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Archive for the ‘OpenSource’ Category

Wednesday
Mar 25,2009

DI DARIO BORSOTTI

Spot.Us è un processo – non un prodotto.

Si sente spesso dire che l’editoria, nostrana ed internazionale senza distinzione, è morente, e che il giornalismo d’inchiesta sta morendo con essa. I più critici dicono che ad ucciderlo abbia contribuito non poco la rete.

Come afferma Cory Doctorow, Internet mastica e risputa i media, talvolta essi ne escono più robusti, alle volta più profittevoli, altre volte muoiono.

Se questo è vero, un progetto come Spot.us è l’ennesima spallata ad un palazzo diroccato.

Spot.us nasce come progetto no profit; un network di giornalisti professionisti localizzati tutti nell’area di S. Francisco. L’intenzione è quella di sfruttare il crowdfunding, ovvero il finanziamento dal basso per fare del giornalismo professionale e mirato.

Il meccanismo è semplice: chiunque può proporre argomenti su cui svolgere un’inchiesta e i lettori, se reputano interessante l’argomento, fanno una donazione. Quando si sono raccolti abbastanza fondi, il giornalista si impegna a svolgere il servizio.

“Spot us è un esperimento in divenire” – afferma il suo fondatore David Cohn – “che si focalizza su notizie di minor impatto, ma di alto contenuto sociale“.

Spot.us è innanzitutto una piattaforma, non una nuova organizzazione, ed essendo il codice opensource si auspica che altre realtà giornalistiche possano nascere seguendo il medesimo modello (“Anyone can take the code for Spot.Us and create their own version of it!”).

È il tentativo di applicare nuove strategie all’editoria. Non vuole sovrapporsi al giornalismo classico, ma vuole esserne un complemento.



Friday
Nov 7,2008

DI MAURO RUBIN

Ubiquity, esperimenti per un nuovo web in casa Mozilla.

Mozilla Labs ha creato un nuovo e utile plugin per Firefox 3.0 (non compatibile con la versione 2.0)
Questo software permette di utilizzare una console grafica per richiamare dei comandi predefiniti che permettono di accedere a diversi servizi (Google, Wikipedia etc…) in modo rapido e innovativo. La parte forte del plugin non sono i comandi base, ma la possibilità di creare delle funzioni custom per accedere nel medesimo modo ad applicazioni standalone e qualsiasi fonte dati sul web (siti, mappe, webcam, blog, rss, per citarne alcuni).

È inoltre possibile divulgare il proprio codice con dei semplici rss. In sostanza Mozilla Labs offre uno strumento per cambiare notevolmente l’interazione con il web, fondendo in modo originale applicazioni installate sul proprio pc e servizi web, come già sta facendo il trend considerato “cool” del Web 2.0.

Ho deciso anche io di provare Ubiquity per capirci qualcosa di più.



Thursday
Sep 11,2008

Se passate le vostre giornate su Facebook e vi occupate di web application, potreste essere interessati a sapere come funziona l’infrastruttura di quello che ormai è il primo social network per volumi di traffico.

Facebook ha tre datacenter, due sulla west coast (San Francisco, Santa Clara) e uno sulla east (Northern Virginia). I server utilizzati sono x86, e il software utilizzato è opensource.

Il datacenter principale è quello di Santa Clara, dove ha sede la società. Il livello più alto, quello web, è costituito da applicazioni scritte in Php.
Il cuore del sistema invece è scritto in C++, Java, Python e Ruby.

Come viene spiegato qui, la società ha creato adhoc Thrift, un framework che permette ad applicazioni scritte in linguaggi diversi di interagire a vantaggio dell’intero sistema.



Friday
Sep 5,2008

DI MARIO GOVONI

Preceduto da un album a fumetti, da innumerevoli articoli di annuncio, da rulli di tamburi e da tappeti rossi, l’altra sera, verso le nove ora locale, è arrivato Google Chrome, il browser di Mountain View, la nuova frontiera della navigazione sul web.

In quel momento, solennizzato da un filmato di presentazione, milioni di cittadini della Rete si scagliavano, come voraci locuste, sul pulsante che permetteva il download dell’ultimo nato di casa Google e aveva origine un sabba mediatico che, a circa 36 ore di distanza, aveva generato sul Web centinaia di migliaia di pagine di recensioni, commenti e critiche.

Con ritardo dovuto al mio essere aristocratico nell’intimo e al non volermi mescolare alla massa, ho provveduto anch’io all’operazione e ho installato Google Chrome su una macchina virtuale XP e su Windows Vista (l’azienda di Page e Brin, infatti, ha per il momento rilasciato solo la versione per Windows e io uso, di preferenza, Linux) e mi accingo a scrivere le mie prime, personalissime opinioni.

Innanzitutto non mi si racconti che Google Chrome è solo un browser: è, soprattutto un fenomeno mediatico, un oggetto di culto che, se fosse stato distribuito nei negozi, avrebbe dato origine a file di utenti in trepida attesa, esattamente come successo, poco tempo fa, in occasione del lancio dell’ultima versione dell’IPhone.



Thursday
Aug 14,2008

DI JASON PONTIN

Questo articolo è tratto dal numero di agosto di Technology Review, una pubblicazione del Massachusetts Institute of Technology. La traduzione è a cura dello staff di Shannon.

Ne so abbastanza di Web bubbles.
Dal 1996 al 2002 sono stato caporedattore di Red Herring, la rivista che il Wall Street Journal ha soprannominato “la Bibbia del Boom”.
Abbiamo descritto le startup della prima bolla, spiegato le loro innovazioni e raccontato la loro straordinaria capacità di creare ricchezza – la nostra moderata stenografia per le fortune che i loro investitori e i loro dipendenti hanno fatto in un mercato azionario di pura speculazione.

Mentre pubblicavamo severi avvertimenti su questa euforia finanziaria, in realtà ne ricavavamo profitto anche noi. A metà del 2000 avevamo 500.000 lettori entusiasti. Ogni mese andavano in stampa due numeri di almeno 600 pagine, i cui editoriali erano scritti da giornalisti lautamente pagati provenienti da Forbes o dallo stesso Journal e i cui spazi pubblicitari erano acquistati da startup ansiose di annunciare la loro esistenza, commercianti che fremevano per vendere i loro prodotti e servizi e banche ansiose di vantarsi delle pubbliche offerte che avevano sottoscritto.



Thursday
Jul 17,2008

DI JOHN MADERO

Ieri sera, in un locale dell’East Village di Manhattan, un venticinquenne americano che ha vissuto in Italia mi chiede se anche noi, dall’interno, percepiamo il forte stato di ristagno in cui il Belpaese si trova. Non vuole offendermi, aggiunge. Dall’estero – mi spiega – ormai sono quattro anni che si sente parlare di un’Italia inesorabilmente in declino.
Gli rispondo che, ovviamente, lo percepiamo anche noi.
Non è niente di nuovo per me, ma sentirselo ribadire con tanta sicurezza da stranieri non è mai un granchè.
“Mi spiace molto dirlo” – aggiunge – “perchè amo l’Italia e ci sono stato per quattro anni”.
“Non sai quanto dispiace a me, che sono italiano!” gli rispondo.

Tornando a casa mi interrogo
. Rifletto. Poi la risposta si presenta da sola. Si, la risposta è nel mio aggregatore di feed rss. L’ennesima testimonianza di questa tragedia (uomini in ruoli chiave che forse dovrebbero valutare un ricollocamento) è il discorso di Francesco Pizzetti, presidente dell’Autorità garante della per la protezione dei dati personali.
Una vetustà ed una ignoranza delle dinamiche sociali, tecniche e burocratiche delle nuove tecnologie che non può davvero riguardare un uomo in quella posizione.
Capisco mia nonna (in cambio del pranzo del giovedì le racconto volentieri quanto Facebook può essere comodo), ma non Francesco Pizzetti.
Che dire? Se non altro, nella foto, l’aspetto è impeccabile.

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Monday
Apr 21,2008

DEL NOSTRO LETTORE REVE51 ( Roberto Ghislanzoni )

Il parere che mi ha preceduto, come avete potuto leggere, è a favore dell’oramai dichiarato standard ISO DIS 29500 e io cercherò di ribattere, attraverso le mie e le parole di grandi esperti, alle sue considerazioni cercando di farvi comprendere l’altro lato della medaglia.

Ecco elencate semplicemente i motivi principali del perché non dovremmo sostenere OOXML:
1. Esiste già uno standard approvato appena da due anni da ISO (ODF) che svolge già il futuro compito del formato MS
2. Ci sono, nei documenti presentati ad ISO, varie imperfezioni ed incongruenze che sono riassunte qui
3. E’ in corso un’indagine della Commissione Europea per far luce sulle possibili irregolarità nelle operazioni di votazione
4. Un formato open per questo standard esiste già, ora se ne istituisce un altro aumentando l’incertezza: qual è il vero standard?
5. Il nuovo standard che si è deciso di adottare è stato proposto dall’azienda che detiene di fatto un monopolio nel mondo dell’informatica

Quello che lascia più perplessi è il motivo di fondo per cui l’ ISO abbia voluto stabilire un nuovo standard quando precedentemente ne era già stato investito un altro (vedi Open DocumentFormat), qualcuno lo sa? E’ come se oggi la stessa organizzazione si svegliasse male e al posto dell’ ISO 8601, che definisce lo standard del formato data, istituisse un nuovo formato proposto dalla ditta PincoPalla completamente diverso dal precedente.



Saturday
Apr 19,2008

DI BLACKSTORM

La notizia è sufficientemente recente da permettermi di fare una riflessione sul formato MS da poco approvato come standard ISO. Naturalmente c’è chi, come per esempio i “paladini” di Slashdot, si strappano i capelli e si cospargono il capo di cenere, nella speranza che l’attentato alla libertà da parte di Microsoft venga rilevato per l’evento apocalittico che secondo loro è. Sono rimasto letteralmente basito dallo scoprire che il formato OOXML approvato come standard sia considerato una limitazione alla libertà dell’utente. Allora, lasciatemi fare questa breve riflessione sul perchè è stupido e insensato aggredire Microsoft per questa situazione in particolare.

In rete ho trovato un interessante documento che dovrebbe spiegare perchè usare formati aperti. Da notare che, com’è previdibile, il documento contiene una lista di “formati da evitare”, che sono fondamentalmente i formati Microsoft più BMP, TIF, WMF, MP3 e WMA (sorvolo sul piccolo dettaglio che anche il pdf è un formato proprietario e il documento se ne sbatte allegramente, cosa che non rende esattamente imparziale, a mio parere, tale pagina ).

Immagine del post

Seguiranno nei prossimi giorni le opinioni di altri bloggers.



Thursday
Apr 10,2008

DI JOHN MADERO

Abbiamo seguito con curiosità e interesse la campagna elettorale per le elezioni politiche del 13 e 14 Aprile 2008, ma abbiamo sentito parlare molto poco dei temi a noi cari, cioè il software libero e la difesa delle libertà digitali.

A pochi giorni dalle prossime consultazioni, abbiamo quindi deciso di avviare due iniziative parallele.
Con la prima iniziativa chiediamo ai cittadini elettori di far sentire la loro voce, tramite una petizione on-line, indicando che preferirebbero votare persone a favore del software libero.
Con la seconda iniziativa chiediamo ai candidati di sottoscrivere un documento con il quale, in forza della propria libertà di mandato, prendano l’impegno di fronte agli elettori di sostenere, promuovere e votare leggi e politiche a favore del Software Libero.

Ecco una parte dell’appello ricevuto dall’Associazione per il Software Libero il 2 aprile scorso. Cerco di contestualizzare, nel clima della campagna elettorale che si sta concludendo in questi giorni, un appello del genere.

Sarà anche disfattismo, ma ha davvero senso criticare una classe politica di non dare rilevanza al Software Libero, quando nemmeno riesce a prendere una posizione forte su tematiche fondamentali come le coppie di fatto, l’equilibrio tra flessibilità del lavoro e garanzia di continuità lavorativa, l’aborto, l’ingerenza della Chiesa nelle faccende di Stato o la legittimità delle intercettazioni telefoniche?

In questo sfacelo politico in cui il silenzio su questi argomenti è d’obbligo, pena la perdita di voti, come si deve comportare la comunità di attivisti che ha lanciato questo appello? Non dovrebbe forse prescindere per un momento dalle quotidiane battaglie per il Software Libero, e inalberarsi per inadempienze politiche decisamente più gravi?



Monday
Jan 21,2008

La Redazione riceve e pubblica volentieri questa segnalazione.

DI ANDREA RATTO

Vi scrivo per segnalarvi un’iniziativa.

Al dipartimento di informatica della facoltà di scienze di Torino è tradizione organizzare un breve corso su GNU/Linux, gestito direttamente dagli studenti più anziani e gratuito.

Il corso è pensato per studenti di informatica del primo anno o comunque per gente con un po’ di basi tecniche e teoriche.

Siamo disponibili ad accogliere anche chi non è studente da noi, pertanto vi segnalo questo progetto, nel caso risponda a quanto promuovete e voleste darle una certa visibilità.

Ovviamente presso il dipartimento di informatica di via Pessinetto 2 a Torino.

Immagine del post

Programma:

  • 26/2 Linux, GNU, software libero e open source + Installazione di Ubuntu
  • 04/3 Il sistema GNU/Linux: architettura e utilizzo
  • 11/3 Linux Installation Party
  • 29/4 Riga di comando: se la conosci, la usi
  • 06/5 Sviluppare con GNU/Linux
  • 13/5 Reti e wireless: configurazioni, strumenti e hack
  • 20/5 Linux lato server: HTTP, FTP, SSH, MySQL
  • 27/5 Infrastrutture per le applicazioni web e Ruby On Rails

Per confermare la propria partecipazione, avere dettagli sull’ora e il luogo esatto o per contattare gli organizzatori visitate questa pagina.



Aforismi ad aeternum

"Ratzinger ha invitato i giovani alla castità. Se funziona con loro proverà anche con i preti."
Daniele Luttazzi

"Ciò che ho sempre trovato di più bello, a teatro, è il lampadario."
Baudelaire

"Non so se Dio esiste. Ma se esiste, spero che abbia una buona scusa."
Woody Allen

"Dio è un commediante che recita per un pubblico troppo spaventato per ridere."
Voltaire


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CLAUDE SHANNON




Claude Shannon è uno dei più grandi teorici del secolo scorso. Gettò le basi per la progettazione dei circuiti digitali, scrisse una teoria dell'informazione ancora oggi ampiamente considerata, fondò la teoria matematica della crittografia e creò uno dei primi programmi scacchistici per computer.
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