DI NELLO COPPETO (NeCoSi)
Le Olimpiadi per l’anno 2008 si terranno a Pechino, Cina. Il regime dittatoriale comunista si sta organizzando da tempo, molti provvedimenti sono già stati presi e molti sono in fase di realizzazione.
Il Tibet, approfittando dell’ondata mediatica portata avanti dalle Olimpiadi, sta rivendicando la propria indipendenza, ma è stato versato già molto sangue e l’esercito cinese è orientato ad una repressione violenta.
Anche sul piano tecnologico ci sono alcuni punti da evidenziare.
Pochi giorni fa la Cina ha spedito nello spazio un secondo satellite: Fengyun-3. Il suo scopo sarà quello di fornire previsioni meteorologiche a medio raggio tra i 10 e i 15 giorni successivi. Con un solo satellite le previsioni non erano ottime, ora invece con due satelliti le previsioni saranno “migliori”. La necessità di questo secondo satellite sono relativamente connesse anche ai problemi di inquinamento di cui la Cina sta soffrendo. Alcune gare di resistenza potrebbero essere addirittura posticipate a causa di tassi pericolosi di inquinamento. Il nuovo stadio olimpico che ospiterà le Olimpiadi 2008, chiamato “il nido”, è una struttura priva di copertura, ed essendo Pechino soggetto a precipitazioni durante i giorni del mese di agosto, gli organizzatori dell’evento stanno facendo davvero “tutto il possibile” per garantire un sereno svolgimento delle attività sportive.

DI JOHN MADERO (Risposta di DAVID ORBAN)
In seguito alle ultime sanzioni imposte dagli Stati Uniti, società come Microsoft, Ebay e Yahoo sono state costrette a modificare o limitare l’utilizzo dei loro servizi in Iran (stiamo parlando di killer application come PayPal, Skype e MSN Hotmail). C’è chi dice addirittura che, in accordo con le nuove sanzioni, queste aziende non potrebbero operare in Iran in nessuna forma.
Insomma, la strategia a me appare chiara: sabotare l’infrastruttura telematica iraniana chiudendo il rubinetto ai servizi più comuni. Quelli che ci rimettono, però, sono i comuni cittadini iraniani, che si ritrovano senza casella mail, senza chat, senza la possibilità di telefonare gratuitamente con Skype. Credete infatti che in Iran gli addetti alla costruzione della famigerata atomica chattino su MSN, passino le giornate su Skype, o facciano ordini di uranio su Ebay pagando con il loro conticino PayPal? Ma per favore…

Nota: questo articolo ci è stato spedito alle 16 circa dal nostro blogger in Cina Federico Moro. In Italia ancora non se ne è parlato. Aggiornamenti in arrivo
Dopo Thailandia e Marocco anche in Cina arriva la censura per YouTube. Il fatto è ieri, la notizia non ancora riportata dalla stampa ufficiale. Da un giorno e mezzo a Pechino infatti non si apre più il sito, non si riesce accedere nemmeno usando un server proxy e i video importati da YouTube sulle pagine di altri siti semplicemente non esistono più e al loro posto la pagina bianca lascia un cadaverico senso di vuoto.
