DI CLAUDIO BROVELLI (Partito Pirata)

Assunto che per potersi sviluppare una cultura deve avere memoria di se stessa.
La cultura orale e quella scritta sono discriminanti nella attuale visione degli storici: per potere parlare di cultura e di civiltà, è necessario che vi sia una cultura scritta.

La cultura scritta è un sistema di codici, simboli e convenzioni (ideogrammi, pittogrammi, geroglifici, note musicali, numeri, lettere ecc..) fissate su un supporto (carta, papiro, legno, pietra ecc…) duraturo nel tempo affinchè le nozioni basilari di una civiltà (leggi, poesia, musica, trattati di medicina, progetti ecc…) possano essere trasmesse da una generazione ad un’altra.
Unici due requisiti sono la durata del supporto e la comune “alfabetizzazione”, ovvero la capacità di discernere tali informazioni.

La qualità di tali supporti è sempre stata definita in base alla sua capacità di durare nel tempo (ancora oggi possiamo leggere i codici di hammurrabi, i geroglifici egizi scritti su papiri o dipinti sulle mura dei templi, possiamo leggere le regole giuridiche di Giustiniano, gli studi di Leonardo e gli spartiti di Pierluigi da Palestrina)

A volte, nel corso della storia tali supporti venivano messi in pericolo, ed in quei momenti centinaia di scribi, di copisti, di amanuensi si assumevano il compito di riprodurli.
Alcuni di tali volenterosi erano illetterati e copiavano pedissequamente quei segni, senza comprenderli ma con la certezza che un giorno altri avrebbero saputo leggere le ricette mediche vergate da Esculapio o la parola del dio in cui credevano.

Così la cultura è arrivata sino ad oggi.

Oggi non è più così.

La durata dei supporti è estremamente limitata nel tempo: nastri magnetici che si smagnetizzano, CD che dopo 15 anni circa perdono irrimediabilmente il loro contenuto, le modifiche dell’hardware, i differenti standard sono un ulteriore ostacolo.
Fra 5 o 6 anni non ci sarà più nessuno in grado di leggere le informazioni contenute su un floppy.
L’utilizzo di sistemi proprietari e la non interoperabilità tra i vari supporti ed i vari produttori
rende ancora più arduo questo passaggio (la mia enciclopedia grolier su cd-i è ormai illeggibile, il formato non esiste più e non trovo emulatori… le canzoni che avevo scritto e salvato sui floppy del mio atari st idem…)

Il rischio serio è che nel giro di un paio di generazioni tutta la memoria artistica, giuridica e scientifica moderna scompaia.

Già oggi abbiamo perduto pellicole e registrazioni musicali dei primi del novecento. Perdute in maniera irrimediabile. Non ne esistono copie e le registrazioni magnetiche fatte su filo di ferro si sono smagnetizzate.

Solo chi condivide e quindi continua a salvare su supporti diversi e multipli tali opere consente alla civiltà umana di potere avere accesso all’arte ed alla cultura contemporanea.

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Il filesharer si configura quindi come una sorta di neo-amanuense, egli lo fa su base volontaria, a proprie spese, bypassando se del caso i limiti imposti da lucchetti di tipo DRM. Al filesharer va dunque riconosciuto il merito di essere la memoria viva della nostra civiltà.

Ecco perchè pretendo che ad esso venga riconosciuto quel valore di custode del sapere.
Ecco perchè in una qualsiasi civiltà consapevole di se stessa il filesharer non solo non dovrebbe essere punito, ma onorato e supportato.

Anche economicamente.

RISPOSTA DI ANDREA CAMBIERI

Se si iniziano a dare contributi ai filesharer perchè preservano la nostra arte allora anche gli operai cinesi che ogni giorno copiano le nostre marche sono oro colato.
Si potrebbe assistere ad una corsa all’adotta un operaio cinese con tanto di campagna publicitaria dei loro datori di lavoro.

Gia mi immagino la faccia di Borghezio quando sentirà questa notizia…poveretto gli fate venire un colpo. (Per la redazione: questo non è uno schierarsi politicamente, è solo sarcasmo Risposta della Redazione: perchè, Borghezio cosa c’entra con la politica!?)

Scherzi a parte, ognuno ha la sua opinione sul P2P: c’è chi lo vede come l’anticristo in terra e chi si batte per tutelarlo, ma tra il permettere di condividere qualcosa che ho comprato e dare contributi economici a chi lo scarica ce ne passa.
Potrei installare Emule su tutti i pc della mia lan e prendere dei soldi con un minimo di investimento in hard disk senza il minimo sforzo e uso di risorse umane.
Avremmo programmi P2P installati ovunque, anche sui palmari mentre giriamo per la città sperando di trovare un access point wifi e poco importa se poi in ufficio non riusciamo neanche a leggere la posta per la congestione del traffico, perchè insomma, noi stiamo scaricando… su pc che tanto sono intestati al capo e si becca i soldi per gli N pc che ha.
Poco importa…tanto anche il nostro pc a casa è acceso e riusciamo anche a rientrare nelle spese di corrente.

Insomma, oggi come oggi i pochi soldi che abbiamo sarebbe decisamente meglio investirli altrove…___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Social network e community online: comunicare ai tempi del Web 2.0.