DI JOHN MADERO
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“Dopo una notte di sogni inquieti, Gregor Samsa si ritrovò uguale al giorno prima, ed andò a lavorare.” Inizia così il post scritto sul blog E io che mi pensavo. E’ la scintilla. Nei commenti centinaia e centinaia di lettori partecipano al gioco lanciato dal blogger Alessandro Bonino, che verrà poi battezzato da Stefano Andreoli con il nome Fincipit (“fine incipit” oppure “finto incipit”).

Cos’è un fincipit? Il fincipit è un gioco semplice. Si prende l’incipit di un’opera famosa e proprio nel bel mezzo della sua solennità si inserisce una frase, un verso, un colpo di frusta comico che la porta inesorabilmente verso una conclusione brusca ed esilarante. Qualche altro esempio? “Santi che pagano il mio pranzo non ce n’è, prendo un caffè in tazza grande”, “Sapore di sale, sapore di mare, la prossima volta si va in un altro ristorante.”, “La nebbia a gl’irti colli piovigginando sale, e lungo la statale c’è stato un bel frontale” oppure “Chiamatemi Ismaele, che io non c’ho campo”.

Che vi facciano ridere o meno, i Fincipit sono un sorprendente fenomeno mediatico che è cresciuto in rete, scatenando sul web un vero e proprio tormentone. Abbiamo intervistato lo stesso Alessandro Bonino, autore insieme a Stefano Andreoli di una raccolta di questi frammenti (con un’introduzione di Stefano Bartezzaghi) pubblicata da Mondadori il mese scorso.

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1) Chi è Alessandro Bonino?

Alessandro Bonino è un tizio di 33 anni che abita a Cuneo che fino a 3 anni fa aveva un blog che faceva 30 visite giornaliere di cui 29 sue.
E’ ancora lì che si chiede chi fosse il trentesimo.

2) Come è nata l’idea di Fincipit ma soprattutto, quale è stata la tua reazione ai numerosissimi commenti che i tuoi due post in merito hanno ricevuto?

In realtà è cominciato come un post normale, come di quelli che faccio tutti i giorni, in cui gioco con le parole, e nel caso specifico giocavo con le storie: ho proposto tre modi di finire subito una storia, solleticando l’inventiva dei commentatori. Cammin facendo, l’idea si è trasformata nel Fincipit, ovvero prendere l’inizio (incipit) di una storia e di farlo finire subito, con una fine a sorpresa.Quando sono arrivato a una sessantina di commenti ho cominciato a pensare che stava nascendo qualcosa di diverso dal solito. La reazione è stata un po’ quella di uno che accende un fiammifero e poi gli esplode la casa. Con la differenza che io ero contento.

3) Secondo te come mai questo format delirante ha riscosso così tanta attenzione? Con quali altri blogger hai sviluppato l’idea?

Io, anche dopo un anno, credo ancora che il gioco sia sommamente divertente, soprattutto quando si prendono opere considerate della “cultura alta” e le si fanno precipitare da “in su la vetta della torre antica”. In questo senso mi pare che ci sia una differenza tra il Fincipit e altri giochi che hanno impegnato i blogger negli anni: i Fincipit possono essere creati da chiunque, blogger o no.

Il gioco poi ha avuto il grande vantaggio di avere un nome facilmente identificabile, coniato quasi subito da Stefano Andreoli, noto come Stark, e il nome univoco, originale e che in qualche modo spiegava il meccanismo ha avuto un grande peso nella sua diffusione, secondo me.


4) Come è nato il progetto editoriale di “Sempre cara mi fu quest’ernia al colon”, edito da Mondadori? Che aspettative hai dalla pubblicazione di questo titolo?

Con Stefano abbiamo cominciato a lavorarci pensando a una raccolta dei migliori Fincipit inseriti nei commenti al mio blog, finalizzata alla pubblicazione con una piccola casa editrice, ma poi non se ne è fatto niente. Forti del fatto che del gioco avevano parlato un po’ tutti, dai giornali alle radio alla televisione, e che il libro era secondo noi già praticamente pronto (inclusa la prefazione di Stefano Bartezzaghi, che aveva parlato più volte del Fincipit su Repubblica), abbiamo proposto l’idea a Mondadori a cui è piaciuta subito. Rispetto all’idea iniziale il libro è raddoppiato di volume, visto che nei mesi in cui ci abbiamo lavorato abbiamo avuto il tempo di inventarci dei nuovi Fincipit. Come diciamo scherzando in coda al libro, sono quelli che non fanno ridere.
Detto questo, dopo centinaia di riletture il risultato ci sembra ancora molto divertente, e quindi speriamo che molti altri si
divertano come ci siamo divertiti e ci stiamo ancora divertendo noi.
Dal mio punto di vista assolutamente imparziale, direi che il libro è venuto fuori bellissimo.___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Cos’è il cloud computing e come sta cambiando il mondo.