DI JOHN MADERO

Ho conosciuto Carlo C. tre anni fa quando, timidamente, sono andato in esplorazione al centro sociale di via Angelo della Pergola, a Milano.
Questo ventenne di Parabiago, incontrato per caso, si è rivelato di esemplare onniscienza in qualsiasi ambito dello scibile informatico anche se, ai tempi, stava ancora studiando Ingegneria Informatica al Politecnico di Milano. Non per altro, invece che studiare, era sempre impegnatissimo nel cercare di accontentare le numerose aziende per cui lavorava.

Individuato dai responsabili delle risorse umane di Google al FOSDEM 2006 di Amsterdam, è andato a lavorare per la giovane coppia Larry&Page nel novembre dell’anno scorso.

Da allora nessuno ne sa più nulla. I cellulari e le sue caselle email sono buchi neri. I suoi amici del Politecnico, come me, non sentono più sue nuove da quasi un anno. Carlo è stato inghiottito da Google ed ha troncato al momento della partenza qualsiasi legame con i suoi primi ventidue anni di vita.

Sorprendente, se non l’avete conosciuto, il fatto che un giovanissimo italiano senza laurea sia stato oggetto delle attenzioni della società più ambita del globo.

L’ultima volta che gli ho parlato è stato i primi di dicembre dell’anno scorso: mi ha raccontato dell’esperienza lavorativa nella sede di riferimento EMEA di Google a Dublino e dell’aereo che il giorno dopo lo avrebbe portato a Mountain View, nell’occhio del ciclone di quella che The Economist ha definito come nuova bolla (Bubble 2.0.).

Lì a Dublino era stato incaricato di controllare e verificare ogni riga di codice del motore di ricerca prima che la modifica stessa venisse applicata al sito vero e proprio: supervisione ai sorgenti, in gergo.

I Googlers che aveva conosciuto in Irlanda, mi disse, pur di continuare il proprio lavoro rimanevano a dormire in ufficio in colorate tende montate nella hall principale dell’edificio e, appeso al muro, avevano uno schermo al plasma con dietro un obiettivo su cui scagliare freccette nel caso si fossero stufati del calcetto balilla lì vicino.

Siamo d’accordo, il trattamento riservato da Google ai suoi dipendenti è invidiato ovunque, ma perché, una volta assunti, troncare tutti i contatti con amici e colleghi in madrepatria?

In questi mesi ho sentito varie teorie: secondo alcuni il contratto firmato non permetterebbe di avere alcun legame con il mondo esterno (decisamente assurdo), secondo altri, influenzati dalla sua palese parvenza di agente del KGB, Carlo non è mai andato a lavorare per Google, ed ha piuttosto usato questo alibi per mascherare qualcosa di ancora più misterioso.

La spiegazione più probabile è che, affascinato dall’American Dream ma allo stesso tempo perseguitato dalle varie società con cui in Italia aveva contratti aperti, sia stato costretto, pur di lavorare per BigG, a scappare ed a non farsi più sentire.

Qualche mese fa, nella sede di una nota agenzia fotografica milanese per cui lavoravo insieme a Carlo, ho trascorso un intero pomeriggio al telefono con i centralini di Google in giro per il mondo. Se avete mai cercato di ottenere assistenza telefonica da loro, saprete cosa significa riuscire a malapena a distinguere le voci registrate con quelle fredde e sospettose dei pochi operatori disponibili.
L’ingegneria sociale, per capirci, con loro non funziona e così, di Carlo, neanche allora trovammo traccia.

Ormai, non essendo riusciti nemmeno a contattare i suoi genitori, a Milano abbiamo tutti gettato la spugna.

Mi consolo della sua scomparsa pensando che sia impegnato nello sviluppo di uno di quei prodotti top-secret che Google ogni tanto sforna (magari anche l’acclamato Google-phone), eppure rimane il dubbio che quel giovane di Parabiago, in realtà, a Mountain View non ci sia mai andato a lavorare.

Nel dubbio, come in una sorta di Chi l’ha visto in versione hi-tech, scrivo questa storia confidando, come direbbe Tim O’Reilly, nell’intelligenza delle masse (“wisdom of crowds”).

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RISPOSTA DI CARLO GIANNESCHI

Un antefatto: dopo un colloquio di presentazione sono riuscito ad ottenere la fiducia di una importante agenzia fotografica per creare un nuovo progetto di gestione dei loro dati. Il “momento storico” è quello del Boom dei siti di fotostock. Enormi contenitori di immagini, organizzati in modo da ottenere facilmente risultati soddisfacenti in senso qualitativo e quantitativo facendo ricerche non troppo selettive. L’apertura di questi siti aveva innescato una rincorsa al ribasso del prezzo delle immagini “Royalty Free” e l’agenzia fotografica aveva la necessità di partecipare al mercato.
La mia proposta voleva permettere, oltre al commercio delle immagini, la realizzazione di corsi di formazione on line (Oilproject era appena nato ed era possibile fin dall’inizio utilizzare parte di quel lavoro in questo progetto) unito ad una consistente manualistica, forum e commenti.
Un lavoro impegnativo. In aggiunta si prevedeva la necessità di gestire volumi di dati di grandi dimensioni quindi anche avere a che fare con una macchina dedicata. Mi serviva trovare altri collaboratori validi e chiesi aiuto a Madero e alla sua community. Il risultato fu Carlo C.

Al primo incontro dimostrò di essere oltre le mie necessità.
Conoscenza approfondita di OS e sicurezza. Scrittura in diversi linguaggi di programmazione. Fantasia e un discreto senso
dell’umorismo. Ottimo. Iniziarono quindi i briefing preliminari del progetto.

Carlo C. aveva numerosi aneddoti da raccontare. Alcuni particolarmente interessanti, come la sua partecipazione ad un convegno in Olanda dove, ci raccontò, trovò interessante un sistema di collaborazione attiva dei partecipanti gestito interamente da una rete locale di messaggistica su telefonia cordless. Giusto un paio di giorni fa è stato presentato in televisione un “innovativo” metodo di messaggistica locale tramite bluetooth usato in un convegno in Italia, guarda un po’!
Mi sono permesso di azzardare anche qualche ipotesi su come poter scomparire (come ha fatto lui) rendendosi irreperibili ma mantenendo giusto i contatti minimi necessari (parenti, pochi amici) senza che ci fosse la possibilità di essere rintracciati da estranei.
Denaro, oggetti, proprietà, mezzi di comunicazione (mail, telefoni), carte di credito diventano problemi insormontabili se non vengono risolti con un discreto anticipo. Per esempio, se possiedi un’automobile e la lasci in una strada, nel momento in cui scompari diventa un oggetto che può essere utilizzato per dare un motivo alle forze dell’ordine per cercarti. Se hai bisogno di denaro, l’uso di una carta di credito o il prelievo presso un Bancomat permettono, per lo meno, di capire in che zona ti sei spostato. Analizzando la figura di Carlo C. si possono trovare, secondo me, una serie di indizi premonitori di questa sua idea di avere una possibilità di fuga in qualunque momento.

Si spostava esclusivamente con i mezzi pubblici, senza fare uso di abbonamenti.
Era in possesso di un Computer Dell aquistato on line (garanzia internazionale, con la tastiera rimappata e il monitor nero su nero per non far vedere nulla del suo lavoro a chi si trovava di fianco a lui).
Leggeva la posta esclusivamente con protocollo ssh da console e la casella era su un server condiviso con un gruppo di “amici” di proprietà di una azienda che aveva dichiarato fallimento e di cui la webfarm non aveva nemmeno idea dell’esistenza.
Aveva un cellulare (sempre senza trillo) a cui rispondeva solo se riceveva telefonate da alcuni numeri (e che poi ha chiuso il giorno che è scomparso).

Comunque un genio.
E’ riuscito a scomparire senza far troppo notare la sua assenza, tranne forse per qualche azienda che, a distanza di mesi, ha dovuto far analizzare il suo codice per fare qualche modifica o qualche altra che gli deve ancora dare del denaro e non sa come consegnarglielo.
Ieri ho saputo che voci non ufficiali dichiarano che è in Irlanda presso la sede di Google europea.
Gli faccio tanti auguri e spero di avere nuovamente occasione di incontrarlo.

NOTA CONCLUSIVA
Da un suo amico ho finalmente saputo che Carlo sta bene e lavora a Dublino nella sede EMEA di Google. Da un’altra persona (sempre di recente) ho saputo addirittura che nello scorso settembre è passato in Italia, lasciando però il Paese poche ore dopo.
Se non altro scartiamo l’ipotesi dei servizi segreti :D .
Madero (19/12/2007)___

La lezione di Oilproject che ti suggeriamo oggi è Mario Dondero. Analogica contro digitale: fotografia e ricerca della verità.