del nostro lettore DIONIGI FACCENDA

1. Le aziende non tecnologiche hanno sicuramente molte esigenze di servizi e sistemi informativi avanzati ma non vogliono assolutamente investire nell’IT e nelle Telecomunicazioni (di seguito ICT) nemmeno a fronte di un chiaro risparmio dei costi contro modesti investimenti;

2. Viceversa, le aziende del ramo ICT devono investire in Ricerca e Sviluppo per sopravvivere agli sviluppi continui del mercato, ma siccome non ci sono sufficienti investimenti del mercato stesso, si trovano a dover effettuare inevitabili tagli di costi che tipicamente partono dal personale ed arrivano alla comunicazione;

3. Chi invece usufruisce della nuova tecnologia e sta dietro allo sviluppo, è l’utente finale, il quale tipicamente però non è disposto a spendere ma è diventato molto esigente da un punto di vista tecnologico;

Ma la domanda che io mi pongo da diverso tempo è: chi ci guadagna? Chi ci sta dietro? So bene che pongo una domanda banale ma credetemi: ancora non trovo risposta, nemmeno dai più autorevoli interlocutori del mondo ICT, economico ed industriale.

Poiché, se da una parte le aziende non ICT devono innovare ed innovarsi senza voler spendere, le società ICT devono necessariamente investire per non perdere il passo con il mercato ed i famosi ROI (Ritorni sull’ Investimento) sono ridicoli e quasi irraggiungibili, questo perchè il fatturato per utente tende drasticamente a diminuire;

Ed ecco il grande enigma: la tecnologia avanza a tempi di record ma le aziende ICT ce la faranno a sostenersi ed a rimanere competitive in un mercato tecnologicamente molto avanzato ma molto riluttante nell’investire?

Dato che le aziende siamo noi, non è forse possibile che siamo noi (generazione 2.0), portandoci la cultura consumer in azienda, a sminuire gli investimenti necessari allo sviluppo della società stessa che poi deve stare nel mercato per poterci pagare il mutuo?

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RISPOSTA DI NECOSI

1. Dove sono i dati che dimostrano che “le aziende non tecnologiche hanno sicuramente molte esigenze di servizi e sistemi informativi avanzati”?

Dal mio punto di vista le aziende (che si differenziano tra grandi e piccole), se non lavorano nel campo tecnologico (esempio un’azienda che produce carta) non hanno assolutamente bisogno di servizi e sistemi informativi avanzati.

2. Concordo con te quando dici “Le aziende del ramo ICT devono investire in Ricerca e Sviluppo per sopravvivere agli sviluppi continui del mercato”, ma purtroppo non concordo quando dici che “non ci sono sufficienti investimenti del mercato stesso” e che quindi “si trovano a dover effettuare inevitabili tagli di costi che tipicamente partono dal personale ed arrivano alla comunicazione”. Quando gli investimenti si possono considerare sufficienti? Se è necessario fare ricerca e sviluppo, come puoi tagliare personale? Al massimo aumenta la richiesta di personale specializzato a discapito di personale meno qualificato. Ciò credo sia una diretta conseguenza però della teoria evolutiva di Darwin.

3. L’utente finale è sempre al centro di ogni processo di produzione. Si lavora per fornire un servizio o vendere un prodotto ad un utente/cliente finale. Essere disposti a spendere non è sempre una scelta, ma spesso è una condizione di un individuo. La possibilità economica varia da persona a persona. Non tutti hanno la possibilità di spendere migliaia di euro per restare al passo con la tecnologia, e spesso, devo essere sincero, non è neanche necessario. Chiaramente l’utente, ma non solo quello informatico, esige il miglior prodotto a parità di prezzo. Una tecnologia è spesso rappresentata da strumenti ben precisi con un funzionamento ben preciso. Spesso le aziende non sono pronte a soddisfare le richieste degli utenti. Ciò evidenzia la grande presa di coscienza degli individui, che personalmente reputo un ottimo punto a favore dell’intera società culturale. Porto ad esempio il bisogno di computer laptop privi di sistemi operativi. Per quanto Dell ci stia provando, sono evidenti gli ostacoli economici contro i quali si sta confrontando. Un’azienda che abbia voglia di affermarsi, ad esempio, potrebbe entrare sul mercato con prezzi competitivi, vendendo hardware privo di software preinstallato ad esempio.

le società YouTube, Skype, SecondLife non impongono il modello 2.0, ma lo presentano alla propria utenza, che decide se sposare la piattaforma offerta o meno. Non si può imporre un modello 2.0 proprio perchè esso dipende da altri, e non dall’azienda, e quindi se la community non si forma, e non evolve, la piattaforma di conseguenza muore.

Chi ci guadagna?

Un po tutti. Grazie a YouTube puoi pubblicare il tuo video senza preoccuparti di spazio e banda. Grazie ai suoi utenti/produttori YouTube guadagna con il servizio pubblicitario e altre forte di guadagno. Fortunatamente YouTube ha deciso di dividere i guadagni con i suoi utenti/produttori. Questo, per quanto sia quasi passato inosservato, rappresenta una svolta epocale per il MetaMondo( http://geekplace.org/index.php?m=news&id=2&titolo=Il_MetaMondo ).

Chi ci sta dietro?

Ci sono gli utenti, e ci sono le aziende, che creano piattaforme che mettono in comunicazione gli utenti fra di loro. Non mi sembra comunque ne un mistero ne una grande scoperta. I forum ad esempio, anche se in piccolo ed in modo non molto specifico, hanno sempre funzionato su un modello 2.0, eppure di tale fenomeno non se ne parlava nei termini in cui se ne parla oggi. Oggi è stato molto più amplificato questo aspetto, ma in realtà esiste da sempre e ciò è una caratteristica intrinseca di Internet. E’ solo successo che gli utenti hanno preso coscienza.