DI JOHN MADERO

Una buona parte della stampa italiana sembra voler giocare a fare Dio, divertendosi a creare, far crescere e poi distruggere fenomeni mediateci legati ad Internet.

Prima, quando già usavamo Wikipedia da anni, ci hanno coperto di reportage sulla libera enciclopedia più grande del pianeta (e c’era un ma: non garantiva la qualità delle proprie voci perchè modificabili da chiunque), poi, cavalcando il successo di BeppeGrillo.it, hanno per mesi parlato del fenomeno “blog” (e c’era un ma: i blog erano troppi, confusi e anarchici, Beppe Grillo invece era apolitico e puzzava). Poi stop. Basta.

L’estate del 2007 – si sa, d’estate c’è poco da scrivere – ci hanno riempito la testa con approfondimenti su Second Life. Decine di paginone sui maggiori quotidiani nazionali parlando di un mondo virtuale che, sostanzialmente, aveva parecchi milioni di iscritti ma soltanto 40.000 persone connesse contemporaneamente. E ovviamente c’era un ma: la seconda vita avrebbe rischiato di prevalere sulla prima allontanando la vittima dal mondo vero (i sociologi tornano sempre utili, soprattutto d’estate). Poi la bolla Second Life è scoppiata e tutti hanno smesso di parlarne.

Ora sulla bocca di tutti c’è Facebook. Vediamo la tempistica. È nato quattro anni fa. L’anno scorso è letteralmente esploso negli States raggiungendo il culmine di nuove iscrizioni a cavallo tra 2007 e 2008. Carmen Joy King, su Adbusters (una pubblicazione canadese), scrive che il momento di maggiore popolarità (e quindi di saturazione, a livello di nuovi utenti) è stato il mese di marzo di quest’anno.

In Italia Facebook è decollato lo scorso giugno. I tassi di crescita si sono mantenuti a due cifre e, a settembre, la stampa italiana se ne è accorta ed ha deciso di buttare benzina sul fuoco. Da due mesi, a livello di Internet e tecnologia, non si parla d’altro (per avere un’idea dei volumi, provate a cercare “facebook” nel campo di ricerca del sito del quotidiano la Repubblica). Niente di male, per carità, siamo solo curiosi di sapere per quale giorno è stato fissato lo stop degli articoli inerenti Facebook. Esiste un ciclo naturale discendente, oppure bisogna aspettare che arrivi un argomento più cool? In ogni caso c’è un ma: su Facebook il lupo cattivo può accalappiare Cappuccetto Rosso, per non parlare dei problemi relativi alla privacy e al furto d’identità.

Naturalmente le eccezioni ci sono. Nova24 ha seguito lo sviluppo del social network di Mark Zuckerberg in modo organico e approfondito, presentando opinioni di esperti stranieri. Niente piagnistei sulla privacy, sui furti di identità o sulle invasioni delle cavallette.

Insomma, un conto sono gli inquietanti articoli come l’appena sfornato Yes, web can di Gabriele Romagnoli, un conto sono, ad esempio, gli articoli di Luca De Biase. Andatelo a spiegare all’italiano medio che “Internet non l’ ha inventata Al Gore, ma Barack Obama” è una cazzata pazzesca al pari della corazzata Potemkin.

Se volete qualcosa di serio e veramente interessante sulla possibile crisi del fenomeno Facebook, leggetevi l’analisi step-by-step di Clive Thompson (giornalista NYT e Wired) pubblicata su The New York Times Magazine e tradotta sul numero di Internazionale che trovate in edicola questa settimana.

E se avete un piccolo capitale da investire in edicola e un po’ di dimestichezza con l’inglese, comprate il numero di Wired del mese corrente e leggete il reportage su come le vicende politiche si intrecciano con Facebook in Egitto.

p.s. No dico, vi immaginate aprire Repubblica e trovare un articolo di Clive Thompson, Walt Mossberg o Chris Anderson invece del pop-polpettone Yes, web can?___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Georiferire foto digitali con Google Earth.