MASSIMO SCINOE lancia, riprendendo un post di GeekPlace, il termine InforEtica ma FEDERICO MORO, che è d’accordo sulla necessità di affrontare quei temi, non sembra però concordare sull’uso di questo neologismo.

Pochi giorni fa qualcuno ( http://geekplace.org/index.php?m=news&id=331&titolo=L ) ha iniziato a parlare di InformEtica. Pur non essendo la prima volta che si parla di aspetti etici legati alla tecnologia, mi è sembrato interessante osservare come tale necessità ultimamente si stia manifestando sempre più insistentemente. Aspetti critici a livello morale spesso vengono avanzati da diversi gruppi, basti pensare alla caotica comunità di hackmeeting che riassume un po’ al suo interno esponenti di diverse culture che ogni giorno si battono per sensibilizzare le persone riguardo le tecnologie. Questo si riflette su aspetti che variano, dal DRM al trusted computing, dal web 2.0 all’enorme mole degli archivi di dati degli utenti che spesso sembrano minacciare pesantemente la loro privacy.

Sembra che l’informEtica possa rappresentare un buon punto di partenza per riassumere grossomodo tutti questi discorsi specifici a cui spesso l’utente medio non riesce ad accedere.

Immagine del post

Si potrebbero diffondere domande-chiave attraverso cui le persone potrebbero esprimere la loro idea. Forse è compito di noi informatici riuscire ad avvicinare in modo positivo le persone al mondo tecnologico? L’ informatica, oltre ad essere Office ed Msn, è anche molto altro, ma di questo molti utenti hanno difficoltà a rendersene conto.

Siamo tutti d’accordo di star vivendo nell’era dell’immagine e della velocità, ma siamo tutti d’accordo che sia questa la strada che vogliamo percorrere? Ci sono alternative? Cosa possiamo scegliere? Quali sono le conseguenze delle nostre scelte?

Tutti gli utenti prima di comprare un pc dovrebbero rispondere ad un questionario, ed in base a quest’ultimo un informatico addetto dovrebbe consigliar loro il sistema da acquistare… ma questo non succede quasi mai; basta comprare e consumare, il motto del capitalismo in fondo è semplice.

InformEtica associa l’etica all’informatica, crea un informatica etica, cioè un’informatica critica, riflessiva e rispettosa, che piace al maggior numero di persone e che danneggia il minor numero di utenti.

Dato che informEtica significa discussione, ho pensato che Shannon fosse, al momento, la miglior piattaforma (da me conosciuta) per sviluppare questi dibattiti.

Questionario - Prima di comprare un computer
Stai per comprare un computer, in che modo lo userai? Per quante ore al giorno hai bisogno del computer?
Preferisci un sistema basato sul concetto di trasparenza o per te è indifferente questo aspetto?
Preferisci un sistema gratuito o per te è indifferente questo aspetto?
Preferisci un sistema sviluppato e sviluppabile da chiunque o per te è indifferente questo aspetto?
Preferisci un sistema altamente personalizzabile
Preferisci un sistema semplice ed automatico o un sistema che richieda la tua attenzione per funzionare?
Preferisci il bello o il funzionale?
Preferisci un sistema che ti rende responsabile delle tue azioni o un sistema che ti protegge da te stesso?

Si accettano molto volentieri altre domande
da aggiungere a questa lista.

RISPOSTA DI FEDERICO MORO

L’InformEtica (così ridefinita da Massimo Scinoe) nasce qualche anno fa come disciplina sotto il nome di Information Ethics; in italiano sarebbe quindi più corretto tradurla come etica dell’informazione: tale disciplina (chiamarla scienza forse è eccessivo) non può essere messa sullo stesso piano piano della bioetica.

Un’etica della biologia ha senso poiché la disciplina biologica ha in sé il concetto di bios (vita) e quindi va a interagire di per sé con aspetti che vedono coinvolte problematiche di campo etico.
Mentre ci interroghiamo in biologia sul fatto se sia giusto o sbagliato studiare le cellule staminali, in informatica questo dubbio non si pone. Posta in termini etici le domande: è giusto o sbagliato usare un determinato linguaggio di programmazione? È giusto o sbagliato passare a sistemi informatici più avanzati? O altre simili, non hanno alcun senso se non riferite all’uso che successivamente viene fatto di queste (problema che, come abbiamo visto per le staminali, si pone invece a priori). Per questo non si fa riferimento a una possibile etica dell’informatica ma dell’informazione in senso lato che conseguentemente al massiccio uso delle tecnologie che viene fatto diventa di riflesso (e solo di riflesso) etica delle tecnologie relative all’informazione.
Quello di cui l’etica dell’informazione si occupa è appunto l’uso che le persone fanno degli strumenti informatici; in primis è un campo di riflessione destinato non ai governi ma agli operatori di settore in merito a come gestire e sviluppare le nuove tecnologie della comunicazione in modo bilanciato e progressivo per moderarne gli effetti sociali. A dimostrazione di questo riporto il link dell’IMIA (International Medical Informatics Association) che ha pubblicato un Codice Etico per una Sana Informazione Professionale.
Le “conseguenze culturali prodotte da determinate applicazioni delle teorie informatiche” non rientrano nei campi dell’etica ma dell’epistemologia, e sono a mio avviso (al momento) più importanti da comprendere. L’informatica non avendo a che fare direttamente con il bios (nel senso greco, chiaramente) è da un punto di vista etico un campo di indagine freddo e sterile (cosa diversa è l’informazione). Quello che dovrebbe essere studiato con attenzione è invece l’effetto che portano le nuove tecnologie allo sviluppo della cultura e della conoscenza umana, studio che come detto rientra in campo epistemologico.
Che l’etica dell’informazione sia una nomea per definire una meta-community che si occupi di questi temi è da verificare perchè per il momento in rete, di community, non ne ho trovate; i primi riferimenti all’ Ethics and information tecnology risalgono come detto a qualche anno fa. Si può fare riferimento per cominciare agli studi dell’Università di Stanford o a SpringerLink.
Il controllo è un aspetto che sicuramente invece rientra nei parametri dell’etica, ma con altro nome: è la libertà di espressione. Qui l’informatica è sicuramente coinvolta anche se c’è da osservare un fatto. Le maggiori possibilità di controllo sono compensante da una maggiore possibile capacità di espressione del singolo. Questa bilancia tra maggiore possibile libertà e maggiore possibile controllo è probabilmente il nodo centrale della questione. Se torniamo tutti a usare carta e penna per comunicare, hai voglia a tracciare i contenuti delle mail (lettere) in modo massiccio… il problema del GrandeG (e simili) non si pone più. In quest’ottica andrebbe anche rivisto il concetto di privacy. Se non voglio far sapere a tutti chi sono me ne sto a casa. Se esco mi prendo il rischio che qualcuno mi veda. Il principio è per me semplice: maggiore comunicazione, maggiori vantaggi, maggiori rischi. Certo i rischi vanno evitati il più possibile, ma se si vuole fruire dei vantaggi dei nuovi strumenti di comunicazione qualche rischio (almeno in questa fase storica) bisogna assumerselo.

In ogni caso l’etica non si impone ai governi (che in una democrazia dovrebbero essere rappresentanti del popolo) ma alle persone e, in questo caso, in primis agli operatori di settore.