismo ed è sostanzialmente “una potente via di fuga dalle difficoltà e dalle tribolazioni della vita reale“.

    Questo primo punto fa immediatamente pensare ai Mondi Virtuali ed è interesante lo stesso titolo di Second Life, una Seconda Vita. Non a caso gli ultimi slogan usati per le sue comunità suonano come: “Second Chance for Real Life Players“. Inoltre, spesso, si sente che la Second Life diventa se non la First Life almeno la Primary Life e questo - da un punto di vista sociale e umano - non è il massimo. David illuminaci tu con la tua esperienza sui Mondi Virtuali.

    Altro concetto che fa riflettere è che Bauman ci ricorda che Internet è un Lusso. Per navigare si ha bisogno di computer econnessione - possibilmente a banda larga e flat così da non avere problemi a seguire tutti i siti “social”, mantenere uno o più Blog, scrivere quello che faccio su Twitter e parlare con tutti i miei contatti in tempo reale. Ma non solo questi costi in “pura” moneta, soprattutto Tempo.

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    Wednesday
    Sep 19,2007

    DI FEDERICO MORO

    Il percorso che segnalo di seguito per sfruttare al meglio i servizi sviluppati secondo i principi del Web 2.0 è arbitrario e non vuole essere una guida dei siti di qualità.

    Prima di tutto, per chi ancora non l’avesse fatto, è bene scaricare e usare Firefox. Per quanto mi riguarda navigare con Internet Explorer è più faticoso e Firefox consente l’installazione di molti plugin che semplificano e velocizzano di molto il lavoro.

    Una volta connessi, una buona tazza di caffè (o una cioccolata calda) e si comincia aprendo un account su Clipperz, gestore di password, su cui memorizzare tutti gli account: Clipperz memorizza nome utente e password e fornisce una lista di link diretti ai servizi che si utilizzano.

    Un account di Google è un secondo, ragionevole step. Google Accounts è un pacchetto di servizi on line con avanzate funzioni di condivisione.

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    Aforismi ad aeternum

    "Ratzinger ha invitato i giovani alla castità. Se funziona con loro proverà anche con i preti."
    Daniele Luttazzi

    "Ciò che ho sempre trovato di più bello, a teatro, è il lampadario."
    Baudelaire

    "Non so se Dio esiste. Ma se esiste, spero che abbia una buona scusa."
    Woody Allen

    "Dio è un commediante che recita per un pubblico troppo spaventato per ridere."
    Voltaire


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    CLAUDE SHANNON




    Claude Shannon è uno dei più grandi teorici del secolo scorso. Gettò le basi per la progettazione dei circuiti digitali, scrisse una teoria dell'informazione ancora oggi ampiamente considerata, fondò la teoria matematica della crittografia e creò uno dei primi programmi scacchistici per computer.
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