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Archive for the ‘Net Business’ Category

Tuesday
Sep 9,2008

DI NELLO COPPETO (NeCoSi)

Riassunto delle puntate precedenti

Durante la giornata in cui è stato rilasciato il browser Google Chrome
, sul sito GeekPlace.org ho pubblicato un articolo molto strano intitolato Google Chrome Download che parlava circa una storia di dubbio gusto e che nulla centrava con il vero Google Chrome. Moltissime persone erano in attesa di poter provare il nuovo browser e per questo ricercavano agitati in tutto il web manco fosse una caccia al tesoro. La pagina in questione ha registrato in brevissimo tempo più di 1000 visite e alcuni commenti di spiccata perspicacia. Nel post successivo ho provato a spiegare cosa stava succedendo, ma ovviamente le persone interessate ad approfondire si sono dimostrate essere solo 1/10 di quelle iniziali.

Seo

Il problema è nato quando ho cercato di trovare un metodo per poter ingannare Google. Ingannare Google per i meno perspicaci significa reindirizzare grandi quantità di utenti sui propri siti, su cui magari è presente tanta pubblicità con cui poter guadagnare molti soldi, per poi spenderli come ci rende più felici. :)

La mia intenzione era quella di creare pagine ad hoc per i motori di ricerca, disinteressandomi completamente dei contenuti. In una prima fase di sviluppo ho pensato subito ad un tool che creasse documenti di testo usando parole prese a caso da una lista di parole generica. Poi ad ogni tot parole casuali avrei potuto inserire le parole chiavi che mi interessava far indicizzare. E fin qui tutto era molto semplice e banale. Poi ho pensato al risultato che sarebbe stato qualcosa di simile: “cerca contro necosi un corrente sempre andare è sbattere realtà pazzo muso il poter di la il per”



Friday
Sep 5,2008

DI MARIO GOVONI

Preceduto da un album a fumetti, da innumerevoli articoli di annuncio, da rulli di tamburi e da tappeti rossi, l’altra sera, verso le nove ora locale, è arrivato Google Chrome, il browser di Mountain View, la nuova frontiera della navigazione sul web.

In quel momento, solennizzato da un filmato di presentazione, milioni di cittadini della Rete si scagliavano, come voraci locuste, sul pulsante che permetteva il download dell’ultimo nato di casa Google e aveva origine un sabba mediatico che, a circa 36 ore di distanza, aveva generato sul Web centinaia di migliaia di pagine di recensioni, commenti e critiche.

Con ritardo dovuto al mio essere aristocratico nell’intimo e al non volermi mescolare alla massa, ho provveduto anch’io all’operazione e ho installato Google Chrome su una macchina virtuale XP e su Windows Vista (l’azienda di Page e Brin, infatti, ha per il momento rilasciato solo la versione per Windows e io uso, di preferenza, Linux) e mi accingo a scrivere le mie prime, personalissime opinioni.

Innanzitutto non mi si racconti che Google Chrome è solo un browser: è, soprattutto un fenomeno mediatico, un oggetto di culto che, se fosse stato distribuito nei negozi, avrebbe dato origine a file di utenti in trepida attesa, esattamente come successo, poco tempo fa, in occasione del lancio dell’ultima versione dell’IPhone.



Tuesday
Sep 2,2008

a cura di John Madero

1) A New York più del 50% dei partecipanti è di sesso femminile. Se siete fortunati, troverete giovani PR Microsoft di 23 anni.

2) Incredibile. Oltreoceano, ai barcamp, la gente ha l’abitudine di ascoltare i talk degli altri partecipanti. E non parlo solo di poche persone…è una tendenza davvero diffusa! Insomma, nessuno imboscato nell’area rinfreschi ad aspettare solamente il proprio turno.

3) Si parla inglese, non italiano.

4) A New York i barcamp e le conferenze sono frequentati da veri venture capitalist, veramente interessati ad investire veri soldi in veri progetti che reputano validi. Non sono una leggenda come in Italia, in cui al massimo se ne sente parlare: oltreoceano si possono incontrare VC che si muovono con le loro gambe. E sono anche parecchi. Potete addirittura rivolgere loro la parola e intavolare una conversazione. Se avete un buon business plan, potrebbe essere fatta.

5) Se non vi piace il caffè americano, non provate quello che servono nei servizi di catering. E non dite che non vi avevano avvisato!



Thursday
Aug 14,2008

DI JASON PONTIN

Questo articolo è tratto dal numero di agosto di Technology Review, una pubblicazione del Massachusetts Institute of Technology. La traduzione è a cura dello staff di Shannon.

Ne so abbastanza di Web bubbles.
Dal 1996 al 2002 sono stato caporedattore di Red Herring, la rivista che il Wall Street Journal ha soprannominato “la Bibbia del Boom”.
Abbiamo descritto le startup della prima bolla, spiegato le loro innovazioni e raccontato la loro straordinaria capacità di creare ricchezza – la nostra moderata stenografia per le fortune che i loro investitori e i loro dipendenti hanno fatto in un mercato azionario di pura speculazione.

Mentre pubblicavamo severi avvertimenti su questa euforia finanziaria, in realtà ne ricavavamo profitto anche noi. A metà del 2000 avevamo 500.000 lettori entusiasti. Ogni mese andavano in stampa due numeri di almeno 600 pagine, i cui editoriali erano scritti da giornalisti lautamente pagati provenienti da Forbes o dallo stesso Journal e i cui spazi pubblicitari erano acquistati da startup ansiose di annunciare la loro esistenza, commercianti che fremevano per vendere i loro prodotti e servizi e banche ansiose di vantarsi delle pubbliche offerte che avevano sottoscritto.



Saturday
Aug 9,2008

1) Culture: Sense of Place
2) Integration: No community is an island
3) Participation: You are what you have to say
4) Trust (Transparency / Authenticity): Give up the control you don’t have
5) Leadership: Lead, Empower, Listen, Follow

Un’ermetica slide tratta dall’intervento di Jay Bryant al SocialMediaCamp di New York (7 agosto).

Il dono della sintesi…



Thursday
Jul 31,2008

DI ENRICO GIUBERTONI

The Filter è un client-based recommendation engine, ovvero una risorsa che filtra i principali siti di entertainment selezionando i contenuti che si avvicinano ai gusti degli utenti registrati.

Il servizio oltre alle funzioni proprie dei client-based recommendation engine - è in grado di sincronizzare automaticamente le proprie playlist su iPod o MP3 player: queste playlists si aggiornano in automatico quando viene connesso un device, semplificandone in questo modo la gestione.

The Filter nasce come UK based company ideata da una joint venture tra Eden Ventures e il cantautore Peter Gabriel [vedi Wikipedia].

Il principio è semplice quanto efficace: un utente si registra (gratuitamente) e inizia a definire un profilo dei suoi gusti musicali e più in generale di entertainment:

- scegliendo i generi cinematografici e musicali a lui vicini

- rispondendo a delle veloci domande di approfondimento per meglio definire il proprio profilo

- scaricando (se lo ritiene) un programma disponibile nelle versioni Windows e MacOs che osserva cosa un utente ascolta in iTunes, Windows Media Player o WinAMP al fine di perfezionare il profilo dell’utente

Una volta definito il profilo, The Filter – oltre ad affinarlo continuamente – propone all’utente musica e film attinenti ai propri gusti.

Il sito consente inoltre di acquistare musica dallo iTunes Store, da Amazon. e eMusic oltre a sincronizzare in modo automatico le playlists sul proprio iPod ed MP3.



Monday
Jul 28,2008

a cura di John Madero

Shannon, la tecnologia raccontata a più voci

Ci siamo resi conto che digitando “Cuil” (ma anche “Cuil search engine”) nel motore di ricerca “Cuil”, il motore di ricerca non compare! Un sito con crisi di identità che non riesce a trovare nemmeno se stesso…

Si parla in queste ore di Cuil, il nuovo motore di ricerca creato da due ex-dipendenti del colosso di Mountain View. Prima di tutto cerchiamo di capire in che cosa i due motori di ricerca si differenziano (oltre alla schermata iniziale di colore nero, che molti preferiscono per l’inferiore consumo energetico):

1) La ricerca non avviene in base ad un algoritmo che privilegia i risultati con più autorità e link in ingresso (come fa il famoso PageRank di Google), ma usa come criterio solamente la pertinenza con la chiave (o le chiavi) di ricerca fornite dal navigatore.

2) Cuil vanta, lo leggiamo in homepage, un database di 120 miliardi di pagine web. E cioè tre volte quello di Google.

3) I risultati non vengono presentati come un lungo elenco di link blu, ma con una accattivante grafica a tre colonne, con tanto di minipreview o immagini correlate.

4) Cuil presenta una feature molto promettente. Per alcune ricerche, è disponibile sulla parte destra della pagina un browse by category, funzionalità utile se vogliamo risalire al nucleo concettuale a cui la nostra parola chiave appartiene, oppure effettuare ricerche su altre parole appartenenti alla stessa categoria.

5) Essendo Cuil appena nato, la sua stabilità è ancora insoddisfacente. Nel momento in cui scriviamo, ad esempio, il sito è irraggiungibile a causa dell’eccessivo carico di richieste ricevute.

6) Rispetto a Google, in cui Wikipedia appare tra i primi risultati per la maggior parte delle chiave di ricerca, salta subito all’occhio come invece con Cuil l’enciclopedia più famosa della rete venga decisamente penalizzata.

Ed ora vediamo cosa dice la blogosfera a riguardo:



Thursday
Jul 24,2008

DI ESTHER DYSON

Questo articolo è tratto dal numero di agosto di Technology Review, una pubblicazione del Massachusetts Institute of Technology. La traduzione è a cura dello staff di Shannon.

Qualche settimana fa un amico mi ha scritto perchè aveva un problema. Mi ha detto che il nome di sua figlia – chiamiamola ad esempio “Alice Haynes – appariva per errore su Internet come membro di un club di bowling sul social network Meetup.

Dato che io sono nel board di Meetup, mi ha chiesto di togliere quel nome. Sono andata a controllare e, per quel che posso dire, l’Alice Haynes in questione non era sua figlia, ma una qualche altra Alice Haynes in una qualche altra città.

L’episodio è un piccolo esempio di come stiano mutando le questioni inerenti identità e privacy online. Agli albori il problema era tenere i tuoi dati segreti. Adesso invece la sfida è essere sicuri che i propri dati non si confondano con quelli di qualcun altro e controllare come questi dati si diffondano sulla rete. Insomma, gestirli e curarli.

La tua presenza sul Web è sempre più distribuita. E i tuoi dati non sono più solo tuoi: appartengono anche al commerciante che ti ha venduto quel maglione rosso (taglia 12), a Juan che ti ha scattato una foto mentre lo indossavi in spiaggia, e a Susan che l’ha commentata. Dovrei forse io avere il controllo su quello che gli altri scrivono di me?

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Wednesday
Jul 23,2008

Breve

Aggiornamento: secondo TechCrunch, qui ripreso da Punto Informatico, l’acquisizione sarebbe andata in fumo.

TechCrunch, il celebre blog americano curato da Michael Arrington, ha rivelato poche ore fa che, secondo alcune indiscrezioni, sarebbero quasi concluse le trattative di Google per acquistare Digg, il sistema di condivisione e segnalazione di link creato da Kevin Rose nel 2004. Uno dei più popolari siti di social networking.
La cifra indicativa, sempre secondo Arrington, sarebbe di 200 milioni di dollari.

Interessante il fatto che la maggior parte dei ricavi di Digg provengano da un accordo di tre anni stipulato con Microsoft, ormai main competitor della stessa Google.

The companies are now in final negotiations according to our sources, although it could be a couple of weeks before it closes. And while the major deal points have been agreed on, the acquisition could still fall apart. Microsoft, which was previously interested in the company, may be willing to step back in at a much lower price.

Most of Digg’s revenue comes from a three year ad deal with Microsoft, which will be terminated on a sale to Google. Digg has raised $11.3 millionImmagine del post in venture capital.

Immagine del post

In Italia ha già accennato a questa notizia Vittorio Pasteris.



Sunday
Jul 13,2008

DI LORENZO PERONE

Clicca sulle immagini per ingrandirle

Un sistema operativo accessibile attraverso un web browser? Si’, icloud!

Nutro un grande interesse nei confronti di virtualizzazione e gestione remota, e ho provato con piacere il servizio che offre icloud.

Quelle che seguono sono una serie di appunti o riflessioni scaturite da un breve e parziale test drive. La forma è volutamente “non discorsiva” dato che reputo difficile fare una valutazione analitica su un sistema ancora in piena fase di sviluppo, vorrei approfittarne quindi per lanciare degli spunti di discussione.

Apro con Firefox l’indirizzo http://os.icloud.com/, un messaggio mi informa che: “XIOS/3 – Sorry, Internet Explorer 6 or 7 on Windows required for XIOS/3. – We are working on supporting Firefox on multiple platforms, please be patient.”; l’applicazione è accessibile sono con Internet Explorer 6 o 7 e quindi, in linea teorica ai soli utenti windows; mi fa piacere che stiano pensando anche ad utenti di altri browser/SO.

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Aforismi ad aeternum

"Ratzinger ha invitato i giovani alla castità. Se funziona con loro proverà anche con i preti."
Daniele Luttazzi

"Ciò che ho sempre trovato di più bello, a teatro, è il lampadario."
Baudelaire

"Non so se Dio esiste. Ma se esiste, spero che abbia una buona scusa."
Woody Allen

"Dio è un commediante che recita per un pubblico troppo spaventato per ridere."
Voltaire


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CLAUDE SHANNON




Claude Shannon è uno dei più grandi teorici del secolo scorso. Gettò le basi per la progettazione dei circuiti digitali, scrisse una teoria dell'informazione ancora oggi ampiamente considerata, fondò la teoria matematica della crittografia e creò uno dei primi programmi scacchistici per computer.
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