DI MARIO GOVONI

Scartabellando tra la corrispondenza ho ritrovato una lettera che mi è arrivata un paio d’anni fa e che ho già pubblicato su un mio blog. Perché la ripropongo qui? Perché è la storia della mia generazione, vista da dentro, amara e un po’ disperata. La ripropongo perché in questi anni di egoismo dilagante, di politica intesa come mestiere che dà laute prebende e non come servizio alla comunità, forse vale la pena di ricordare quelli che furono i sogni e le speranze di anni passati, scontratisi con il cinismo della storia.
Quasi due secoli fa, Giuseppe Gioacchino Belli scriveva:

Qua, chi ha, è; e chi nun ha, Pasquale,
ar monno d’oggidì manco se guarda.

Forse il sor Gioacchino aveva il dono della predizione, perché la mia impressione è che oggi la situazione non sia tanto cambiata.
Torniamo alla lettera: è firmata da Pourquoipas, uno pseudonimo che nasconde forse un amico fraterno o, forse, è soltanto un mio alter ego. Quello che posso raccontare è l’origine del nome: Pourquoipas (“Perché no?” in italiano) era il nome della nave con la quale l’esploratore francese Jean-Baptiste Charcot percorreva il Mar Glaciale Artico e l’Atlantico settentrionale. “Perché no?” è la risposta che un curioso può dare a chi gli chiede perché fa o si interessa di certe cose. Perché non farlo? Perché non andare a vedere cosa c’è oltre quella montagna, quel mare, quel deserto?
È la domanda che si pone costantemente Ulisse, perennemente alle prese con la sua fame di conoscenza; è una domanda rischiosa, non sempre dà la risposta attesa: Charcot e l’ultima Pourquoipas scomparvero al largo dell’Islanda nel 1936, Ulisse al di là delle Colonne d’Ercole, come racconta Dante.
Leggiamo questa lettera, questo manifesto di una generazione fregata dalla Storia:

“Caro Mario,