L’amico ANDREA BICHIRI presenta e analizza Zooppa, un progetto italiano per lo sviluppo collettivo, attraverso un social network, di spot pubblicitari. Lo spot scelto viene poi premiato economicamente. A rispondergli c’è ENRICO GIUBERTONI di Shannon, che mette in evidenzia le differenze tra i prodotti di Zooppa (spot virali) e campagne pubblicitarie di altro genere. Buona lettura!

Da un’idea vincente dell’imprenditore Riccardo Donadon è nata Zooppa.com, piattaforma che rivoluziona il modo di fare pubblicità sul web.
Essa offre a tutti i creativi la possibilità di realizzare video e spot pubblicitari e ricevere premi in denaro, partecipando ai contest che le aziende lanciano sul sito per ottenere le migliori pubblicità virali. Per iscriversi ai concorsi è sufficiente entrare nel sito http://it.zooppa.com/ e creare un account personale. A questo punto ogni utente potrà decidere a quale competizione prendere parte in base ai propri interessi e le proprie capacità tecniche e artistiche.

User generated Advertising. Zooppa collabora con diverse aziende nazionali e internazionali, interessate a sponsorizzare i loro marchi attraverso le gare che periodicamente vengono organizzate sul sito. A seconda delle indicazioni fornite dalle aziende committenti, gli utenti sono invitati a creare pubblicità per marchi o prodotti delle aziende in questione. Gli utenti registrati possono partecipare con diversi tipi di contributi: scrivere un’idea o una breve sceneggiatura per una potenziale pubblicità, realizzare delle pagine grafiche con il logo dell’azienda e un pay off, produrre un’animazione o girare un video vero e proprio.

Parola d’ordine: partecipare!. Per ogni società con cui Zooppa stipula un accordo commerciale, viene bandita una nuova gara per gli utenti, che sono anche incoraggiati a collaborare tra loro, attraverso un meccanismo di incentivi appositamente pensato. È previsto infatti un premio specifico denominato Team Bonus che ricompensa chi ha realizzato un video utilizzando l’idea di un altro utente, premiando in modo proporzionale sia l’autore che il videomaker.
Una volta che gli utenti hanno caricato i loro contributi, sta alla community decretare i vincitori di ogni gara. Gli utenti registrati, dunque, votano e, sulla base delle loro preferenze, Zooppa assegna loro premi in denaro.
Zooppa è dunque un nuovo modello di pubblicità fondata su Internet e sulla sua capacità di mettere in relazione persone da ogni parte del mondo.

Dentro e fuori la rete. Zooppa rappresenta un’opportunità davvero ghiotta per farsi conoscere e diffondere il proprio talento artistico anche perchè svolge il ruolo di interlocutore con le aziende committenti. Laddove, infatti, le aziende che sponsorizzano le gare vogliano utilizzare i materiali postati sul sito per sfruttarli come campagne pubblicitarie su altri mezzi, Zooppa funge da intermediario tra gli autori dei contenuti e le aziende stesse. Così facendo, Zooppa assicura un range di prezzo da un valore minimo a uno massimo, all’interno del quale far incontrare gli interessi degli utenti e delle aziende.

Pregi e difetti. Due le note di merito del progetto: la prima è che si tratta di un esperimento tutto italiano, anche se di chiara impronta USA, la seconda il basso costo e i tempi relativamente brevi che occorrono per pubblicizzare un marchio aziendale.

Tra i difetti invece possiamo citare la scarsa propensione delle gerarchie aziendali ad affidarsi a idee provenienti dall’esterno (che in linea teorica non danno sufficienti garanzie di qualità e professionalità). Tuttavia sembra che piano piano Zooppa si stia guadagnando la fiducia di tutti gli addetti ai lavori, tanto che si moltiplicano le adesioni da parte di importanti realtà aziendali italiane e straniere.

Il futuro di Zooppa. Se i numeri non sono un’opinione (oltre 23.000 utenti registrati e 330.000 Dollari assegnati) Zooppa è destinato ad un futuro davvero roseo. In chiave business la rilevanza strategica che può avere un progetto del genere è indiscutibile. La catena generatrice di valore è riassunta da Zooppa attraverso questa sorta di diagramma di flusso: IO ti do un MARCHIO → TU crei una PUBBLICITÁ → TU voti la MIGLIORE → IO ti PAGO.

Semplice e immediato, come tutte le iniziative che riscuotono un tale successo in così poco tempo.

RISPOSTA DI ENRICO GIUBERTONI

Ciò che mi rende perplesso rispetto a queste realtà così legate alle vecchie logiche della società di massa è lo scarso legame con i destinatari della comunicazione.

Esistono su internet i casi della pubblicità contestuale stile AdWords, in cui dei semplici messaggi di testo su poche righe (o anche immagini e filmati) vengono inseriti automaticamente dentro la rete negli spazi significativi per quel messaggio, come ad esempio:

pubblicità su Caschi per Moto, inserita nella pagina del blog dell’utente X che parla del gran premio di Laguna Seca in cui Rossi e Stoner hanno avuto una competizione Epica.

Questo approccio per contiguità di pensiero crea un alto livello di interesse rispetto al generare dei messaggi pubblicitari e a inserirli nella rete contando su un effetto di passaparola degli utenti basato magari, non sulla reale efficacia del messaggio contenuto, ma sul grado di comicità e divertimento che esso genera.

Per questo motivo non riesco a comprendere l’efficacia dell’idea di generare all’interno della rete degli spot per mezzo di una gara.

Idea certamente utile per creativi in cerca di visibilità e per aziende alla ricerca di spot pubblicitari nei quali il messaggio sia connotativo, ovvero nel quale prevalga la componente emotiva.

Ma nelle reti sociali, sta prevalendo un modello opposto a quello connotativo che mette in risalto le emozioni di chi usa un oggetto. Il modello del Social Web è basato all’opposto su un approccio denotativo, che mette in evidenza le componenti funzionali e misurabili di un prodotto o servizio.

Il web delle reti sociali ha quindi come modello pubblicità non basate su slogan (Bianco, che più bianco non si può), ma che siano perfettamente combacianti con i gusti e i desideri dei destinatari.

Alla casalinga di Voghera che è su Facebook, non le si dirà: Guarda che Ava Lava più Bianco. Ma le si dirà Esiste Ava e consente di raggiungere questo risultato. Se è questo che vuoi, forse è conveniente comprarlo.

AdWords ha un codice deontologico che è diventato regolamento e non consente di affermare che il prodotto X è il migliore in assoluto, a meno che lo si possa dimostrare.

Per questo personalmente io vivo il Viral Marketing come una forma di “pubblicità” molto stile “metto un messaggio in bottiglia e spero che da qualche parte arrivi”.

All’opposto, io penso che il Marketing delle reti sociali offra forme pubblicità molto più utili per gli utenti (la PPC), molto più precise nelle misurazioni di ROI e successi (o insuccessi), e molto più orientate a garantire fiducia per il cliente: su AdWords se io affermo che il mio prodotto è il migliore devo avere adeguata documentazione che lo certifichi.

Per questo rimango un po’ scettico sul Viral Marketing e su esperimenti come Zoopa. Penso che alla fine il vero beneficiario sia chi lavora nella pubblicità.

Il Viral Marketing secondo me è molto vago nei risultati e rischia di fare comunicazione casuale e mi sembra sempre di più usato come forma nostalgica dei mass media sul web.

I sistemi semantici di pubblicità invece sono più precisi e più vicini agli utenti. AdSense mette pubblicità laddove è coerente. Solo che questo sistema è diverso dalla pubblicità tradizionale (e per alcuni cambiare risulta molto complesso) e molte aziende hanno ancora paura a fare questo inevitabile salto. E forse è proprio per questo motivo che il viral marketing è ancora da molti vissuto come un must.
Intendiamoci: in un piano di marketing articolato e complesso, degli spot virali possono aiutare, ma io non baserei mai una campagna esclusivamente su questo sistema di marketing.___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Introduzione a Philippe Starck: lo specchio CAADRE.