DI NELLO COPPETO
Un formato aperto è una specifica pubblica per la descrizione e l’archiviazione di dati digitali, solitamente gestita da un ente di standardizzazione non proprietario, e libera da restrizioni legali nell’uso. Un formato aperto deve poter essere implementato senza distinzioni da software proprietario, open source o libero, ciascuno con le proprie modalità di licenza. (da Wikipedia)
Un file, o più specificatamente un formato è compatibile con ogni sistema informatico, quando i dettagli di funzionamento sono pubblici, ma soprattutto accettati, ad esempio, da un consorzio di standardizzazione come la ISO. Basta un po’ di tempo e di impegno per realizzare un nuovo formato ed implementarlo in un software, ma creare uno standard è ben altra cosa. Ogni giorno però gli standard, ma soprattutto coloro che ci lavorano, si trovano a combattere contro una larga schiera di persone ignoranti (in materia) che continuano ad usare quei formati proprietari che si trovano di default nei loro sistemi informatici casalinghi. Anche da parte di alcuni colossi del settore, come ad esempio la Microsoft, è possibile aspettarsi un mancanza di coerenza rispetto determinati standard. Spesso però, a causa di superficialità e/o di profondi interessi economici i formati proprietari vengono preferiti agli standard. Uno degli aspetti più pericolosi rappresentato dalla società statunitense Microsoft è la forte attrazione a raggiungere e conservare una posizione dominante di mercato.

Recentemente mi è capitato di dover scaricare il dettaglio delle chiamate effettuate con il mio telefono mobile Wind. I dati erano stati memorizzati in un un foglio di calcolo, il formato era un xls e per poterlo visualizzare e modificare avevo bisogno di un software proprietario. Anche questa volta non era stato usato uno standard ed io mi sentivo discriminato. Ho contattato quindi l’assistenza della Wind ed ho atteso. Il giorno dopo mi ha chiamato un’operatrice. Le ho chiesto come pensava che io dovessi aprire quel documento e lei si è stupita del fatto che io non usassi il software proprietario Excel, prodotto dalla società statunitense Microsoft ed integrato nella suite Office, che tra l’altro mi ha precisato essere presente spesso in tutti i computer venduti nei mega store italiani. Le ho detto di non aver acquistato una licenza d’uso per il suddetto software e di voler accedere ai miei dati usando una modalità standard, o per meglio dire, un formato standard, cioè compatibile con ogni software e hardware che io preferisco, e non che mi sia imposto da loro, favorendo in questo modo la distribuzione di qualche particolare software proprietario. Tutto questa mia spaventosa richiesta, in realtà si riassume con il formato ods ( OpenDocument Spreadsheet ). Il generale il formato OpenDocument nasce per fornire una alternativa “aperta” ai formati proprietari, tra cui i DOC, XLS e PPT usati da Microsoft Office.
Il nuovo formato della suite Microsoft Office, chiamato Open XML, possiede varie restrizioni di licenza che impediscono alla concorrenza di usarlo ed anche per questo semplice motivo non può essere considerato uno standard! Se esiste un formato standard, allora questo deve essere preferito rispetto ad un formato proprietario, che pone concretamente dei gravi limiti di usabilità e di interoperabilità. Un utente è libero di usare il formato che preferisce in casa sua, ma per poter comunicare con gli altri è necessario definire alcuni “paletti” entro i quali è possibile comprendersi. Fortunatamente OpenOffice, un software libero e gratuito, supporta lo standard OpenDocument, e ciò fa si che voi utenti siate da subito in grado di produrre e visualizzare gli “standard da ufficio” (testo, presentazioni, fogli di calcolo… ).

Gli utilizzatori di Microsoft Office si dividono in due schiere: coloro che hanno pagato regolarmente la licenza e coloro che lo hanno craccato.
Contrariamente, gli utilizzatori di OpenOffice appartengono tutti alla stessa schiera, nessuno ha dovuto pagare per acquistare una licenza d’uso ne tanto meno qualcuno ha dovuto effettuare un’operazione di cracking per utilizzarlo illegalmente e gratuitamente. Essendo OpenOffice un software libero, è possibile scaricarlo dalla rete, installarlo ed usarlo gratuitamente, senza il pericolo di incorrere in problemi legali o di incompatibilità.
E voi, cosa ne pensate?
Tags: licenze, Microsoft, OpenOffice, OpenSource, standard, XML

13 Responses for "Abbracciate gli Open Standards!"
La tesi esposta mi sembra semplicistica, considerato che nulla può in teoria escludere che anche il formato ods possa un domani subire restrizioni e quindi perdere la portata di standard a tutti accessibile.
Mi chiedo se il diritto dell’utente Wind ad utilizzare un formato standard possa comportare per il gestore telefonico un obbligo a consentirlo: in tal modo il consumatore non si ingerirebbe in scelte imprenditoriali di stretta competenza del gestore telefonico?
A me pare che la soluzione sia che ciascuno debba essere libero di comportarsi come meglio crede e che soprattutto informi preventivamente la controparte della necessità dell’utilizzo di certi formati in modo che chi ne preferisca altri possa preferire un altro gestore: dopo tutto l’aspetto tariffario potrebbe non essere l’unico criterio di scelta di un gestore (Megan Gale insegna!)
In teoria (ed anche in pratica) se le specifiche di un formato vengono rese pubbliche, e non viene richiesto il pagamento di royalty per implementare tale formato, allora il formato è da considerarsi libero!
ODS non puo’ in alcun modo, un domani, subire restrizioni e quindi perdere la portata di standard a tutti accessibile perche’ ci sono dei periodi brevi e ben definiti dopo i quali il brevetto scade, se di brevetto si puo’ parlare in questo caso.
E’ poi non è assolutamente intenzione dei promotori dell’ODS fare una cosa come quella da te descritta, che perdonami mi sembra fantapolitica .
“Mi chiedo se il diritto dell’utente Wind ad utilizzare un formato standard possa comportare per il gestore telefonico un obbligo…”
Ed io ti rispondo che è solo un obbligo morale. Non credo esista una legge in merito. Ma mettendosi nei panni di chi è meno fortunato economicamente, mi sembra che discriminarlo perche’ usa un sistema operativo libero (es: Gnu/linux) ed una suite d’uffico altrettanto libera (es: openOffice) sia una cosa poco carina da fare.
Tutti sono liberi di fare come vogliono, hai ragione e condivido, ma ci sono dei limiti entro i quali muoversi (es: non puoi uccidere chi ti sta antipatico
Inoltre per calmare le tue preoccupazioni, ti dico che la controparte è stata avvertita in tempo, prima di scrivere l’articolo. Ma la risposta è stata un po da snoob.
Cmq cambiare gestore in base al formato che usa per i suoi tabulati mi sembra una cosa un po futuristica
Per Gianfranco …
“… Mi chiedo se il diritto dell’utente Wind ad utilizzare un formato standard possa comportare per il gestore telefonico un obbligo a consentirlo: in tal modo il consumatore non si ingerirebbe in scelte imprenditoriali di stretta competenza del gestore telefonico? …”
Mi chiedo se l’aver acquistato un’automobile tedesca ti obblighi a recarti solo presso meccanici che si esprimono nell’idioma caro a Goethe perché tu utente non puoi ingerirti in scelte imprenditoriali di stretta competenza del produttore di auto, che ti impone questa “scelta”.
Parliamoci chiaro … rilasciare i tabulati non dico in ODS (che richiederebbe uno sforzo intellettuale inusitato), ma in CSV, formato considerato di scambio, non sarebbe poi un grosso problema … e accontenterebbe sia i tifosi del free software, che gli amanti di Excel.
Purtroppo, come rilevavo altrove, il livello di competenze informatiche è piuttosto basso, anche nelle grandi aziende. Si preferisce correr dietro a scelte “facili”, da così fan tutte, piuttosto che a scelte “utili”.
ma perché un semplice e gratuito Excel Viewer non basta?
E dire che pensavo che la questione fosse ormai stabile. Evidentemente qualcuno non la pensa ancora così.
“Le ho chiesto come pensava che io dovessi aprire quel documento e lei si è stupita del fatto che io non usassi il software proprietario Excel, prodotto dalla società statunitense Microsoft ed integrato nella suite Office, che tra l’altro mi ha precisato essere presente spesso in tutti i computer venduti nei mega store italiani. Le ho detto di non aver acquistato una licenza d’uso per il suddetto software e di voler accedere ai miei dati usando una modalità standard, o per meglio dire, un formato standard, cioè compatibile con ogni software e hardware che io preferisco, e non che mi sia imposto da loro, favorendo in questo modo la distribuzione di qualche particolare software proprietario.”
Ok, bella battuta. Sono anni, però che OpenOffice è in grado di leggere file in formato .xls. Ora, puoi dirmi che preferisci il formato ods, o che se per gli standard ad ogni costo, ma ragazzo mio, se ti mandano un file xls, e tu lo vuoi aprire con OpenOffice lo puoi fare senza alcun problema. Per cui la tua richiesta mi pare solo un puntiglio inutile e per principio. Mi ricorda una certa lettera di Stallman in cui diceva che “un mio amico non ha potuto fare domanda per un curriculum perchè la ditta accettava solo il formato .doc”, a cui fece seguito una risposta memorabile: se il tuo amico, solo per una questione di principio, rifiuta di usare il formato che chiede la ditta, vuol dire che è davvero stupido. Il principio nopn riempie la pancia. Inoltre tutto l’articolo è pomposo e pone pesantemente l’accento sulla MS (”software proprietario Excel, prodotto dalla società statunitense Microsoft ed integrato nella suite Office”… MS Excel, mi pareva fosse decisamente meglio, anche stilisticamente.), e pertanto mi sembra una delle solite crociate che non aggiungono nulla alla questione.
@NeCoSI
“Cmq cambiare gestore in base al formato che usa per i suoi tabulati mi sembra una cosa un po futuristica”
A me sembra una cosa idiota. Un getore lo cambi perchè ne trovi uno che ti dà prezzi e condizioni migliori, non per un puntiglio da bambino capriccioso, tra l’altro abbastanza inutile.
@Mago
“Mi chiedo se l’aver acquistato un’automobile tedesca ti obblighi a recarti solo presso meccanici che si esprimono nell’idioma caro a Goethe perché tu utente non puoi ingerirti in scelte imprenditoriali di stretta competenza del produttore di auto, che ti impone questa “scelta”.”
Io mi chiedo cosa tu voglia dire, dato che, ripeto, esistono un milione e mezzo di modi per vedere un file xls. A partire da un viewer, per arrivare a OpenOffice e passando anche da google docs. Come vedi, i “meccanici” sono poliglotti.
@Blackstorm
Se avessi una ricaricabile wind e avessi provato tu stesso ad aprire il dettaglio chiamate scaricabile con Openoffice, o anche con Google Docs, avresti fatto a meno di scrivere il tuo intervento.
Non è un problema di principio, è un problema di fattibilità: il file excel fornito non viene riconosciuto dai due applicativi.
Per Openoffice esiste in realtà una soluzione: basta aprire il file con il blocco note e sostituire “ORACLE” con “PSCALC3″ nella prima riga, salvare e aprire il file con openoffice.
Purtroppo questa tecnica non funziona con Google Docs, e il fatto mi fa parecchio inervosire in quanto utilizzo un Mac e preferisco l’applicazione web rispetto a neooffice (Openoffice meglio integrato in mac), che ho disinstallato da poco.
Se mi sai dare una soluzione sono ben contento, ma sappi che non lo faccio (solo) per una questione di principio.
Saluti
Un Excel viewer?
Quanto al fatto che preferisci non avere installata una suite Office, lo trovo quantomeno strambo: non sempre avrai una connesisone internet a disposizione.
Strambo per l’Italia, paese nel quale il cliente deve adattarsi alle logiche dell’azienda e non viceversa.
E’ chiaro che gli standard aperti sono un argomento per le Telco italiane alieno: gli open standards sono una delle tanti componenti del Web 2.0 nel quale il cliente è una figura chiave del processo aziendale. Questo presuppone che i siti comunichino, non che informino.
E’ un aspetto importante: comunicare = innovazione, Web.20 vs Informare = arretratezza, DotCom
Noi abbiamo un Business model sul web ancorato al 1999/2000 con i siti che informano e che incassano (nella migliore delle ipotesi) i tributi.
I siti delle società telefoniche sono un muro di informazioni blande, i CRM non esistono e le informazioni date sono il minimo per giustificare un servizio ed esigere un pagamento.
Quando c’è un problema ti devi rivolgere ad un Call Center nel quale risponde un precario eufemisticamente definito “Consulente” che ti dà una soluzione sbrigativa e subordinata al fatto che l’utente non abbia in mano niente di scritto.
Guarda, personalmente, io gradisco avere una copia della mia roba sul mio pc, e non solo sui server di google o surrogati. Avere una suite Office, che sia Simphony, OpenOffice, Office2007, o quel che ti pare, per me è fondamentale. Se sono a casa, e sto lavorando ad un file, e di punto in bianco, vuoi per lavori, vuoi per problemi del mio router, vuoi per quel che ti pare, mi salta in aria la connessione, io mi trovo a non poter più lavorare sul documento che sto creando.
Chiamami arretrato, chiamami della vecchia scuola, ma se il web 2.0 vuol dire fare i miei documenti solo online, allora, come tante cose, preferisco farne a meno.
Calma Calma,
Non sei affatto arretrato. Quella che dici tu è una esigenza di lavoro ed è chiaro che questa priorità è fondamentale. I documenti editati on line danno molti vantaggi ma hanno il limite che GIUSTAMENTE metti tu in evidenza.
Una cosa non esclude l’altra. Che poi le aziende italiane siano indietro questo non tocca minimamente la tua affermazione. Il web 2.0 offre delle opportunità in più: ma nulla sostituisce il caro e solido vecchio Office o OpenOffice.
P.S.
Oggi ho trovato sulla mia macchina il bigliettino da visita di un agente assicuratore che evidentemente voleva convincermi … col solo biglietto da visita … a contattarlo.
Ha tappezzato un isolato: visto quello che costa stampare dei biglietti da visita in bicromia, non gli conveniva come risposta ADWORDS?
Poi francamente, ma chi contatta uno che ti mette i suoi dati personali e basta? Questo è Marketing? … ma daiiiiiiiii. Questa è arretratezza pre Web.
Correggo il post precedente.
>Questa è arretratezza pre web.
Volevo scrivere:
Questa è arretratezza. (il pre web è scappato li ed era un orfano della frase precedente )
Evidentemente c’è stato un malinteso… Mi era sembrato che tu non avessi in toto una suite Office. Personalmente uso spesso e volentieri anche gdocs, ma prescindere da una suite da ufficio è decisamente fuori dai miei canoni.
Blackstorm: con un excel viewer non posso modificare le tabelle…
Non avere una suite office può essere strambo per chi ha a che fare tutti i giorni con tali documenti. Personalmente non uso molto testi o tabelle, mi servono solo occasionalmente. dato che un semplice visualizzatore di documenti word è già incluso con MacOS X, e che comunque i testi di mia produzione non hanno bisogno di formattazioni speciali e quindi sono più comodo con un editor di testi come smultron (un notepad con qualche funzione in più), ho già risolto parte del problema.
Ma utilizzare un programma a mio avviso troppo pesante come excel o neooffice per aprire una tabellina e registrare i miei conti, quello sì che lo ritengo strambo.
Sono comunque daccordissimo con te che essere costretto ad utilizzare internet per i documenti non è il massimo della libertà!
Aspettando google gears…
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