DI JOHN MADERO
In un capoluogo di provincia del Meridione avere un MacBook che funzioni con delle prestazioni accettabili può essere davvero un’impresa. L’unico rivenditore autorizzato Apple della città, infatti, installa sui computer dei suoi clienti software proprietari per fare qualsiasi cosa, dal comune Microsoft Office fino a software per professionisti come Adobe Macromedia Flash e Dreamweaver, Adobe Photoshop e Illustrator e, incredibile, addirittura Final Cut Pro, il costosissimo programma di editing video di Apple utilizzato, ad esempio, per il montaggio finale della nuova trilogia di Star Wars.
Tutto questo senza nemmeno consultare il cliente, che nella stragrande maggioranza dei casi neanche conosce i programmi in questione e si ritrova quindi con un portatile della Mela consumer (bianco o nero che sia) completamente saturo. Incredibile pensare che tutto questo succeda in un rivenditore autorizzato che, in teoria, questi software li dovrebbe vendere.
Sicuramente fatti analoghi sono all’ordine del giorno in molte altre città, e non certo solo al Sud, ma l’abitudine di vendere un computer da 1000 euro e di regalarci illegalmente applicativi per il valore di 10000 euro ha forti radici nella cultura informatica e del copyright sia dei negozianti, sia soprattutto della clientela.
“Già ho comprato il computer, che vuoi, che paghi anche i programmi? Ma siamo pazzi?” mi racconta l’amico S. che ha acquistato là il suo MacBook e che, sotto l’ombrellone in spiaggia, mi chiede che cosa sia questo Final Cut Pro che si è trovato sul gioiellino nuovo.

DI JOHN MADERO
Ieri sera, in un locale dell’East Village di Manhattan, un venticinquenne americano che ha vissuto in Italia mi chiede se anche noi, dall’interno, percepiamo il forte stato di ristagno in cui il Belpaese si trova. Non vuole offendermi, aggiunge. Dall’estero – mi spiega - ormai sono quattro anni che si sente parlare di un’Italia inesorabilmente in declino.
Gli rispondo che, ovviamente, lo percepiamo anche noi.
Non è niente di nuovo per me, ma sentirselo ribadire con tanta sicurezza da stranieri non è mai un granchè.
“Mi spiace molto dirlo” - aggiunge - “perchè amo l’Italia e ci sono stato per quattro anni”.
“Non sai quanto dispiace a me, che sono italiano!” gli rispondo.
Tornando a casa mi interrogo. Rifletto. Poi la risposta si presenta da sola. Si, la risposta è nel mio aggregatore di feed rss. L’ennesima testimonianza di questa tragedia (uomini in ruoli chiave che forse dovrebbero valutare un ricollocamento) è il discorso di Francesco Pizzetti, presidente dell’Autorità garante della per la protezione dei dati personali.
Una vetustà ed una ignoranza delle dinamiche sociali, tecniche e burocratiche delle nuove tecnologie che non può davvero riguardare un uomo in quella posizione.
Capisco mia nonna (in cambio del pranzo del giovedì le racconto volentieri quanto Facebook può essere comodo), ma non Francesco Pizzetti.
Che dire? Se non altro, nella foto, l’aspetto è impeccabile.

DI LORENZO PERONE
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Un sistema operativo accessibile attraverso un web browser? Si’, icloud!
Nutro un grande interesse nei confronti di virtualizzazione e gestione remota, e ho provato con piacere il servizio che offre icloud.
Quelle che seguono sono una serie di appunti o riflessioni scaturite da un breve e parziale test drive. La forma è volutamente “non discorsiva” dato che reputo difficile fare una valutazione analitica su un sistema ancora in piena fase di sviluppo, vorrei approfittarne quindi per lanciare degli spunti di discussione.
Apro con Firefox l’indirizzo http://os.icloud.com/, un messaggio mi informa che: “XIOS/3 - Sorry, Internet Explorer 6 or 7 on Windows required for XIOS/3. - We are working on supporting Firefox on multiple platforms, please be patient.”; l’applicazione è accessibile sono con Internet Explorer 6 o 7 e quindi, in linea teorica ai soli utenti windows; mi fa piacere che stiano pensando anche ad utenti di altri browser/SO.
In risposta a questo e quest’altro post.
DEL NOSTRO LETTORE KILLEROFGIANTS
E’ incredibile come ci siano ancora persone che credano nella buona fede di Microsoft e che questa azienda faccia qualcosa per i suoi utenti. Il modo di trattare la questione sul formato OOXML esprime la politica di un’azienda che vuole in tutti i modi garantire il proprio monopolio. OOXML è uno dei vari passi che Microsoft sta facendo ed è chiaro che dietro a questo ci sia del marcio. La cosa più logica da fare da parte dell’azienda di Redmond sarebbe stata supportare già in Office 2007 quello che allora e che ancora oggi è lo standard ODF.
Perché allora non è stato fatto? Perché Microsoft teme di non poter competere con i concorrenti e quindi ritiene giusto giocare “sporco”. Sostanzialmente OOXML è lo strumento che serve a Microsoft per prolungare la diffusione di Office 2007, non certo quella di garantire una maggiore interoperabilità tra software per l’ufficio: non sono così stupidi da scavarsi da soli la loro fossa. Altrimenti perché investire soldi per fare un nuovo formato, quando ne esiste già uno da tempo?
DEL NOSTRO LETTORE REVE51 ( Roberto Ghislanzoni )
Il parere che mi ha preceduto, come avete potuto leggere, è a favore dell’oramai dichiarato standard ISO DIS 29500 e io cercherò di ribattere, attraverso le mie e le parole di grandi esperti, alle sue considerazioni cercando di farvi comprendere l’altro lato della medaglia.
Ecco elencate semplicemente i motivi principali del perché non dovremmo sostenere OOXML:
1. Esiste già uno standard approvato appena da due anni da ISO (ODF) che svolge già il futuro compito del formato MS
2. Ci sono, nei documenti presentati ad ISO, varie imperfezioni ed incongruenze che sono riassunte qui
3. E’ in corso un’indagine della Commissione Europea per far luce sulle possibili irregolarità nelle operazioni di votazione
4. Un formato open per questo standard esiste già, ora se ne istituisce un altro aumentando l’incertezza: qual è il vero standard?
5. Il nuovo standard che si è deciso di adottare è stato proposto dall’azienda che detiene di fatto un monopolio nel mondo dell’informatica
Quello che lascia più perplessi è il motivo di fondo per cui l’ ISO abbia voluto stabilire un nuovo standard quando precedentemente ne era già stato investito un altro (vedi Open DocumentFormat), qualcuno lo sa? E’ come se oggi la stessa organizzazione si svegliasse male e al posto dell’ ISO 8601, che definisce lo standard del formato data, istituisse un nuovo formato proposto dalla ditta PincoPalla completamente diverso dal precedente.
DI BLACKSTORM
La notizia è sufficientemente recente da permettermi di fare una riflessione sul formato MS da poco approvato come standard ISO. Naturalmente c’è chi, come per esempio i “paladini” di Slashdot, si strappano i capelli e si cospargono il capo di cenere, nella speranza che l’attentato alla libertà da parte di Microsoft venga rilevato per l’evento apocalittico che secondo loro è. Sono rimasto letteralmente basito dallo scoprire che il formato OOXML approvato come standard sia considerato una limitazione alla libertà dell’utente. Allora, lasciatemi fare questa breve riflessione sul perchè è stupido e insensato aggredire Microsoft per questa situazione in particolare.
In rete ho trovato un interessante documento che dovrebbe spiegare perchè usare formati aperti. Da notare che, com’è previdibile, il documento contiene una lista di “formati da evitare”, che sono fondamentalmente i formati Microsoft più BMP, TIF, WMF, MP3 e WMA (sorvolo sul piccolo dettaglio che anche il pdf è un formato proprietario e il documento se ne sbatte allegramente, cosa che non rende esattamente imparziale, a mio parere, tale pagina ).

Seguiranno nei prossimi giorni le opinioni di altri bloggers.

| DI JOHN MADERO |
Zoho.com è una suite di produttività di AdventNet Inc., una società fondata nel 1996 con sedi in Nord America, Europa ed Asia.
Proprio come il concorrente Google Docs, anche le applicazioni Zoho sono utilizzabili online con un qualsiasi browser. Insomma, un altro passo verso la big cloud che tra pochi anni renderà superflue le applicazioni offline che abbiamo sempre usato. Tutto questo a scapito della privacy dei nostri dati, conservati nei server centrali di queste aziende.
Come vedete dalla homepage, la suite è composta da ben 14 software. Si parte da Writer, Sheet, Show, Creator (rispettivamente elaboratore di testi, di fogli di calcolo, di videopresentazioni e gestore di database) per arrivare a sistemi di comunicazione istantanea (Zoho Chat) e di editing collaborativo (Zoho Wiki, Zoho Notebook).
Interessanti anche le applicazioni business (Zoho CRM, Zoho Business e Zoho Meeting per il web conferencing) e quelle di project management (Zoho Projects).
Shannon.it ha rivolto qualche domanda a Raju Vegesna, evangelist e punto di riferimento della comunità Zoho.

GIANNI “ZACK MCKRACKEN” presenta le caratteristiche più interessanti del servizio di mappe Microsoft. LORENZO PERONE risponde raccontando i suoi problemi di accesso al servizio, che è riuscito alla fine ad utilizzare solo con Internet Explorer, su un particolare Pc.
Confrontando i vari servizi in grado di scrutare dall’alto ogni angolo del globo, non dobbiamo dimenticarci di Live Search Maps, anche perchè non tutti sanno che Microsoft ha dotato il servizio di una altissima risoluzione in grado, nelle grandi città, di visualizzare i dettagli con precisione anche sino a 200 metri di altezza, con possibilità di utilizzare il “volo di uccello”, ossia la visione da un’angolazione decentrata in grado di dare maggiore profondità all’immagine.
Per utilizzare appieno le potenzialità del prodotto, si consiglia di usare il browser Firefox e di scaricare l’apposito supporto 3D (l’installazione verrà richiesta automaticamente durante la richiesta della visuale 3D).

DI JOHN MADERO
Trovare password? Bazzicando sulla blogosfera vedrete che il nuovo “standard” è multipiattaforma e si chiama Ophcrack.
Per intenderci, riesce a craccare la password saMejus9 in 140 secondi e Fgpyyih804423 in soli 159!
Come funzione? Utilizza le cosiddette Rainbow tables, un gigantesco archivio di password che viene mano a mano copiato nella ram del vostro pc per poi essere confrontato, valore per valore, con la password da trovare.
Il meccanismo si basa sull’uso degli hash: quando una password viene salvata sul vostro pc non viene memorizzata in chiaro (in ‘plain text’), ma viene codificata con una funzione non reversibile (una delle più popolari, per esempio, si chiama MD5), il cui risultato è appunto un cosiddetto hash.
Tanto per capirci la password “pippo”, codificata con una nostra funzione non reversibile (chiamate anche “a senso unico” - “one-way”), potrebbe diventare te63h73ifd92jd62hs7fhei827dhs83e, e così essere memorizzata.

