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Archive for the ‘libri’ Category

Sunday
Sep 5,2010

Il bug del ragionamento di Baricco che alimenta la discussione di questi giorni su giornali e blog è secondo me nelle premesse, non nell’argomentazione che segue. Non ne ha parlato nella sua risposta su Repubblica Eugenio Scalfari, concentrato nell’evidenziare le liaison barbariche con il suo Per l’alto mare aperto – un esilarante saggio (da leggere!) che, dietro la maschera del viaggio nella modernità da Montaigne a Nietzsche, nasconde criticità comiche come “Non so se ve ne siete accorti, ma il capitolo che avete appena letto l’ho scritto in stile Proust”, risvolti freudiani (Scalfari che sale fisicamente sulle spalle di Diderot) e scene hot con protagonisti Circe, Odisseo-Eugenio e – controllate voi stessi (!!) – i liquidi seminali dell’intero terzetto.

La premessa di Baricco – l’ontologia di partenza – è la seguente: ogni concetto è un micro-mondo con una sua dimensione spaziale. L’umanità ha la “capacità di tracciare un senso” in ogni concetto: è così che avviene la comprensione. Prima lo si cercava in profondità, ora in superficie. “La superficie è tutto, e in essa è scritto il senso”.

Da questa premessa nasce un discorso – magari condivisibile, ma di cui non mi interessa parlare – sulla società dell’immagine, i media, “la geografia di ideali che la politica ci propone”, la “perdità della capacità di concentrazione”, la “velocità a scapito dell’apprendimento”…

Il bug della premessa è il giocare sul doppio significato del termine “profondità”. Il significato spaziale ci è ben chiaro, ma quando parliamo di “senso profondo”, non intendiamo il senso “collocato in una cella segreta … conservato nel freezer di una oscurità remota”. Non intendiamo insomma il valore figurato-spaziale. Intendiamo piuttosto il senso (1) più veritiero (2) prodotto da una maggiore riflessione (3) frutto di approfondimento.

Questo senso profondo (nel senso appunto di “approfondito”) può essere anche sotto i nostri occhi (altro che celle segrete!). Magari non è alla portata di tutti nello stesso modo: ma questo dipende dal bagaglio conoscitivo e di esperienze di chi guarda, e non dal fatto che non sia “sulla superficie”.

Come mi ricorda Stefano parlando proprio di questo dibattito: “Todo tiempo pasado fue mejo” ( Jorge Manrique ). In questo senso parliamo di “profondità”!

Questa impostazione spaziale della ricerca del senso è fuorviante. Risolvendo questa ambivalenza di termini, è chiaro che il senso è ( e rimarrà ) profondamente in superficie!

Risulta molto più interessante esplorare la dimensione temporale: anche il senso è figlio del tempo e non dell’autorità? Di chi altro? Quanto incide la dinamica del passare del tempo?

Oppure – se è vero che “La conversazione è regina. Il contenuto è solo qualcosa di cui parlare” – risulterebbe altrettanto rilevante discutere del senso che emerge dalla relazione dei concetti: “Nel pianeta della rete non c’è un granché di alto e basso. C’è collegamento. complessità, regolarità emergenti, narrazioni che connettono i punti” è un bel contributo alla discussione.

Discussione che andrebbe reimpostata. Perché così non si va da nessuna parte.

Una nota importante. Tutto questo vale soltanto per la ricerca del senso. Per altre cose può valere il contrario. Sull’uso della lingua, ad esempio, mi piace ricordare l’Hofmannsthal citato da Calvino in Esattezza: “La profondità va nascosta. Dove? Alla superficie”. Bello, son d’accordo! Ma ripeto: è tutt’altra altra cosa: adesso stiamo parlando di senso.

Un’altra nota importante. O forse questo “bug” in quell’articolo di Baricco non esiste e io, semplicemente, non ho capito il suo discorso!

Marco De Rossi



Monday
Jul 12,2010

di Mario Govoni

A volte scartabello nei miei cassetti alla ricerca di qualcosa e, per un caso di serendipity, mi succede di trovare quello che non cerco. È il caso di questa lettera, che il mio amico di penna Pourquoipas mi ha mandato nello scorso ottobre. L’ho letta: contiene riferimenti a fatti oramai datati, ma i concetti generali che esprime sono ancora validi e gli stessi esempi che porta, pur essendo inquadrati storicamente, non hanno, ahimè, perso la loro attualità; in fondo, come dice l’Ecclesiaste, “nulla di nuovo sotto il sole”.

“Caro Mario,
vorrei condividere con te questa riflessione. Si fa tanto parlare di cultura di destra e cultura di sinistra, di intellettuali di destra e di intellettuali di sinistra (com’è brutto che la parola “intellettuale” sia, a volte, usata come un insulto) e si sbaglia tutto, ci si comporta come lo stolto che guarda il dito e non la luna che indica.
Come si può classificare una cultura di destra o di sinistra? In base ai libri? Ho letto testi di Nietzsche ma anche di Bakunin e di Trotsky, non mi sono fatto mancare “La montagna dalle sette balze” di Thomas Merton, che – come sai – era un monaco trappista, ma anche le “Provinciali” di Pascal. Ho letto, con gusto, Hemingway e Carver, Sciascia e la Morante, e cento altri saggisti e romanzieri. Allora? La mia cultura è di “destra”, di “centro” o di “sinistra”? Sono un laico o un mistico cristiano? Io sono io e basta, la mia cultura mi appartiene e non è né dritta né mancina, è cultura e basta, senza etichette (ndr questo tema è portante nel primo numero della rivista culturale Alfabeta2, uscita in questi giorni e curata da Nanni Balestrini e Umberto Eco).
La contrapposizione vera non è tra destra e sinistra, ma tra cultura e incultura, che è cosa diversa dall’ignoranza. Ignorante è colui che ignora, che non sa: siamo tutti ignoranti, in misura diversa, perché nessuno può conoscere tutto.
L’incultura è diversa: è strumentale disprezzo di chi non la pensa come te, è pigrizia, è (voluta o involontaria non importa) falsificazione di fatti incontrovertibili per dimostrare le proprie tesi, è scempio dell’intelligenza. L’incolto non pensa, non ragiona: accetta come fatti certi gli slogan che gli sono ammanniti da persone che lui ritiene superiori, e tutti coloro che non la pensano come lui sono dei sabotatori, dei pericoli per la società, dei paria da zittire o, perché no, da sopprimere anche fisicamente.

L’incultura sprezza il ridicolo. Un esempio: un noto esponente della Lega Nord si vantava del fatto che i padani discenderebbero dai Celti e dai Longobardi e nulla avevano a che fare con levantini e mediterranei. Il signore in questione, che ha fornito la sua versione della storia d’Italia non al bar, ma a un comizio, di fronte ad ascoltatori osannanti, ha ignorato che questo meticciamento è quantomeno improbabile: i Galli (i Celti), che abitavano originariamente la Pianura Padana, furono assorbiti dai Romani a partire dal Secondo secolo avanti Cristo, mentre i Longobardi, popolo affine ai Vandali che proveniva dalle steppe dell’Europa Centro-Orientale, si insediarono in Italia nel Sesto secolo dopo Cristo, con il permesso, anzi con la benedizione, dei Bizantini. Tra i due popoli, quindi, passano circa ottocento anni, sufficienti a diluire sangue e vino.



Saturday
May 8,2010

Eugenio Scalfari – in un’intervista – racconta il suo “Per l’alto mare aperto”, uscito da poco per Einaudi. Si parla, sostanzialmente, del ciclo di vita della modernità, che Scalfari inquadra da Montaigne a Nietzsche.



Wednesday
May 5,2010

La questione più significativa del polverone Pasolini-Petrolio l’ho trovata in un articolo di Marco Belpoliti su Nazione Indiana:

L’articolo di Carla Benedetti in realtà funziona come un sintomo, a sua volta veritiero, di un problema rimosso. Lo dice con evidenza la chiusa stessa del pezzo apparso su “L’espresso”, là dove la Benedetti scrive in tono sublime: “Non ci sarà pace finché il mondo resterà così fuori dai suoi cardini, con i colpevoli impuniti e le storie letterarie che raccontano di Pasolini ucciso mentre tentava di violentare un ragazzo”. La vera omissione è proprio quella: non accettare il contesto e la situazione in cui Pasolini si è trovato. Non accettare la sua omosessualità, la sua attrazione non per il mondo gay – parola che il poeta rifiutava, come si evince da due saggi compresi in Scritti corsari –, ma per i ragazzi eterosessuali, per qualcosa che oggi si chiamerebbe pederastia, su cui con la sua solita intelligenza e ironia Alberto Arbasino si è più volte soffermato. Questo è il vero problema su cui nessuno, o quasi, si misura, questo lo scandalo, nel senso evangelico della parola: pietra d’inciampo. L’omosessualità rimossa di Pasolini è trattata come una sorta di vizietto, un elemento su cui sorvolare, mentre costituisce la radice vera della sua lettura della società italiana, l’elemento estetico su cui egli ha fondato la critica della società dei consumi. Le lucciole, scomparse per via dell’inquinamento di fiumi e rogge non sono solo la metafora della modernizzazione senza sviluppo denunciata da Pasolini, ma anche della scomparsa dei ragazzi eterosessuali disposti all’incontro sessuale con lui. Le lucciole sono i ragazzi stessi.



Aforismi ad aeternum

"Ratzinger ha invitato i giovani alla castità. Se funziona con loro proverà anche con i preti."
Daniele Luttazzi

"Ciò che ho sempre trovato di più bello, a teatro, è il lampadario."
Baudelaire

"Non so se Dio esiste. Ma se esiste, spero che abbia una buona scusa."
Woody Allen

"Dio è un commediante che recita per un pubblico troppo spaventato per ridere."
Voltaire


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Claude Shannon è uno dei più grandi teorici del secolo scorso. Gettò le basi per la progettazione dei circuiti digitali, scrisse una teoria dell'informazione ancora oggi ampiamente considerata, fondò la teoria matematica della crittografia e creò uno dei primi programmi scacchistici per computer.
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