| DI JOHN MADERO |
“Dopo una notte di sogni inquieti, Gregor Samsa si ritrovò uguale al giorno prima, ed andò a lavorare.” Inizia così il post scritto sul blog E io che mi pensavo. E’ la scintilla. Nei commenti centinaia e centinaia di lettori partecipano al gioco lanciato dal blogger Alessandro Bonino, che verrà poi battezzato da Stefano Andreoli con il nome Fincipit (“fine incipit” oppure “finto incipit”).
Cos’è un fincipit? Il fincipit è un gioco semplice. Si prende l’incipit di un’opera famosa e proprio nel bel mezzo della sua solennità si inserisce una frase, un verso, un colpo di frusta comico che la porta inesorabilmente verso una conclusione brusca ed esilarante. Qualche altro esempio? “Santi che pagano il mio pranzo non ce n’è, prendo un caffè in tazza grande”, “Sapore di sale, sapore di mare, la prossima volta si va in un altro ristorante.”, “La nebbia a gl’irti colli piovigginando sale, e lungo la statale c’è stato un bel frontale” oppure “Chiamatemi Ismaele, che io non c’ho campo”.
Che vi facciano ridere o meno, i Fincipit sono un sorprendente fenomeno mediatico che è cresciuto in rete, scatenando sul web un vero e proprio tormentone. Abbiamo intervistato lo stesso Alessandro Bonino, autore insieme a Stefano Andreoli di una raccolta di questi frammenti (con un’introduzione di Stefano Bartezzaghi) pubblicata da Mondadori il mese scorso.

