Un’analisi di MARIO GOVONI su quelle che potrebbero essere le strategie dietro alla maxi-acquisizione di Mysql dei giorni scorsi.
Il 16 gennaio si è diffusa la notizia che SUN Microsystem ha acquistato MySQL AB per la modica cifra di un miliardo di dollari. Nessun titolone su nove colonne, nessuna eco particolare, almeno fino a oggi (18 gennaio), se non la semplice notizia, spesso commentata con pochissime righe.
Dopo averla letta ho iniziato a riflettere su quelle che sono le possibili conseguenze di questa operazione e mi sono reso conto che potremmo essere di fronte a un fatto epocale, destinato ad avere parecchie, e importanti, conseguenze.
MySQL è la “M” dei server LAMP (Linux, Apache, MySQL, PHP) che gestiscono una fetta importante del World Wide Web e vanta, cifre fornite da MySQL stessa, circa undici milioni di installazioni, Il prodotto è maturo, affidabile, potente, anche se qualcuno gli preferisce PostgreSQL, che, però, mi risulta avere una base installata meno ampia. Insomma, SUN ha fatto, nonostante l’esborso economico, un ottimo affare, qualificandosi come uno dei maggiori protagonisti (se non il maggiore in assoluto) del mondo Free/Open Software: concentra adesso nelle sue mani Open Solaris, Java, OpenOffice e Mysql, più altri prodotti e iniziative minori.

DI JOHN MADERO
Il trend dell’internet collaborativo ha portato in questi 18 mesi di ascesa delle webtv e nei numerosi investimenti che sembra di moda riservare a questo settore, ad una tendenza quasi maniacale a strutturale i contenuti video in palinsesti “personalizzati”.
Il ragionamento che conduce ad una scelta di questo tipo (vedi ad esempio, in Italia, il nuovo arrivato Glomera) è sempre lo stesso: il tradizionale palinsesto televisivo non può funzionare su internet e quindi bisogna socialnetworkizzarlo affidando alla comunità l’organizzazione dei contenuti.
Si perde così di vista il vero elemento innovativo dei contenuti multimediali digitali, e cioè l’on-demand, esemplificato dalla killer application YouTube che, permettendo in qualsiasi momento di accedere a qualsiasi video, intrattiene milioni di teenagers in un vero e proprio zapping di nuova generazione: non salto da un canale all’altro alla ricerca di un programma che mi convinca, ma salto da un programma di interesse da me selezionato, ad un altro programma di interesse. Un vero paradiso dell’entertainment.
Questo nuovo approcio alla scelta del contenuto viene riassunto da Luca De Biase su Nova24 (29/11/2007): “Il tempo della televisione è sostituito dal tempo del pubblico”.

DI MAURO RUBIN
Alcune società hanno sfornato schiere di creativi che mediante i mezzi di comunicazione promuovevano in modo originale nuovi prodotti e allo stesso tempo creavano nuove necessità… Successivamente questo tipo di “guerra dei prodotti” si spostò sulla Rete ma ben presto si scoprì che l’anonimato di quest’ultima dava la possibilità di applicare nuove tecniche…
Alcune società iniziarono a mettere in giro voci (tramite siti, forum e chat ) in modo anonimo sulla pericolosità di alcuni prodotti sul mercato: molti ricorderanno le batterie della Nokia che saltavano in aria a contatto che certi tipi di onde elettromagnetiche… Nokia ha dovuto impegnare parecchi comunicati stampa per smentire queste voci…
Queste “leggende metropolitane” fecero capire alle varie agenzie di pubblicità che screditare o promuovere alcuni prodotti in questo modo causava una variazione sostanziale nelle vendite, anche perché la notizia appena messa in circolazione sulla rete solitamente non veniva verificata (a causa dell’impossibilita tecnica), veniva divulgata attraverso il passaparola o altri mezzi di comunicazione (negli ultimi dieci anni soprattutto mail e sms) e spesso beneficiava dell’immaginazione collettiva di cui soffrono anche le “leggende metropolitane” (”conosco una persona che conosce qualcuno a cui è successo”.

DI MARCO BENNICI
Il dibattito sugli IRC non ha mai preso in considerazione almeno finora alcuna strategia di marketing. Sono i vari operatori IRC a decidere come meglio promuovere le offerte e richieste del network. Il rischio di una simile impostazione è di perdere di vista alcune questioni strategiche di non poco rilievo. ‘Ingegnerizzare’ la catena degli IRC è una della possibilità per rendere più efficiente e più veloce il processo di adozione delle tecnologie inserite al suo interno.
Richiamando alcuni pilastri fondamentali del marketing è bene anzitutto vedere quali spazi si aprano per esso nei confronti delle offerte di tecnologia di IRC. Troppe volte si legge ‘marketing’ come ‘comunicazione’. Questa visione riduttiva della materia lascia fuori tutta una serie di elementi di carattere strategico che possono fare la fortuna o meno di certe scelte di mercato. Che si tratti di marketing strategico od operativo, differenziandosi su un orizzonte di breve o di medio-lungo periodo, il marketing è sempre frutto di un’impostazione strategica. Di breve periodo, giocherà sui due-tre anni, di medio-lungo su un arco temporale più ampio. Le leve da utilizzare sono quelle del ‘marketing mix’ (prodotto, prezzo, promozione, distribuzione) e delle strategie attorno a cui costruire comunicazione del brand, partnership ed opportunità di economie di scala.

Italia: una panoramica introduttiva alle nuove tecnologie televisive (IPTV, MobileTv e WebTV) e ai relativi pro e contro.
DI JOHN MADERO
Partiamo dalle IPTV ( Internet Protocol TV ), veri e propri canali gestiti da provider che si avvalgono dell’infrastruttura su cui si basa internet (TCP/IP) per diffondere video attraverso banda larga (Adsl o fibra che sia).
In Italia le più famose sono quelle di Fastweb e Alice / Telecom Italia ma, recentemente, anche Tiscali è scesa in campo in seguito all’acquisizione della londinese Homechoice, specializzata appunto in questo tipo di soluzioni.
L’aspetto negativo delle IPTV più spesso sollevato critica la natura “chiusa” di questa tecnologia: si tratta di una televisione completamente gestita da un provider, che spesso si limita a comprare i diritti di alcuni contenuti della tv generalista e a riproporli in un palinsesto riorganizzato secondo i criteri di mercato della padrona di turno (Telecom, Fastweb, Tiscali appunto).
Ma oltre ad essere carenti di contenuti prodotti adhoc per questa tecnologia (all’estero non è così), le IPTV italiane mancano spesso di strumenti di comunicazione sociali che sfruttano gli user generated contents. I big providers dovrebbero prenderne atto, non basta l’interattività del telecomando per parlare di nuova televisione: in futuro verrà premiato il servizio con un’efficace interazione tra utenti che stanno visionando lo stesso contenuto.

Buona visione!
Nota redazionale
Visto l’interesse suscitato dalla vicenda inerente il modello di business della webtv italiana RiflettoTv, comunichiamo ai nostri lettori che, come possono facilmente constatare, RiflettoTv è un’iniziativa connessa a Epson Meteo.
Scrive tra i commenti il nostro Mario Govoni:
Un uccellino, nella lontana primavera scorsa, mi parlò di Rifletto TV e mi disse che era emanazione nientepopodimeno che di Epson meteo (quella del colonnello Giuliacci che, roteando la penna, espone le previsioni meteo su canale 5).
Pare che, al momento, distribuiscano contenuti regolarmente acquisiti e che abbiano idee di autoprodurre contenuti per il futuro.
L’ipotesi più probabile è che, al momento, si tratti di un’operazione di marketing virale per poi vendere contenuti al pubblico.
Mi riservo ulteriori indagini)
P.S.: Epson meteo ha anche un giornale gratuito, Rifletto, che pubblica articoli scientifici.
Si ringrazia l’Ufficio Stampa di RiflettoTv per la collaborazione e per gli auguri di Natale inviati questa mattina:
Ecco l’intervento di Mario Govoni al primo Oilproject meeting di Firenze ( 28 ottobre, Fortezza da Basso ).
Si parla della suite libera di produttività più celebre; il titolo dell’intervento è “OpenOffice: cos’è, chi c’è dietro e con quale modello di business“.
Mario Govoni è consulente informatico dal 1983, attualmente docente in corsi per il conseguimento di certificazioni di abilità informatica (ECDL Core e Advanced), nonché autore di testi di divulgazione informatica e per il conseguimento dell’ECDL Core Level. Membro della comunità OpenOffice.org italiana, alla quale collabora come tester delle nuove versioni; socio del PLIO (Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org).
Sotto sono disponibili le diapositive proiettate durante il talk.
MASSIMO MELICA, presidente del Centro Studi di Informatica Giuridica, esprime il suo pensiero sull’esclusione italiana dalla gara per sviluppare software per il nuovo applicativo Android. A rispondergli ci sono MAURO RUBIN e GUIDO SCORZA, secondo cui gli avvocati di Google avrebbero sbagliato facendo una “distratta lettura della vigente disciplina”.
La notizia è di queste ore, il colosso Google decide di sviluppare un software denominato Android con la caratteristica di essere basato su open source, nonchè destinato a particolari piattaforme tecnologiche di sicuro successo, gli smartphone; a tal fine nell’ottica della Rete promuove un concorso planetario con un montepremi di 10 milioni di dollari (quasi sette milioni di euro) da destinare ai migliori programmatori.
Il regolamento del concorso, per la sua natura privatistica, si riserva di indicare i requisiti dei partecipanti e qui riporta una serie di nazioni in contrasto con le leggi federali statunitensi Cuba, Iran, Syria, North Korea, Sudan, and Myanmar (Birmania) precludendo altresì la partecipazione ai cittadini residenti in Quebec e Italia in quanto le leggi locali pongono delle restrizioni.

| DI JOHN MADERO |
LinkedIn è un servizio di social networking online impiegato principalmente per networking professionale. La rete di LinkedIn ad Ottobre 2007 contava più di 15 milioni di utenti in America del Nord, Asia e Europa e cresce a una velocità di 100.000 iscritti a settimana. (Wikipedia)
Da qualche settimana è possibile inserire nel profilo una propria foto e, come tutti i social network, anche LinkedIn riceve sempre più attenzione dai media tradizionali (soprattutto in Italia, dove ispirarsi in ritardo alle mode americane è ormai la regola).
Ne abbiamo parlato con Liz O’Donnell, International Director di LinkedIn che, oltre a riportarci interessanti statistiche sull’uso di questo network in Italia, ha risposto anche alle critiche che vedrebbero LinkedIn sempre più simile a Fecebook, e sempre meno utile perchè surclassato dai social network di nicchia.

