DI JOHN MADERO

Sempre più persone, approfittando delle mani bucate che BigG in questa fase di acquisizioni sembra avere, tentano la sorta facendo causa a Google, sperando in una risoluzione amichevole ai danni delle tasche della più celebre net company.
E, in effetti, spesso riescono nel loro intento. L’ultima eclatante denuncia è stata rivolta da un residente della Pennsylvania, che ha avuto il coraggio di chiedere a Google ben 5 milardi di dollari di danni perchè il suo social security number (utilizzato negli States) risultava troppo simile al nome Google.

Sempre per un problema di nomi Universal Tube ha denunciato Google alla fine del 2006, pochi mesi dopo l’acquisizione di YouTube. La ragione? Non solo infrangimento di copyright (l’abbreviazione di Universal Tube si pronuncia uguale a YouTube), ma anche per “traffico indesiderato”, perche moltissimi navigatori digitavano per sbaglio “utube.com” invece che “youtube.com”, intasando così i server della società sbagliata, che per questo ha sporto denuncia (l’unico sito che si lamenta per visitatori indesiderati invece che sfruttarli per incrementare i ricavi pubblicitari…).

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Ma, per il colosso di Mountain View, le accuse più pericolose sono quelle di tipo strutturale, che riguardano cioè le risorse stesse che Google usa per procurarsi guadagni.
Lasciando da parte la faccenda dei click fraudolenti di AdSense, che magari tratteremo in un altro articolo, vorrei ricordare il caso della società American Blind & Wallpaper, di cui i concorrenti hanno comprato il nome negli annunci di Google AdWords, facendo puntare i link ad alcuni siti denigratori per screditare il concorrente.

Esemplificativo è anche il caso di Perfect 10, un sito dove vengono pubblicate foto di nudi femminili. Questo magazine ha denunciato Google perchè attraverso Google Images chiunque poteva accedere alle versioni rimpicciolite di queste foto di nudi che, dopo tutto, sono immagini di proprietà di Perfect 10. La domanda catartica rimane sempre la stessa: è giusto che una società lucri semplicemente rielaborando, indicizzando e presentando con determinati criteri contenuti che non sono di suo proprietà?
La risposta, naturalmente, è sì.

Concludo consigliandovi di leggere un famoso post del blog di Lawrence Lessing (creatore di Creative Commons e autore di “Cultura libera”) e un recente articolo di Wired, che raccoglie alcune di queste storie.

RISPOSTA DI ENRICO GIUBERTONI

L’articolo di Madero, offre degli spunti interessanti, non soltanto nell’analizzare i principali cavilli utilizzati dalle aziende come fonte di guadagno facile (anche se francamente mi chiedo quante di queste argomentazioni possano essere accolte), ma soprattutto perchè mette in evidenza alcune strategie di Marketing, certamente non di alto profilo e sicuramente molto speculative, che talvolta hanno luogo.
Ciò che appare paradossale nelle cause a Google, non è tanto lo sport nazionale di acquisire notorietà sfidando il gigante Golia (anzi Google), ma le motivazioni delle cause stesse che sono al limite del parossismo.

La società Universal Tube si è trovata ad avere traffico indesiderato e si lamenta di avere avuto un danno? Il danno è evidente in quanto un direttore Marketing non vede di buon grado i visitatori per errore in quanto inquinano i dati statistici e la percezione del comportamento dei navigatori in relazione al brand.
Cionondimeno è scorretto attribuire questo errore a YouTube.com. L’errore è del direttore marketing che non ha saputo prevenire un fenomeno di TypoSquatting: nel comprare il proprio dominio, avrebbe dovuto comprare anche i domini passibili di interferenza con il proprio dominio (ex. example.orgexample.com nome-azienda.it, nome-azienda.com, e tutte le possibili declinazioni). Questa è una precauzione da prendere quando il proprio brand inizia ad acquisire una certa notorietà in rete.

Per quanto riguarda il sito che lamenta un danno da sfruttamento di indicizzazione delle proprie immagini da parte del gigante di Mountain View, qui si va veramente nel paradosso più totale. Basta cercare in qualsiasi motore di ricerca il termine non indicizzare immagini, per scoprire che esistono i robots, e accedere alle guide per escludere il contenuto dai motori di ricerca. Anche i webmaster newbie le conoscono.

In sintesi appare chiaro quanto queste siano cause perse in partenza. La notorietà che ne deriva, invece può essere percepita come vincente, anche se secondo me sono strategie che danno benefici a breve termine e danni nel medio/lungo termine.

Già appunto! La notorietà: sarebbe interessante chiedersi attraverso quali risorse viaggia questa notorietà. Io credo che la principale sia la rete stessa e meno la televisione e la carta stampata e questo è un dato interessante.

In America e in Europa l’agenda setting si sta spostando verso il Web, per poi toccare i Mass Media. Il caso italiano è differente o ha molte lati in comune? Conoscete alcuni casi italiani di TypoSquatting? Il dibattito di questi casi dove avviene? In rete? Nella Blogosfera? Alla vecchia, cara indimenticabile Italian Tv tanto avvezza a fare le pulci alla nuova scomoda sorella rete?

L’immagine è tratta dalla pagina http://blog.melamarcia.it/articolo.asp?articolo=51