DI FEDERICO MORO
In un mondo sempre più esigente la riduzione del consumo è un allarme su cui ormai anche gli ecologisti hanno gettato la spugna. Nessuno ti dice che per ridurre il tuo impatto ambientale devi consumare di meno, il nuovo cavallo di battaglia è il consumo intelligente ed ecocompatibile. Nulla di più giusto e corretto, ci sono moltissimi sistemi per consumare in modo più intelligente e ridurre l’impatto ambientale, vorrei provare a produrre un’argomentazione a favore di internet in campo ecologico, un’argomentazione che in modo surrettizio vuole anche controbattere ai catastrofisti che vedono nella rete il male che porterà l’uomo all’isolamento assorbendone gli interessi in un mondo virtuale e distaccandolo dal mondo reale (non so voi, ma io di gente così ne conosco di persona e non pochi…).
La popolazione mondiale continua a crescere e il relativo bisogno di beni con lei. L’economia non può non occuparsi delle sorti del pianeta (perchè produce risorse), ma al tempo stesso non può nemmeno retrocedere nei processi di produzione e vendita (l’economia è sempre in crescita, se no che economia è?).

Il prodotto virtuale è un’ottima soluzione, certo non riempie la pancia, ma un film di animazione visto a casa con gli amici ha un impatto ambientale diverso che guadare al cinema a vedere The Beach con Di Caprio (dove per fare il film hanno distrutto un piccolo paradiso).
I popoli di agricoltori e raccoglitori per ridurre il rischio di un consumo eccessivo delle risorse avevano molti sistemi (infanticidio, allontanamento dei nuovi membri poco utili o dei vecchi), adesso si tratta di passare un pò più di tempo a casa e consumare prodotti virtuali invece che reali. Direi che nonostante sia un prezzo da pagare è già un passo avanti rispetto al passato.
Ovviamente questo punto di vista è estremizzato ed esagerato ma penso che porti con sè un pizzico di verità. Chi ha voglia di mettersi in gioco può esprimere le sue condiderazioni (virtuali ed ecocompatibili).
Cosa ne pensate?
RISPOSTA DI ENRICO GIUBERTONI
I mondi on line, i social network, il web 2.0 e più in generale internet danno vita a modelli organizzativi e sociali decisamente interessanti e soprattutto a premesse di forme di consumo ecocompatibili.
Ma questi scenari non rappresentano una scelta di riserva, una sorta di compromesso (quasi un sacrificio) per salvaguardare l’ambiente. Rappresentano invece un cambiamento di modelli comunicativi e di modalità di interazione tra soggetti e soprattutto un superamento dei modelli organizzativi e di lavoro del XX secolo.
Se nel XX secolo erano i soggetti che dovevano spostarsi geograficamente per trovare il lavoro, distruggendo fatalmente le proprie reti di relazioni originarie e atomizzandosi in un modello uomo/massa, i modelli che si stanno generando attraverso internet e i mondi on line rovesciano questo paradigma, spostando il lavoro verso i soggetti e privilegiando le reti sociali e di relazione. E tutto questo ha una valenza sociale che è nel XXI secolo è strettamente correlata al tema della progettazione ecocompatibile.
I mondi on line (ha sempre meno senso chiamarli virtuali) hanno dinamiche molto simili al mondo fisico. David Orban, esperto di Mondi on Line e istigatore dell’Isola di Vulcano su Second Life, nel suo intervento per OilProject.org al Festival della Creatività di Firenze (28 ottobre 2007), metteva in evidenza come le interazioni on line – pur avendo caratteristiche intrinseche proprie – seguono per un numero sorprendente di aspetti, gli schemi del mondo fisico. Orban descriveva un esperimento su Second Life nel quale si ponevano due avatar l’uno di fronte all’altro in modo estremamente ravvicinato: l’effetto di una prossimità fisica vicina al contatto determinavano nei soggetti che governavano gli avatar ad una reazione di fastidio che li portava istintivamente a premere un tasto freccia per farli allontanare ad una distanza accettabile.
I mondi on line esistono, gli E-commerce B2C e le boutique on line si legittimano anno dopo anno e riducono le emissioni di CO2 razionalizzando o addirittura eliminando lo spostamento delle merci e rendendo inutile lo spostamento delle persone. Ogni persona dispone per i propri acquisti di una mole di informazioni e comparazioni, quasi sempre incontrollabili dalle aziende, poiché mediate dalla esperienza e dai giudizi di diversi individui, inseriti in reti sociali, che forniscono spunti e valutazioni nel meccanismo di scelta inimmaginabili solo un quinquennio fa.
Alla luce di tutto questo, nel presente a cui ci stiamo affacciando:
Credo che il denominatore comune di queste domande stia in questa frase di Pabini Gabriel Petit – User Experience Architect – “preferisco lavorare nel mondo virtuale e giocare (vivere) nel mondo reale” che è stata scelta come apertura di un convegno Frontiers of Interaction III tenutosi a Milano nel giugno 2007. Queste parole “… non sono soltanto un manifesto per le tecnologie e le interfacce che i designer dovrebbero progettare nel prossimo futuro, ma anche una via possibile per ridurre le emissioni di CO2 e godere di un mondo più verde e pulito. [fonte. Frontiers.idearium.org]”
Spunti e riferimenti
Avatar_(realtà_virtuale). Da notare la nota disambigua di Avatar (Termine Hindu e Informatico) molto vicina tra i rapporti tra mondi fisici e on line.
Wikipedia – Voce Second Life
Wikipedia – Voce Social Web
Wikipedia – Voce rete Sociale [social network]
Wikipedia – voce progettazione ecocompatibile
Intervista a David Orban su Shannon.it sui modelli di relazione politica e sociale sui mondi on line___
La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Arte greca: gli idoli cicladici dell’Età del Bronzo.

6 Responses for "Riflessioni: prospettive di un web ecocompatibile"
Sì tutte cose molto belle,
ma il mio capo (dirigente aziendale) ad ogni difficoltà che incontra durante le riunioni, dice fra sè e sè che tanto fra 5 anni va in pensione.
Cosa gli interessa a lui di delocalizzare in telelavoro o mondi on line il proprio ufficio?
hahahahaha
mi sa che in Italia sono in pochi a fare ragionamenti del genere
o mi sbaglio?????
mmm … secondo me … sotto sotto … molti cadono in simili tentazioni … :-;
Ciao, ho letto l’ articolo di Federico e la successivo risposta di Enrico Giubertoni.
Mi è sembrato di capire che il punto centrale delle riflessioni di Federico sia la distinzione fra Reale e Virtuale, e quindi fra prodotti reali e prodotti virtuali.
I primi devono essere prodotti, consumano risorse, inquinano.
I secondi sono creati piu’ velocemente, CONSUMANO MENO RISORSE, e probabilmente inquinano molto meno.
Sottolineo CONSUMANO RISORSE perchè mi sembra di avvertire in generale una certa confusione sul termine virtuale, che sembra essere utilizzato come sinonimo di INESISTENTE.
A partire da questi presupposti Federico consiglia l’ utilizzo dei secondi come beni equivalenti ai primi, laddove sia possibile.
Enrico Giubertoni riprende la distinzione e si sposta da prodotti reali e virtuali, a forme di organizzazione con internet e senza internet.
Mi sembra che poi si tenti di difendere la posizione che equipara il mondo reale a quello rappresentato, un po’ come confondere una fotografia per realtà.
Non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che si arriva ad una prospettiva inutile.
La mia opinione è che per quanto riguarda Federico non ho capito bene quali siano i prodotti virtuali che possono essere consumati al posto di quelli reali.
Un film scaricato su internet e un film visto al cinema sono entrambi film: cio’ che è cambiato è la forma di distribuzione, e siamo nell’ ambito della produzione, che è ancora nell’ambito di sistemi di organizzazione della produzione.
Non siamo nella virtualizzazione.
Per quanto riguarda invece il primo interrogativo di Enrico, è fuorviante dire che abbiamo strumenti che riproducono perfettamente la realtà fisica e le relazioni interpersonali .
Abbiamo strumenti che migliorano la comunicazione, non che riproducono leggi fisiche e mondi*.
La simulazione del mondo reale on-line, l’ equivalenza fra mondi fisici e virtuali, è argomento di fantascienza e tale dovrebbe rimanere.
In questo trovo fuori luogo parlare di Avatar che si allontanano e mondi virtuali.
Preciso che intendo fuorviante l’ approccio, non alcune conclusioni che sono state descritte.
L’ approccio generalistico dei tre interrogativi può essere utile solo se si prende sul serio la riproduzione di leggi, mondi, relazioni fisiche e non la rappresentazione di leggi, mondi e relazioni fisiche.
Se tutto puo’ diventare virtuale, allora hanno senso le tre domande poste in tal maniera.
In conclusione mi sembra che la discussione si sarebbe dovuta focalizzare piu che su mondi virtuali e mondi reali, sulle forme di organizzazione, che non sono reali o virtuali, ma entrambe reali e su come siano state rese ecologicamente piu efficienti da certi strumenti.
E su questo punto l’ unica informazione che ho trovato è che certi lavori possono essere fatti da casa.
*le rappresentano, non le riproducono.Sembra una distinzione inutile, ma è proprio il mio punto.
mi sembra un ottima argomentazione
hai ragione, il termine virtuale è stato usato in modo fuorviante e difatti Enrico ha ribbatuto utilizzando un piu’ appropriato on line che comunque ancora non definisce in modo esatto quello di cui stiamo parlando.
alla base di tutto il ragionamento è l’impatto ambientale in senso generale che già di per se è un argomento che si presta a molte modalità di interpretazione propio per il carattere generico.
per rifare l’esempio del film, ha un impatto abientale minore un fil di animazione realizzato in uno studio, che un film girato in esterni con attori, comparse e relativo seguito.
La base di tutto in gni caso è che il modo on-line (potremmo dire anche digitale) non è una rappresentazione, ma una parte del reale, ed è un luogo i cui a parità di azioni l’impatto ambientale è minore tenendo conto delle dovute eccezioni.
Penso che la domanda che riassume un po’ il tutto sia:
Se tutto il lavoro di ufficio che è possibile svolgere da casa fosse cosi’ fatto da tutti, in tutto il mondo… Inquineremmo di meno?
Caro Leo,
Ho letto il tuo commento, veramente interessante. Scusami se non ti ho risposto subito. Ho avuto una settimana molto intensa. Ma nel WeekEnd risponderò alle tue riflessioni molto stimolanti
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