Il bug del ragionamento di Baricco che alimenta la discussione di questi giorni su giornali e blog è secondo me nelle premesse, non nell’argomentazione che segue. Non ne ha parlato nella sua risposta su Repubblica Eugenio Scalfari, concentrato nell’evidenziare le liaison barbariche con il suo Per l’alto mare aperto – un esilarante saggio (da leggere!) che, dietro la maschera del viaggio nella modernità da Montaigne a Nietzsche, nasconde criticità comiche come “Non so se ve ne siete accorti, ma il capitolo che avete appena letto l’ho scritto in stile Proust”, risvolti freudiani (Scalfari che sale fisicamente sulle spalle di Diderot) e scene hot con protagonisti Circe, Odisseo-Eugenio e – controllate voi stessi – i liquidi seminali dell’intero terzetto.

La premessa di Baricco – l’ontologia di partenza – è la seguente: ogni concetto è un micro-mondo con una sua dimensione spaziale. L’umanità ha la “capacità di tracciare un senso” in ogni concetto: è così che avviene la comprensione. Prima lo si cercava in profondità, ora in superficie. “La superficie è tutto, e in essa è scritto il senso”.

Da questa premessa nasce un discorso – magari condivisibile, ma di cui non mi interessa parlare – sulla società dell’immagine, i media, “la geografia di ideali che la politica ci propone”, la “perdità della capacità di concentrazione”, la “velocità a scapito dell’apprendimento”…

Il bug della premessa è il giocare sul doppio significato del termine “profondità”. Il significato spaziale ci è ben chiaro, ma quando parliamo di “senso profondo”, non intendiamo il senso “collocato in una cella segreta … conservato nel freezer di una oscurità remota”. Non intendiamo insomma il valore figurato-spaziale. Intendiamo piuttosto il senso (1) più veritiero (2) prodotto da una maggiore riflessione (3) frutto di approfondimento.

Questo senso profondo (nel senso appunto di “approfondito”) può essere anche sotto i nostri occhi (altro che celle segrete!). Magari non è alla portata di tutti nello stesso modo: ma questo dipende dal bagaglio conoscitivo e di esperienze di chi guarda, e non dal fatto che non sia “sulla superficie”.

Come mi ricorda Stefano parlando proprio di questo dibattito: “Todo tiempo pasado fue mejo” ( Jorge Manrique ). In questo senso parliamo di “profondità”!

Questa impostazione spaziale della ricerca del senso è fuorviante. Risolvendo questa ambivalenza di termini, è chiaro che il senso è ( e rimarrà ) profondamente in superficie!

Risulta molto più interessante esplorare la dimensione temporale: anche il senso è figlio del tempo e non dell’autorità? Di chi altro? Quanto incide la dinamica del passare del tempo?

Oppure – se è vero che “La conversazione è regina. Il contenuto è solo qualcosa di cui parlare” – risulterebbe altrettanto rilevante discutere del senso che emerge dalla relazione dei concetti: “Nel pianeta della rete non c’è un granché di alto e basso. C’è collegamento. complessità, regolarità emergenti, narrazioni che connettono i punti” è un bel contributo alla discussione.

Discussione che andrebbe reimpostata. Perché così non si va da nessuna parte.

Una nota importante. Tutto questo vale soltanto per la ricerca del senso. Per altre cose può valere il contrario. Sull’uso della lingua, ad esempio, mi piace ricordare l’Hofmannsthal citato da Calvino in Esattezza: “La profondità va nascosta. Dove? Alla superficie”. Bello, son d’accordo! Ma ripeto: è tutt’altra altra cosa: adesso stiamo parlando di senso.

Un’altra nota importante. O forse questo “bug” in quell’articolo di Baricco non esiste e io, semplicemente, non ho capito il suo discorso!

Marco De Rossi

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La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Lisa Vozza (AIRC). Innovazione e vaccini nell’era globale: i risultati della ricerca e i miti da sfatare.