DI FEDERICO MORO
Con la crescita continua della rete, il problema dell’organizzazione dei contenuti emerge sempre più; lo sviluppo di interfacce utenti sempre più intuitive e la nascita di nuovi linguaggi di programmazione veloci e poliedrici contribuiscono ad aumentare il volume di dati presenti e ad aprire molti canali tematici di scambio di informazioni.
Il web è ancora in buona parte una fabbrica di entertainment, ma la possibilità di integrare servizi interattivi gratuiti e di usare il web come piattaforma sta progressivamente (e alla consueta alta velocità) spostando nel web una serie di attività che fino a pochi anni fa erano rigorosamente off-line.

L’esperienza delle dinamiche di sviluppo progettuale proprie dell’opensource sta mostrando i vantaggi del lavoro svolto in condivisione continua, e muove anche i professionisti non prettamente del settore a utilizzare le stesse dinamiche lavorative.
Mentre fino a qualche anno fa solo le medie imprese erano in grado di permettersi una rete locale e un tecnico in grado di configurare la rete e impostare il sistema operativo per la gestione di cartelle condivise, oggi ci sono sistemi alternativi che posso fornire un servizio molto simile con spese irrisorie, talvolta semplificando anche le procedure di gestione.
La micro-imprenditorialità è la prima a beneficiare di questa tipologia di servizi: creare un semplice sito html (o più semplicemente aprire un blog o una googlepage) e integrarvi con script dinamici richiede qualche tempo, ma anche partendo da una base scarsa si possono ottenere ottimi risultati in breve.
Da dove cominciare quindi? Una piccola-media impresa che decide di adottare una piattaforma web ha bisogno di convertire una parte delle sue dinamiche di lavoro. Non occorre molto tempo, ma sicuramente è una cosa che non si può fare con superficialità o distrattamente; è saggio pianificare bene il processo e studiare a monte una buona architettura di rete, soprattutto mettendo in conto la possibilità di fermare le attività per una giornata di training di tutto lo staff e per testare il sistema.
Come detto invece, per il singolo o la micro-impresa la cosa è meno complessa. Prima di tutto vanno selezionati i servizi web che fanno al caso delle proprie esigenze, poi bisogna cominciare ad usarli e capire come posso essere sfruttati, sia in termine di comunicazione interna che esterna.
Si cominciano così a raccogliere i link e a scoprire i servizi. Una ricerca in rete con le parole chiave giuste mette sicuramente tra i primi risultati il servizio di cui si ha bisogno e tutte le informazioni necessarie a capire come utilizzarlo al meglio: istruzioni, tutorial, forum di supporto e così via; inutile ricordare che la maggior parte dei servizi on-line è solitamente gratuita o a un prezzo politicamente corretto.
RISPOSTA DI ENRICO GIUBERTONI
Un numero sempre maggiore di aziende usa risorse esterne nella propria comunicazione sul web. Basti pensare a quante gallerie fotografiche sono traslocate su Flickr o quanti filmati di convention sono stati integrati in YouTube, materiali che spesso esistevano in anguste e inaccessibili image galleries relegate all’interno di siti aziendali.
Assemblare un sito partendo da Widgets non è complesso: basta avere una minima padronanza della rete. Ma, sebbene da un punto di vista teorico questo modello sembra vincente e facilmente adottabile, da un punto di vista pratico raramente c’è un legame tra Widgets adottati e successo di un sito: se non sono chiaramente stabiliti obiettivi, roadmap per ottenerli, strutture ben definite di articolazione delle sezioni interne, delle metriche di misurazione e dei tempi di maturazione e di propagazione del sito, lo sforzo risulta nella maggior parte dei casi inutile.
Prendendo un esempio dal Project Management, si può paragonare la pianificazione di un sito a una ricetta di cucina. Bisogna scegliere le risorse (widgets), le modalità di preparazione (roadmap e struttura) e i tempi di maturazione.
Sono d’accordo con Federico Moro quando afferma che questo processo possa partire, nel caso delle micro imprese, dall’interno delle business unit aziendali: anzi forse è nettamente auspicabile che questo accada. Ritengo tuttavia che questo processo debba comunque essere monitorato o supervisionato da persone che abbiano esperienza nel web come ad esempio esperti di Web Marketing, di Web Design, di Web Blogging, Web Usability, etc. Persone quindi con maturata esperienza, che sappiano trarre vantaggi da ognuna di queste risorse assemblandole nel modo più corretto agli obiettivi del sito, pena il fallimento di una buona idea.
La mia risposta non vuole quindi essere critica a questo approccio, che anzi trovo efficace e imprescindibile. Ritengo però altrettanto importante sottolineare i rischi di un mancato successo, non per l’idea di fondo, ma per un errato uso degli strumenti.
Per fare un paragone con la ricetta di cucina, non basta avere i giusti ingredienti e di ottima qualità, se non li si integra nel modo più congeniale agli scopi prefissati.
E voi cosa ne pensate?___
La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Giornalismo e giornalisti tra crisi e opportunità dell’era Internet.
Tags: business, Google, OpenSource, Programmazione, Web 2.0, YouTube

5 Responses for "Le applicazioni d’ufficio migrano online: un po’ di teoria"
Allora, partiamo dalla questione dello spostare alcune applicaizoni su web: sebbene da un certo punto di vista sia una cosa comodissima, ricordiamo anche che per quanto veloce il web non potrà mai raggiungere la velocità di un’applicazione da ufficio. Un esempio su tutti: un’azienda di sviluppo software non potrà mai spostare la compilazione sul web, perchè richiede risorse fisiche, a livello hw, che non sono disponibili sul web. Quindi, ok ad un CVS, che può facilitare le cose, ok alla condivisione di documenti su gdocs, ma sempre con nesquik: ossia, scordandosi l’idea che la totalità dei processi possa essere portata interamente su web, a parte casi molto particolari.
Sul discorso del sito di successo, rimando invece tutti all’interessante post di Ramit Sethi: http://www.iwillteachyoutoberich.com/blog/i-hate-bloggers-who-waste-their-time-on-stats
@Blackstorm
> Un esempio su tutti: un’azienda di sviluppo software non potrà mai spostare la compilazione sul web, perchè richiede risorse fisiche, a livello hw, che non sono disponibili sul web.
Allo stato delle cose attuali hai ragione, ma magari in futuro si inventeranno qualche tecnologia per evitare il problema.
In generale, ricordiamoci sempre che negli ultimi 5 anni il remote desktop, il calcolo distribuito e i web os hanno fatto passi in avanti davvero notevoli ( e questo non può far altro che giovare alla migrazione delle office applications online)
Grazie mille per il link a iwillteachyoutoberich.com: non lo conoscevo
aspettiamo l’articolo sulla gpl3
>Allo stato delle cose attuali hai ragione, ma magari in futuro si >inventeranno qualche tecnologia per evitare il problema.
Si, ok, ma bisogna fare i conti con quello che c’è ora. In ogni caso, io penso anche al lato sicurezza: la tecnologia avanza per tutti, e se qualcosa passa sulla rete, può essere sniffato. Personalmente come azienda non terrei i progetti importanti completamente online. Se un malintenzionato fa un attacco di tipo man in the middle, penso che le conseguenze possano essere gravissime.
…non credo che Federico intendesse mettere documenti con dati sensibili in un contesto come un blog o altro… (ogni cosa al suo posto) penso che si riferisse agli strumenti + diffusi per lavorare in ufficio.
Lavoro in una grossa azienda (3000 dipendenti) e tutte le nostre applicazioni sono sviluppate sul web le applicazioni stand-alone sono state abbandonate. Ho lavorato anche in altre società e posso dire che questa scelta è molto diffusa.
per quanto riguarda il lato della sicurezza: statisticamente quando si parla di grosse aziende le intrusioni sono all’80% organizzate dall’interno della rete aziendale. Ma con dei minimi accorgimenti (in fase di sviluppo delle applicazioni) e un buon amministratore di rete questo pericolo è in parte scongiurato.
infatti… il mio suggerimento non era rivolto alle grandi aziende; ne tantomeno personalmento gestisco tutti i miei documenti on line.
alcune cose pero’ messe su una piattaforma web di ultima generazione posso essere gestite in modo da risparmiare tempo ed energia
Lascia un commento