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Archive for February, 2010

Wednesday
Feb 17,2010

Di Marco De Rossi (Madero)

Ho letto You Are Not A Gadget di Jaron Lanier, di cui si è parlato parecchio nelle scorse settimane. Il libro mi è piaciuto, soprattutto la seconda parte: quella costruens e meno polemica, guarda caso quella meno discussa nell’articolo del WSJ e meno citata nel dibattito internazionale che si è sviluppato online.

Potrei scrivere cosa e perché mi è piaciuto, ma non credo interesserebbe a molti. Preferisco parlare invece di alcune modalità argomentative che ho trovato pericolose; poi ovviamente ognuno può condividere o meno le idee di Lanier (e non è appunto questo che mi interessa).

Nella teoria dei giochi sono due le condizioni perché il “gioco” abbia una soluzione. Prima di tutto le scelte effettuate devono portare a un equilibrio. In secondo luogo, queste scelte devono essere credibili. Ecco, alcune argomentazioni di Jaron Lanier sono sensatissime (e convincono quindi bene il lettore) ma mancano di credibilità. Ed è in questo spazio off-limits che si manifesta un sofismo spiacevole, e di cui non vorrei che un saggista si servisse.

Insomma, nella prima parte parte del libro – quella polemica che forse Lanier è stato invitato dal suo editor a evidenziare per vendere di più – mi sono sentito preso un po’ in giro. Secondo me, però, un po’ di logica formale può aiutarci non dico a valutare la veridicità delle tesi espresse nel saggio (mai sia!), ma per lo meno a difenderci da alcuni discorsi “tricky”.



Thursday
Feb 11,2010

DI MARCO DE ROSSI

Torno a scrivere un post su Shannon dopo tanto tempo perché sento il bisogno di dire la mia (sì, mi sento un po’ tirato in ballo) su questa questione – sollevata da Marco Massarotto ma, a giudicare dai feedback, cara a molti – dei nativi digitali.

Nativi che, nella riflessione di Marco, diventano addirittura micidiali. Micidiali perché Daniel, effettivamente, l’ha fatta proprio grossa.

Dunque, io credo sia sbagliato guardare noi nativi digitali come se avessimo qualche particolare talento. I nativi digitali (forse con l’eccezione di teste con la potenza analitica di Andrea Lo Pumo) NON sono geni.

Ho un sacco di amici in età da “nativi” che non sono nativi digitali ma sono persone di grande talento. Quando entreranno nel mercato del lavoro, dove io sono entrato precocemente, manifesteranno le loro competenze e daranno un grande contributo. Credo insomma che sia socialmente insignificante e poco interessante analizzare la questione dei nativi digitali utilizzando l’etichetta e il discriminante del “talento precoce”.

Chi lo fa, e su questo sono d’accordo con Marco Massarotto, genera mostri.

Ma allora cosa c’è di speciale in questi nativi digitali? L’impegno, il non essere pigri. I nativi digitali sono un gruppo di giovani che, sfruttando alcuni processi economici innescati dall’Information Technology (mancanza di barriere d’entrata, mercato unico ad accesso libero, crowdsourcing e altre “alleanze decentrate” nello sviluppo di progetti, opensource, piattaforme UGC) si danno da fare in età precoce.

Insomma, negli anni 70 non c’erano nativi digitali non tanto perché i PC non erano ancora entrati nelle nostre case (sarebbe una motivazione ben banale!) ma piuttosto perché, non essendo ancora avvenute le innovazioni economiche di cui sopra, non potevano esserlo! Non avevano gli strumenti culturali ed economici per farlo!

Poi ovviamente esistevano altri modi per “darsi da fare in età precoce”. E penso che, da questo punto di vista, il serio impegno politico non sia secondo a nulla (serio = produttivo rispetto alla propria sotto-comunità, serio != ingente).

Il mio amico Riccardo Iaconelli, che ha 19 anni e che probabilmente non conoscete, è un nativo digitale. Non c’è niente di speciale nella sua “testa”. Certo, è un ragazzo intelligente, ma chissenefrega! È pieno il mondo di gente a cui è capitata in sorte una buona corteccia…

Riccardo è un figo pazzesco per un altro motivo. È un figo perché da piccolo, per passione, ha imparato a programmare in C e C++ e adesso, ormai da 4 anni, collabora con il team internazionale di KDE, uno dei due principali desktop manager di Linux. Fa di tutto: grafica, concept del desktop del futuro (Plasma), icone, developing puro. Quando usate KDE, in piccolissima parte, dovete dire grazie anche a Riccardo. Poteva passare i suoi pomeriggi a guardare MTV e chattare su MSN, e non lo ha fatto. Ecco perché è un figo! Ecco perché lo stimo.

E io credo che l’intento di un altro Riccardo, che ha deciso di dedicare a noi nativi digitali una copertina di Wired, fosse proprio quello di esaltare l’impegno, più che la testa di questi ragazzi. Leggete questo suo post per averne conferma.

I nativi digitali sono quindi ragazzi qualunque. Non sono dei talenti da mettere nell’acquario e studiare come “bambini speciali”. Sono solo dei ragazzi che hanno fatto determinate scelte. Scelte che bisogna rispettare.

Grazie a Internet, da adesso e per sempre, chiunque potrà fare le stessa scelte (o anche molto diverse). Chiunque potrà essere nativo digitale. Chiunque potrà dare una mano come sta facendo Riccardo.

Post scriptum. Non capisco il collegamento con la vicenda di Daniel. I nativi digitali, essendo persone normalissime, hanno tutti i difetti del mondo. In questo caso Daniel si è dimostrato disonesto. I ragazzi (nativi e non), io credo, imparano a essere onesti guardando, fin da piccoli, i propri genitori. Guardando la dignità con cui svolgono quotidianamente il loro lavoro. Percependo l’orgoglio con cui descrivono determinate vicende dei nonni. Sentendo il rispetto che hanno per le Istituzioni e per il prossimo (che sono ovviamente la stessa cosa). Insomma, è una cosa squisitamente personale. E non credo c’entri nulla con il discorso dei nativi digitali.



Aforismi ad aeternum

"Ratzinger ha invitato i giovani alla castità. Se funziona con loro proverà anche con i preti."
Daniele Luttazzi

"Ciò che ho sempre trovato di più bello, a teatro, è il lampadario."
Baudelaire

"Non so se Dio esiste. Ma se esiste, spero che abbia una buona scusa."
Woody Allen

"Dio è un commediante che recita per un pubblico troppo spaventato per ridere."
Voltaire


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CLAUDE SHANNON




Claude Shannon è uno dei più grandi teorici del secolo scorso. Gettò le basi per la progettazione dei circuiti digitali, scrisse una teoria dell'informazione ancora oggi ampiamente considerata, fondò la teoria matematica della crittografia e creò uno dei primi programmi scacchistici per computer.
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