MASSIMO MELICA, presidente del Centro Studi di Informatica Giuridica, esprime il suo pensiero sull’esclusione italiana dalla gara per sviluppare software per il nuovo applicativo Android. A rispondergli ci sono MAURO RUBIN e GUIDO SCORZA, secondo cui gli avvocati di Google avrebbero sbagliato facendo una “distratta lettura della vigente disciplina”.
La notizia è di queste ore, il colosso Google decide di sviluppare un software denominato Android con la caratteristica di essere basato su open source, nonchè destinato a particolari piattaforme tecnologiche di sicuro successo, gli smartphone; a tal fine nell’ottica della Rete promuove un concorso planetario con un montepremi di 10 milioni di dollari (quasi sette milioni di euro) da destinare ai migliori programmatori.
Il regolamento del concorso, per la sua natura privatistica, si riserva di indicare i requisiti dei partecipanti e qui riporta una serie di nazioni in contrasto con le leggi federali statunitensi Cuba, Iran, Syria, North Korea, Sudan, and Myanmar (Birmania) precludendo altresì la partecipazione ai cittadini residenti in Quebec e Italia in quanto le leggi locali pongono delle restrizioni.

Provo dunque ad immaginare quali possano essere queste restrizioni, mi vengono subito in mente le norme inerenti marchi e brevetti o in materia di diritto d’autore, poi mi documento e scopro che si tratta della natura del concorso (che nella fattispecie è il“Developer Challenge” letteralmente “Sfida programmatore”) ovvero l’onere dato dal fisco di dover tassare l’intero montepremi in Italia a prescindere se poi ci saranno dei vincitori italiani o meno.
Ecco un tassa che certamente non aiuta l’innovazione e le opportunità nel nostro Paese. In pratica il fisco, con lo scopo di permettere che il concorso sia aperto nei confini nazionali, chiede una tassa sulla base dell’intero importo (sui circa sette milioni di euro): il risultato quindi per gli organizzatori è antieconomico e dunque si restringe la partecipazione escludendo i concorrenti italiani.
Bene, le leggi sono rispettate e l’innovazione è perduta….
La società dell’informazione viaggerà sempre più spesso su queste regole, Motorola, Sony, Subaru avevano in precedenza indetto dei concorsi tra tecnici alla ricerca di nuovi talenti, anche in questo caso l’Italia era rimasta fuori ma la notizia non aveva avuto eco.
Mi chiedo cosa si possa fare. Mi chiedo, con un pizzico di amarezza, se il tanto decantato desiderio di innovazione in Italia sia realmente sentito o si tratti di uno specchietto per le allodole, legato al precariato istituzionale al quale siamo abituati, mentre agli amici “geniali sviluppatori” posso augurare un sincero … “buon viaggio all’estero“.
Wise Up
GLI AVVOCATI DI GOOGLE AVREBBERO SBAGLIATO
Dal blog di Guido Scorza :”Non è facile comprendere quali ragioni abbiano indotto lo staff legale di Google a suggerire una decisione tanto radicale ma può ipotizzarsi che ciò sia avvenuto sulla base di una lettura – diciamo almeno distratta – della vigente disciplina [...] mi permetto di suggerire ai colleghi che assistono Google di leggere l’art. 6 del D.P.R. 26-10-2001 n. 430 – Regolamento concernente la revisione organica della disciplina dei concorsi e delle operazioni a premio, nonché delle manifestazioni di sorte locali, ai sensi dell’articolo 19, comma 4, della L. 27 dicembre 1997, n. 449. – che sotto la rubrica “Esclusioni”, stabilisce che “Non si considerano concorsi e operazioni a premio: a) i concorsi indetti per la produzione di opere letterarie, artistiche o scientifiche, nonché per la presentazione di progetti o studi in àmbito commerciale o industriale, nei quali il conferimento del premio all’autore dell’opera prescelta ha carattere di corrispettivo di prestazione d’opera o rappresenta il riconoscimento del merito personale o un titolo d’incoraggiamento nell’interesse della collettività”.
RISPOSTA DI MAURO RUBIN
Finalmente qualcuno fa un po’ di chiarezza sulla sfida di Google. Non vi nascondo la mia perplessità quando ho appreso che l’Italia è stata esclusa da questa opportunità per un problema di burocrazia fiscale… Quale novità! Come sviluppatore seguo molto le gare internazionali di questo genere, e devo dire che sono ottime opportunità per mettersi alla prova e per condividere conoscenze con altre persone.
Nel campo scientifico/accademico l’Italia è un punto di riferimento per il mondo, ma nelle piccole cose di tutti i giorni (PA, servizi per i cittadini, etc..) chi dovrebbe promuovere innovazioni è troppo vecchio per capire di che cosa stiamo parlando, chi gestisce la pubblica amministrazione e i politici che ruotano a questi eventi sono ancora convinti che la rete sia una cosa ancora “nuova”… Sveglia!!!
Siamo sempre alla ricerca dell’acqua calda e “i nostri vecchi” (passatemi il termine) si esaltano quando pubblicano delle informazioni comunali su un sito web (cosa che nel resto d’europa è scontata da parecchi anni).
Tra pochi anni, se non avverrà un cambio sostanziale, l’Italia non verrà esclusa solo da Google Android… ma da molte altre cose, facendo spazio ad altri paesi dove le capacità dei giovani sono tenute molto in considerazione (a tal proposito vi consiglio di leggere “La speranza indiana” di Federico Rampini).___
La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Il Cimitero di Praga. Il Risorgimento come complotto.
Tags: brevetti, burocrazia, diritto d'autore, Google, Google Android, polemiche

9 Responses for "Gli avvocati di Google sbagliano, e l’Italia rimane esclusa"
[...] Gli avvocati di Google sbagliano, e l’Italia rimane esclusa Posted Novembre 16, 2007 FONTE: http://www.shannon.it/blog/gli-avvocati-di-google-sbagliano-e-litalia-rimane-esclusa/ MASSIMO MELICA, presidente del Centro Studi di Informatica Giuridica, esprime il suo pensiero sull’esclusione italiana dalla gara per sviluppare software per il nuovo applicativo Android. A rispondergli ci sono MAURO RUBIN e GUIDO SCORZA, secondo cui gli avvocati di Google avrebbero sbagliato facendo una “distratta lettura della vigente disciplina”. [...]
azzardo, ad occhi chiusi, che gli avvocati di google non hanno torto e abbiamo torto noi. Come al solito siamo maestri a incasinare le cose e, quando gli avvocati di google hanno provato a leggere il ginepraio delle nostre leggi, hanno pensato bene di lasciar perdere.
Certo per noi è “normale” impazzire per capire le leggi, ma probablmente all’estero i bizantinismi non sono troppo apprezzati. E cosi’ siamo fuori dal “mondo”, a farci ridere dietro ancora una volta.
[...] Massimo Melica, presidente del Centro Studi di Informatica Giuridica, esprime il suo pensiero sull’esclusione italiana dalla gara per sviluppare software per il nuovo applicativo Android. A rispondergli ci sono Mauro Rubin e Guido Scorza, secondo cui gli avvocati di Google avrebbero sbagliato facendo una “distratta lettura della vigente disciplina”. android, developer challenge, google, guido scorza, informatica giuridica, massimo melica, mauro rubinPopolarità: Non classificato [?]Condividi [...]
per Massimo Melica:
dici cose giuste e trovo interessanti i tuoi commenti, condivido la tua idea e ti prego di continuare a credere nella rete.
per Guido Scorza:
ma possibile che la colpa è dei legali di google in quanto hanno letto male e con troppa fretta le nostre leggi? hanno visto le leggi di tutti i paesi del mondo e se hanno scluso l’italia non è per colpa loro ma del nostro sistema.
per aghost
hai ragione che figuraccia globalizzata
Ciao Shannon, siete i migliori. Finalmente date la possibilità di confrontarsi su temi di rilievo in modo costruttivo.
Mi è piaciuto questo articolo per la qualità degli opinionisti anche se il panorama Italia è molto triste.
Riusciremo noi giovani a colorarlo di bello? Spero di si altrimenti è finita.
Mariella – Benevento
news di oggi sul Sole24 – Google:”Lavoriamo per far entrare gli sviluppatori italiani in Android”
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2007/11/google-android-risposta-italia-esclusa.shtml?uuid=c42fb3d4-98df-11dc-adc1-00000e251029&type=Libero
Salve,
bell’articolo, pero` faccio un po’ di fatica a capire perche` un Paese (che sia l’Italia o qualunque altro) debba cambiare le proprie leggi per andare dietro ai soldi di aziende straniere che, comunque, entrerebbero in Italia soltanto nel caso in cui ci fosse un vincitore italiano.
In che senso siamo esclusi dall’innovazione? Non credo che vieterebbero in Italia la vendita della piattaforma vincitrice, e comunque il produttore e distributore sarebbe sempre Google, non i vincitori del concorso.
Mi sembra un po’ da schiavetti calare le braghe di fronte ad appena 10 milioni di dollari (anzi, nemmeno: di fronte alla semplice possibilita` di vincerli). Credo che le nostre leggi, giuste o sbagliate che siano, valgano un po’ di piu` di cosi`.
@Roberto Orsini
Stiamo parlando di “partecipare all’innovazione” e non di goderne dei risultati. Siamo quindi ad un piano decisamente diverso.
E’ chiaro che un concorso del genere sprona migliaia di menti fertili ad applicarsi nello sviluppo di una tecnologia (in questo caso un software), ma mi sembra altrettanto chiaro che a guadagnarci non c’è certo solo Google. Un’iniziativa del genere è infatti positiva per l’intero sistema-comunità, che è stimolato e si mette in movimento migliorando la propria produttività e qualità del codice e, in questo caso, facendo autoformazione per imparare a sviluppare software per la piatttaforma Android.
Se non è questa innovazione…
Non è certo un buon segnale che questi “inviti all’innovazione” vengano solo da società private, ma questa è un’altra storia
[...] Sulla poco edificante questione di Google e Android, segnaliamo un buon articolo, Gli avvocati di Google sbagliano, e l’Italia rimane esclusa, pubblicato da Shannon.it e scritto da Massimo Melica, presidente del Centro Studi di Informatica Giuridica, con le risposte di Mauro Rubin e Guido Scorza. [...]
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