Buona visione!
Nota redazionale
Visto l’interesse suscitato dalla vicenda inerente il modello di business della webtv italiana RiflettoTv, comunichiamo ai nostri lettori che, come possono facilmente constatare, RiflettoTv è un’iniziativa connessa a Epson Meteo.
Scrive tra i commenti il nostro Mario Govoni:
Un uccellino, nella lontana primavera scorsa, mi parlò di Rifletto TV e mi disse che era emanazione nientepopodimeno che di Epson meteo (quella del colonnello Giuliacci che, roteando la penna, espone le previsioni meteo su canale 5).
Pare che, al momento, distribuiscano contenuti regolarmente acquisiti e che abbiano idee di autoprodurre contenuti per il futuro.
L’ipotesi più probabile è che, al momento, si tratti di un’operazione di marketing virale per poi vendere contenuti al pubblico.
Mi riservo ulteriori indagini)
P.S.: Epson meteo ha anche un giornale gratuito, Rifletto, che pubblica articoli scientifici.
Si ringrazia l’Ufficio Stampa di RiflettoTv per la collaborazione e per gli auguri di Natale inviati questa mattina:
Nota: il nome del Direttore Responsabile di RiflettoTv è stato rimosso in data 28/12/2007 in seguito ad una esplicita richiesta (diffida) del suo ufficio legale.
DI CLAUDIO BROVELLI
Da un po’ di tempo nella blogosfera si fa un gran parlare di RiflettoTV, la piattaforma di streaming video digitale di ottimo livello e tutta italiana.
In effetti qualcosa di strano c’è. Intanto trasmettono gratuitamente e senza pubblicità contenuti che hanno un costo. Addirittura film in programmazione nelle sale cinematografiche.
E chi paga i diritti? Ho inviato loro una mail chiedendo di intervistarli sul loro modello di business per pubblicare un articolo ma non mi hanno mai risposto.
Posso solo fare alcune congetture. Intanto sulla Home Page del sito non è presente alcuna partita iva. Quindi non sono una azienda. Vi è però un link che rimanda a http://www.sunet.it/.

DI CLAUDIO BROVELLI
Nota: Adesso il sito si fa chiamare Zzub. Rebranding da post-finanziamento? Il nuovo nome sembra essere un risultato collettivo
Bzzers è un colpo di genio del marketing.
In un solo colpo raccoglie l’onda lunga della vendita dei prodotti di nicchia e la amplifica con una (si suppone) costante e funzionale raccolta di dati, istinti, gusti ed impulsi.
Persino il giochino di votare il brand preferito è un’applicazione concreta della scelta del “primo che preferisci” di freudiana memoria ed è, ovviamente, un database aggiornato in tempo reale sulle tendenze ed i gusti.
Non solo il buzzerato sciorina le sue preferenze e si unisce a comunità di gente con gusti simili e come tali prevedibili con algoritmi, ma addirittura lascia che le scelte estetiche ed inconscie monitorate dal giochino creino un enorme database di scelte correlabili con gli acquisti fatti e con la personalità rilevata.

| DI JOHN MADERO |
Avevamo già parlato in questo post dell’acquisizione da parte di Google di FeedBurner, il più famoso sito di strumenti e statistiche per feed rss.
Adesso, trascorsi poco più di quattro mesi dal merging delle due aziende, vi presentiamo in esclusiva un’intervista a Steve Olechowski (in foto), cofondatore di FeedBurner.
Abbiamo discusso con lui anche dell’evoluzione del modello di business e del futuro dei feed rss come veicolo pubblicitario ma, se volete il mio parere, il nuovo titolo “AdSense Business Product Manager” non ha giovato a Steve che adesso, da perfetto manager Google, ci dà risposte evasive del tipo “vi posso solo dire che stiamo lavorando a stretto contatto con l’utenza”.

DI MARIO GOVONI
È abbastanza recente la notizia che IBM ha deciso di contribuire allo sviluppo di OpenOffice.org con una cinquantina di sviluppatori. Vado molto in giro sul web e ho notato che la cosa è stata accolta, in alcuni casi, con un certo scetticismo, come se una multinazionale non fosse libera di contribuire allo sviluppo di un software libero se non per reconditi motivi e scopi inconfessabili.
In una discussione su un forum ho, addirittura, letto che IBM teme la diffusione ancora più capillare del software libero e, quindi, questa sua adesione sarebbe una sorta di doppiogiochismo perché paventa di perdere i propri guadagni. Il punto di vista esposto, pur se degnissimo, come qualunque altro, in verità, mostra alcune lacune piuttosto evidenti.

a cura della Redazione
Dopo tre anni di lezioni gratuite di informatica, serali e rigorosamente virtuali, Oilproject finalmente sbarca nel mondo reale con un meeting che, oltre ad ospitare cinque interessanti interventi, permetterà finalmente ai membri della comunità di incontrarsi dal vivo.

Segnaliamo l’evento perchè lo staff di Oilproject è lo stesso di Shannon, e quindi parteciperanno all’iniziativa quasi tutti i bloggers di questo sito.
L’appuntamento è domenica 28 ottobre alle ore 10 nella Fortezza da Basso di Firenze, all’interno di QuiFree.it, primo evento sui saperi liberi che si terrà il 26 e 27 ottobre presso il Festival della Creatività.
DI MARCO BENNICI di Innonation.org
Nell’era della collaborazione di massa le nuove tecnologie e le competenze possono essere cercate nei market place virtuali dell’economia della conoscenza. “Esistono due tipi principali di Ideagorà: quelle che propongono una serie di soluzioni in cerca di un problema e quelle che propongono una serie di problemi in cerca di soluzione”. L’Innovation Relay Center raggruppa entrambe queste esigenze.
All’interno di questa piazza affari dell’innovazione c’è chi vende e chi compra know-how. La materia prima dello scambio, l’innovazione stessa, è reperita direttamente sul mercato dai vari addetti di questa agorà virtuale. Le offerte e le richieste arrivano direttamente sulla e-mail dei vari responsabili degli IRC.

DI ENRICO GIUBERTONI
Nabaztag/Tag è un oggetto evoluto nato dalla società francese Violet: è un oggetto comunicante a forma di coniglio che si illumina di mille colori, parlando, cantando e muovendo le orecchie. Fa parte di una nuova serie di oggetti intelligenti in grado di essere da noi programmati secondo i nostri usi ed esigenze, che consentono forme di comunicazione bidirezionali e a distanza.
“(Nabaztag/Tag) funziona come una dashboard vivente dato che vi aggiorna tramite la rete di tutto ciò che vi accade intorno. Dalle informazioni metereologiche all’arrivo di una nuova mail per voi. Dalla pubblicazione di un nuovo post sul vostro sito preferito al report sul traffico per le strade che percorrete ogni mattina.”

DI ENRICO GIUBERTONI
Io credo sia un fatto naturale citare le marche poichè questa è (anche) la loro funzione. Le marche esistono proprio per essere riconosciute, diventare riconoscibili e per determinare una citazione (pur avendo anche altri scopi). Questo è Marketing e Comunicazione. Una volta le marche per rendersi visibili dovevano avere una comunicazione invasiva e questo era decisamente antipatico oltre che costoso.
Le nuove forme di Marketing stanno cambiando quei modelli di marketing One Way, cioè a senso unico. E come persona io cito le marche quando mi danno un utile, determinando in questo modo un incremento della reputazione di una marca. Ma altrettanto, nel mio blog cito le marche anche quando ottengo dei risultati disattesi, determinando magari un decremento della reputazione.

