DI ENRICO GIUBERTONI
Io credo sia un fatto naturale citare le marche poichè questa è (anche) la loro funzione. Le marche esistono proprio per essere riconosciute, diventare riconoscibili e per determinare una citazione (pur avendo anche altri scopi). Questo è Marketing e Comunicazione. Una volta le marche per rendersi visibili dovevano avere una comunicazione invasiva e questo era decisamente antipatico oltre che costoso.
Le nuove forme di Marketing stanno cambiando quei modelli di marketing One Way, cioè a senso unico. E come persona io cito le marche quando mi danno un utile, determinando in questo modo un incremento della reputazione di una marca. Ma altrettanto, nel mio blog cito le marche anche quando ottengo dei risultati disattesi, determinando magari un decremento della reputazione.

Posso dire che spesso ho trovato un notevole vantaggio nel Word-to-Mouth Marketing, nel Blog Marketing e nel conversational marketing, come consumatore. Tramite internet e tramite l’E-Commerce ho risparmiato notevolmente come utente/cliente/consumatore rispetto alle forme tradizionali di commercio e i miei acquisti sono stati decisamente più ecologici degli acquisti fatti muovendo la mia autovettura e congestionando in questo modo il traffico cittadino.
Se poi le società che hanno avuto le idee che mi hanno dato un vantaggio personale, ne hanno una visibilità ne sono altrettanto contento, anzi lo faccio apposta. Pure nel caso contrario
Io appoggio e trovo naturale un concetto: quello di un mercato che si esprime nel senso della fiducia e nel senso del premiare le idee vincenti. Inoltre, quando parlo in un blog personale o nei siti di Shopping Experience, citando un vantaggio personale, faccio anche una forma di comunicazione solidaristica nei confronti di quelle persone che cercano prodotti simili ai miei.
Quanto poi alla mia yogurtiera, alla caffettiera, beh i pareri di altri – attraverso siti di Shopping Experience – mi hanno aiutato E MOLTO in una scelta. Ma il risultato più sbalorditivo è stata una tapparella che comprata via E-commerce e regolarmente fatturata mi ha consentito un risparmio netto molto alto se paragonato a preventivi (iva esclusa) presso piccole società locali (vero che io amo il Bricolage e quindi me la sono montata da solo).
Bisogna avere fiducia nell’E-Commerce poichè si basa – quando è bene applicato – sulle nuove forme di Marketing e Comunicazione.
Fare Branding e Corporate communication è difficile e costa, bisogna rischiare e molto. Non nascondo che nel mio blog ho citato diversi casi esemplari positivi anche con l’intento di premiare quanti rischiano, in Italia – Paese sempre un po’ diffidente verso le nuove forme di marketing – e anche nel fare vedere come in qualche caso chi non rischia perde (magari ancora pochi) clienti.
Una piccola provocazione forse un po’ sagace sul mio acquisto di tapparelle: io mi chiedo quante delle piccole società che producono beni simili, abbiano sbattuto fuori deridendole le persone che sono venute a proporre loro di fare E-Commerce B2C di questi prodotti. Bene poche società hanno accettato di compiere una sfida e a queste io do fiducia.
Questa naturalmente è la mia opinione. Ma è emblematico pensare che ancora molte imprese italiane temono queste nuove forme di marketing. I dati del consorzio Netcomm sull’E-Commerce Italiano dimostrano quanto si possa fare e quante opportunità siano ANCORA da cogliere. E ben vengano coloro i quali riusciranno a coglierle.
RISPOSTA DI CLAUDIO BROVELLI
Gentile Enrico (spero di poterti dare del tu), resto tuttora perplesso sulla utilità di fare informazione pubblicitaria via blog citando la marca.
Nelle questioni tecniche è IMHO falsante.
Non credo che sia corretto dire “Le migliori adsl in italia sono quelle di NGI o di McLink.” ma dire “Le migliori adsl in italia hanno queste caratteristiche di latenza, di garanzia di banda”. In questo modo io, utente alla ricerca di un
prodotto, so su quali caratteristiche devo concentrarmi.
Ugualmente, asserire una frase tipo “apple fa i computer piu fiki” non aiuta l’utonto di buona volontà a farsi un giudizio preventivo.
Ma solo un pregiudizio, sostenuto dalla autorità della fonte (se lo dice Attivissimo, allora ci credo).
Ed un pregiudizio sostenuto da una fonte reputata autorevole è uno spot pubblicitario.
E’ pubblicità e non informazione pubblicitaria. Solo che è gratis per l’azienda (e le aziende se ne sono accorte, sappiamo di blogger “venduti”).
Diverso è invece un discorso di informazione pubblicitaria comparativa su questioni tecniche od oggetivamente quantificabili.
Se i dati forniti sono veri, si fa informazione pubblicitaria anche citando le marche comparate.
Inutilie infine fare informazione pubblicitaria su questioni di estetica o gusto.
Per quello che concerne arte, moda o cucina, è il gusto del singolo o dell’epoca a decretarne il successo.
Last but not least: se le major capissero quanta pubblicità aggratis ottengono con il p2p, invece di reclamare per il mancato guadagno (mai dimostrato), dovrebbero essere contente che non reclamiamo NOI la nostra ricompensa per essere il loro
migliore team di pubblicitari in assoluto (facilmente dimostrabile).
Sul discorso della presunta diffidenza delle aziende italiane verso il commercio elettronico e la pubblicità on line, c’è da dire che molte di queste case sono rimaste scottate dall’impreparazione e dai costi assurdi della prima ondata di internet in Italia. Quanti hanno speso milioni di lire per avere come sito tre paginette in FrontPage con gif animata?
E dopo quella esperienza capisci che il primo che si presenta con una proposta del genere, lo cacci fuori.
Lo so, ho cercato per anni di vendere servizi di e-commerce.
Non si fidano perchè son stati, loro o l’azienda di fronte, inculati (si può dire su shannon?).
Se diciamo loro che devono fare informazione pubblicitaria svelando le caratteristiche ed i prezzi ed entrando in comparazione e non strombazzando la pubblicità di un marchio, si spaventano decisamente.
Perchè non conoscono la rete; sanno che è piena di truffe, terroristi e pedofili. Insomma non esattamente il posto dove metterei la vetrina del mio negozio…
Per questo IMHO, solo facendo corretta informazione pubblicitaria dentro e fuori la rete potremmo fare diventare vera la visione (positivista ed illuminista) che hai del mercato e del commercio on line.
Informazione pubblicitaria che IMHO deve anche diventare politica.
Ed economica, e medica. Eccetera.___
La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Spazio, tempo, materia: Maxwell e l’elettromagnetismo classico.
Tags: Blogosfera, marche, marketing, pubblicità, reputazione

5 Responses for "Citare le marche sul tuo blog è solo pubblicità gratuita?"
>Non credo che sia corretto dire “Le migliori adsl in italia sono quelle di NGI >o di McLink.” ma dire “Le migliori adsl in italia hanno queste caratteristiche >di latenza, di garanzia di banda”. In questo modo io, utente alla ricerca di >un
>prodotto, so su quali caratteristiche devo concentrarmi.
Mi permetto di puntualizzare una cosa: parlare di quesitoni tecniche non significa dire “NGI è più veloce, Pippero fa schifo”. Parlare di quesitoni tecniche vuol dire: prima spiego come funziona la banda eccetera, come dici tu, poi posso citare un esempio di una ditta che fornisce questo tipo di caratteristiche. Allora sono tecnico. Che sia sbagliato citare una marca nel proprio blog mi trova in forte disaccordo. Un esempio fresco di questa sera: http://aovestdipaperino.com/archive/2007/09/12/aifon.aspx?CommentPosted=true#commentmessage
)? Io cito un prodotto quando mi voglio riferire a quel prodotto o a quella tipologia. Seguendo il tuo ragionamento che non si dovrebbero citare marche, non potresti nemmeno scrivere “Sono uscito a prendere una coca” perchè nell’immaginario collettivo il termine “coca” è associato alla coca cola. E questo è l’esempio più banale. Ma ce ne sono un sacco di altri simili. Altrimenti, davvero dovremmo definire molte delle cose che scriviamo sul blog come ho fatto sopra per l’iphone.
Ora, paperino cosa avrebbe dovuto dire? Qualcosa tipo “Il mio amico ha comprato uno smartphone che ha un nome più breve, senza “smart” ma con la i al suo posto distribuito da un’azienda il cui simbolo è un frutto tipicamente attribuito al peccato originale al quae manca un pezzo come se fosse stato morso”? Dobbiamo impelagarci in panegirici inconcludenti e dispendiosi (cavolo che domanda forbita che ho fatto… devo smetterla di ingoiar eil dizionario dei sinonimi e contrari
Fra l’altro è abbastanza ironico, non me ne volere, il fatto che tu sopra abbia citato ben due marche per sostenere il punto di vista secondo cui non è bene citare marche nei blog…
Vedi, che nemmeno tu ti puoi esimere da questo?
Inoltre concordo con Enrico: io cito una marca, e descrivo le mie impressioni. Se sono positive ho fatto pubblicità, se sono negative, stai tranquillo che influenzeranno negativamente il prodotto. Vedi Vista. Nessuno lo conosceva al momento del lancio sul mercato user, eppure tutti lo demonizzavano: pure io. Ora che ho provato vista posso dire che tannte cose sono balle. Eppure la pubblicità negativa ha influenzato tantissimo l’impressione del pubblico su questo prodotto. E continua a farlo. Penso che un’azienda tenda ad aspettarsi un po’ di più del “bene o male, purchè se ne parli”, perchè a volte non è un discorso salutare per i prodotti.
>Last but not least: se le major capissero quanta pubblicità aggratis >ottengono con il p2p, invece di reclamare per il mancato guadagno (mai >dimostrato), dovrebbero essere contente che non reclamiamo NOI la >nostra ricompensa per essere il loro
>migliore team di pubblicitari in assoluto (facilmente dimostrabile).
Ah, si? Ok, il p2p pubblicizza i prodotti. Il problema è che vengono pubblicizzati dandoli direttamente pronti e finiti all’utente. Il quale una volta che li ha, per quale motivo dovrebbe comprarli? Il mancato guadagno mai dimostrato mi sembra un’affermazione piuttosto forte: se io ottengo una copia pirata di un cd, o di un brano musicale, allora quel brano non lo compro, e la major, o chi per lei non ha venduto una copia, ergo c’è il mancato guadagno. E questo avviene a prescindere dal fatto che le copie vengano esaurite ai negozi o meno. Meno chiaro mi pare come i canali p2p possano essere considerati i migliori pubblicitari. E visto che è facilmente dimostrabile, mi piacerebbe che lo facessi, perchè veramente mi sfugge l’associazione del concetto di pubblicità di un prodotto fornendolo gratis e senza limiti.
>Informazione pubblicitaria che IMHO deve anche diventare politica.
>Ed economica, e medica. Eccetera.
Scusa, mi sfugge il senso di questa frase…
Il tuo post mi fa comprendere che mi spiego male.
IMHO citare NGI, McLink o Pippero in una informazione pubblicitaria e’ causa di confusione per chi mi legge a meno a che io non stia facendo una yabella comparativa.
Ma prima di pubblicare la tabella devo spiegare su quali parametri la ho creata (costi, qualita’, rapporto tra essi, eccetera)
Paperino ( nome coperto da copyright ) non poteva altro che dire iPhone per il semplice fatto che iPhone non e’ uno smartphone qualsiasi, cosi’ come il moog agli inizi degli anni settanta non era una tastiera qualsiasi. Moog divenne termine abituale per indicare i sintetizzatori. Eppure era marchio registrato. iPhone e’ uno di quei prodotti che hanno una unicita’. Non mi stupirei se tra un paio di mesi sentissi dire: “ho comprato un ifoon della samsun’g”
Se, linguisticamente parlando, diventasse per traslato un nome comune di cosa.
Sul fat†o che tu possa trovare ironico che io abbia citato delle marche:
Dovendo fare un esempio non potevo esimermi dal citare delle marche.
1) molto probabilmente i due ISP citati sono i migliori in Italia
2) abbastanza probabolmente l’azienda costruttrice di hardware citata e’ tra le migliori a livello mondiale.
E quindi e’ facile che tali marche siano BEN NOTE agli appassionati di informatica, un pochino meno agli altri.
Da qui la mia scelta. Credevo di comunicare.
Quindi reputo il fatto di avere citato delle marche ironico, si, ma anche esemplificativo. Sono lieto che tu ne abbia colta l’ironia (etimologicamente parlando)
Citare una marca, anche in negativo, significa solo spingerla in alto su gugol e compari. Per questo ne ipotizzo l’uso solo in una comparazione e non in un giudizio singolo. Bene o male se ne parli. Basta arrivare nelle prime righe di gugol.
Sempre fermo restando che tutto e’ IMVHO
Poi il fatto che tu confessi di usare Vista, non depone a tuo favore
P2P ed altro.
Il prodotto pubblicizzato dal p2p non e’ il prodotto finito, ma solo una immagine (la migliore possibile) di esso.
Io non so quale sia la migliore versione di “stairway to heaven” dei led zeppelin. Ma so che quella registrata su disco e’ solo la meglio registrata di tutte. Almeno per le tecnologie dell’epoca. Forse nemmeno Jimmy Page sa dire in quale momento hanno suonato quella canzone in maniera perfetta… Di certo sa che ogni volta che la hanno suonata e’ stata in maniera irripetibile, unica. Nel bene o nel male.
Pensare al prodotto musicale od a qualsiasi altro prodotto artistico come un qualcosa che va bloccato in un hic et nunc; e’ sempre IMHO una sciocchezza. Non per nulla uno dei miei maggiori interessi e’ quello di suggerire di licenziare le proprie opere acconsentendo una opera derivata.
Le case discogfrafiche vendono la fotografia del brano mpusicale,
in realta’ quella fotografia dovrebbe essere solo il mezzo pubblicitario con cui vendoere il lavoro dell’artista.
Il concerto o le magliette, le spilline, i poster, il mercato della fuffa, quello e’ il mercato in cui deve operare l’editrore; le registrazioni (da ultime)
sono solo la testimonianza di un momento in cui quell’arte si e’ manifestata. Non la versione definitiva ed unica. Il copyright lo hanno sulla canzone, non su quella specifica (registrata) versione. La diffusione di quella specifica (registrata) versione e’ pubblicita’.
A me e’ succeso di scaricare gratis ed illecitamente la opera di un artista;
poi ho comprato due biglietti per il suo concerto; ho regalato quella esperienza ad una altra persona. Se avessi comprato il CD avrei speso meno. Ora, sempre piu spesso mi capita di scarivare LECITAMENTE m’opera di altri artisti, tramite siti tipo jamendo.
E per quegli artisti e per quella casa discografica (che jamendo e’)
non vi e’ migliore pubblicita’ del p2p
Solo che la EMI (e le sue consorelle) non lo ha/hanno capito.
Per quanto concerne i negozi, essi hanno un diritto di reso talmente minimo (10 per cento circa) ed un pagamento dell’opera talmente breve (60-120 giorni massimo) da essere sicura fonte di guadagno per l”editore anche in caso di flop.
sulla frase finale di cui ti sfugge il senso dovrei fare un altro post.
“Paperino ( nome coperto da copyright ) non poteva altro che dire iPhone per il semplice fatto che iPhone non e’ uno smartphone qualsiasi, cosi’ come il moog agli inizi degli anni settanta non era una tastiera qualsiasi. Moog divenne termine abituale per indicare i sintetizzatori. Eppure era marchio registrato. iPhone e’ uno di quei prodotti che hanno una unicita’. Non mi stupirei se tra un paio di mesi sentissi dire: “ho comprato un ifoon della samsun’g””
Primo, paperino si, è un nome coperto ca copyroght. così come le sue immagini. E, con tutto il rispetto, me ne frego bellamente. Secondo, pure bic sarebbe un marchio registrato, così come milioni di altri neologismi. Perchè paperino non poteva dire altro che iPhone? Se è una cosa così unica, anche solo descrivendo l’azienda, avrebbe reso chiaro a tutti di cosa si stava parlando.
“Dovendo fare un esempio non potevo esimermi dal citare delle marche.
1) molto probabilmente i due ISP citati sono i migliori in Italia
2) abbastanza probabolmente l’azienda costruttrice di hardware citata e’ tra le migliori a livello mondiale.”
Scusami, ma continuo a coglier euna qual certa ironia. Stai facendo pubblicità, lo sai, vero?
“Poi il fatto che tu confessi di usare Vista, non depone a tuo favore
”
), anzi onestamente non mi interessa proprio. Giudicare per cose così banali è una cosa che trovo molto stupida. E usare Vista non mi crea problemi. Ma forse ne crea a qualcun altro.
E perchè mai? A parte il fatto che in fondo mi interessa relativamente che uno pensi male di me solo perchè uso un sistema operativo piuttosto che un altro (ma se ti dico che è la Ultimate, il tuo cuore regge allo sforzo? Oppure attendi il colpo di grazia del fatto che è pure la retail?
“Citare una marca, anche in negativo, significa solo spingerla in alto su gugol e compari. Per questo ne ipotizzo l’uso solo in una comparazione e non in un giudizio singolo. Bene o male se ne parli. Basta arrivare nelle prime righe di gugol.”
Peccato che esiste una tecnica chiamata google bombing. Vogliamo parlare dell’iniziativa badvista, per dirne una a caso? Che propone un googlebombing perchè qnd qlcn digita Windows Vista su google la prima pagina sia quella di Badvista? Se proprio sicuro che basta che se ne parli? Il web è pieno di atteggiamenti di questo stmapo, che personalmente considero solo poco meno che terroristici.
“Il prodotto pubblicizzato dal p2p non e’ il prodotto finito, ma solo una immagine (la migliore possibile) di esso.
Io non so quale sia la migliore versione di “stairway to heaven” dei led zeppelin. Ma so che quella registrata su disco e’ solo la meglio registrata di tutte. Almeno per le tecnologie dell’epoca. Forse nemmeno Jimmy Page sa dire in quale momento hanno suonato quella canzone in maniera perfetta… Di certo sa che ogni volta che la hanno suonata e’ stata in maniera irripetibile, unica. Nel bene o nel male.”
Certo, ma a me cosa me ne frega di avere 8000 copie di stairway to haven? Ragiona come utente medio, per favore. Renditi conto che l’utente medio scarica le canzoni per ascoltarle, non per cercare la versione migliore (al più potrebbe avere per esempio nothing else matter sia in versione da concerto quella classica, che la unplugged, che quella fatta a new york con l’orchestra classica – stupenda, fra l’altro – ma non molto di più).
“Per quanto concerne i negozi, essi hanno un diritto di reso talmente minimo (10 per cento circa) ed un pagamento dell’opera talmente breve (60-120 giorni massimo) da essere sicura fonte di guadagno per l”editore anche in caso di flop.”
Non sono d’accordo. A meno che non sia uno strasuccesso, pochi negozi ordineranno ingenti quantità di un disco. E le major potrebbero (non dico che succeda, è solo per dimostrarti come non sia esattamente semplice dire che non è dimostrabile un mancato guadagno) ritrovarsi con giacenze piuttosto pesanti di magazzino.
“sulla frase finale di cui ti sfugge il senso dovrei fare un altro post.”
E perchè non lo fai?
Qualcuno tempo fa eslamo’: No Brand!
La marca la cito solo in rari contesti.
Se devo mettere in guardia i miei lettori allora faccio nome e cognome e dico la marca. Se devo pubblicizzare un prodotto, beh, non è il mio lavoro ne il mio interesse per cui evito.
Se devo parlare di un coniglio tecnologico con le orecchie lunghe che fa reti wifi e molto altro, decido cosa voglio dire di quel coniglio e lo scrivo. Chiaro che se non ho argomenti interessanti, allora mi soffermo sui suoi servizi, amplificando il suo commercio e la sua notorieta’ senza apportare nulla di utile alla societa’. Se poi la societa’ ha bisogno di un prodotto che conosco, allora lo pubblicizzo. Dipende da moltissimi fattori.
Puoi decidere di far pubblicita’ gratis.
Puoi decidere di scrivere di prodotti.
Puoi decidere di scrivere riflessioni.
Puoi decidere di scrivere senza riflettere e infischiartene delle conseguenze.
buona giornata a tutti
[...] fonte immagine Shannon.it [...]
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