DI JOHN MADERO
Le risposte a Shannon.it di Riccardo Luna, direttore dell’edizione italiana, e il rapporto che noi di Oilproject abbiamo con Wired.
A Milano, in piazza San Babila, Wired arriva intorno al 10 del mese. Il numero di febbraio è notevole: un reportage approfondito sulle lobby ed i giochi di potere che hanno fatto saltare l’accordo pubblicitario tra Google e Yahoo!, la storia del gigante americano delle telecomunicazioni Comcast e del suo leader Brian Roberts ed una sezione della rivista dedicata agli utilizzi software - decisamente non convenzionali - della tecnologia GPS.
Questo mese, però, di Wired ne sono usciti due. Giovedì scorso è apparso il primo numero della versione italiana, sempre edita da Condé Nast.
Una sfida difficile per Riccardo Luna, che si è assunto la responsabilità di far emigrare oltreoceano un format che negli USA ha fatto la storia.
“Wired in Italia” - ci racconta Luna - “sarà identico e molto diverso da quello originale”. Identico e molto diverso? Un bel casino, pensiamo noi.
“Sarà diverso” spiega l’ex caporedattore di Repubblica - “nel senso che non più del 20 per cento dei contenuti verranno tradotti da Wired Us. Ma sarà identico nel Dna, nel modo di guardare alle cose, di cercare grandi idee che cambiano il mondo”.
Io ho diciotto anni e leggo Wired da tre: non posso negare che di aspettative sulla versione italiana ne avessi molte.
Lo spirito di Riccardo è quello giusto, ma sorge spontanea la domanda: grandi idee che cambiano il mondo, in Italia, ce ne sono davvero?
Certamente non basta la scoperta di Massimo Banzi e del suo Arduino, che Luna ha ricordato ancora nel suo intervento su Radio2 di settimana scorsa, per giustificare la nascita della rivista. Nel primo numero c’è una sezione - introdotta da un rigenerante pezzo di Luca - dedicata a 24 storie italiane “da tenere d’occhio”. La mia domanda, banale quanto volete, è: nel prossimo numero, cosa ci mettete? Le avete altre 24 storie?

Non sono l’unico esigente in circolazione; Mauro Rubin, PwC Italia e da sempre collaboratore di Oilproject, pensa che Wired sia “un led lampeggiante, un ced al buio, da sempre uno specchio sulla realtà del cyberspazio”. Roba forte, insomma.
Ci chiediamo quindi con che criteri verranno scelte le storie di Wired Italia. “Naturalmente con una grande attenzione agli innovatori italiani” - risponde Riccardo Luna - “Giovani, non solo anagraficamente, ma come modo di vedere e raccontare”. Il riferimento al pezzo di copertina, l’intervista di Paolo Giordano a Rita Levi Montalcini, è d’obbligo: “La prima storia è un dialogo fra un ragazzo di 27 anni e una signora di 99. Ci sono 62 anni di differenza ma non si sentono”.
Leggendo i commenti positivi su Internet, si capisce subito che mandare Giordano a parlare con RLM è stata la prima vittoria di Luna.
“Ho iniziato a leggere Wired nel 1995” - racconta Enrico Giubertoni, blogger tutor di Oilproject ed esperto di web marketing - “Stavo preparando la mia (adorata) tesi di laurea sperimentale sulla comunicazione aziendale esterna sul World Wide Web”. Il primo numero di Wired era già uscito da due anni. “Allora si usavano ancora gli Opacs, (r)esistevano i Gopher ed era appena nato Netscape sulle ceneri di Mosaic”.
“Wired per me rappresentava l’idea di una utopica frontiera” - conclude Enrico - “Ricordarlo mi emoziona ancora: anche per questo motivo mi sono subito abbonato alla versione italiana”.
Il primo numero di Wired Italia ha delle fotografie incredibili ed è graficamente molto piacevole. Le infografiche (ad esempio quella sulla distribuzione dei super computer nel mondo) stupiranno molti italiani. Lo stesso vale per il paginone dedicato al “culto dell’informazione”.
Da leggere anche il contributo di Giovanni Bignami, ex presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, e la descrizione del progetto milanese Greenfluff, un innovativo sistema di smaltimento. Non manca la leggerezza che contraddistingue la versione americana: “Campionato del lancio del fiasco” e “DeTest. Quanto sei Bono?” (Sì ok, quest’ultimo se lo potevano risparmiare).
Abbiamo chiesto a Riccardo Luna come pensa di mantenere vivo il dialogo con i lettori. Oltre al faccia a faccia su CurrentTV, molta importanza viene attribuita al sito ufficiale della rivista: “Abbiamo aperto un sito, Wired.it, con un suo direttore e una sua redazione. E intanto la redazione del magazine continuerà ad essere presente sui social network per uno scambio reale, peer to peer, con i suoi lettori”.
Il sito in questione ha incontrato le critiche di molti. Mantellini, ad esempio, scrive: “E’ molto presto per tutto ma dopo qualche giorno di osservazione curiosa mi sembra abbastanza pacifico affermare che il sito web di Wired Italia non sia a livello della fama del giornale e nemmeno lontano parente del suo cugino americano. Per non parlare della assurda concentrazione pubblicitaria della sua homepage”. Ed in effetti l’advertisment è talmente invasivo da rendere scomoda l’esperienza di navigazione.
Viene spontaneo chiedersi: la storia recente (NYT in primis) non insegna forse che la redazione cartacea e quella online vanno unite? Non è assurdo che proprio Wired, con un prodotto lanciato nel febbraio 2009, faccia questa scelta?
Non stiamo parlando solo degli articoli: sicuramente l’art director David Moretti e gli altri che hanno reso la versione cartacea così piacevole alla vista possono contribuire alla versione online.
La partita di Wired Italia si gioca tutta sul secondo numero. Auguri a Riccardo Luna!
Ah, dimenticavo.
Wired: la rubrica di Matteo Bordone sulle macchine domestiche.
Tired: Paulo Coehlo che dice “penso che sia meraviglioso che la gente possieda una biblioteca”
Assolutamente Expired: il sito web sviluppato con Asp.net…
Tags: Blogosfera, editoria, LinkedIn, riccardo luna, Storie, Wired

5 Responses for "Cosa è per noi Wired. Intervista a Riccardo Luna"
Bravo Madero, bell’articolo critico, il giorno dell’uscita della versione italiana di wired mi sono recato in edicola e mi sono conteso per un attimo una copia della rivista con un giornalista del sole24ore (la mia era sul bancone e mentre cercavo i soldi, ha cercato di prendermela!… è bastato uno sguardo e un dito che indicasse la pila delle altre copie per dissuaderlo)
Guardando la copertina, c’è la prima sensazione che sia qualcosa di diverso: c’è Rita-Levi, e non l’ultima velina con un iPhone in mano (come farebbero molti Art Director di riviste tecnologiche)
Poi inizio a leggere gli articoli… quello di Sofri mi colpisce più di tutti, mi lascia la sensazione che qualcosa sia cambiato, che le frasi del tipo “…che ci vuoi fare? Siamo in italia” possano essere accantonate, finalmente qualcuno che documenta persone rivolte al cambiamento (perchè esistono, si, anche da noi)… e soprattutto sottolinei il fatto che la tecnologia e l’evoluzione non è per i soli tecnici ma alla portata di tutti.
…dimenticavo…
per quanto riguarda il sito web presto per trarre conclusioni, si è vero c’è un sacco di pubblicità (anche nella versione cartacea) ma se questo mi da la possibilità di abbonarmi per 2 anni a 19 euro… va benissimo!
wired: l’articolo di Sofri
tired: il sito wewired (carina l’idea di monitorare il web) …ma funziona l’applicazione? http://www.wewired.it/
[...] segnaliamo un interessante articolo di Marco De Rossi (project manager di shannon.it) sull’edizione italiana della rivista wired, [...]
Finalmente un giornale degno di essere chiamato tale. Premetto che non ho mai letto la versione originale di Wired ma, sinceramente, non ho mai trovato in edicola un giornale catturasse la mia attenzione così tanto.
Peccato solo per l’eccessiva pubblicità ma, purtroppo, a questo mondo tutto è un compromesso.
[...] bell’articolo di Marco de Rossi, creatore del blog Shannon.it, che intervista Riccardo Luna sulla nascita di Wired Italia. “Wired in Italia” - racconta [...]
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