DI JOHN MADERO
Abbiamo seguito con curiosità e interesse la campagna elettorale per le elezioni politiche del 13 e 14 Aprile 2008, ma abbiamo sentito parlare molto poco dei temi a noi cari, cioè il software libero e la difesa delle libertà digitali.
A pochi giorni dalle prossime consultazioni, abbiamo quindi deciso di avviare due iniziative parallele.
Con la prima iniziativa chiediamo ai cittadini elettori di far sentire la loro voce, tramite una petizione on-line, indicando che preferirebbero votare persone a favore del software libero.
Con la seconda iniziativa chiediamo ai candidati di sottoscrivere un documento con il quale, in forza della propria libertà di mandato, prendano l’impegno di fronte agli elettori di sostenere, promuovere e votare leggi e politiche a favore del Software Libero.
Ecco una parte dell’appello ricevuto dall’Associazione per il Software Libero il 2 aprile scorso. Cerco di contestualizzare, nel clima della campagna elettorale che si sta concludendo in questi giorni, un appello del genere.
Sarà anche disfattismo, ma ha davvero senso criticare una classe politica di non dare rilevanza al Software Libero, quando nemmeno riesce a prendere una posizione forte su tematiche fondamentali come le coppie di fatto, l’equilibrio tra flessibilità del lavoro e garanzia di continuità lavorativa, l’aborto, l’ingerenza della Chiesa nelle faccende di Stato o la legittimità delle intercettazioni telefoniche?
In questo sfacelo politico in cui il silenzio su questi argomenti è d’obbligo, pena la perdita di voti, come si deve comportare la comunità di attivisti che ha lanciato questo appello? Non dovrebbe forse prescindere per un momento dalle quotidiane battaglie per il Software Libero, e inalberarsi per inadempienze politiche decisamente più gravi?
La mia risposta di accanito sostenitore e divulgatore non può che essere: ovviamente no! Bisogna che gli attivisti del Software Libero si occupino di ciò che a loro compete, contribuendo così alla plurità di pressione politica che la Casta, in ogni democrazia, si merita.
Ritengo tuttavia che ogni comunità, nonostante le diverse tendenze e i diversi interessi che presenta, debba presentarsi unità, compatta e forte davanti alla classe politica. Solo in questo caso ha qualche possibilità di essere considerata.
Non critichiamo i nostri politici perchè non prendono una posizione dichiarata sulla causa del Software Libero (che sono il primo a perorare), ma uniamoci insieme al resto della comunità italiana degli attivisti che si muovono in rete per difendere un baluardo ancora più alto: quello delle libertà digitali.
Una causa di questa portata, che ne comprende molte altre (Software Libero incluso), ha molte più possibilità di successo perchè verrebbe abbracciata da una parte ben maggiore dell’opinione pubblica e, essendo la nostra una giurisdizione rappresentativa, della classe politica.
Ma cosa intendo oltre al Software Libero con l’etichetta generalizzante, magari anche errata, di “libertà digitali” ?
Prima di tutto la neutralità della Rete. Tim Berners-Lee: “I legislatori dovrebbero proteggere la possibilità per gli utenti di avere accesso a tutti i servizi che desiderano [...] E’ essenziale che l’infrastruttura portante del Web sia libera da brevetti e royalty per favorire l’innovazione e l’apertura di nuovi mercati” (Corriere della Sera, 17 marzo 2008).
Poi una seria politica a sostegno dell’adozione di Standard Aperti e, parallelamente, una chiara condanna alla brevettabilità delle forme digitali di ingegno (software, algoritmi).
Senza dubbio il riconoscimento della sacrosanta autonomia dei contenuti pubblicati in rete. Le battaglie per la libertà di parola sono già state vinte, e non è ammissibile che si venga accusati di diffamazione a mezzo blog, o si veda addirittura il proprio sito censurato. Come racconta Reporters sans frontiéres all’Unità (6 gennaio 2008) i siti censurati in Cina nel 2007 sono stati 2500, ma come sappiamo tutti ci sono stati episodi analoghi anche qui nel Bel Paese! Il più aberrante stupro dell’intergrità e della privacy digitale è forse il celebre Crackdown di Autistici/Inventati ad opera della Polizia Postale.
Interventi a tutela della nostra privacy che impediscano finalmente a providers, fornitori di servizi online o società di terze parti di raccogliere in archivi di dati le tracce della nostra navigazione online e delle nostre preferenze.
L’istituzione di un serio Antitrust (su modello di quello europeo), organismo di controllo nel mercato delle telecomunicazioni.
Una maggiore valorizzazione, nella Pubblica Amministrazione, delle risorse prodotte dalla comunità (qualche giorno fa Flavia Marzano segnalava che in Olanda l’adozione del Software Libero da parte della PA non richiede più gare).
L’utilizzo, da parte della classe politica, della Rete come strumento a vantaggio della libera informazione, della trasparenza, del valore rappresentativo del voto, e di una maggiore interazione con il cittadino. Derrick de Kerckhove: “La lotta politica non si farà più tra destra e sinistra ma tra chi guarda la tv senza una risposta e chi accede alla Rete con un’informazione molto più completa che può gestire ed alimentare come vuole” (Repubblica, 17 marzo 2008).
Per non parlare, anche se siamo fuori argomento, dei finanziamenti pubblici e privati sia alla ricerca, sia ad iniziative imprenditoriali in cui la Rete gioca un ruolo di protagonista.
Ecco. Solo quando riusciremo ad unire tutte queste cause sotto un’unica autorevole voce ( individuo, associazione, fondazione o comunità che sia ) riusciremo a far pesare la forza micidiale della comunità italiana di attivisti per le libertà digitali la cui influenza però, in questo stato di disgregazione, rimane solo potenziale.
Tags: brevetti, OpenSource, privacy, standard

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