L’amico ANDREA BICHIRI presenta e analizza Zooppa, un progetto italiano per lo sviluppo collettivo, attraverso un social network, di spot pubblicitari. Lo spot scelto viene poi premiato economicamente. A rispondergli c’è ENRICO GIUBERTONI di Shannon, che mette in evidenzia le differenze tra i prodotti di Zooppa (spot virali) e campagne pubblicitarie di altro genere. Buona lettura!
User generated Advertising. Zooppa collabora con diverse aziende nazionali e internazionali, interessate a sponsorizzare i loro marchi attraverso le gare che periodicamente vengono organizzate sul sito. A seconda delle indicazioni fornite dalle aziende committenti, gli utenti sono invitati a creare pubblicità per marchi o prodotti delle aziende in questione. Gli utenti registrati possono partecipare con diversi tipi di contributi: scrivere un’idea o una breve sceneggiatura per una potenziale pubblicità, realizzare delle pagine grafiche con il logo dell’azienda e un pay off, produrre un’animazione o girare un video vero e proprio.

Pregi e difetti. Due le note di merito del progetto: la prima è che si tratta di un esperimento tutto italiano, anche se di chiara impronta USA, la seconda il basso costo e i tempi relativamente brevi che occorrono per pubblicizzare un marchio aziendale.
Il futuro di Zooppa. Se i numeri non sono un’opinione (oltre 23.000 utenti registrati e 330.000 Dollari assegnati) Zooppa è destinato ad un futuro davvero roseo. In chiave business la rilevanza strategica che può avere un progetto del genere è indiscutibile. La catena generatrice di valore è riassunta da Zooppa attraverso questa sorta di diagramma di flusso: IO ti do un MARCHIO → TU crei una PUBBLICITÁ → TU voti la MIGLIORE → IO ti PAGO.
Ciò che mi rende perplesso rispetto a queste realtà così legate alle vecchie logiche della società di massa è lo scarso legame con i destinatari della comunicazione.
Esistono su internet i casi della pubblicità contestuale stile AdWords, in cui dei semplici messaggi di testo su poche righe (o anche immagini e filmati) vengono inseriti automaticamente dentro la rete negli spazi significativi per quel messaggio, come ad esempio:
pubblicità su Caschi per Moto, inserita nella pagina del blog dell’utente X che parla del gran premio di Laguna Seca in cui Rossi e Stoner hanno avuto una competizione Epica.
Questo approccio per contiguità di pensiero crea un alto livello di interesse rispetto al generare dei messaggi pubblicitari e a inserirli nella rete contando su un effetto di passaparola degli utenti basato magari, non sulla reale efficacia del messaggio contenuto, ma sul grado di comicità e divertimento che esso genera.
Per questo motivo non riesco a comprendere l’efficacia dell’idea di generare all’interno della rete degli spot per mezzo di una gara.
Idea certamente utile per creativi in cerca di visibilità e per aziende alla ricerca di spot pubblicitari nei quali il messaggio sia connotativo, ovvero nel quale prevalga la componente emotiva.
Ma nelle reti sociali, sta prevalendo un modello opposto a quello connotativo che mette in risalto le emozioni di chi usa un oggetto. Il modello del Social Web è basato all’opposto su un approccio denotativo, che mette in evidenza le componenti funzionali e misurabili di un prodotto o servizio.
Il web delle reti sociali ha quindi come modello pubblicità non basate su slogan (Bianco, che più bianco non si può), ma che siano perfettamente combacianti con i gusti e i desideri dei destinatari.
Alla casalinga di Voghera che è su Facebook, non le si dirà: Guarda che Ava Lava più Bianco. Ma le si dirà Esiste Ava e consente di raggiungere questo risultato. Se è questo che vuoi, forse è conveniente comprarlo.
AdWords ha un codice deontologico che è diventato regolamento e non consente di affermare che il prodotto X è il migliore in assoluto, a meno che lo si possa dimostrare.
Per questo personalmente io vivo il Viral Marketing come una forma di “pubblicità” molto stile “metto un messaggio in bottiglia e spero che da qualche parte arrivi”.
All’opposto, io penso che il Marketing delle reti sociali offra forme pubblicità molto più utili per gli utenti (la PPC), molto più precise nelle misurazioni di ROI e successi (o insuccessi), e molto più orientate a garantire fiducia per il cliente: su AdWords se io affermo che il mio prodotto è il migliore devo avere adeguata documentazione che lo certifichi.
Per questo rimango un po’ scettico sul Viral Marketing e su esperimenti come Zoopa. Penso che alla fine il vero beneficiario sia chi lavora nella pubblicità.
Il Viral Marketing secondo me è molto vago nei risultati e rischia di fare comunicazione casuale e mi sembra sempre di più usato come forma nostalgica dei mass media sul web.
I sistemi semantici di pubblicità invece sono più precisi e più vicini agli utenti. AdSense mette pubblicità laddove è coerente. Solo che questo sistema è diverso dalla pubblicità tradizionale (e per alcuni cambiare risulta molto complesso) e molte aziende hanno ancora paura a fare questo inevitabile salto. E forse è proprio per questo motivo che il viral marketing è ancora da molti vissuto come un must.
Intendiamoci: in un piano di marketing articolato e complesso, degli spot virali possono aiutare, ma io non baserei mai una campagna esclusivamente su questo sistema di marketing.___
La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Introduzione a Philippe Starck: lo specchio CAADRE.
Tags: marketing, pubblicità, social networking, user generated contents, zooppa

18 Responses for "Pubblicità del futuro: l’esperienza dell’italiana Zooppa.com"
Enrico, molto interessante il tuo discorso. Non capisco però il punto di partenza.
Zooppa produce (in modo social) solamente i contenuti pubblicitari. Come verranno poi utilizzati, dipende dalla relativa azienda.
Non vedo perchè un videospot prodotto con Zooppa non possa essere utilizzato per una campagna CONTESTUALE basata su keywords particolari su siti web come YouTube.
Non vedo perchè i video prodotti con Zooppa debbano essere diffusi soltanto in contesti di marketing virale.
marco
strano, ma mi trovo d’accordo con madero
Allora. Quello che dice Enrico non è assolutamente sbagliato. Trovo perfetta la distinzione tra modello connotativo della pubblicità in zooppa dove, è innegabile, prevale la componente emotiva e denotativo del web sociale in cui sono messe in evidenza le componenti funzionali e misurabili di un prodotto o servizio (qui hai dato un’ottima prova di conoscenza semiotica, che per un comunicatore, a mio avviso, è fondamentale per interpretare qualsiasi forma di comunicazione pubblicitaria).
La personalizzazione e la contestualizzazione della pubblicità sono il cavallo di battaglia delle pubblicità basate su adwords che, come giustamente segnala Enrico sono improntate sulla semantica.
Avendo io approfondito per la tesi proprio il web semantico e le sue applicazioni business, non posso che essere d’accordo sulla superiorità di questo tipo di aproccio. E’ innegabile che trovare quello che voglio, coerente con i mei gusti, nella pagina che visito di solito conferma l’efficacia “estrema” di questo strumento.
Quello che però non capisco è questa rigidità nel considerare il viral marketing come una tecnica legata alla massa e ai vecchi sistemi di comunicazione e, per questo, da considerare meno efficace a priori.
Come afferma Madero, anch’io non vedo perchè un videospot prodotto con Zooppa non possa essere utilizzato per una campagna CONTESTUALE basata su keywords particolari su siti web come YouTube.
Non vedo perchè i video prodotti con Zooppa debbano essere diffusi soltanto in contesti di marketing virale.
In definitiva, a mio parere, un approccio non esclude l’altro. Anzi l’utilizzo di entrambi potrebbe portare vantaggi inaspettati alle aziende.
Cosa ne pensate?
Questo servizio è semplicemente fantastico… vi invito a guardare questo video creato qualche tempo fa da alcuni “marketer”
http://it.youtube.com/watch?v=HsJLRX-nK4w
è vecchio ma leggendo l’articolo, tra l’altro scritto molto bene, mi è tornato in mente.
Che bei contributi stanno venendo dai commenti. Ricchi di stimoli e di riflessioni importanti
Mi piace lo spazio che si sta creando, soprattutto perchè le idee ci stanno costringendo (e questo è un bene) a variare i nostri punti di osservazione. Ed è molto interessante vedere che nessuna delle posizioni iniziali possa essere mutabile.
@Madero e Andrea
Interessantissimo punto di vista il tuo, estremamente vero e a cui è difficile dare una risposta. Ma ci provo ugualmente.
Hai ragione nel dire che una campagna su Zooppa può avere come target una campagna di AdWords dedicata al Branding attraverso video.
Ma il punto che io considero “critico” o “debole” è che gli utilizzi dei contenuti generati siano decisi dall’azienda a video fatto (quindi a posteriori), come affermi quando dici
> Non vedo perchè un videospot prodotto con Zooppa non possa
> essere utilizzato per una campagna CONTESTUALE basata su
> keywords particolari su siti web come YouTube.
Io temo sia un approccio poco efficace. Se una azienda dovesse vedere un video e alla fine decidere che è adatto (o meno) ad una campagna di Branding, il contenuto generato sarebbe casuale e quindi approssimativo.
Seguirebbe un modello del tipo: metto degli ingredienti e magari viene una torta oppure una crostata oppure un pasticcino: vedo cosa viene e mi comporto di conseguenza.
La pubblicità – soprattutto quella su internet – deve essere assolutamente pianificata. Una campagna deve funzionare: lasciarsi andare a considerazioni estetiche a posteriori è rischioso.
Internet è un medium sociale (vedi video di Mauro) nel quale la pubblicità sta evolvendo verso un dialogo uno a uno e gli spot parlano ad ognuno di noi preso nella sua singolarità: tanto che se l’intero dispositivo (advertising –> landing page) non è ben tarato, la campagna diventa inefficace.
E quando si afferma che la comunicazione sta diventando “uno a uno” e di “Relazione”, non si afferma una affascinante teoria fantascientifica, ma si certifica una evoluzione misurabile.
Basta pensare a come nei social media avvengono le pubblicità, oppure a come avvengono le pubblicità PPC: AdWords riesce a consentire a me pubblicitario di stabilire se fare vedere la pubblicità dell’Olio di Oliva quando si parla di Olio da cucina e di non farla vedere quando si parla di olio motore.
Con queste forme di pubblicità la pianificazione è fondamentale e trovo rischioso dire vediamo come viene lo spot e poi decido cosa farne.
Certo si può dire: voglio fare pubblicità per CAMPAGNE CONTESTUALI e bandisco una gara con questo obiettivo e naturalmente il risultato sarà in quel caso corretto.
La mia perplessità comunque rimane su forme di pubblicità basate su concorso. Io temo sempre che a vincere sia il fattore estetico del messaggio e non le componenti funzionali.
Temo che a prevalere sia il tremendo errore del sostenere “purchè se ne parli”, come a dire che se dico che il ristorante X fa venire la dissenteria, l’importante è fare girare il nome X in stile VotAntonio, VotAntonio.
Non voglio arrivare ad estremi, come quell’assicuratore che ha chiamato scaramanticamente la propria agenzia Gesù, oppure quella pubblicità di radio che girava nella mia città che affermava che “Radio XY fa schifo”, ma lancio ugualmente una sfida (anche a me).
10 anni fa si facevano delle accattivanti (per allora) Gif Animate in formato 468 * 60 che chiamavamo BANNER (poi è entrato Flash) ed erano certamente molto più belle dei formati analoghi testuali di AdWords.
Se 8 anni fa ci/mi avessero detto, falli in formato testuale che vedrai che performano meglio, probabilmente tutti noi avremmo avuto LEGITTIME (per allora) PERPLESSITA’. Io avrei detto: sono pazzi ad affermare tutto questo
Eppure si è scoperto che quei formati, bruttini, estremamente limitanti per dimensioni delle righe (tra i 20 e e meno di 40 caratteri di scrittura a seconda del rigo), performano molto di più di quei banner messi un po’ a caso.
Questo testimonia quando l’advertising sia pianificazione e quanto l’effetto estetico debba essere funzionale alla pianificazione.
Se si sbaglia la pianificazione, l’estetica non aiuta. Se la si azzecca, l’estetica diventa vincente.
Siamo certi che il filmato più bello costituisca in modo assoluto e decisivo la premessa della sua efficacia?
SCUSATE SCUSATE
> Ed è molto interessante vedere che nessuna delle posizioni iniziali possa essere mutabile.
La frase è scritta in modo scorretto! quella corretta è:
E’ interessante vedere che nessuna delle posizioni iniziali rimanga fissa e immutabile e che in realtà tutto sta mutando da questo dialogo.
[...] Shannon.it sta nascendo un vivace dibattito su Viral Marketing, AdWords, e altre forme di pubblicità con [...]
Trovo giusto scindere tra valore estetico e valore commerciale di una pubblicità. Una campagna pubblicitaria, per quanto bella da vedere non è detto che riesca nell’intento di essere utile ed efficace. Anzi, come dice Enrico spesso le pubblicità meno elaborate sono quelle che poi raggiungono più persone.
Poi pianificare è d’obbligo. Senza un buon piano di comunicazione e marketing che preveda un’analisi dettagliata del mercato e il target di riferimento, dei concorrenti e delle loro strategie, non si arriverà molto lontano.
Tuttavia non dobbiamo dimenticarci che viviamo (ahimè) in un paese in cui gli strumenti tradozionali di comunicazione spesso e volentieri vengono preferiti a tecniche più efficaci come adwords e adsense.
Secondo voi perchè avviene questo?
Da questo dibattito è secondo me importante dire che ogni scelta strategica di comunicazione ha i propri svantaggi (e io ne ho messi in evidenza alcuni) ma ha naturalmente i propri vantaggi.
Le riflessioni fin qui emerse mi fanno pensare che un vantaggio decisamente strategico e fondamentale offerto dall’utilizzare Zooppa.com sta nel fatto che la comunicazione si arricchisce di un valore creativo molto alto poichè libero dai vincoli dati dagli approcci pubblicitari che ogni società di comunicazione si dota.
Secondo me ciò che potrebbe/dovrebbe emergere da questo dibattito sta nel capire come ottimizzare questo valore strategico di creatività nel web 2.0.
Ho provato a risponderti qui:
http://businesseconoscenza.blogspot.com/2008/11/proposito-di-wikinomics-zooppa-e.html
Con riferimento ad un interessante ricerca effettuata dal dipartimento di informatica dell’università Milano Bicocca che trovi all’indirizzo:
http://www.scribd.com/doc/2934519/Sharing-Ideas-I-principi-della-Wikinomics-applicati-ai-casi-di-Qoob-SciVee-e-Zooppa
Ho approfondto il legame tra creatività, azienda sociale e principi wikinomics.
Ciao a tutti, mi presento: sono Alessandro Cappellotto, community manager di Zooppa. Volevo innanzitutto ringraziarvi per questa articolata discussione sulla nostra realtà, nella quale trovo motivi di riflessione inconsueti. Intervengo sperando di fare cosa gradita e di aggiungere spunti e precisazioni a quanto avete detto.
I motivi, gli output, i risultati che Zooppa offre ai brand che lanciano i contest sulla piattaforma sono un po’ più complessi del solo viral marketing e precisamente sono quattro: 1) contenuti 2) viralità 3) percepito del brand 4) relazionalità. Tali output sono inscindibili l’uno dall’altro (è una delle peculiarità del nostro modello), ma ciascun brand può essere maggiormente interessato a uno di essi piuttosto che a un altro, in base ai suoi obiettivi di marketing.
1. I contenuti creati dai membri della community offrono all’azienda numerosi spunti di riflessione a livello creativo e possono essere riutilizzati (in base agli accordi sottoscritti con noi) per azioni di comunicazione contestuali o future (come giustamente osserva anche Madero). Fra diversi lavori che si caratterizzano soprattutto per la spontaneità giocosa e dilettantistica, ve ne sono alcuni che sono vere e proprie perle, capaci di creare attenzione, divertire, sedurre, emozionare, informare… L’utilizzo di questi contenuti può essere molteplice e non necessariamente indirizzato alla produzione di nuovi contenuti pubblicitari per i canali tradizionali. In questo, è anche l’azienda che deve mettere in moto la sua inventiva e allo stesso tempo noi di Zooppa possiamo dare la nostra consulenza e il nostro supporto. La strategia di utilizzo può venire dopo, ma più spesso e più correttamente avviene prima (come sottolinea essere importante Enrico). Il brief della gara serve anche a quello.
2. La viralità può nascere sia dal contenuto stesso, capace di propagarsi spontaneamente, sia – più spesso – dal naturale meccanismo di condivisione messo in atto dagli utenti, i quali postano i propri lavori nei social networks e nelle piattaforme di content sharing per chiamare i propri contatti e visitatori al voto (il meccanismo della gara creativa è uno stimolo al passaparola) o semplicemente per cercare visibilità o raccontare di sè, parlando delle loro ultime creazioni per questo o quel marchio nelle loro conversazioni on e off-line. In più, noi stessi uplodiamo negli account Zooppa registrati sulle principali piattaforme di condivisione (da Youtube a Facebook a Vimeo ecc) i contenuti della nostra community. Senza contare i visitatori spontanei della nostra piattaforma.In questo modo si innesca una disseminazione del brand il cui obiettivo è soprattutto la crescita della brand awareness più che la dimostrazione di vantaggi tangibili contestuali al momento del bisogno o dell’interesse. Ogni lavoro genera un alto numero di contatti: in rete e fuori dalla rete. Con un grado di attenzione, credibilità e simpatia solitamente alto, perchè rafforzato dal rapporto relazionale fra le persone.
3. Il percepito del brand emerge dai commenti, dalle conversazioni che si fanno su Zooppa intorno al marchio oggetto del contest, nonchè dalle associazioni di pensiero ricorrenti nelle pubblicità generate. L’azienda può interpretare il contest come un grande “focus group” intorno al suo nome. In questo Zooppa offre un servizio specifico e ulteriore, offrendo ai brand che esplicitamente lo desiderano un report finale di tipo qualitativo assai approfondito, con un’analisi dei contenuti creati ricca e dettagliata. Alcuni clienti si sono rivolti a noi puntando soprattutto a questo scopo: capire cosa la nostra community pensasse di loro.
4. La relazionalità è forse l’output attualmente meno compreso e sfruttato in tutte le sue potenzialità, ma davvero prezioso. Il brand si mette nelle mani delle persone, si presta alla loro manipolazione, diventa tema delle loro conversazioni, si pone volontariamente su un piano alla pari. Per le aziende, Zooppa diventa l’opportunità di entrare in contatto con persone di valore, di scoprire talenti o anche di poter iniziare a costruire una propria community creativa, di impostare una strategia di tribal marketing, di “rompere il muro” che separa tutte le aziende dai suoi consumatori-osservatori per entrare in contatto diretto, stimolando simpatia e affezione attorno al suo nome. Addirittura, nel miglior spirito wiki, di imparare da loro. Un territorio in gran parte inesplorato ma, almeno sulla carta, gravido di opportunità se è vero che il livello di engagement del cliente è un importante fattore di vantaggio competitivo, come intende dimostrare anche un prossimo convegno che si terrà a Milano.
Un quadro così denso e ricco non mi pare possa essere posto in contrasto a strumenti come gli AdWords o gli AdSense, la cui natura semantica e denotativa mi sembra intrinsecamente diversa: complementare, non antitetica. Noi stessi abbiamo fatto e facciamo uso di questi strumenti per promuovere la conoscenza di Zooppa, con piccole campagne dedicate. Personalmente credo anch’io che Zooppa non basti a se stessa e che una strategia di marketing dovrebbe prevedere una panoplia di strumenti più vasta. Ritengo però allo stesso tempo che Zooppa possa essere davvero il perno strategico di una campagna di comunicazione che metta realmente al centro la relazione con il “pubblico”, consumatore e produttore di senso, in un’ottica di brand awareness e di posizionamento… a meno che non si voglia ritenere la brand awareness un falso obiettivo per un’azienda. Io ad esempio non sono un cliente BMW: ciò nonostante ho una precisa idea del brand nella mia mappa mentale e credo che per BMW sia molto utile che io la abbia, anche se per il momento non sono interessato a entrare in una sua concessionaria.
La dialettica fra approccio denotativo e connotativo alla pubblicità è antico quanto la pubblicità stessa. Fra la Scientific Advertising di Hopkins tesa all’hard selling, portata avanti dalla scuola di Reeves e da quanti credono nell’importanza del benefit tangibile, e l’ “Emotional Advertising” di McManus (e poi Bernbach, Burnett e anche Ogilvy in parte) improntata al soft selling seduttivo, maggiormente teso alla costruzione dell’immagine di marca (pur fondata su una sostanza credibile e verificabile) c’è sempre stato un confronto con opposti sostenitori. Mi pare che ci siano abbondanti casi di successo e di insuccesso di entrambi gli approcci per affermare che nessuno dei due è giusto o sbagliato a priori, ma entrambi indispensabili, a seconda dei casi.
Mi scuso per l’intervento chilometrico, non volevo fare una tirata pro Zooppa (spero non la leggiate così), ma solo contribuire a questo bel confronto con un’argomentazione sostanziosa, dettagli, sfumature, precisazioni, opinioni che spero utili. Se ritente abbia sforato segate tutto e posterò un’estrema sintesi.
E ancora grazie e complimenti per questro spazio.
[...] Su http://www.shannon.it un articolo e d un dibattito molto articolato, ricco di spunti ed idee.read more | digg [...]
Ciao bell’articolo, volevo fare una piccola critica mi pare che il voto di zoopa si basi sul concetto “votami che ti voto”, chi più vota più verrà votato e più possibilità ha di vincere(questo peò non sembre concorda con i più meritevoli)
Sì in effetti si corre questo rischio. Cioè che non sia premiata l’idea migliore ma quella che ha saputo attrarre più persone. Non so cosa ne pensono Enrico e gli altri. Forse Alessandro essendo dentro Zooppa può chiarire le cose.
Critica centrata. Quello del voto è uno dei temi più controversi nella community, che peraltro mette in luce la tendenza tutta italiana di confrontarsi e scontrarsi sulle regole. A volte gli zooppers sembrano politici che dibattono continuamente di legge elettorale
Senza contare l’esistenza dei voti “fake” che ricordano tanto i pianisti in parlamento. Noi, almeno, rimuoviamo prontamente tutti i voti irregolari con controlli rigorosi alla fine di ogni contest. E fortunatamente possiamo dire che una grandissima parte della community si comporta correttamente e vive con scioltezza questo tema.
L’esperienza ci dice che non esistono leggi matematiche: a volte ci sono stati risultati finali assolutamente soddisfacenti, con lavori vincitori meritevoli e di sicura qualità, altre volte ci sono stati risultati controversi, con lavori giunti a premio benchè di livello inferiore ad altri dimenticati nelle retrovie.
In questo però c’è anche un aspetto “di verità della professione” se così si può dire. Ovvero Zooppa dimostra il doppio volto della professione pubblicitaria: quello creativo-ideativo e quello strategico-mediale. Pubblicità non è solo idee e messaggi vincenti, ma anche ripetizione e capacità di pianificare i media correttamente. Ci sono utenti molto bravi in questo secondo aspetto, capaci di promuovere molto bene i loro lavori, di diffonderli e farli votare da tante persone caricandoli nei social networks, di conquistarsi le simpatie della community, di far conoscere le loro creazioni a tutti gli amici ma non solo. Non creativi, ma promoter. E anche loro hanno una ragion d’essere. Tutto questo naturalmente è molto interessante nel nostro modello, perchè vuol dire disseminazione e diffusione dei contenuti, non solo creazione. Certo, alla parte più creativa della community questo aspetto non è molto ben gradito. E noi stessi, intravvedendone i limiti, stiamo approntando un sistema di voto diverso, più meritocratico. Oltre a “correttivi” già presenti, come la seniority, che dà maggior peso al voto degli utenti attivi e partecipi a quello degli ntenti mordi e fuggi (tipicamente, gli amici). Il nuovo sistema di voto sarà più restrittivo e premiante della qualità. Ci crediamo molto e dovrebbe essere inaugurato a breve. Ma ripeto, va visto anche il lato positivo della capacità promozionale. Ancora non ho visto nessuno zoopper investire in AdWords per promuovere il suo lavoro, ma presto o tardi arriverà
In ogni caso, e questo è molto importante, non esiste solo il voto dela community. Per ogni categoria esisotno anche premi di giuria. Negli ultimi contest quasi metà del montepremi è destinato a scelte della giuria. Nello specifico abbiamo due tipologie: il premio scelto da noi dello Zooppa Staff (detto Big Zooppa Award) e il premio scelto dall’azienda cliente che sponsorizza il contest (Company Prize). Noi scegliamo premiando soprattutto l’idea creativa, l’azienda soprattutto la rispondenza al brief e agli obiettivi di comunicazione.
In questo modo tutti e tre gli attori che giocano su Zooppa (Staff, Community, Brand-Azienda) hanno un premio dedicato e deciso in assoluta autonomia. Ciacuno dei tre soggetti ha dunque voce in capitolo, e questo aiuta a dare completezza ed equilibrio al modello che vuole essere il più possibile win-win-win.
C’è poi sempre molto da fare e da migliorare, ma questo si sa. E per fortuna aggiungo: crediamo che Zooppa abbia ancora molte potenzialità inepresse e il nostro impegno è svilupparle tutte al meglio.
[...] una delle migliori e più articolate discussioni online su Zooppa era avvenuta proprio in un post di Shannon, il blog dello staff di Oilproject, nel dicembre [...]
Io vorrei porre dei punti di riflessione che si leggono tutti i giorni su riviste specializzate:
1- vi sembra giusto che un’azienda possa utilizzare la creatività di uno che ha partecipato al contest, non l’ha vinto e non ha ricevuto 1 euro?
2- può un’azienda permettersi di partecipare a dei contenst e non vincerne neanche uno in quanto vince magari un ragazzino che non paga le tasse?
3- cifre di 3/4/5 mila euro sono sufficienti a produrre pubblicità? pensate solo a tutta l’attrezzatura che serve e al tempo impiegato
4- molti sollevano il problema che gli unici a beneficiare dell’ide sono zoopa e le aziende che ricevono per pochissimi soldi molto materiale.
5 – si certo, qualcuno ha guadagnato soldi, ma la massa ci ha perso
6- voi quando lavorate volete essere pagati? se non ricevete lo stipendio per 1/2/3 mesi lo pagate l’affitto? quindi si può partecipare come lavoro a questi contest? sicuramente no.
Attendo vostre riflessioni. Le mie non sono critiche ma idee da cui partire
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