DI FEDERICO MORO
In un mondo sempre più esigente la riduzione del consumo è un allarme su cui ormai anche gli ecologisti hanno gettato la spugna. Nessuno ti dice che per ridurre il tuo impatto ambientale devi consumare di meno, il nuovo cavallo di battaglia è il consumo intelligente ed ecocompatibile. Nulla di più giusto e corretto, ci sono moltissimi sistemi per consumare in modo più intelligente e ridurre l’impatto ambientale, vorrei provare a produrre un’argomentazione a favore di internet in campo ecologico, un’argomentazione che in modo surrettizio vuole anche controbattere ai catastrofisti che vedono nella rete il male che porterà l’uomo all’isolamento assorbendone gli interessi in un mondo virtuale e distaccandolo dal mondo reale (non so voi, ma io di gente così ne conosco di persona e non pochi…).
La popolazione mondiale continua a crescere e il relativo bisogno di beni con lei. L’economia non può non occuparsi delle sorti del pianeta (perchè produce risorse), ma al tempo stesso non può nemmeno retrocedere nei processi di produzione e vendita (l’economia è sempre in crescita, se no che economia è?).

DI JOHN MADERO (Risposta di DAVID ORBAN)
In seguito alle ultime sanzioni imposte dagli Stati Uniti, società come Microsoft, Ebay e Yahoo sono state costrette a modificare o limitare l’utilizzo dei loro servizi in Iran (stiamo parlando di killer application come PayPal, Skype e MSN Hotmail). C’è chi dice addirittura che, in accordo con le nuove sanzioni, queste aziende non potrebbero operare in Iran in nessuna forma.
Insomma, la strategia a me appare chiara: sabotare l’infrastruttura telematica iraniana chiudendo il rubinetto ai servizi più comuni. Quelli che ci rimettono, però, sono i comuni cittadini iraniani, che si ritrovano senza casella mail, senza chat, senza la possibilità di telefonare gratuitamente con Skype. Credete infatti che in Iran gli addetti alla costruzione della famigerata atomica chattino su MSN, passino le giornate su Skype, o facciano ordini di uranio su Ebay pagando con il loro conticino PayPal? Ma per favore…

Come promesso in questo post, ecco il primo video dell’Oilproject Meeting di Firenze del 28 ottobre scorso. Si tratta dell’intervento di Lorenzo Perone dedicato ai sistemi informativi territoriali e ai GPS: “Uilizzi poco convenzionali: divertirsi con Google Earth & Co“
In un momento in cui l’informazione geografica distribuita è davvero alla portata di tutti, esploreremo alcune interessanti forme di commistione.
Come mescolare i nostri dati geografici, ricavati anche attraverso l’uso di dispositivi GPS personali, attraverso l’uso di alcuni programmi di web-mapping tra cui Google Earth e Nasa World Wind. Cosa si può fare, ed in che maniera, quali sono i limiti tecnici e quali quelli dettati dalle licenze d’uso?
Ci muoveremo quindi in un’esplorazione varia e stimolante di alcune delle soluzioni più divertenti e innovative.
Sotto potete trovare dettagli e riferimenti sugli strumenti utilizzati e le relative modalità.
MASSIMO MELICA, presidente del Centro Studi di Informatica Giuridica, esprime il suo pensiero sull’esclusione italiana dalla gara per sviluppare software per il nuovo applicativo Android. A rispondergli ci sono MAURO RUBIN e GUIDO SCORZA, secondo cui gli avvocati di Google avrebbero sbagliato facendo una “distratta lettura della vigente disciplina”.
La notizia è di queste ore, il colosso Google decide di sviluppare un software denominato Android con la caratteristica di essere basato su open source, nonchè destinato a particolari piattaforme tecnologiche di sicuro successo, gli smartphone; a tal fine nell’ottica della Rete promuove un concorso planetario con un montepremi di 10 milioni di dollari (quasi sette milioni di euro) da destinare ai migliori programmatori.
Il regolamento del concorso, per la sua natura privatistica, si riserva di indicare i requisiti dei partecipanti e qui riporta una serie di nazioni in contrasto con le leggi federali statunitensi Cuba, Iran, Syria, North Korea, Sudan, and Myanmar (Birmania) precludendo altresì la partecipazione ai cittadini residenti in Quebec e Italia in quanto le leggi locali pongono delle restrizioni.

| DI JOHN MADERO |
LinkedIn è un servizio di social networking online impiegato principalmente per networking professionale. La rete di LinkedIn ad Ottobre 2007 contava più di 15 milioni di utenti in America del Nord, Asia e Europa e cresce a una velocità di 100.000 iscritti a settimana. (Wikipedia)
Da qualche settimana è possibile inserire nel profilo una propria foto e, come tutti i social network, anche LinkedIn riceve sempre più attenzione dai media tradizionali (soprattutto in Italia, dove ispirarsi in ritardo alle mode americane è ormai la regola).
Ne abbiamo parlato con Liz O’Donnell, International Director di LinkedIn che, oltre a riportarci interessanti statistiche sull’uso di questo network in Italia, ha risposto anche alle critiche che vedrebbero LinkedIn sempre più simile a Fecebook, e sempre meno utile perchè surclassato dai social network di nicchia.

Dal blog di Pausa Caffé
“Terza puntata di Pausa Caffe’ con ospiti Madero ed Enrico Giubertoni, dello staff di Oilproject.org e del suo rispettivo blog Shannon.it. Il contenuto della puntata e’ davvero interessante, si parla principalmente del progetto Oilproject, delle nuove lezioni e dell’idea di Shannon.it, blog concettualmente innovativo. Se ascoltate la puntata capirete il senso di quello che dico.Mi Scuso per la voce e il modo di esporre i miei concetti (torno da un brutto raffreddore).Bravissimi invece gli ospiti.”
Commenti?
MASSIMO SCINOE lancia, riprendendo un post di GeekPlace, il termine InforEtica ma FEDERICO MORO, che è d’accordo sulla necessità di affrontare quei temi, non sembra però concordare sull’uso di questo neologismo.
Pochi giorni fa qualcuno ( http://geekplace.org/index.php?m=news&id=331&titolo=L ) ha iniziato a parlare di InformEtica. Pur non essendo la prima volta che si parla di aspetti etici legati alla tecnologia, mi è sembrato interessante osservare come tale necessità ultimamente si stia manifestando sempre più insistentemente. Aspetti critici a livello morale spesso vengono avanzati da diversi gruppi, basti pensare alla caotica comunità di hackmeeting che riassume un po’ al suo interno esponenti di diverse culture che ogni giorno si battono per sensibilizzare le persone riguardo le tecnologie. Questo si riflette su aspetti che variano, dal DRM al trusted computing, dal web 2.0 all’enorme mole degli archivi di dati degli utenti che spesso sembrano minacciare pesantemente la loro privacy.
Sembra che l’informEtica possa rappresentare un buon punto di partenza per riassumere grossomodo tutti questi discorsi specifici a cui spesso l’utente medio non riesce ad accedere.

FEDERICO MORO, dalla Cina, sostiene che qui in Italia siamo tutti cascati in una sorta di truffa mediatica. A rispondergli c’è MASSIMO MELICA, Presidente del Centro Studi di Informatica Giuridica. Buona lettura!
Signori della stampa e signori politici, complimenti! Se la sono bevuti tutti, in primis Grillo (che non ha colto l’aspetto più drammatico della vicenda), seguito dai bloggers italiani (che già prima si stavano informando della cosa) e dall’opinione pubblica fino ad arrivare agli echi della stampa internazionale.
Tanto per fare qualche esempio: Out-law.com titola un articolo “Italy proposes ‘anti-blogger’ law”; il Times con una fredda battuta tristemente allusiva alle condizioni della nostra politica “A geriatric assault on Italy’s bloggers”; BoingBoing “Italy proposes a Ministry of Blogging with mandatory blog-licensing”. Grazie al nostro sistema informativo sia i cittadini italiani che il resto del mondo si stanno convincendo che la legge Prodi Levi sia una legge anti-blog. Mi spiace deludere tutti ma questa legge non è anti-blog, magari lo fosse!

Questa settimana abbiamo aggiornato il blog decisamente poco perchè siamo stati tutti impegnati nel primo meeting di Oilproject, che ha avuto luogo domenica scorsa all’interno di QuiFree.it, un convegno del poliedrico Festival della Creatività di Firenze. Che dire… è sempre un’esperienza incontrare dal vivo persone mai viste ma con cui tanto si è lavorato al telefono, in chat, via mail, o su un blog come questo.
I relatori (anche bloggers di Shannon: Lorenzo Perone, Enrico Giubertoni, Mario Govoni, Simone Onofri) hanno fatto un gran bel lavoro e presto pubblicheremo le registrazioni degli interventi, che inaugureranno un nuovo canale di formazione in formato video frutto della collaborazione tra Oilproject e Shannon. Speriamo di riuscire a pubblicare un video alla settimana, ma sarà dura.
Nel frattempo, ecco alcuni resoconti del meeting di Firenze.

