Esattamente quattro anni fa, nel febbraio del 2005, Google ha acquistato un gigantesco lotto di terreno nello stato dell’Oregon, ha costruito due magazzini - grandi ognuno come un campo da calcio - e li ha riempiti di server. Si tratta del cosiddetto “Progetto 2″.
Non è un caso isolato. Il Grande Fratello dei motori di ricerca - da solo - controlla decine di questi centri di elaborazione dislocati nei luoghi meno accessibili del pianeta.
A cosa serve questa gigantesca potenza di calcolo?
Queste reti di decine di migliaia di computer connessi ad altissima velocità alla rete Internet sono la prerogativa tecnologica di un’architettura dell’informazione e del servizio chiamata cloud computing, che non è più soltanto il pane quotidiano di Google o altre web companies della Valle del Silicio, ma è alla portata di qualsiasi privato, pubblica amministrazione o piccola azienda.
DI LORENZO PERONE
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Un sistema operativo accessibile attraverso un web browser? Si’, icloud!
Nutro un grande interesse nei confronti di virtualizzazione e gestione remota, e ho provato con piacere il servizio che offre icloud.
Quelle che seguono sono una serie di appunti o riflessioni scaturite da un breve e parziale test drive. La forma è volutamente “non discorsiva” dato che reputo difficile fare una valutazione analitica su un sistema ancora in piena fase di sviluppo, vorrei approfittarne quindi per lanciare degli spunti di discussione.
Apro con Firefox l’indirizzo http://os.icloud.com/, un messaggio mi informa che: “XIOS/3 - Sorry, Internet Explorer 6 or 7 on Windows required for XIOS/3. - We are working on supporting Firefox on multiple platforms, please be patient.”; l’applicazione è accessibile sono con Internet Explorer 6 o 7 e quindi, in linea teorica ai soli utenti windows; mi fa piacere che stiano pensando anche ad utenti di altri browser/SO.
