DI ENRICO GIUBERTONI

Durante il convegno Frontiers of Interaction III (Milano Bicocca il 28 giugno 2007), a mio parere il più interessante avvenimento del 2007 riguardante l’Online, parlando di visioni della tecnologia e della interazione si è parlato di un interessantissimo oggetto: il Nabaztag/Tag.

Nabaztag/Tag è un oggetto evoluto nato dalla società francese Violet: è un oggetto comunicante a forma di coniglio che si illumina di mille colori, parlando, cantando e muovendo le orecchie. Fa parte di una nuova serie di oggetti intelligenti in grado di essere da noi programmati secondo i nostri usi ed esigenze, che consentono forme di comunicazione bidirezionali e a distanza.

Per conoscere alcuni modi di utilizzo di Nabaztag/Tag, basta entrare nel sito web del produttore. Ne riporto alcuni presi dal blog CoolMovement: “(Nabaztag/Tag) funziona come una dashboard vivente dato che vi aggiorna tramite la rete di tutto ciò che vi accade intorno. Dalle informazioni metereologiche all’arrivo di una nuova mail per voi. Dalla pubblicazione di un nuovo post sul vostro sito preferito al report sul traffico per le strade che percorrete ogni mattina.”

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Al di là delle meraviglie offerte da Nabaztag/Tag, è ormai evidente che si stanno affermando oggetti sempre più intelligenti e in grado di ridisegnare l’universo non solo ludico ma anche comunicativo a cui siamo stati fino ad ora abituati. Questi nuovi oggetti, che fanno un uso avanzato del tagging e del Web 2.0, stanno ridisegnando il nostro rapporto con i concetti di spazio, di pertinenza degli oggetti, e di privacy.

Oggetti come Nabaztag/Tag consentono infatti di tenere un contatto tra l’interno della nostra casa e l’esterno. Un esempio? Si può dire a Nabaztag/Tag di avvertire una persona quando noi torniamo a casa e decidiamo di avvicinare le nostre chiavi al coniglio.

In questo senso si ha una trasformazione del senso del confine: la casa non è più uno scafandro che isola dall’esterno, ma un luogo con cui dialogare in una forma di osmosi con l’esterno. Qualcuno potrebbe vivere questa forma di comunicazione come nuova e minacciosa. Io, al contrario, credo che questi strumenti ci permettano di riscoprire forme di comunicazione molto antiche: mi riferisco alle cascine nelle quali la vita trascorreva nell’aia e le camere, erano certamente degli spazi di privacy, ma in rapporto stretto e costante con l’esterno.

Questi oggetti determinano anche una trasformazione della percezione e del senso della privacy. Non si può più parlare di privacy in senso quantitativo, ma si può parlare di effetto qualitativo della privacy: non ha quindi più senso nel Web 2.0 pensare se si ha maggiore o minore privacy in quanto siamo noi soggetti attivi nel decidere il confine tra spazio privato e spazio pubblico o interconnesso con le reti di relazioni.

Qualcuno può vivere questi oggetti come minacciosi. Io, al contrario, penso che siano oggetti docili poiché ci permettono – a differenza dei mass media che invadono senza darci possibilità di risposta – di forgiare, di programmare e di gestire il nostro modello di interazione.

E voi cosa ne pensate?

RISPOSTA DI LORENZO PERONE

Enrico, mi piace Nabaztag.
La sua distribuzione in Italia, così come in altri Paesi, è effettuata da Fnac, una grande etichetta il che dimostra, che le grandi aziende, con questi prodotti, di non hanno paura di rischiare.
Ero un pò scettico, non amo particolarmente neanche i videogames, ma Nabaztag è diverso.
Devo ammettere che è una valutazione istintiva, ma lo trovo attraente.

Lo trovo simpatico come un peluche, piacevole curioso e superfluo come, a volte, solo un regalo può essere.
Forse non sarà utile ma è “cool”. E devo dire che di oggetti “tecnologici” che mi ispirino questo sentimento non mi capita spesso di trovarne.

Nota: l’articolo originale di Enrico è stato scritto a fine giugno: non abbiamo ripescato il Nabaztag solo per l’articolo che gli ha dedicato Luca Conti su Pandemia

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La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Politica economica: la disoccupazione giovanile in Italia. Come uscirne?.