DI MARCO BENNICI
Il dibattito sugli IRC non ha mai preso in considerazione almeno finora alcuna strategia di marketing. Sono i vari operatori IRC a decidere come meglio promuovere le offerte e richieste del network. Il rischio di una simile impostazione è di perdere di vista alcune questioni strategiche di non poco rilievo. ‘Ingegnerizzare’ la catena degli IRC è una della possibilità per rendere più efficiente e più veloce il processo di adozione delle tecnologie inserite al suo interno.
Richiamando alcuni pilastri fondamentali del marketing è bene anzitutto vedere quali spazi si aprano per esso nei confronti delle offerte di tecnologia di IRC. Troppe volte si legge ‘marketing’ come ‘comunicazione’. Questa visione riduttiva della materia lascia fuori tutta una serie di elementi di carattere strategico che possono fare la fortuna o meno di certe scelte di mercato. Che si tratti di marketing strategico od operativo, differenziandosi su un orizzonte di breve o di medio-lungo periodo, il marketing è sempre frutto di un’impostazione strategica. Di breve periodo, giocherà sui due-tre anni, di medio-lungo su un arco temporale più ampio. Le leve da utilizzare sono quelle del ‘marketing mix’ (prodotto, prezzo, promozione, distribuzione) e delle strategie attorno a cui costruire comunicazione del brand, partnership ed opportunità di economie di scala.

Nota: il nome del Direttore Responsabile di RiflettoTv è stato rimosso in data 28/12/2007 in seguito ad una esplicita richiesta (diffida) del suo ufficio legale.
DI CLAUDIO BROVELLI
Da un po’ di tempo nella blogosfera si fa un gran parlare di RiflettoTV, la piattaforma di streaming video digitale di ottimo livello e tutta italiana.
In effetti qualcosa di strano c’è. Intanto trasmettono gratuitamente e senza pubblicità contenuti che hanno un costo. Addirittura film in programmazione nelle sale cinematografiche.
E chi paga i diritti? Ho inviato loro una mail chiedendo di intervistarli sul loro modello di business per pubblicare un articolo ma non mi hanno mai risposto.
Posso solo fare alcune congetture. Intanto sulla Home Page del sito non è presente alcuna partita iva. Quindi non sono una azienda. Vi è però un link che rimanda a http://www.sunet.it/.

DI FEDERICO MORO
Oggi la digitalizzazione delle informazioni sta collegando tutte le precedenti forme di cultura in un sistema a spazio e tempo zero (o quasi zero) sempre accessibile dove il mare di informazioni è perennemente in aumento e al tempo stesso riorganizzato di continuo sia automaticamente da macchine che manualmente da individui.
Tutto fila liscio fino al nodo centrale: la cultura ha dei costi che vanno coperti, il menestrello, che riporta le storie di eroi e gli insegnamenti degli avi, deve mangiare per poter proseguire il suo viaggio e alla fine della storia gli spettatori gli lasciano di buon grado un contributo. Quello che pagano non è la storia in sè ma piuttosto lo spettacolo, la musica, l’interpretazione. Oggi il sistema di produzione e diffusione della cultura è infinitamente più complesso ma gli scopi sono i medesimi.

MASSIMO SCINOE lancia, riprendendo un post di GeekPlace, il termine InforEtica ma FEDERICO MORO, che è d’accordo sulla necessità di affrontare quei temi, non sembra però concordare sull’uso di questo neologismo.
Pochi giorni fa qualcuno ( http://geekplace.org/index.php?m=news&id=331&titolo=L ) ha iniziato a parlare di InformEtica. Pur non essendo la prima volta che si parla di aspetti etici legati alla tecnologia, mi è sembrato interessante osservare come tale necessità ultimamente si stia manifestando sempre più insistentemente. Aspetti critici a livello morale spesso vengono avanzati da diversi gruppi, basti pensare alla caotica comunità di hackmeeting che riassume un po’ al suo interno esponenti di diverse culture che ogni giorno si battono per sensibilizzare le persone riguardo le tecnologie. Questo si riflette su aspetti che variano, dal DRM al trusted computing, dal web 2.0 all’enorme mole degli archivi di dati degli utenti che spesso sembrano minacciare pesantemente la loro privacy.
Sembra che l’informEtica possa rappresentare un buon punto di partenza per riassumere grossomodo tutti questi discorsi specifici a cui spesso l’utente medio non riesce ad accedere.

| DI JOHN MADERO |
Spiegare ad un comune utente cosa è Linux, in cosa differisce da Windows e come funziona il suo sviluppo distribuito è sempre stata un’impresa ardua. Per questo, quando a luglio ho visto questo video seduto in un internet cafè decisamente trasandato nel barrio gotico di Barcellona, sono rimasto sorpreso: non solo si svelavano in pochi minuti le dinamiche dei prodotti opensource e il funzionamento pratico di Ubuntu Linux, ma addirittura si descriveva il relativo modello di business, basato sull’assistenza, che garantisce guadagni a chi lavora con software a codice aperto.
Propongo qui, per la nostra rubrica Shannon People, un’intervista alla psicologa Francesca Terri e al matematico Christian Biasco, gli autori di questo video (che è la quarta puntata di un videoblog sulla proprietà intellattuale prodotto da Arcoiris.tv).

DI CLAUDIO BROVELLI (Partito Pirata)
La durata dei supporti è estremamente limitata nel tempo: nastri magnetici che si smagnetizzano, CD che dopo 15 anni circa perdono irrimediabilmente il loro contenuto, le modifiche dell’hardware, i differenti standard sono un ulteriore ostacolo.
Il rischio serio è che nel giro di un paio di generazioni tutta la memoria artistica, giuridica e scientifica moderna scompaia.
Solo chi condivide e quindi continua a salvare su supporti diversi e multipli tali opere consente alla civiltà umana di potere avere accesso all’arte ed alla cultura contemporanea.

Il filesharer si configura quindi come una sorta di neo-amanuense, egli lo fa su base volontaria, a proprie spese, bypassando se del caso i limiti imposti da lucchetti di tipo DRM. Al filesharer va dunque riconosciuto il merito di essere la memoria viva della nostra civiltà.
