Cercando statistiche per una ricerca che sto facendo, ho trovato alcuni dati a dir poco sorprendenti.
Dove: USA. Contesto: sistema scolastico. Oggetto: penetrazione della tecnologia e grado di maturazione del suo utilizzo.
Scartabellando in questo Educational Technology in U.S. Public Schools: Fall 2008, curato dal National Center for Education Statistics – roba ufficiale, insomma – viene fuori che:
(pag 14) Il 100% delle scuole pubbliche elementari e secondarie ha computer connessi a Internet (questo non stupisce)
(pag 14) Il 97% delle scuole pubbliche elementari e secondarie ha computer in aula. La media dei computer per aula è 3!
(pag 19) Il 30% delle scuole pubbliche elementari e secondarie utilizzano il video-conferencing (two-way conferencing) per la didattica. Il 42% offre accesso a servizi di formazione a distanza.
A leggerli così, c’è davvero da non crederci. Forse sbaglio nell’interpretarli. Stiamo parlando del 2008. Stiamo parlando di scuole elementari e secondarie (quindi non di università). Stiamo parlando di scuole pubbliche USA (in cui finisce chi non si può permettere di meglio). 3 computer in aula di media! Una su tre usa videoconferencing e quasi una su due offre soluzioni di elearning. Sì lo so: mi sto ripetendo. Il fatto è che devo farmene una ragione.
Marco De Rossi___
La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Apple, ovvero la fiction: il ritorno al funzionalismo nel design dell’azienda di Steve Jobs.

6 Responses for "Ho scoperto l’America"
Considerando il livello di istruzione medio degli statunitensi (non dimentichiamo che una parte sensibile della popolazione colloca la nascita del nostro pianeta a non più di 3000 anni fa), direi che prendere il sistema scolastico americano nel complesso “ad esempio” non è proprio un’ottima idea… E’ questo legato in qualche modo alla penetrazione della tecnologia? Più informatica meno storia? Per quanto fautore di una maggior presenza delle nuove tecnologie nella scuola (come mezzo per apprendere meglio e più efficacemente), sono domande che mi devo porre… insegnare ad usare Word ogni anno per 5 anni non poterà giovamenti agli italiani… meglio dedicarsi ad altri argomenti…
Giacomo, hai ragione. Ma le mie sono considerazioni esclusivamente sulle attrezzature e sugli investimenti sul sistema scolastico. Nelle questioni didattiche – per ora – non entro.
Diciamo che sono dati che – nel bene o nel male – sorprendono a prescindere.
Dati veramente interessanti su cui riflettere. Ho appena lanciato un Tweet su questo post.
Io invece faccio un ragionamento un po’ di rottura. Sebbene la storia sia molto importante, è più importante scrivere l’evoluzione dell’uomo, quell’evoluzione che un giorno diverrà storia.
Io penso che l’istruzione debba necessariamente avere un orientamento al futuro, inteso non come utopia, ma come ciò che insieme bisogna scrivere.
Come padre, sto preparando mio figlio a scrivere la storia e do incarico all’istruzione di aiutare mio figlio ad avere strumenti per consentirgli di prendere decisioni.
Ecco perché per me è importante non penalizzare la didattica su internet, rispetto allo studio di ciò che è stato.
Ecco perché è fondamentale un sistema di One Laptop per Child.
Enrico credo che non ci possa essere futuro senza una approfondita conoscenza del passato. Si rischierebbe solo di commettere nuovamente gli errori del passato in un inutile circolo vizioso. D’altra parte “l’orizzonte si vede sedendo sulle spalle dei giganti”, no?
Non dico che non si debba fare didattica con internet, per carità, intendiamoci: il mezzo tecnologico e l’innovazione vanno benissimo. Ricordiamoci però che senza una base solida, qualsiasi castello non sta in piedi…
Caro Giacomo,
Ho trovato e condiviso su Twitter (@buzzes) due frasi pronunciate da Sergio Marchionne che mi hanno fatto riflettere:
“Questo è il momento di accettare il cambiamento come la possibilità per creare una base di ripartenza sana, come un’occasione per iniziare a costruire insieme il Paese che vogliamo lasciare in eredità alle prossime generazioni.” [...] “Riifiutare il cambiamento a priori significa rifiutare il futuro”
Giacomo, so benissimo che tu sei persona appassionata ad Internet e comprendo benissimo la tua tesi visto che tu hai collaborato con OilProject per molto più di me.
Io comprendo quanto tu dici e lo condivido.
Primo Levi diceva: non c’è futuro senza memoria.
Ma penso che il Circolo Vizioso di cui tu paventi il pericolo, ci sia ma al contrario. Non può esserci memoria senza futuro.
Vedo ancora un mondo – quello della pubblica istruzione – ancora poco incline ad accogliere il cambiamento: me ne accorgo quando parlo con i miei nipoti (sono zio, non nonno
) che usano la rete e quasi lo fanno di nascosto come rivoluzionari.
Daltronde OilProject è nato anche come momento di rottura con una didattica non sempre capace di essere strumento per fondare il futuro (questo è uno dei compiti primari della didattica, essere strumento per garantirci la sopravvivenza come specie e nel contempo la nostra evoluzione)
Però vedo che se l’insegnamento della storia è materia istituzionalizzata nel mondo della pubblica istruzione, molto meno è l’informatica che cerca sempre di incastrarsi come “ancella” nei programmi ministeriali.
Su una cosa però non sono d’accordo: sulla concezione di internet come mezzo non riconosciuto come FONDAMENTALE, e ancora adesso messo un po’ alla berlina dai fondamentali dell’insegnamento.
Ho polemizzato con una mia amica insegnante, quando sosteneva che i ragazzi perdono tempo a guardare sciocchezze su Youtube:
YOUTUBE è la PIU’ GRANDE MEDIATECA della storia dell’umanità. Accanto alle presupposte sciocchezze (che in antropologia culturale e più in generale nelle scienze sociali sono fatti rilevanti), vi sono video, brani e pezzi di altissimo valore culturale.
Provate a cercare frasi come Pavese, Montale, Wagner per avere una idea. Oppure provate a cercare Rostropovich e il video del suo concerto sul muro di Berlino nel 1989.
Stiamo entrando nel vivo del XXI secolo e dobbiamo avere il coraggio di darci una identità di futuro: perché l’istruzione deve sempre essere in affanno a cogliere i cambiamenti del presente anziché anticiparli?
Non lo chiedo a te, Giacomo, ma lo chiedo con veemenza ai tanti muri di gomma che dobbiamo superare: internet, la storia, la didattica non sono in antitesi tra loro.
Ecco perché secondo me è giusto e coraggioso capovolgere la frase di Primo Levi in questo modo:
Non c’è memoria senza futuro.
Per scoprire il limite di una istruzione che vede in memoria e futuro una antitetica dicotomia che l’istruzione ha il dovere morale di superare autonomamente: sono/siamo pagati per farlo, ma soprattutto è segno di cultura evolversi
Cordialmente,
Enrico Giubertoni
Ecco un link interessante.
Scuola bocciata: i giovani vogliono i prof più giovani (e precari condannati ad una damnatio) e i social media
http://relazioninelweb.blogspot.com/2010/09/scuola-bocciata.html
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